PERSONE


Che non ho soldi che avanzano (anche) in questo periodo di vita non è un segreto. Che per questo ho dovuto, e sto “dovendo” rinunciare a tantissime cose neppure. Eppure… eppure sto scoprendo un periodo così ricco, che per certi versi penso che la vita faccia apposta a farmi stì scherzetti con il denaro, in modo che possa riequilibrare il tutto e far si che l’universo mi mandi un altro tipo di ricchezza, le persone.

Persone. Persone che son entrate nella mia vita, nonostante io fossi chiusa e restia.

Persone con cui ho diviso tempo, una pizza, la mia casa, telefonate, messaggi, pensieri, anche solo ogni tanto.

Persone con cui condivido quotidianamente parole scritte e parlate, con cui “uozzappo” i buongiorno, le buonanotti, le immagini di vita, un fotogramma di un qualsiasi momento della nostra giornata.

Persone che mi hanno aperto casa, che mi riapriranno casa, che mi chiedono quando vieni e sbuffano perché devo centellinare gli euro per i chilometri che mi dividono da loro.

Persone con cui condividerò, un brunch una domenica mattina o più avanti una città che mi manca.
Persone che non mi chiedono cosa mi dai, mi danno loro, il loro tempo.

E’ un post così, nato dal niente, da un pensiero partito da un’idea e terminato in modo che non pensavo, ma spesso i miei post son così, mi parlo attraverso le mie stesse parole. Oggi me lo son proprio detto, sono una persona ricca.

PI GRECO


Seguo lentamente con un dito le linee che ci formano, siamo un insieme di numeri, frazioni, calcoli matematici e algebrici con la variabile del cuore.

La serenità non ci appartiene, forse per quello la desideriamo con tanta intensità, come un amante che ci rifugge e con questo ci lega a doppia mandata a qualcosa d’impossibile.

L’anima anela a una casa, a un campo di grano reso vivo dai colori dei papaveri e al dondolio di un’amaca, all’ombra di risate, che sia culla.

Il verde è il secondo colore del cuore.  Spesso lo dimentichiamo

LA NUOVA OSSEZIA


OSSEZIA

Malsane anime
spengono grida di bimbi.
Lacrime di sangue.

 

Tre righe buttate giù d’impeto nel settembre 2004, quando lessi di quello che accade in Ossezia, durante la strage di Beslan.

Tre righe che mi ritornano in mente in questi giorni, con quello che accade lontano da qua, ma così estremamente vicino, poiché siamo un tutt’uno. Uomini con gli stessi geni, uno contro l’altro, in una striscia di terra.

Il bombardamento di un orfanotrofio deve aver fatto scattare nella mia mente il collegamento con quello accaduto dieci anni prima in Ossezia. No, non mi meraviglio di ciò che è accaduto ieri e di quello che accade oggi. Non esiste guerra pulita, non c’è una guerra eticamente corretta. La guerra è sporca, scorretta, non ci sono regole, è sangue e merda.
Chi vi dice il contrario vi mente sapendo di farlo.
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Sento il sangue scorrere sulla pelle, scivola e imbratta, ma faccio altro. Mi distraggo, sparo scemenze, rido e guardo altrove. Poi appena tolgo la concentrazione dal non pensarci, la mente si riempie di foto che raccontano una tragedia, da volti deturpati da smorfie di dolore, visi pieni di lacrime, polvere e sangue.

Volgo lo sguardo altrove, penso che posso far io, e mi rispondo con un nulla. Non sono migliore di nessuno lo so, scriverci un post sopra non mi rende tale, avvertire il dolore altrui non evita a chi lo prova di star male. La consapevolezza di avere anche io Caino che scorre nel sangue, di esser capace a mia volta di uccidere, mi lascia la sensazione che quel sangue mi scivoli sulla pelle.

Negli anni hanno provato dirmi che il nemico, il cattivo era sempre quello di fronte e troppo spesso mi son accorta di averlo al fianco. I popoli non si suddividono in razze, in bianchi, neri, gialli o rossi e neppure si frammentano in italiani, americani, palestinesi o israeliani o si segmentano in credo religioso. I popoli si suddividono in persone che coltivano l’anima e persone che non lo fanno.

Non fatemi dei distinguo di sangue, di popolo, di ragazzi, di bimbi, di uomini, di torto o ragione. Non esiste ragione in questi casi. Solo follia.

I QUADRI DI MATRIX


Mi scopro sempre più a pensare che la realtà non esista, ma esiste la proiezione di noi in un’immagine che noi chiamiamo realtà e la percezione che noi abbiamo della realtà altrui.

Così mi immagino la realtà come una stanza con pareti vuote e bianche. Crescendo ho appeso alle pareti foto, quadri e dipinti che rappresentavano la mia realtà. A scrutar ieri, lo ammetto ero brava a dipingere, ho rappresentato colori e vite di una intensità tutta loro, creativa e onirica a volte.
Ho usato colori tenui, gialli intesi, blu rilassanti, un rosso passione che degradava nel nero, ogni tanto quel tocco di rosa fantasy che rischiara, quello l’ho usato soprattutto con i coniglietti però.

Poi qualcuno è entrato, quando mi son distratta, ha usato bombolette spray nere, ha spruzzato le mie tele coprendo le mie foto e i miei colori. Son riuscita a buttarlo fuori, ma ho dovuto togliere quei quadri dalle pareti.
Poi qualcun altro è entrato e con l’inganno ha usato un taglierino, sfregiando le mie tele con squarci. Ho dovuto eliminare anche quei quadri.
Poi ho chiuso la porta.
Non è bastato. Dall’esterno terremoti hanno fatto vibrare le pareti. Le ultime foto e gli ultimi quadri son caduti.

Ora guardo le pareti spoglie consapevole che la realtà è quella. Pareti bianche che ognuno di noi riempie di quadri e foto.
Non ho più quadri, ma da qualche parte, non so di preciso dove, ho ancora pennelli e colori.

Il corpo si blocca e si domanda se vuole davvero dipingere un’altra volta una realtà che non esiste e far finta di viver una vita che non c’è o accettare che la vita son pareti bianche.

Matrix incombe sempre su noi.
È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.”

Son pensieri del lunedì mattina lo so, quelli dopo un fine settimana, dove progressivamente i miei sintomi psicosomatici hanno cercato di bloccare totalmente la mia muscolatura posteriore, dal collo alle caviglie.
Ancora ora mentre sto scrivendo lo stesso deglutire mi lancia piccole fitte di dolore tra la nuca e le spalle.

Ah…. da quando la mia mente ha appreso che comprendo il suo parlare attraverso il corpo, non rinuncia mai a farlo.

OH PERBACCOLINA!


Io amo il Giappone. Quello onirico che mi porta in parti di me che tendo a celare.
Amo gli artisti del sol levante, il loro surrealismo. Solo chi nasce e cresce in uno sputo di terra sconquassato da terremoti e maremoti può averlo.
Infine amo quello che riescono a farmi sempre. Sorprendermi.

E lo hanno fatto dopo che avevo già scoperto:

* L’amplificazione del punto G

* La riverginizzazione

* Lo sbiancamento anale

* Lo sbiancamento vaginale

* il make up della patonza

Loro son riusciti ancora a sorprendermi con lo sbiancamento del capezzolo!
Pare che da loro l’ultima moda sia quella, sbiancarseli, che scuri pare brutto…

Ditemi come non “amarli”?! 🙂

TU COSA HAI SCELTO?


Vi capita mai di osservare pezzi di mondo?

A me sì, osservo qualche pozzanghera, acquitrini in cui brulicano e sguazzano anime pusillanimi. Si dibattono nel fango e nel guano, sputando veleno, tirano fuori punteruoli aguzzi appena vedono le spalle di qualcuno, senza distinzione di sorta, anche tra loro stessi. Io vedo e sale la nausea.

Inferiscono sui deboli, che dei forti hanno paura, vomitano frasi ad effetto mentre merda gli fuoriesce dalla bocca. Non riuscendo a uscire dalla pozza, cercano di tirare in mezzo a loro chi capita a tiro.

Ci son mattine come queste, in cui il loro gracidare (mi scuso con le rane per averle paragonate a loro) attira la mia attenzione e lo sguardo si posa su una pozza specifica. Vedo e scatta il vomito.

Si lo so dovrei esser più comprensiva. So che alcune persone hanno una vita interiore talmente vuota e deludente che per riempirla si tuffano in quella altrui, invece di crearsene una propria. Ma ci son giornate in cui la mia comprensione scema in proporzione al loro veleno.

Sia ben chiaro, non penso di vivere in un posto diverso, so anche io di vivere in una pozza, credo che la differenza sia una frase di Oscar Wilde: “Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle”.

Vivo nel fango e son sporca, ma cerco di guardare le stelle e gli occhi di chi come me le cerca, perché in quegli occhi io vedo ancora le stelle. Tutto il resto mi nausea.

Son umana e rimango in una pozza, so di non essere candida come le nuvole nel cielo, ma so anche che la differenza sta nel sentiero che NOI scegliamo.
Tu cosa hai scelto?

DISINCANTO


Dal disincanto si guarisce?

Se sì, sull’anima ti rimangono, come il vaiolo per la pelle, segni che ti porterai a vita?

Oppure è una malattia cronica da cui guarire non è possibile. Rimane lì latente sottopelle, come l’hiv, pronta in qualsiasi momento a esplodere in aids.
Il disincanto è l’aids dell’anima?

Certo che in questi giorni ho un umore che il grigio topa tenta il suicidio quando mi legge. Certe botte di ottimismo che neppure la famiglia Addams.

Se vi fossi amica, vi direi “abbattetemi”. Meno male che non ci frequentiamo e posso rimanere in vita.

Ma la domanda rimane lì, aleggia sopra questo cielo plumbeo, dal disincanto si guarisce?

IL METRONOMO


Sabato pomeriggio piovoso, mi ritrovo sul divano con Progenie e Costi a cercare in rete case in vendita. Un pò per gioco, un pò seriamente, vediamo case indipendenti e villette nella Tuscia laziale. Sfogliamo immagini di paesini con molto verde e poche anime, dove credo si viva una vita e rapporti umani che siano degni di tale nome.

Progenie e Costi escono ed io continuo da sola su quel divano. Solo cambio regione. Mi assale l’istinto dei salmoni e torno alla mia terra di nascita, il Friuli. Anche lì paesini con molto verde e poche anime.

Quando andrò in pensione, mi dico, mi trasferisco in una di queste due regioni.
L’idea mi piace molto. Già mi vedo, quel verde, quelle casette indipendenti, penso alle “bestie pelose” libere di muoversi, penso al tempo libero che avrei, alla vita che condurrei e mi stringe questo desiderio di viver già così.

I pensieri non son a comando, arrivano da soli e così arriva chiara la certezza, supportata da altri fatti, lì sotto i miei occhi. La verità e che vivo male il presente. E’ l’oggi che mi manca se penso così tanto al domani.

La vita mi scorre davanti e io rimando tutto al futuro non trovando nulla che mi leghi a questo presente. Dovrei trovare l’intensità nello stesso momento in cui respiro, dovrei far del battito del cuore il metronomo della mia vita, dovrei aprire il cuore ancora e permettere all’imprevisto di entrare. E invece no.

Belle parole, mi dico anche ora mentre scrivo, ma rendermene conto non toglie il problema, sono solo parole, nei fatti il cinismo è diventato la colonna portante della mia vita. Negli ultimi anni mi ha salvato troppe volte dal mondo esterno, così tante da aver preso possesso di grandi parti di me. Certo rimane una me antica, esce allo scoperto come il caldo sole estivo irlandese, raramente e per poco. La parte che credeva.

A volte mi manco, ma poi penso a quanto dolore ha accompagnato quella che ero, e non posso non riesco (per quanto io sappia che così non vado da nessuna parte), non riesco a schiodarmi da quella che sono diventata.

Sbuffo, non ho soluzioni al momento, ancora una volta rimando al domani. Nel frattempo il mio cuore, il mio metronomo personale, scandisce solo il tempo che scorre vuoto.

LE MANOLO BLAHNIK ROSSO FUOCO E LA NEVE


Che cosa hanno in comune Educazione Siberiana e Sex and the city? Me.

Ora non immaginatemi con delle bellissime Manolo Blahnik rosso fuoco mentre arranco nella neve alta. Non intendo questo. Quello che intendo e che sono entrambe le cose. Sorrido al pensiero di mischiare clan siberiani e donne di Manhattan.

Sono il discorso iniziale di nonno Kuzja e sono le mille domande di Carrie.

Sono i tatuaggi siberiani. Ho inciso il mio corpo due volte.
I miei tatuaggi non sono siberiani, ma come i siberiani sono collegati a vicende della mia vita.
Il primo, piccolo, un tribale nero. Punto per ripartire da ciò che ero verso il nuovo.
Il secondo, enorme, colorato. Memento “mai più”, sono sopravvissuta, questo è il mio cammino.
Il terzo è lì, in attesa del suo tempo sulla mia carne, che chiede pelle su cui nascere.

Sono stata parte di un “Sex and the city” de noarte per lungo tempo, fino a che qualcosa si è spezzato. Oggi guardo ad allora con quel nodo in gola di ciò che d’importante si è perduto e non tornerà. Qualcuno l’ha rotto, frantumandolo. La vita spesso fa queste cose.
Di quel tempo mi rimangono i ricordi, tantissimi, aver fatto parte di qualcosa di speciale, un Big nella memoria, il sapore di ciò che era e non è più.

Oggi son più Siberia che Manhattan. Una parte di me ne è fiera. L’altra ha problemi con il freddo, poiché la vita ha grandi difficoltà a prosperare in quell’ambiente. Non ho soluzioni. Ho solo un fine settimana di film e di pensieri che pesano sulle spalle.
Sono consapevole che nonostante tutto sarà la parte siberiana a darmi la forza e l’energia che serve per camminare ancora.

A pensarci bene, immaginatemi pure come quella con le Manolo Blahnik rosso fuoco che cammina nella neve bianca.

MI UBRIACO DI PATATA


Ecco mai una malattia giusta io!
Mi prendo i soliti raffreddori, qualche influenza, mi son fatta un paio di coliche renali. Di nascita mi porto la miopia, l’astigmatismo e con l’età son diventata pure presbite (della serie non mi faccio mancar nulla).
Nel frattempo, in tutti questi anni, ho speso millanta euro in alcolici. Se invece avessi avuto il malanno giusto, lo stesso che ha colpito Matthew Hogg avrei risparmiato un sacco di soldi.

Matthew soffre di una rara malattia. Nel suo intestino vivono dei micro organismi per cui ogni qual volta lui ingerisce alimenti quale pane, riso, patate (amido insomma) questi piccoli folletti dell’alcool si mettono al lavoro e lui si ubriaca.

Io già mi immagino mentre mi faccio una calda patata (oh i doppi sensi) al cartoccio e poi vado fuori come solo con 8 negroni potrei (e qui siamo arrivati al triplo senso carpiato). Il tutto con un solo euro. Uno sballo!

A pensarci bene però… già son una tossica delle peggiori di dolci, tipo profitterol, gelati, tiramisù se poi mi ubriacavo con una patata bollente… meno male che nel mio intestino ci son solo i folletti della scorreggia.

PS: Si sfrutto ancora, in maniera turpe e bieca, le parole chiave per aumentare le visite al mio blog
PPS: le parole chiave sono scorreggia e euro