SPIRAS


Lo senti il respiro a spirale. Nasce tornado, ossimoro leggero e gentile, alla bocca dello stomaco. Sale con il suo arabesco intrecciarsi, si espande nei polmoni, nella cassa toracica. Riempie e percepisci parti celate di te.
Ti ascolti e nel farlo vai in debito di ossigeno. Recuperi, respiri, i tuoi, profondi, ampi. In quel momento lo percepisci risalire, la gola l’accoglie, s’innalza alla testa, dove si trasforma in nebbia e confonde tutto.

I contorni del mondo si sciolgono e ti ritrovi in una bolla temporale per qualche nanosecondo e sai a pelle, sulla pelle, la teoria della relatività.

Sahasrara si apre, la nebbia risale verso la luce, nel farlo ricade, come rugiada, a coprire le spalle. Brividi mentre lentamente, goccioline, scivolano, come carezze, sulle braccia, sui fianchi, sulla pelle fino a ricoprirti totalmente.

L’amore, la passione, l’unione, l’anima è anche in un respiro.

CHIOCCIOLA


Bloccato come una peperonata mangiata quale contorno a una parmigiana di melanzane fritte a mezzanotte.

Sbarrato perchè scriverlo, vorrebbe dire mettermi a nudo, con me stessa e poi, forse, chissà, ritrovarmi fragile. Farmi i pipponi, le seghe mentali, fustigarmi per le mie incoerenze e rendermi conto che ho falle nell’armatura.

Faccio grandi voli pindarici con i pensieri su come scriverlo e non lo scrivo. Penso la parola che racchiude il momento, poi mi ritraggo come chiocciola sfiorata. Mi assaporo l’emozione che lambisce la pelle, come il mare la riva, ma poi la serro. Sia mai che prenda il controllo.

Perché, diciamolo, la paura è quella. Io nelle emozioni il controllo non l’ho mai avuto. E si sa, le chiocciole sono mangiate in un boccone, e a me esser masticata non piace.

E le parole sono ancora lì, volano, salgono, planano per poi risalire, come correnti di vento.

CREPE


Ti amo ancora” e mi tappo subito la bocca con la mano. Cerco di porre rimedio a quella frase sfuggita, in cerca di libertà, a un cuore che la teneva prigioniera.

Ho sbagliato a dirtelo” dico subito spaventata. Vibra come un diapason il miocardio, pensando che questa frase ti farà fuggire da me.

No” mi dici e mi attiri a te “Ho bisogno che tu me lo dica“.

C’è qualche crepa in questo mondo, perché il figlio di Ipno e di Notte, porta sempre il suo universo in questo.

morfeo

DIANA


Poi un giorno capisci che le radici non servono ad ancorarti al terreno, non servono a tenere piedi e testa a terra. Le radici servono a trattenere il cuore, quando si frantuma, come le radici trattengono la terra. E’ il giorno in cui non sai se il dolore fisico che senti agli occhi è dovuto al piangere troppo o al trattenere troppo le lacrime.

Diana ha raggiunto Micio in quel mondo parallelo in cui le anime che sono famiglia si ritrovano e dove aspettano la famiglia terrena.

Ciao Diana
diana

EMUOVITI


Dal mio personalissimo progetto Emuoviti, emozioni in movimento, vi ho parlato altre volte, sono i miei micro supporti economici.

A febbraio il mio micro contributo per la razza umanoide va Emergency.
In Iraq, in Afghanistan, in Africa, in Uganda e anche in Italia curiamo uomini, donne e bambini vittime della guerra e della povertà. Non ci interessa da dove vengono, in quale Dio credono, qual è il colore della loro pelle. E a te interessa?
Costruiscono ospedali, curano uomini e cuccioli di uomini. Nonostante l’anima oscura che l’uomo ha insita in se, loro continuano a nutrire la parte di luce.

Il mio micro contributo per la razza non umanoide va anche questo mese a Andrea Cisternino – Rifugio Italia Ukraine.
Che dire di lui che non ho ancora detto? So che se non potessi tenere io i miei amori pelosi, spererei che li adottasse lui.

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IL TERZO AMORE


Il primo è quello nell’adolescenza, quello in cui pensi che non esista il tradimento, il dolore, l’incomprensione. Si ne hai sentito parlare, ma per te sarà diverso. Per voi sarà diverso. E‘ l’amore con cui comprendi che entrare nel “meraviglioso” mondo del “noi” pare più un ring che altro.

L’amore borderline che oscilla tra incazzature e gioie. Tra passione e cupa tristezza. Tra estremismi emotivi a seconda del giorno, ora, minuto e secondo. In questo modo, mentre ti frantumi, cominci ad apprendere il senso più ampio della parola “amore”.

Il secondo amore è quello dell’età adulta, sai che non esistono solo coniglietti rosa, unicorni e soffici nuvolette. Hai i piedi piantati per terra. In genere hai in mano la tua vita.
Poi lo incontri ancora, l’amore, ma (ah sempre questi benedetti ma) ti aspetti qualcosa da questo amore. Cosa ti aspetti dipende dai tuoi bisogni. Nell’ipotesi più sana, ti aspetti che ti renda felice e ti riempia la vita.
Come tutte le aspettative, è destinata, come il Titanic, a infrangersi contro l’iceberg delle aspettative altrui.
Ma prima che ciò accada questo amore, facendosi breccia in te, sgretola ogni tua certezza e come sanguisuga si nutre dei tuoi bisogni, quando termina, tu sei devastato.

Io so che esiste un quarto amore. E sto aspettando quello, se è destino che ci si incroci in questa vita.

Il quarto amore è quando non ti aspetti che l’altro ti renda appagato e pieno. Lo sei già. Vuoi condividere la tua perfetta imperfezione con qualcuno che vuole far la stessa cosa, condividere la sua perfetta imperfezione con te. Null’altro.
Non hai aspettative, non hai bisogni, sei già equipaggiato per viaggiare bene da solo nella vita. Quindi viaggiare in due è solo la versione full size, della vita, non la vita.

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Si lo so vi chiedete dal secondo al quarto? Ma il terzo? Il terzo è quello senza il quale sicuramente al quarto non ci arrivi.

Il terzo amore è per te stesso. Ti ami già da solo, si ok ogni tanto ci litighi con te, ma poi ci fai sempre pace. L’amore esterno che incontri è l’optional dell’universo.

Rimanere solo non è un problema. Non hai paura degli spazi vuoti, perché non hai spazi vuoti da riempire, anzi ogni tanto devi far un pò di pulizia per far entrare tutte le cose che vorresti fare.
Far entrare un’altra persona nella tua vita vuol dire “far spazio” ulteriore delle tue cose. Quindi ci pensi un sacco prima di farlo, e se lo fai, deve valerne la pena. Deve essere il quarto amore, altrimenti, diciamolo tre è da sempre il numero perfetto.

DENTE DI LEONE


Non si inizia mai un discorso con e, ma, però. Ma nel mio mondo si, poiché tutto si può e niente si può.

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Ma puoi dire cose senza senso per parlar sensatamente.
Ma puoi portar la leggerezza e l’apertura di cuore.
Ma puoi essere serio con leggerezza ma non allegro con pesantezza.

Nel mio mondo la reclamo la leggerezza, come brezza, vento che scompiglia i capelli e arruffa i pensieri.

Però se mi soffi allegria, mando in giro sorrisi.
Però se mi tieni la mano, il cuore prende la forma del tuo.
Però se mi baci una ciocca sul collo, ti rispondo con la pelle.
Però se mi apri il tuo cuore, ne farò la mia tana.

Nel mio mondo non son cuor di leone, ma dente. Come lui ho rizomi profondi. Son amara ma non cattiva. Ho radici ma tendo a volar via.

E se mi parli di te, ti parlerò di me.
E se mi tieni accanto, ti porterò con me tutta la vita.
E se mi ascolti, ti dirò il mio π
E se porti i colori, ti regalerò pareti da dipingere.

E lascio fuori tutte quelle cose che il cuore lo fanno contrarre, ma non d’amore. Le persone che scivolano sulle altre come fossero lastra di ghiaccio. Chi pensa sempre a se. Chi del silenzio fa arma. Chi si veste di carnevale e cela l’omertà. Chi si abbevera alla sorgente ma poi sputa veleno.

E porto qua con me, il cuore che fa “bum bum cha” e sorride, sorride stupidamente a questa vita, perché in quel bum bum c’è l’universo intero.

PIEDI


Ogni passo che ho fatto per esser quello che sono, lo so ti pare sia stato leggero, ma ho percepito ogni singolo sasso. Posso dirti quanti erano aguzzi e quanti tondi, quelli levigati dal mare e quelli appena nati da una roccia. Vi sono spine che ancora oggi, son rimaste lì prigioniere, tra carne e pelle, a ricordarmi di certi sentieri.

Avevo piedi morbidi e pelle rosea. Muovermi sui terreni non è stato facile. Per sopravvivere ho ispessito a tal punto la pelle che ad un certo punto non ho sentito più niente, neppure il soffice prato o il duttile terreno. Non sentivo il dolore, ma neppure il piacere della rugiada o il tepore del selciato battuto del sole. Non sentivo più.

E’ stato a quel punto che ho dovuto scegliere.
Sentire o non sentire. Respirare o soffocare. Nuotare o affondare.

Se sono qui, è perché ho scelto il cammino, la scelta è stata quella del vivere, anche se ogni tanto mi ritraggo. Ed è per questo, anche se ancora oggi, nel mio camminare mi sanguinano i piedi, stringo i denti e vado avanti, ancora un pochino, solo un pochino, ancora un pò. So che per ogni sasso aguzzo che percepisco ci sono milioni di fili d’erba ad attendermi.

Guardi alle mie sicurezze come a una caramella pescata distrattamente da un barattolo di un raffinato negozio di dolciumi, ma esse affondano radici che mi hanno trapassato la pelle per radicarsi in questo mondo.
piedi

MICIO


Quasi 19 anni insieme.
La mia convivenza più lunga, escluso Progenie.
Venerdì ti sei spostato di dimensione.
Il mondo ha un graffio profondo senza te.

Quella scalfittura sulla superficie del mondo, ha prodotto un vuoto. Quel vuoto è la tua mancanza, che avverto improvvisa ogni tanto.

Progenie, lontana porta il senso di non averti salutato, e si preoccupa di me che ho potuto salutarti, ma ho dovuto decidere.
Io mi preoccupo di lei che non ha dovuto decidere nell’istante, ma ha l’incompletezza di un saluto non dato, e la consapevolezza di affrontare una casa senza di te, quando verrà.

La verità e che per entrambe sei stato, sei, membro effettivo della famiglia. Entrambe abbiamo il cuore dolorante, anche se sappiamo che ora stai meglio.

Ci si consola con l’idea di quel ponte arcobaleno, dove t’immaginiamo attenderci, e richiamarci verso te, quando anche noi diverremo pura energia.

Ciao Micio.
micio

ISOLE


Siamo isole.
Separate.
Ci lega l’acqua.
Illusione che lambisce le sponde.