BIZEN


Neve a Bizen
Ferro e fuoco
Forgi acciaio e il mio cuore
L’uomo che io sono scompare.

Petali di pesco.
L’anima mi hai forgiato.
La forma è quella del tuo cuore
L’uomo che io ero non è più.

Nespole color oro
Le labbra tue son la mia dimora.
Del mondo farò la tua.
Tu farai di me l’uomo che sarò.

L’acero ci avvolge.
Premonizione di sangue le sue foglie.
Per salvare te, devo morire io.
Tu farai di me l’uomo che non sarò più.

clan

Liberamente tratto dalla mia memoria antica. Da un giappone che non esiste più. Storia di un clan, di acciaio, di lame affilate, di vita, di fuoco, di morte e di due uomini che si amavano.

TAROT


Tra una tisana allo zenzero liquirizia e due chiacchere con un’amica, ci si son infilati anche loro dopo tanto tempo. I tarocchi.
Il mio problema e che non avevo niente da chiedere, perché ho smesso di chiedere, e questo è un problema. Se niente chiedi, niente avrai.

E così mentre la tipa mi chiedeva: “Argomento?” il vuoto assoluto si impadroniva di me. Alla fine ho farfugliato qualcosa su star bene, emozioni, benessere. Lei, mischiando le carte, mi ha fregato intimandomi pensa alla domanda.
Quale domanda?! Dove?! Come?! Quando?! Perché?! Che cosa è una domanda?! Vabbè ho detto emozioni, ma non intendo solo uomini, star bene, progetti, benessere… oddio come si dice quando vivi la vita bene? Stavo dicendo? Ah sì, non mi ricordo più la domanda. Che significa domanda poi?!
Però lei ha buttato le carte è ha iniziato ha parlare.

Sappiate che a mia insaputa, ho (attualmente) un paio di persone che mi filano (solo che io non me ne accorgo, così mi è stato detto, ma è una costante nella mia vita questa). Una è più giovane di me.
Tarocchi woman mi dice “Ma davvero non vuoi dar una possibilità a questo?”. Oddio io gliela darei anche (la possibilità intendo) sapessi solo chi è…

Visto che non mi vede molto interessata ai miei spasimanti del presente, butta un occhio nel futuro. Dice che ho delle carte bellissime, ma qualcosa blocca la parte fortuna, non capisce cosa, forse son io che son chiusa (Ma và?! Io chiusa agli uomini?! Non avrei mai detto..). Mi incita (ancora) ad aprirmi a lasciarmi andare a far entrate la fortuna (ha detto fortuna, non altro!) e vede nel mio futuro un uomo.
Un uomo benestante (e finalmente una buona notizia), certo ha i suoi difetti e il suo carattere (lo sapevo che c’era la fregatura) ma è intelligente, acuto, interessante. Però con questo vai piano, mi avvisa, all’inizio. Non aprirti troppo (ma se fino a cinque secondi fa mi hai detto apriti apriti), anche perché ne vedo un’altro, normale(*) questo, ma più affidabile.

Ora a parte che di uomini affidabili…. secondo voi tra un tipo intelligente, acuto, interessante e uno normale (*) il cui unico pregio pare sia quello di essere affidabile, dicevo ma secondo voi di chi potrei perdermi perdutamente?!

Fatto sta che stanotte ho sognato che conoscevo un tipo sul lavoro, un pò stronzo, alto, non magro, ma ben tenuto anche se con un pò di pancetta, interessante e benestante. All’inizio mi dicevo “Non mi piace” ma più andavo avanti nel sogno più lo trovavo interessante, meno male che poi mi son svegliata perché alla fine cominciavo pure un pò a innamorarmi.

Ho deciso prossimo mercoledì torno. Però questa volta devo avere la domanda ben precisa in testa. Ecco alla parola domanda, ho il vuoto, aiutatemi che domanda potrei fare!? Datemi una mano.

PS: Stamattina nel cercare immagini per il post ho digitato “tarot”. Mi son balzate agli occhi (nell’ordine in cui son messe) queste, ecco ora interpretatemele voi ‘ste due carte per me, che seppur bella la prima, la seconda un pò mi inquieta.

(*) qualcuno mi spieghi cosa è un uomo normale

FAMOSITA’


Mi dicono che il mio è un blog intimistico (che ancora non ho capito di preciso cosa sia). Io non so, ma posso dirvi che per un periodo scrivo poeticamente, poi sparisco, torno e scrivo cagate. Risparisco, ritorno e vi frantumo le ovaie per quanto son malinconica.
Scrivo per me sinceramente, ma adoro esser letta e raffrontarmi, altrimenti scrivevo sul vecchio e caro diario di carta che ormai tengo nell’armadio. (Non prendiamoci in giro, chi pubblica in rete ha un’arteria femorale di narcisismo insita in se).

Del resto son solo una semplice (ma favolosa) blogger nulla di più. Scrivo di me e leggo di (alcuni) voi. A volte faccio errori di itagliano, sbaglio, le, virgole e; i punti e virgola; non so mai dove metterli. La famosità non può colpirmi, ma ultimamente mi sto ricredendo.

So che sarei potuta diventar famosa per la mia vena (varicosa) poetica, sarei potuta assurgere al podio di grande scrittrice (ma ho difficoltà di scrittura anche con la lista della spesa), sarei potuta diventare una grande opinionista (ma il fatto che penso che la realtà non esista, non aiuta ad avere opinioni certe), ma mai e dico mai avrei pensato che il mio nome e il mio blog, passasse su twitter e su altri siti grazie ai sexy toys!

Così mestamente chino il capo e invidio (benevolmente) altri blogger che assurgono all’olimpo per dei meriti importanti, mentre io…

Poi mi soffermo, alzo il capo e penso: “In fondo… sarò con le persone nei momenti migliori… questa famosità rende deliziosi degli istanti e predispone al piacere… questa famosità porta all’orgasmo amore.”
Confesso, già mi vedo: “Ciao piacere, tu che hai fatto? Hai vinto il Pulitzer? Tzè.. Pensa io ho portato all’orgasmo! Tu invece? Hai vinto il premio Bancarella? Bravino, pensa io ho fatto limonare duro (*) un paio di tipi”

Mi piace questa famosità. Sarò ricordata sempre con piacere e nei momenti migliori, magari anche due o tre volte. Ecco, secondo me, questa cosa non è da tutti.
Sex toy

PS: per i più curiosi, devo tutta questa famosità a un piccolo post fatto tempo fa, nulla di che, era cosa (nel mio intento) ironica. Il post è QUESTO.

PPS: questo spiega come mai giungono a questo blog con ricerche tipo, “clistere felice”.

PPPS:A proposito de famosità, e famose du spaghetti, ciò na’ fame, tutto sto sesso me mette appetito 😉

(*) limonare duro: baciare con la lingua a lungo, pulendo gola e cavità orale altrui.

 

SILENZIO


I primi 16 anni della mia vita li ho passati in silenzio. Poca musica e molti scritti, miei e altrui. Libri, tanti libri.

Osservavo il mondo tramite loro e gli occhi.
Photo by Bastien HaJDuk

Poi la spinta della natura mi ha portato in un luogo che non mi apparteneva e lentamente ho aperto al mondo il mio mondo. Chissà forse avrei fatto meglio a far come Emily Dickinson. Ancora oggi son so, se son stata più coraggiosa di lei, o solo più incosciente.

Più crescevo più parlavo, fintanto che il suono delle mie parole ha ricoperto ogni mio incedere nelle vita e mi ha confusa.

Ho appreso nel silenzio. Credo sia per questo che ho ripreso ad usarlo.
Sono stanca di parole vuote, di persone che si (mi) assordano di se stesse, per non pensare a se stesse.

Mi manca il privilegio di osservare il mondo attraverso gli occhi, senza esser strattonato da esso.

ROSSO


Il tempo è un ricordo vestito di rosso
Passo leggero che punge il cuore
Colora ricordi e spegne dolori
Sussurra pensieri, sinapsi come foglie


Rosso non è il mio colore, ma l’anima ne ho intrisa, quando lo indosso si innamora di me.

LETTERE


Lettere usate e consumate.
Lettere dette, scritte e battute.
Lettere ridette e ripetute.

Lettere che formano parole.
Lettere che nascondo paure.
Lettere che celano desiderio.

Lettere trasparenti per me.
Lettere dietro le quali vedo.
Ipocrisia portami via.
Letters   – ©Diamanta

LUOGHI


Ho sedotto uno psicologo, poi ho scoperto che era sposato e gli ho detto non posso farlo con te.

Ridacchio prendendomi da sola per la parte mediana posteriore del corpo. Neppure nei sogni mi concedo. Mi dico “Eppure ieri sera ho mangiato leggero”.

Ma dopo sei arrivato tu, con i capelli arruffati e lunghi, diverso, consumato e stanco, mi cercavi in qualche modo.
Ti ho sfiorato lieve le labbra con le mie: “Ti amo ancora, non ho mai smesso”.
Ti ho abbracciato, per proteggerti da una vita che ti consuma ancora oggi.

Consapevole che in questa vita posso solo questo.
Questo sogno si sciogliera andando verso sera, neve di marzo sotto i raggi di primavera.

Io e te lo sappiamo, più che un sogno è un luogo, in cui cadiamo richiamati. Come Alice nel suo mondo.

photo by anka zhuravleva

BLUE HOPE


deviantart by pascalcampion

Ci son momenti in cui ti siedi, osservi il mondo.
Stai lì in disparte, con i tuoi gatti, sorseggi tazze di kukicha e aspetti.
C’è nell’attesa qualcosa di dolce, la speranza non ancora disillusa che tiene accesso il focolare del fare.

Non hai voglia di palcoscenici eppure non sei capace di non salirci sopra.
Ti ritrai come lumaca sfiorata, ma rispunti fuori alla prima risata.
Un istinto confuso di porta a volere per poi non volere.

I tuoi sogni alle spalle ti mancano.
Scruti l’orizzonte sperando ricompaiano o che ne sorgano di nuovi.
Cerchi ispirazione in ogni lieve movimento intorno a te.
Sospiri lieve nell’attesa.

In fondo, in questo preciso momento, in questo esatto stato d’animo, in questo silenzio colorato di blu, la speranza si tinge dello stesso colore, e l’attesa diventa oasi di pace in cui adagiare l’anima.

PASSAGGI


Depongo colori e parole, appoggio pensieri e ali.
L’attesa può essere riposo, ansia o creazione, la scelta è tua.
Photo by Marina Brydnya

Seguimi, io non mi fermo ad aspettare. Cercami nelle vibrazioni delle note basse, nelle sere estive, nel vento freddo del nord.

Sussurra il mio vero nome al tramonto e nelle prime luci dell’alba, urlalo ai bordi del deserto, riconoscimi nel silenzio della montagna e portami con te ovunque andrai. Perché in ogni momento, in ogni vita, io ti porto con me.

Mi troverai nella percezione del momento, nell’alito del maistro, nel veloce passaggio della breva e nella forza della bora.

Son la foglia che fruscia al tuo passaggio e ti accarezza, il raggio che brucia e ti ricorda il dolore, la pioggia che ti scivola lentamente sul volto e disseta la tua pelle.

Se osservi le nebbie del tempo, mi distinguerai, in questo e in molti altri modi.

Sono l’aquila che volava alto, l’anima che piangeva nel lasciarti dietro se, la donna col capo cinto di fiori che danzava, sono il falò e la paura di quella notte, sono altro ancora che neppure io so.

Sono. Siamo. Questo e molto altro.

La mia vita passa anche attraverso qua, ma non è qua.

EVVABE’


E’ quando il deltoide ben formato si tuffa con una curva stupenda nel bicipite, agganciandosi con fare felino nei pettorali, dal quale intuisci il trapezio dietro. Il tutto avvolto in una pelle color cioccolato il cui unico scopo voluto da dio, sospetto, sia stato quello di far risaltare tutto ciò.

Tyson Beckford

Ecco è in quel momento comprendi il senso del simbolo dell’infinito, quelle linee curve e lo scorrere continuo in quelle forme, e pensi: “Evvabè!”.

Dopo di ché con il viso bianco a tratti paonazzo, con le goccioline di sudore che ti colano dal viso al collo, in questa perfetta forma di donna di classe e fine, ti rendi che:
a) dovevi far una serie da 12 hai superato i 15, non senti fatica e manco te ne sei resa conto;
b) hai sbirciato;
c) lui ha sbirciato te.

A quel punto parte la sega mentale che:

a) non sbircia te, ma i tuoi improponibili pantaloni rossi, maglietta bianca e asciugamano azzurro cielo al collo. L’insieme è, diciamo, alquanto clownesco;
b) ti sbircia perché grondi sudore, lui è un architetto nouvelle post industrial e sta valutando un nuovo designer, una fontana a forma di donna, con gli zampilli che escono dalla fronte;
c) I nuovi capelli rosso rame intenso hanno colpito;
d) Smetti di farti i film.

Certo il fatto che a ogni esercizio e postazione diversa, te lo trovi, quasi in linea diretta, davanti agli occhi non aiuta.
Certo il fatto che ti ritrovi, nel corso della mattinata, per fuggevoli microsecondi sguardo nello sguardo aiuta ancora meno.

Poi il nuovo runner, con televisore incorporato e relativo paesaggio e camminata nel parco Yosemite, ti distrae. Pensi convinta: “Meglio questo film va”.

Peccato che alla fine, quando hai finito il tutto, riconsegni il tablet, stai per andartene. Ti senti osservata, ti volti con noncuranza, sbirci…. “Evvabè” allora ditelo!

PS: l’immagine è a solo scopo illustrativo per far evincere come il deltoide si tuffava nel bicipite.
PPS: si evincono perfettamente anche il pettorale e il trapezio.
PPPS: i miei capelli rosso rame sfumati rosso rame chiaro sono bellissimi.