SENTIERI E AMICI


Lo sai da tanto, eppure ogni tanto te ne scordi. Tu e il tuo sentiero vi siete già scelti. Quando te ne dimentichi, ti ritrovi lì, nel mezzo confusa. Volgi lo sguardo e cerchi il da farsi, cosa scegliere, dove andare, come muoversi. Tutto sembra complicato e difficile.

Poi un colore, una foglia, un refolo di vento, una risata lontana e intuisci la direzione. Probabilmente non è definitiva, più avanti troverai un’altra diramazione, un’altra decisione, ma non temi più le scelte. Ora sai che quando sbaglierai, ci sarà modo di tornare, il cammino si farà riconoscere e ti chiamerà a se.

Sospiri di sollievo, non sai ancora dove andare di preciso, né cosa ti riserva il sentiero più avanti, ma non importa la strada ora non è più nemica.

Il freddo è alle spalle, il calore ti aspetta avanti, e come sempre ha la forma degli amici che ti accompagnano nei millenni.

IO LI PREFERISCO BASTARDI


Io li ho sempre preferiti bastardi.
No, non sto parlando degli uomini, anche se, a onor del vero, in questo campo, (nel senso negativo) sono stata davvero brava nel trovarli.
Mi riferisco a quelli che io chiamo “amici pelosi”. Insomma una parte di quella varietà di muscoli e cuore che scalda il mio.

Il motivo è semplice, per me ogni vita è unica ed ha in se una sorpresa. Ogni vita contiene quel qualcosa di particolare che è solo suo e la rende speciale.

I cloni li lasciamo a quelli senza fantasia e a quelli che se non controllano le vite altrui stanno male. Forse per questo mio modo di pensare non comprendo molto questo giocare a fare Dio. Fossimo almeno bravi e invece no, nel gioco di ruolo “Sono Dio” combiniamo disastri.
Non ne siete convinti? Bé guardate qualche esempio di cosa son riusciti a combinare in poco più di cento anni.

Il bull terrier era bel cane, bel muso, bel corpo delineato. Ora mi domando a quale razza aliena appartenga; ah dimenticavo ora di base ha anche tre denti in più.

Con il pastore tedesco sono stati di un’intellighenzia paurosa nel “migliorare” la specie. Oltre alle note problematiche fisiche che questi cani hanno man mano che invecchiano. Aggiungete che ora il pastore tedesco può correre la metà di quanto correva una volta.

Si è proprio lui, quello della borraccia sotto il collo, quello che ci salva con del buon alcol, il San Bernardo, quello amato dai bambini.
Ebbene son riusciti con gli incroci a modificarlo. Muso più grande, aumento della pelle in eccesso. In compenso ora i San Bernardo soffrono di emofilia, problemi di vista, tumore maligno delle ossa e di una forma di paralisi.

Si io li preferisco bastardi, perché bastardi non sono. Quelli che incrocio nella vita ed entrano a far parte della mia come io della loro. Si amo i “bastardi non bastardi”, sono veri, sono magnifici, sono speciali, sono unici, con o senza pelo che siano.

La vita è un’avventura ricca di sorprese, non uno stampo industriale che sforma cliché tutti uguali; se così non fosse, non avrei anche questo casotto di colori che mi scalda il cuore ogni giorno.

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HO SMESSO


Ho smesso di credere che tutti sono buoni, ho smesso di credere che le persone sono uguali, ho smesso di credere che non puoi far del male se non vuoi, ho smesso di credere che tutti sono amici, ho smesso di credere alle storie a lieto fine, ho smesso di credere che i cattivi non esistono, ho smesso di fumare, ho smesso di credere ai principi azzurri, ho smesso di credere che tutto ha un senso, ho smesso di credere alla parodia “amore”, ho smesso di credermi migliore, ho smesso di credermi peggiore, ho smesso di pensare che un’egoista smetterà spontanemente di esserlo, ho smesso di rimandare al futuro il mio futuro, ho smesso di credere che la pecora non possa mordere. Ho smesso.

Ho smesso tante di quelle cose, che pezzo a pezzo ho cominciato a (di)smettere me stessa, convinzione dopo convinzione mi abbandonavano lasciandomi denutrita di sogni e speranze.

Ho smesso un sacco di cose, per rendermi conto che ho smesso tutte cose esterne a me. Ed ecco forse è tutto lì, sotto tutto quello smettere di credere che le soluzioni fossero fuori, e sotto quelle illusioni, ecco me stessa.
Non sempre mi piaccio, ma quasi sempre mi accetto.

E credo di piacere anche all’universo, poichè quando sembra che io stia per dire “ho smesso tutto”, quando inciampo e la forza di rialzarmi non l’ho più, quando mi domando che senso ha, quando mi sembra che non esistano colori e differenze, quando credo di non esser adatta a questa vita, quando affondo tra calcoli e conti, tra emozioni e desideri, ecco proprio in quel momento mi arriva un messaggio da parte sua in cui dice: “Non ho mai smesso di sapere che facevi parte di me, non smettere tu di pensarlo”. Quando ciò accade io piango e rido insieme. Grata del dono.

Questo scritto è dedicato a una persona.
Io non ho bacchette magiche, non ho soluzioni. Sono più le volte che inciampo e mi sbuccio le ginocchia che il resto, vado avanti anche io a tentoni, senza libretto delle istruzioni di questa vita. Ma una cosa ho imparato in tutti questi anni, ed è che se permettiano allo sconforto di prenderci troppo a lungo, egli ci terrà prigioniere insieme alle nostre paure.
Vorrei passarti in un attimo tutto quello che ho appreso negli anni, non è possibile e se anche lo fosse sarebbero solo l’esperienza del mio “cammino” non del tuo. Questo non vuol dire che sei sola. Vuol solo dire che possiamo camminare sulla stessa strada insieme, solo che vedremo cose diverse.
La nostra ricchezza sarà proprio quella raccontare all’altra quello che lei non vede.


nell’aria nel frattempo volano queste note

PERSONE


Che non ho soldi che avanzano (anche) in questo periodo di vita non è un segreto. Che per questo ho dovuto, e sto “dovendo” rinunciare a tantissime cose neppure. Eppure… eppure sto scoprendo un periodo così ricco, che per certi versi penso che la vita faccia apposta a farmi stì scherzetti con il denaro, in modo che possa riequilibrare il tutto e far si che l’universo mi mandi un altro tipo di ricchezza, le persone.

Persone. Persone che son entrate nella mia vita, nonostante io fossi chiusa e restia.

Persone con cui ho diviso tempo, una pizza, la mia casa, telefonate, messaggi, pensieri, anche solo ogni tanto.

Persone con cui condivido quotidianamente parole scritte e parlate, con cui “uozzappo” i buongiorno, le buonanotti, le immagini di vita, un fotogramma di un qualsiasi momento della nostra giornata.

Persone che mi hanno aperto casa, che mi riapriranno casa, che mi chiedono quando vieni e sbuffano perché devo centellinare gli euro per i chilometri che mi dividono da loro.

Persone con cui condividerò, un brunch una domenica mattina o più avanti una città che mi manca.
Persone che non mi chiedono cosa mi dai, mi danno loro, il loro tempo.

E’ un post così, nato dal niente, da un pensiero partito da un’idea e terminato in modo che non pensavo, ma spesso i miei post son così, mi parlo attraverso le mie stesse parole. Oggi me lo son proprio detto, sono una persona ricca.

TU COSA HAI SCELTO?


Vi capita mai di osservare pezzi di mondo?

A me sì, osservo qualche pozzanghera, acquitrini in cui brulicano e sguazzano anime pusillanimi. Si dibattono nel fango e nel guano, sputando veleno, tirano fuori punteruoli aguzzi appena vedono le spalle di qualcuno, senza distinzione di sorta, anche tra loro stessi. Io vedo e sale la nausea.

Inferiscono sui deboli, che dei forti hanno paura, vomitano frasi ad effetto mentre merda gli fuoriesce dalla bocca. Non riuscendo a uscire dalla pozza, cercano di tirare in mezzo a loro chi capita a tiro.

Ci son mattine come queste, in cui il loro gracidare (mi scuso con le rane per averle paragonate a loro) attira la mia attenzione e lo sguardo si posa su una pozza specifica. Vedo e scatta il vomito.

Si lo so dovrei esser più comprensiva. So che alcune persone hanno una vita interiore talmente vuota e deludente che per riempirla si tuffano in quella altrui, invece di crearsene una propria. Ma ci son giornate in cui la mia comprensione scema in proporzione al loro veleno.

Sia ben chiaro, non penso di vivere in un posto diverso, so anche io di vivere in una pozza, credo che la differenza sia una frase di Oscar Wilde: “Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle”.

Vivo nel fango e son sporca, ma cerco di guardare le stelle e gli occhi di chi come me le cerca, perché in quegli occhi io vedo ancora le stelle. Tutto il resto mi nausea.

Son umana e rimango in una pozza, so di non essere candida come le nuvole nel cielo, ma so anche che la differenza sta nel sentiero che NOI scegliamo.
Tu cosa hai scelto?

UNA FOGLIA DI NOME POLIANNA


Nella foresta magica cade una foglia. Lentamente come cerchi concentrici nell’acqua, si espande e vibra la sua anima, tutta la foresta piange quella piccola foglia caduta.

Una notte di pochi giorni fa, alla vigilia del Solstizio d’estate, è accaduto a te piccola foglia del nostro cuore. Noi siamo la tua foresta. La tua tribù sta vibrando insieme a te, per accompagnarti verso la luce.

Ti vogliamo ricordare così, splendida con quel tuo sorriso e quegli occhi sul mondo.

Per altri suoi sorrisi click here
Our hearts will dance together forever. We love you.

Alcune delle foto della slide sono di Claudio Resonance.
Grazie Claudio per essere riuscito a imprimere nelle foto così tanto di lei

LE MANOLO BLAHNIK ROSSO FUOCO E LA NEVE


Che cosa hanno in comune Educazione Siberiana e Sex and the city? Me.

Ora non immaginatemi con delle bellissime Manolo Blahnik rosso fuoco mentre arranco nella neve alta. Non intendo questo. Quello che intendo e che sono entrambe le cose. Sorrido al pensiero di mischiare clan siberiani e donne di Manhattan.

Sono il discorso iniziale di nonno Kuzja e sono le mille domande di Carrie.

Sono i tatuaggi siberiani. Ho inciso il mio corpo due volte.
I miei tatuaggi non sono siberiani, ma come i siberiani sono collegati a vicende della mia vita.
Il primo, piccolo, un tribale nero. Punto per ripartire da ciò che ero verso il nuovo.
Il secondo, enorme, colorato. Memento “mai più”, sono sopravvissuta, questo è il mio cammino.
Il terzo è lì, in attesa del suo tempo sulla mia carne, che chiede pelle su cui nascere.

Sono stata parte di un “Sex and the city” de noarte per lungo tempo, fino a che qualcosa si è spezzato. Oggi guardo ad allora con quel nodo in gola di ciò che d’importante si è perduto e non tornerà. Qualcuno l’ha rotto, frantumandolo. La vita spesso fa queste cose.
Di quel tempo mi rimangono i ricordi, tantissimi, aver fatto parte di qualcosa di speciale, un Big nella memoria, il sapore di ciò che era e non è più.

Oggi son più Siberia che Manhattan. Una parte di me ne è fiera. L’altra ha problemi con il freddo, poiché la vita ha grandi difficoltà a prosperare in quell’ambiente. Non ho soluzioni. Ho solo un fine settimana di film e di pensieri che pesano sulle spalle.
Sono consapevole che nonostante tutto sarà la parte siberiana a darmi la forza e l’energia che serve per camminare ancora.

A pensarci bene, immaginatemi pure come quella con le Manolo Blahnik rosso fuoco che cammina nella neve bianca.

UNA RISPOSTA DEL CAZZO


Una risposta del cazzo, non cattiva o offensiva, anzi credo volesse essere carina, solo una risposta del cazzo. Avete presente quelle che le prenderesti e le ficcheresti nella parte mediana posteriore della persona che l’ha pronunciata? Si proprio quelle. Non le ficcheresti lì per malanimo, ma solo per far sentire l’effetto di quella frase a chi l’ha pronunciata.

Dietro a quel “manca a tutti…” c’è il fatto che io pensi che avresti potuto. Il problema è che avresti aver voluto e non solo potuto. L’immobilismo è sempre stato il tuo peggior nemico, aspetti sperando che il tempo risolva per te. Il tempo risolve, ma a modo suo.

L’amaro soffoca e stringe la gola. Inutile pensarci, non cambia nulla. Il destino esiste, lo costruiamo noi attimo per attimo, in base alle scelte che facciamo o alle scelte che non facciamo. Tu nelle mani avevi il 50% di questo destino.

Manco quando non ci sono più, non potrebbe essere diversamente, quando ci sono, son presente, mi percepisci, mi senti, non posso mancare. E’ così che mi perdono le persone. Mi danno per scontata, dimenticando che nel mio mondo non esistono i saldi.

METAMORFOSI


La sensazione è quella d’aria che si espande, i polmoni non riescono a contenerla e per questo devo sospirare nel cercare di compensare questo eccesso d’aria. Ogni respiro è un sollievo e nel farlo la percezione è quella del cambiamento che si avvicina.

Willy una volta mi disse che io continuavo a dirgli che stavo cambiando, l’intenzione era di dirmi che le mie in fondo erano parole accompagnate dalle mie solite seghe mentali, che in fondo io non cambiavo mai, o meglio, non così spesso.
Provai a fargli comprendere che la verità era che io cambiavo e mutavo in ogni secondo. Mi adattavo alla vita come pianta che cresce, ogni giorno ero diversa dal giorno prima. Un millimetro in altezza, una radice un po’ più in profonda, una nuova foglia a sinistra, un bocciolo sulla destra.
Piccole mutazioni che non percepisci ma che alla fine mi trasformano. Poi un giorno mi guardi e all’improvviso mi vedi diversa o non mi vedi più.
Willy non credo abbia mai capito davvero, altrimenti si sarebbe accorto di non vedermi più
.

Io il mio mutamento lo sento, mi attraversa, più s’avvicina alla pelle più i miei respiri-sospiri si fanno lunghi e profondi. Per questo l’eccesso d’aria nei polmoni. Il sospiro nasconde l’impazienza, la curiosità e il timore poiché la metamorfosi non è sinonimo di miglioramento, può esserlo, ma dipende dalle scelte che hai fatto. Non so mai se la muta andrà a buon fine, né cosa uscirà dalla pelle che lascio alle mie spalle.

Oggi sospiro.

LO SFANCULAMENTO


E poi ci son giornate che ti senti un pò così:

Aver sfanculato alleggerisce l’anima da pesi che altrimenti portano la piega del labbro verso il basso, e invece così no, risale e si apre in un sorriso.
Poco importa che chi ho sfanculo lo sappia o no, prima o poi capirà (anche il perchè), ma sfanculare libera da tutto, anche dal dover dar spiegazioni. Io non devo niente, se non a me stessa.

Mi conosci. Chi mi da per scontata, chi confonde la mia disponibilità per debolezza, chi confonde il mio silenzio per approvazione, vede da lontano le mie spalle mentre mi allontano.

Ecco quelle che vedi sono proprio le mie spalle.
Dio come entra bene l’aria nei polmoni oggi.