UNA FOGLIA DI NOME POLIANNA


Nella foresta magica cade una foglia. Lentamente come cerchi concentrici nell’acqua, si espande e vibra la sua anima, tutta la foresta piange quella piccola foglia caduta.

Una notte di pochi giorni fa, alla vigilia del Solstizio d’estate, è accaduto a te piccola foglia del nostro cuore. Noi siamo la tua foresta. La tua tribù sta vibrando insieme a te, per accompagnarti verso la luce.

Ti vogliamo ricordare così, splendida con quel tuo sorriso e quegli occhi sul mondo.

Per altri suoi sorrisi click here
Our hearts will dance together forever. We love you.

Alcune delle foto della slide sono di Claudio Resonance.
Grazie Claudio per essere riuscito a imprimere nelle foto così tanto di lei

LE MANOLO BLAHNIK ROSSO FUOCO E LA NEVE


Che cosa hanno in comune Educazione Siberiana e Sex and the city? Me.

Ora non immaginatemi con delle bellissime Manolo Blahnik rosso fuoco mentre arranco nella neve alta. Non intendo questo. Quello che intendo e che sono entrambe le cose. Sorrido al pensiero di mischiare clan siberiani e donne di Manhattan.

Sono il discorso iniziale di nonno Kuzja e sono le mille domande di Carrie.

Sono i tatuaggi siberiani. Ho inciso il mio corpo due volte.
I miei tatuaggi non sono siberiani, ma come i siberiani sono collegati a vicende della mia vita.
Il primo, piccolo, un tribale nero. Punto per ripartire da ciò che ero verso il nuovo.
Il secondo, enorme, colorato. Memento “mai più”, sono sopravvissuta, questo è il mio cammino.
Il terzo è lì, in attesa del suo tempo sulla mia carne, che chiede pelle su cui nascere.

Sono stata parte di un “Sex and the city” de noarte per lungo tempo, fino a che qualcosa si è spezzato. Oggi guardo ad allora con quel nodo in gola di ciò che d’importante si è perduto e non tornerà. Qualcuno l’ha rotto, frantumandolo. La vita spesso fa queste cose.
Di quel tempo mi rimangono i ricordi, tantissimi, aver fatto parte di qualcosa di speciale, un Big nella memoria, il sapore di ciò che era e non è più.

Oggi son più Siberia che Manhattan. Una parte di me ne è fiera. L’altra ha problemi con il freddo, poiché la vita ha grandi difficoltà a prosperare in quell’ambiente. Non ho soluzioni. Ho solo un fine settimana di film e di pensieri che pesano sulle spalle.
Sono consapevole che nonostante tutto sarà la parte siberiana a darmi la forza e l’energia che serve per camminare ancora.

A pensarci bene, immaginatemi pure come quella con le Manolo Blahnik rosso fuoco che cammina nella neve bianca.

CASTELLI


I miei castelli in aria si son sciolti tutti in acqua e son caduti sulla terra. Non trovo più i miei desideri e i miei sogni.

Chi li trova per favore me li riporta?

UNA RISPOSTA DEL CAZZO


Una risposta del cazzo, non cattiva o offensiva, anzi credo volesse essere carina, solo una risposta del cazzo. Avete presente quelle che le prenderesti e le ficcheresti nella parte mediana posteriore della persona che l’ha pronunciata? Si proprio quelle. Non le ficcheresti lì per malanimo, ma solo per far sentire l’effetto di quella frase a chi l’ha pronunciata.

Dietro a quel “manca a tutti…” c’è il fatto che io pensi che avresti potuto. Il problema è che avresti aver voluto e non solo potuto. L’immobilismo è sempre stato il tuo peggior nemico, aspetti sperando che il tempo risolva per te. Il tempo risolve, ma a modo suo.

L’amaro soffoca e stringe la gola. Inutile pensarci, non cambia nulla. Il destino esiste, lo costruiamo noi attimo per attimo, in base alle scelte che facciamo o alle scelte che non facciamo. Tu nelle mani avevi il 50% di questo destino.

Manco quando non ci sono più, non potrebbe essere diversamente, quando ci sono, son presente, mi percepisci, mi senti, non posso mancare. E’ così che mi perdono le persone. Mi danno per scontata, dimenticando che nel mio mondo non esistono i saldi.

UNA RISATA CI RISVEGLIERA’


Mi sono sentita ridere.
Oh lo so, sembra una cosa scontata e normale, ma non lo è. Parlo di quella risata che nasce da una parte profonda di se stessi, sale e mentre scoppia ci isola da tutte le brutture del mondo, facendole scomparire per un po’.
Avete presente quella risata che facevamo da bambini? Quella che poi, lentamente, è morta man mano che ci hanno portato via pezzi di noi. Ecco quella.

Ieri sera ho riso così, da sola sul divano, guardando la prima serie di “New Girl”. Nulla di che, una commedia, niente cose complicate o concetti filosofici, vita comune  (non italiana). Non so perché io rida così tanto,  così di gusto, forse perché in qualche modo quello che accade nella serie è capitato qualche volta nella mia vita, forse perché in alcune situazioni assurde, ma possibili, io avrei fatto la stessa identica faccia, o forse perché la protagonista femminile a volte è così testardamente ingenua, come me in alcuni momenti.  Non importa il perché, importa che mi son sentita ridere come una volta, come anni fa.
Niente sorrisi, niente labbra tirate in un forse lontano ridere, ma proprio quello scoppio che scuote l’anima e la apre.
Io sospetto che il vero amore sia lì, tra un paio di occhi che brillano allegri e una risata.

Mi son sentita ridere. Ed è stato bello.

ANALFABETISMO


Siamo tutte bottiglie con un messaggio dentro. Galleggiano in questo mare chiamato vita. Ogni tanto qualcuno ci trova e ci apre.
Peccato che questo mondo sia emotivamente analfabeta.

Chissà, quale curiosità sull’etimologia delle parole, se il fatto che la parola inizi per anal abbia il suo perchè. Solite domande da Coglion Zen quale io sono.

PROGENIE


Il suo ingresso è stato plateale, occhi spalancati sul mondo e mano chiusa intorno al cordone ombelicale, come fosse aggrappata al palo dell’autobus e aspettasse la sua fermata per scendere. Il suo indice di Apgar fu 10, fin da allora intenta ad ottenere il voto più alto.

Qualche anno dopo all’asilo era una testa di riccioli impossibili, due occhioni e una forma di tenerezza-protezione verso quelli più piccoli di lei, uno dei pochi momenti in cui ha permesso a questa parte dei lei di essere visibile (si lo so, un po’ mi detesterai perché lo dico).

Alle medie inferiori, un’adolescenza precoce (del resto dall’indice di Apgar in poi ha sempre cercato di arrivare prima in ogni dove) sconvolse me, madre, convinta di aver sbagliato tutto, educazione compresa. Di non aver fatto nulla di buono e di aver fallito.

Alle superiori il suo forare l’adolescenza verso la forma adulta non fu indolore, ancora oggi cicatrici di quel periodo glielo rammentano e coincisero con il mio forare la vita verso la consapevolezza. Ripenso ad allora, sospiro di sollievo all’idea di quanto siamo state entrambe  baciate dalla fortuna e nel contempo consapevolmente determinate. Del resto la fortuna aiuta gli audaci.

Poi l’università tra scelte di studi e crescita, tra la ricerca di se e la ricerca del mondo, in qualche modo han fatto passare gli anni cercando di centrare l’obiettivo. Per lei e il suo interiore “Indice di Apgar” è stato stressante e spesso lo è ancora.

Lo studio all’estero, la laurea, il 110 con lode, il master ancora all’estero, il ritorno in italia, il programmare un secondo anno di master, la ricerca infruttuosa di una temporanea fonte di cash per il secondo anno di master, è stato un attimo, senza nemmeno accorgersi si arriva ad oggi.

Oggi il tuo essere donna fatta di mille sfaccettature, le tue paranoie e le tue idee geniali, la tua forza e i tuoi timori, il tuo interiore esposto così tanto da celarsi a quasi tutti, l’essere quella che sei anche con quei lati del carattere che a volte veramente ti prenderei per i capelli e ti fracasserei i denti sullo spigolo del tavolo (ma con amore naturalmente), l’ironia, il cinismo, la correttezza e l’uso della verità. Tutte queste cose, e altro che non cito, fanno di te, la persona, non solo la figlia, la donna che in tutti questi anni ha continuato a farmi dire: “Se non fosse mia figlia, la vorrei come amica“.

Accade a volte che il mio lato oscuro caratteriale, il mio stress e il mio nervosismo prendano il sopravvento e ti feriscano o quantomeno ti facciano incazzare, rendendoti difficilissimo rapportarti a me che in quel momento pungo. Sappi che nel momento stesso in cui me lo dici, me ne rendo conto. In quell’attimo chiederti scusa è difficile, la parte negativa dell’orgoglio e lo stress che accompagna quei momenti è troppo forte. Lo faccio ora per allora, scusa.

Quest’anno il due sarà per l’ultima volta davanti ai tuoi anni.  Avrei voluto aver la possibilità di festeggiare in modo diverso, più “ricco”, ma come ben sai il periodo è quello che è.  Una semplice pizza stasera e questo mio scritto son il tuo regalo di compleanno.

Auguri Progenie, auguri bimba mia, anche se non sempre sembra, io scoppio di orgoglio costantemente per te.

Ti voglio bene.
Mater

Photo by Chiwaz 2014 – Gabriele Castelli

FORBICI


Ho avuto sempre difficoltà a dare quell’ultimo colpo di forbici, quello che recide.
Perchè so che non dimentico. Ricorderò per tutta la vita che ho reciso con te e perchè l’ho fatto. Negli anni non sentirò più l’emozione che mi ha portato a quello, ma ricorderò le cause e la forza che ho dovuto avere per farlo, recidere è un’azione con un punto di non ritorno.

Ecco come mai quando è il momento dell’ultimo taglio, il definitivo, tentenno. Rimango lì in attesa, come se quello che non è successo in anni, potesse accadere in un secondo. Ma non accade mai.
Il mio tentennare è la paura di sentire il vuoto di una presenza che in un momento lontano esisteva ed ora non più. E’ la certezza del sapere che arriverà un momento, in cui tornerà a cercarmi, ed io guarderò quel punto di non ritorno che ho oltrepassato. Quello che è stato non sarà mai più.

Ecco perchè oggi rimango qui immobile, con le forbici in mano e tentenno, il tempo fa amare anche i fantasmi.

PELLE


Diciamo sempre che le sentiamo nell’aria, ma la verità è che le novità sono dentro noi. Noi assaggiamo l’aria come piccole lumachine, pensiamo di sentirle lì come brezza che lambisce, invece stanno scorrendo sotto pelle. Le percepiamo quando risalgono e si avvicinano alla pelle per uscire.

Ecco, ora io le sento lì, sotto pelle, vicino alla bocca dello stomaco, scalciano e scalpitano per uscire. Alcune sono fuggite in gola, mi fanno inspirare profondamente l’aria per poi lentamente farla uscire in un lungo respiro.

Si sono vicine, pronte a svolazzare tra la linea della spalla e la linea del collo.

PAROLE ALTRUI


Io penso che le persone non si dimenticano. Non puoi dimenticare chi un giorno ti faceva sorridere, chi ti faceva battere il cuore, chi ti faceva piangere per ore intere. Le persone non si dimenticano. Cambia il modo in cui noi le vediamo, cambia il posto che occupano nel cuore, il posto che occupano nella nostra vita. Ci sono persone che hanno tirato fuori il meglio di me, eppure adesso tra noi, c’è solamente un semplice ‘ciao’. Ci sono persone che hanno preso il mio cuore e lo hanno ridotto in mille pezzi, senza nemmeno pensarci due volte. Ci sono persone che sono entrate nella mia vita in punta di piedi e ne sono uscite esattamente nello stesso modo. Ci sono persone che hanno creato un gran casino, che hanno sconvolto i miei piani, che hanno confuso le mie idee. Ci sono persone che nonostante tutto, sono ancora parte della mia vita. Ci sono persone che sono arrivate e non sono più andate via. Ci sono persone che, anche se io non le ho mai sentite, ci sono sempre state. E poi ci sono persone che non fanno ancora parte della mia vita, ma che tra qualche anno forse, saranno le persone più importanti per me. Ci sono persone che: nonostante mi abbiano fatto versare lacrime, mi abbiano stravolto la vita, mi hanno insegnato a vivere. Mi hanno insegnato a diventare quello che sono. E, anche se oggi tra noi resta solamente un sorriso o un semplice ‘ciao’, faranno per sempre parte della mia vita. Io non dimentico nessuno. Non dimentico chi ha toccato con mano, almeno per una volta, la mia vita. Perché se lo hanno fatto, significa che il destino ha voluto che mi scontrassi anche con loro prima di andare avanti.”

Luciano Ligabue

Oggi va cosi, oggi uso parole altrui e non le mie. Oggi è così perché queste parole avrei voluto scriverle io, così come sono, punti, virgole e due punti compresi. Nemmeno se lui mi avesse conosciuto e davanti a un bicchiere di lambrusco (quello amabile) avessimo parlato con la filosofia del nostro cuore per tutta la notte.