LA RELIGIONE DEL COPIA E INCOLLA


Mi ci imbatto. Come per le cacche dei cani, non è che le cerchi ma a un certo punto te le trovi sotto. Cosi accade a me per le notizie strane.
E cosi scopro che dopo il “Pastafarianesimo” vi è un’altra nuova religione.
Questa volta non è una religione parodistica, è un vero e proprio credo riconosciuto anche da uno stato.
Altro che Budda, Gesù o Maometto, il nuovo profeta è questo


Il nuovo credo riconosciuto ufficialmente dallo stato della Svezia è il Kopismo.
Lo so non mi credete vero? Uomini e donne di poca fede, cliccate sull’immagine del kopismo che riporta il principio del loro credo qua sotto.

Letto? Bene.
E ora fratelli e sorelle sappiate che io son una kopista a mia insaputa da anni, perchè il CRTL C e il CRTL V fanno parte del mio quotidiano come preghiera più e più volte al giorno.
Mi hanno aiutato tante di quelle volte sul lavoro, mi hanno permesso di non commettere errori di trascrizione, ho potuto inserire password alfanumeriche di 174 caratteri senza piangere fissando il pallino e non ricordandomi dove ero arrivata e di conseguenza hanno migliorato la qualità della mia vita.
Io son una Kopista grata e convinta.

PS: io ci scherzo poichè non son capace di prendere sul serio neppure me stessa, ma sappiate che il loro pensiero e credo è vero; il loro è un culto legale e  il loro principio è quello di considerare l’informazione sacra,  la copia è il suo sacramento. Per loro copiare moltiplica il valore dell’informazione, che in questo modo si diffonde.

I BORG SONO TRA NOI


Ve lo giuro, oggi non avrei voluto parlare di voi, altra metà del cielo, con cui ho rapporti di amore e odio.

Ma poi leggo l’ansa e mi domando quale mistero è racchiuso nel fatto che a un certo punto le arterie del cervello vi si chiudono a serranda e diventano una diga in modo che nessun afflusso di sangue pervenga e vi ossigeni il cervello.
Per favore ditemi MA PERCHE’!?

Avrei potuto non parlare di voi oggi, dopo aver letto una notizia ansa che riportava “Forchetta nel pene”?

Insomma per far un sunto un settantenne australiano si è presentato al pronto soccorso di Canberra “dopo essersi introdotto una forchetta nell’uretra per stimolare il piacere sessuale”.

Prima il tostapane, poi l’automobile e ora una forchetta, ma che i borg siano già tra noi e non ce ne siamo accorte!?

CONCORRENZA SLEALE


Come donna di un’età certa ormai sono incalzata da orde di neo 18nni, neo 20enni, neo 30nni, insomma tutte le puelle sotto la mia età. Esse mi soffiano sul collo mentre il loro ormone in crescita prende per il culo la mia cellulite.

Ho inoltre preso atto che il mercato maschile, tra scarti, prodotti difettosi è usato non garantito non copre più la richiesta per almeno il 40%.

L’altra metà del cielo (leggasi maschietti) per me è sempre fonte di domande del tipo “Ma perchè!?” di fronte all’abbinamento di termini assemblati insieme quali “pene e tostapane” “.

Oggi poi i miei occhi veggono in una foto un vecchietto americano appoggiato alla sua auto, un certo Edward Smith “meccanofilo”.

Ed io qua penso, che cazzo di meccanico è un meccanofilo? Scopro così che un “meccanofilo” è termine che indica una persona attratta sessualmente da aerei, treni e automobili. Smith però è un romanticone, non è solo una questione di sesso, perchè dice:  “Amo Vanilla così tanto che se gli dovesse capitare qualcosa mi si spezzerebbe il cuore”.

meccanofilo

Ora non sto neppure a sindacare o a voler sapere in qual guisa consumano il loro rapporto sessuale o non riuscirò più a far benzina senza sentirmi un’attrice porno.  Ma fatemelo dire,  questa è concorrenza sleale! Alle auto non vengono le rughe, i muscoli non cedono e la carrozzeria esterna ci mette un sacco di tempo a degradarsi, e quando ciò accade la manutenzione è veloce e accessibile come prezzo.

Ora oltre al fiato sul collo di tutte le neo puelle, mi sento anche il fiato di un tubo di scappamento.

FRANTUMI


No, non ci siamo.
Io e le mie molteplici personalità abbiamo un problema.
Il problema e che non riusciamo a trovare il problema.
E per quanto ci frantumiamo alla sua ricerca, alla fine otteniamo solo di frantumare i gioielli di famiglia altrui.

Forse siamo troppe.
Forse sono troppa.

CIBO


La verità è che non ero ancora pronta a diventar grande. Ma lo sono diventata lo stesso, non ho avuto alternative, come nessuno, o lo diventi o muori.
Il problema e che non lo sono diventata del tutto.
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Ci son dei giorni come oggi, che non cè la fai ad esserlo, o meglio sei grande fuori, ma dentro.. dentro che cosa sei?
Guardi fuori dalla finestra e ti perdi nel grigio e non capisci se il grigio e fuori ed entra in te o quel grigio è in te e si espande intorno.
E’ un grigio chiaro che si sposa con il rosa, ci ti accoccoli in quel rosa e ti fai domande di cui sai già non sai le risposte. Son le domande che ti facevi quando ancora credevi, son rimaste lì nell’aria come falene impazzite vicino al un lampione.
Sospiri forte e pensi che non eri male allora. E rammenti che te lo dicevano: “Non sei male, sei tenera, sei buona”.
Tu pensavi parlassero della tua anima e loro pensavano a mangiarti.

VIAGGI


tempo viaggio

Ci sono viaggi in cui il tempo è deformato come il gioco degli elastici.
Una sera dici che hai fame anche se hai mangiato da poco, qualcuno ti guarda e ti dice “per forza hai fame, l’ultima volta che abbiamo mangiato era ieri sera”.
E solo allora con fatica tu ti rendi conto che è vero, che sono passati due giorni e per te è lo stesso giorno.
La notte dopo ti accoccoli sotto le coperte e succede, quel qualcosa che deforma ancora il tempo, e la notte non passa mai. Ogni minuto guardi l’orologio convinta che è passata mezz’ora, ma è passato un solo piccolissimo minuto.

Ci sono viaggi che ti portano dove non esiste il tempo e il luogo.
Mentre balli in mezzo a migliaia di persone, non sei più li, sei in un’altro luogo, tu sei la stessa ma sei diversa, altri sensi si accendono come un’improvviso falò nella notte, ti volti verso di Lei (sto parlando di te amica lontana che mi leggi), e senti il suo dolore e il suo desiderio così intenso. Senza volere le mani si adagiano richiamate dove è nato il dolore, dove vive la speranza.
Lei ti guarda, tu la guardi. Non cè bisogno di dire altro. Hai sentito così distintamente le sue parole, anche se forse non sono state dette con le labbra.
Amica mia, non so cosa riserva il futuro, ma so che tu sei un rigoglioso verde giardino e non esiste nessun motivo perchè non nasca un fiore, forse devi solo attendere che arrivi primavera, il tempo giusto.

Ci sono viaggi che vorresti non finissero mai.
Sono quei viaggi al mattino mentre vai a lavorare, quei viaggi che arrivano dopo le notti col tempo deformato, dove il tempo non passa mai, o quando ritorni dai luoghi dove il tempo non esiste.
Vorresti che il viaggio non finisse mai, perchè finchè viaggi hai un compito, sai che fare. Condurre l’auto, guardare la strada, mettere la freccia, svoltare e mentre esegui questi compiti non ti fai domande, non ti chiedi nulla, sai già che fare, ti gusti solo il viaggio.
Ma sai che alla fine del viaggio lo farai, ti porrai delle domande e dovrai decidere, ed è per questo che non vorresti finisse mai.

Ci sono viaggi che devi fare anche se non sai dove stai andando.
E questa è la vita.
E a volte spaventa, perchè neppure tu sai qualè la strada, non sai se stai sbagliando o stai seguendo il sentiero giusto.
Ti pesa non comprendere. A volte pensi di essere nel giusto, a volte totalmente nell’errore.
Oggi mi sento in bilico tra queste due strade.
Oggi mi sento trasportata dal vento, basta un attimo e vengo sbandata dove non vorrei o non dovrei, se solo sapessi quale parte è dove non vorrei o non dovrei. O forse semplicemente è quella maledetta cotoletta alla bolognese che sto ancora digerendo da ieri sera.
L’importante e non prendersi mai troppo sul serio, cosa che sbagliando a volte io faccio. Come oggi per esempio.
Meno male che la bisunta cotoletta alla bolognese mi riporta a questo mondo, non prendetemi troppo sul serio, io cerco di non farlo.

Questo non è uno scritto di oggi è uno scritto di fine 2006. In questi giorni sto salvando un blog (parti di esso) antico per “chiusura” della piattaforma dove poggia. Nel fare questo ho riletto questo post.  Ho sempre sentito molto questo scritto.
Di li a poco avrei intrapreso un viaggio di distacco che non avrei voluto fare. Un viaggio per “salvarmi” da un amore cannibale del quale rimangono solo cicatrici e la perdita di parti di me. Ma allora avevo la certezza che davanti a me la strada era il futuro. Oggi…. oggi non ho più una cotoletta alla bolognese bisunta che mi riporta a questo mondo, ma a questo mondo ci sto fin troppo, non volo più e non sogno più.
Il viaggio non mi spaventa più, ma non lo vedo e non vedo neppure la strada. A volte camminare così è difficile, poi penso smettila “oggi è un giorno in cui ti prendi troppo sul serio” e non so come, ma continuo a viaggiare.

SOGNI VAMPIRI E ISOLE GALLEGGIANTI


Poi ti rendi conto che è solo colpa tua. Tua e dei tuoi bisogni.

Tu hai bisogno di una “famiglia”, tu hai bisogno di certezze emotive, tu hai bisogno di calore, di amore, di sorelle e fratelli, quelli che non hai mai avuto.

E’ accaduto così. Te le sei create, le hai nutrite della tua stessa energia, le hai fatte nascere, le hai cresciute per averle con te, perché ti avvolgessero e dessero sicurezza. Non ti sei resa conto che la loro esistenza era legata al tuo crederci; esistevano solo perché tu pensavi esistessero e davi parti di te per tenerle in vita.
Quando hai tu hai smesso di crederci, si sono dissolte come bolle. Così hai scoperto che non tutti i sogni sono uguali, ci son sogni che si nutrono di te come vampiri. Rammentalo per il futuro.

Sarà per questo che hai smesso di desiderare qualsiasi cosa. Ciò che non vuoi, ciò che non desideri non ti può deludere e ferire.

Siamo isole galleggianti, ci illudiamo di trovare un luogo in cui attraccare, ma la verità e che solo le più fortunate intrecciano le loro radici tra loro e continuano a vagare in questo mare chiamato vita.

SPECCHIO RIFLESSO


Mi hanno dato in ordine sparso e non cronologico della comunista, fascista, irrazionale, logica, romantica, cinica, dura, tenera, puritana, lassista, integralista e così via.

Ed ogni volta mi dicevo: “Ommidio, e se hanno ragione!?” e partiva un esame di conoscenza, una scansione delle mie azioni e pensieri che neppure un programma di high tech! Che sono una cattocomunista? Sono una irrazionalbigotta? O una romanticinica?
A fine scansione facevo il defrag e il risultato era sempre lo stesso, non ero nulla di quello che di cui mi accusavano.
Ma andava avanti così e i comunisti mi accusavano di essere fascista e i fascisti di essere comunista. Non ripetevo il tuo pensiero e venivo additata quale irrazionale, non consideravo le tue emozioni e diventavo cinica.

Potevo forse essere tutte quelle cose? Poi ho capito. Io ero la costante, la variabile erano i miei interlocutori e i loro modi di vedere. Se la pensavo come “loro” diventavo intelligente, se la pensavo in maniera diversa ero stupida. Se sentivo le loro emozioni ero sensibile, se non le percepivo ero vuota.

Era lì sotto gli occhi, mannaggia, anni e anni a scansionarmi, delle seghe mentali pazzesche, una vita a domandarmi son giusta, son sbagliata?
Ma non ero io, l’aggettivo che mi veniva rivolto non ero io, erano loro.
Vedevano in me come in uno specchio riflesso le loro parti che tenevano celate. Sia che fossero belle o brutte, in me vedevano loro.
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Ragazzi che fatica crescere a volte.

RUGGITI D’AMORE


Mi sveglio perché sento un leggerissimo peso sulla gamba, mi alzo solo con il busto, so già che si tratta di Loki il gattone beige. La luce della luna che attraversa la finestra me lo fa vedere, lo accarezzo.
Noto accanto a lui la piccola e leggera Atena, la mano passa su di lei che incomincia a far le fusa. A pochi centimetri ancor più piccola e leggera Smilla, mi allungo a lei, si stiracchia e comincia a fuseggiare insieme ad Atena.
Tutto quel “rumore” nella notte silenziosa attira Moka il fratellino nero. La sagoma silenziosa salta leggera sul letto, arriva si piazza in mezzo a quella coccola rumorosa e inizia a far parte del coro.
Diana la cagnolina, alla mia destra, sospira attirando la mia attenzione quale preghiera di una carezza anche per lei.
Mi domando dove sia Micio, forse con Progenie e VB che dormono nell’altra stanza.

Seduta al centro del lettone, accarezzo a semicerchio, partendo da Diana. Affondo nel mani nel pelo morbido intorno a me.

Potessi far le fusa le farei anche io. Ma in fondo le sto facendo.
L’energia ed i pensieri che mi attraversano la mente si effondono intorno a me nell’aria. I gatti percepiscono e le fusa diventano ruggiti d’amore della notte.

Li guardo attraverso la luce della luna, siamo una famiglia interrazziale la cui lingua ufficiale è l’amore.