BRIVIDO


E’ il tocco della tua mano sul fianco che accende pensieri d’irrefrenabile seduzione.

E’ quel tuo lieve respiro alla base della nuca che scende lentamente sulla mia schiena che mi fa sognare di minareti e suk.

E’ la tua lingua, le tue labbra, che si trasformano in un morso leggero, tra il collo e la spalla che mi portano in un’ampolla temporale.

Scuoti la mia mente e t’insinui in essa. Cerchi il luogo, quello celato. Se lo troverai, mi prenderai. Consapevole che, farai di me parte di te, se mi scivolerai anche nel cuore.

Parlami, dammi le tue parole, conducimi nei tuoi meandri, ruba il mio respiro affannoso e legalo al tuo, cosicché tu mi percepisca ovunque tu sia, mentre ogni parte di me, tangibile e non, è in attesa di te.

Guardami perditi in me, e ora chiudi gli occhi, si io sono quella, presente e certa ma che sfugge come sabbia tra le dita, mi avrai per sempre solo se non mi darai forma.

Brividi e pelle d’oca.
Lo so mi stai tenendo lì con te.

TATTOO


Il tatuaggio si è adagiato sulla parte interna del mio avambraccio sinistro.

Simbolo e scritta coprono un’ampia parte della mia pelle. Un pò mi spaventa questa scelta di averlo voluto sotto gli occhi costantemente. Del resto è il terzo, e il tre per me è sempre stato un numero particolare come il sette, o come un orario ben preciso che mi accompagna da quando ero giovane.

Ma divago, dicevo terzo sulla pelle, primo nato non a memoria di un insegnamento nato da dolore, ma da una parte finalmente affiorata che si è fatta vedere da me stessa. Una frase risalita da un punto ben preciso di me due anni fa, poi dopo un anno il corpo mi ha detto dove e infine pochi mesi fa il simbolo cui accompagnarlo. Io i tatuaggi li partorisco.

Pelle bianca latte, o come mi dico da sola, bianco cadavere, con scritta e simbolo nero intenso. Questa son io. Bianca e nera. Colori difficili a volte da portare sulla pelle.
Del grigio, pur sapendo della sua esistenza, pur essendo riuscita negli anni a intuirlo a volte, non facendo parte di me, io non lo vedo. Quanti dolori mi sarei evitata se avessi visto situazioni e uomini grigi; ma forse oggi non sarei quella che sono, li avessi evitati.

Non intendo tediarvi di me e del mio simbolismo del cazzo. Della farfalla che mi ha accompagnato per tutto il tatuaggio, con il suo volere adagiarsi a tutti i costi sul mio pigmento e non potendolo fare, rimaner lì accanto.

Ne parlerò di quando Ursula ha insistito per rifinire i bordi della testa della mia kundalini (il mio secondo tatuaggio che si dipana su tutta spina dorale) e nel farlo le ha cambiato l’espressione.
Lo sguardo dolce è sparito. Non è cattivo, ma non osserva più con un candore assoluto e ora ha quell’espressione…
Nulla accade mai per caso, neppure che un tatuaggio antico richiami a se le mani della sua tatuatrice.

Sappiate solo che ho il cuore caldo, amo la mia gente, amo me stessa (anche se non sempre), e so che l’universo in questo momento mi sta coccolando.

butterfly

SERENDIPITY


Questo caldo mi fa l’effetto di vapore acqueo che aleggia nel cervello, ho difficoltà a scrivere. Metter insieme le parole con l’anima e quello che mi accade intorno e faticoso.

M’impigrisco, mi lascio muovere sull’amaca delle idee, occhi socchiusi, dondolo in attesa di una brezza che rinfreschi.

Vivo, in questi giorni, e non trovo tempo e voglia per fissare tutti i pensieri che abitano nella mia mente.  Un “unisci i puntini numerati” della settimana enigmistica e son senza penna.

Le parole svolazzano dentro me come farfalle libere.

Estate lago chiacchere raso condivisione abbracci ti voglio bene caldo tramonto sassi nuvole angeli vestitino sbirluccica vorrei sorrisi lucertola bugie gioco risate bollicine insalata piccante leggerezza montagne treno sospiro cristallo codardo sudore viaggio crescita mi vuoi bene attendo amici disegno egoismi ventilatore serendipity abbracci rispetto amore fiume candele àncora magia tatuaggio.

Ecco fate voi mettete tutto quello che manca tra una parola e l’altra, inventate voi una storia della mia vita e raccontatemela.

Si raccontatemi le mie parole mischiate alle vostre emozioni, di come mi vivete, io son qui, soffusa in attesa di voi, che uniate i vostri punti ai miei, per scoprire così un nuovo mondo.
photo by Josep Sumalla

BRIVIDI


Questo brivido interiore, questa febbre dell’anima, questi brividi che mi fanno vaneggiare.

Una notte romana, due occhi siriani che mi hanno aperto i loro mondi mentre scrutavano i miei, chiedendomi di perdermi nei suoi, io li ho distolti in attesa di un paio di occhi che da me non si fanno vedere, e forse mai mi faranno scrutare i suoi mondi. Mi domando di che morte mi ucciderai.

Io lo conosco questo istinto alla fuga, io conosco questa corrente elettrica a metà tra il piacere e il fastidio. Io mi sto preparando allo sprint per scappare e per non farlo mi lego con parole tue incatenandomi ai sogni della notte.

Morfeo nell’altra notte romana mi ha detto che mi sarei salvata dai sogni incatenati solo fuggendo, mi ha fatto vedere me stessa con la mia veste di seta rossa, il mio tacere, nello stesso mi ero accanto, totalmente nuda, quella che io sono. Qualcuno mi diceva ti abbiamo vista, le corde erano meno invisibili anche ai loro occhi. Avendone conferma al risveglio.

Farfuglio. Brividi. Febbre d’amore era una soap opera e spesso lo è stata anche la mia vita, ma avevo chiuso con queste operette rosa. Quandè stato che è ripartita la serie? Comè stato possibile che qualcuno facesse ripartire la trasmissione?

L’attesa, questa attesa, è per me come la preparazione alla guerra. Affilo le armi. Se non le userò sul nemico, le userò su me stessa.
photo by Alex Veledzimovich

Respira, respira cazzo, respira e allenta i pensieri che ti stringono la gola come cravatte colombiane. Da quanto le due parti di te non entravano in conflitto? E ora son lì che si guardano, attendono anche loro, scrutandosi in attesa che una delle due faccia un movimento, la prima mossa.

Tutto il mio mondo, tutti i miei mondi, si trasformano in attesa, e nell’attesa io muoio.

E’ il caldo estivo, l’afa, l’aria bollente, la febbre, sei tu… respiro respiro respiro, ma a ogni respiro mi penetri l’anima sempre di più.

BARAONDA


“Fai così, vai di là, ma scherzi, sei fuori è sbagliato, sì ma sei umana carpe diem, ma il carpe te la mette nel culo stai attenta, lasciati andare, non farlo è sbagliato, pensa a te, pensa agli altri, coerenza, si con la coerenza ti pulisci, si ma poi, e poi vediamo

Respira cazzo, respira e respira piano che stai andando in tetania nel cervello e non riesci più a usarlo.

“Vedi te lo avevo detto, se apri quella porta, quello fugge, svolazza, corrigli dietro poi. Si vabbè mica poteva tenerlo imprigionato per sempre quel cazzo di muscolo no!? E’ arrivato il momento giusto. Se se, poi la consoli tu vero?

Oddio tutte queste voci che mi parlano insieme, mi strattonano, impazzisco.

“E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto.

Silenzio. Fate silenzio!

“Vedi che ti dicevo è già in fibrillazione. Bè male non gli fa un po’ di movimento e di scossone, tutto così certo e sotto controllo, sai che noia. Ma sentila che poi parli tu, gliele asciughi tu le lacrime? Dici e se invece sorride alla fine?

Psicopatia portami via.
Non mi ricordavo fosse una, così, devastante baraonda interiore.

1

SOFFUSA E CONFUSA


Posso spaccarmi il cuore a metter un piede tra le nuvole e camminarci in mezzo.

Eppure lo metto, trattengo il fiato, allungo il piede senza sapere dove poggerà.

Soffice bambagia o fuoco dell’inferno?

Ho l’anima fatta di zucchero filato, se mi mordi, mi ucciderai, ma tu potresti morire di dolcezza

Photo by Trey Ratcliff

GUARDAMI


C’è chi ti vede e chi non ti vede.

Chi sa che c’è dell’altro, ma non vede e va a tentoni.
Chi pensa di vederti ma vede se stesso.
Chi scruta e vede solo buio.
Chi non ti guarda ma vede luce.

Tu sai chi ti vede davvero, chi fa finta e chi ti vede e volge lo sguardo, perchè vederti vuol dire affrontare parti di se coperte da secoli di polvere.

E quella speranza, quella preghiera insita, sempre presente e ogni volta disattesa.

Amami per quello che sono, non per come ti faccio sentire

Mirror

HAI PRESENTE?


Hai presente? Quella sensazione che si espande? Si, lì tra la bocca dello stomaco e la parte sinistra del petto?

ombre

Parte da quel punto preciso, come sasso lanciato nell’acqua s’irradia in cerchi concentrici sempre più ampi, fino a inghiottirmi e pur sapendo da dove è partito non comprendo più dove finisce.

Sembra contenere tutto, le cose intorno a me, l’aria, il lago, la terra, il cielo e te.

Mi senti vero? Senti me e quei cerchi che ti avvolgono.
Mi percepisci come io percepisco te.

Te e quel desiderio di tenermi, bloccarmi sotto il tuo peso, mentre respiro piano.

Te e le tue parole, lente scivolano come miele accanto al mio lobo, incantandomi come serpente con la sua preda.

Te e il tuo imprigionarmi le mani, scrutarmi negli occhi, per il piacere di sentire la mia voce dire no e leggere in loro si.

ombre

Giochiamo tra giochi di luce e ombra, per non dire a nessuno, neppure a noi, ma quei “ti odio” che ci diciamo contengono l’universo.

 

SERIAL KILLER


Occhi che parlano senza dire nulla,
affondi silenzio come lame profonde.
Emozioni distorte che frustano come catene.

Collezioni anime
rinchiuse in un’acquario come pesci evanescenti,
si muovono sbattendo contro il vetro
alla ricerca di un punto di fuga.

Le osservi, rammenti la cattura,
gioco sottile di tela di ragno
il veleno che inietti nel corpo
e sei già pronto a colpire ancora.

Mondi onirici in cui ti muovi,
prigioniero di te stesso
cerchi prede a cui recidere il cuore.

Serial Killer

ANGELI NEL FANGO


Il tempo di dire vado e mi hai uncinato il cuore.

Come faccio a spiegare i mondi intorno a noi, come faccio a far comprendere? L’anima viaggia a nostra insaputa e a noi rimane solo la sensazione del sogno.

Se l’uncino non mi lacera il cuore, il tuo volto lo spalanca lasciandomi senza difese.

Se fosse follia, vaneggiamenti di una mente malata che cerca riposo in bugie pietose.  Fuggo per tornare, un patto antico, io so, chi è come me sa, tu sai, siamo angeli nel fango

Angeli con le ali spezzate
caduti su questo mondo di fango.

Non sono migliore di te.

Arranchiamo trascinando i piedi,
il sangue ci colora la vita.

Non sono migliore di te

Appoggiamo le mani sulla merda,
la pelle ci puzza di sudore.

Non sono migliore di te.

Cammino al tuo fianco, guardami!
Non sono più in alto di te.

Non sono migliore di te.

Non temere, non puoi trascinarmi nel fango,
ci sono già, siamo caduti insieme secoli orsono.

Non sono migliore di te.

Arriverà il tempo in cui le ferite guariranno
le ali torneranno a spiegarsi maestose.

Non sono migliore di te.

Spiccheremo il volo uniti,
questo è il destino.

Non sono migliore di te.

Ci siamo scelti da tempo immemore,
nel fango o nel cielo, ma insieme.

Non sono migliore di te.

Questo è il mio grido d’amore,
perchè le tue orecchie e la tua mente odano
ciò che il tuo cuore e la tua anima sanno già

Picture by Luis Royo