PERCORSI


Ci arrivo, quasi per caso, youtube mi suggerisce quel video. Rimango lì ad osservare. E li vedo. Lì in mezzo a quei sorrisi, ci sono i miei amici. Alcuni suonano altri ballano. Vi guardo. Mi si apre il cuore e le labbra si stendono leggere. Mi mancate spesso, più di quello che vorrei.

Mi mancano. Mi manca danzare con loro, mi manca attraversare la notte e arrivare al sorgere del sole mentre danzo, mi manca la condivisione di una visione del mondo, mi manca la parola amore che abbraccia non solo le relazioni, mi manca osservare il mondo con attrazione, mi manca vederlo a 360 gradi attraverso i miei e i vostri occhi.

Mi manca tutto ciò, con la consapevolezza che è una parte di me, lo è e lo sarà sempre, ma che il mio cammino ha dovuto intraprendere un nuovo sentiero.

Dicono che la strada la scegliamo “prima” di tornare. Di molti sentieri intrapresi o lasciati alle spalle, io mi chiedo quali scelte ho fatto “prima” e dove mi voglio condurre. Me lo domando anche oggi, guardandovi, chissà cosa ho scelto per non percorrere tutta la strada con voi.

SENTIERI E AMICI


Lo sai da tanto, eppure ogni tanto te ne scordi. Tu e il tuo sentiero vi siete già scelti. Quando te ne dimentichi, ti ritrovi lì, nel mezzo confusa. Volgi lo sguardo e cerchi il da farsi, cosa scegliere, dove andare, come muoversi. Tutto sembra complicato e difficile.

Poi un colore, una foglia, un refolo di vento, una risata lontana e intuisci la direzione. Probabilmente non è definitiva, più avanti troverai un’altra diramazione, un’altra decisione, ma non temi più le scelte. Ora sai che quando sbaglierai, ci sarà modo di tornare, il cammino si farà riconoscere e ti chiamerà a se.

Sospiri di sollievo, non sai ancora dove andare di preciso, né cosa ti riserva il sentiero più avanti, ma non importa la strada ora non è più nemica.

Il freddo è alle spalle, il calore ti aspetta avanti, e come sempre ha la forma degli amici che ti accompagnano nei millenni.

STRATI


E poi ci son notti così, in cui dormi e sei sveglia nello stesso istante, ti domandi il senso e non trovi risposta.

Son notti che ti portano a giornate un pò così. Fatte di pensieri e battiti di cuore, scandite da respiri e parole deglutite. Labbra che rimangono serrate mentre occhi osservano il mondo che scorre.

Mastichi chewing gum e tra i denti ti rimane intrappolata la domanda. Rimane lì, inevasa, mentre cerchi senza trovarla, tra gli strati che la vita ti ha appoggiato sulla pelle.

HO SMESSO


Ho smesso di credere che tutti sono buoni, ho smesso di credere che le persone sono uguali, ho smesso di credere che non puoi far del male se non vuoi, ho smesso di credere che tutti sono amici, ho smesso di credere alle storie a lieto fine, ho smesso di credere che i cattivi non esistono, ho smesso di fumare, ho smesso di credere ai principi azzurri, ho smesso di credere che tutto ha un senso, ho smesso di credere alla parodia “amore”, ho smesso di credermi migliore, ho smesso di credermi peggiore, ho smesso di pensare che un’egoista smetterà spontanemente di esserlo, ho smesso di rimandare al futuro il mio futuro, ho smesso di credere che la pecora non possa mordere. Ho smesso.

Ho smesso tante di quelle cose, che pezzo a pezzo ho cominciato a (di)smettere me stessa, convinzione dopo convinzione mi abbandonavano lasciandomi denutrita di sogni e speranze.

Ho smesso un sacco di cose, per rendermi conto che ho smesso tutte cose esterne a me. Ed ecco forse è tutto lì, sotto tutto quello smettere di credere che le soluzioni fossero fuori, e sotto quelle illusioni, ecco me stessa.
Non sempre mi piaccio, ma quasi sempre mi accetto.

E credo di piacere anche all’universo, poichè quando sembra che io stia per dire “ho smesso tutto”, quando inciampo e la forza di rialzarmi non l’ho più, quando mi domando che senso ha, quando mi sembra che non esistano colori e differenze, quando credo di non esser adatta a questa vita, quando affondo tra calcoli e conti, tra emozioni e desideri, ecco proprio in quel momento mi arriva un messaggio da parte sua in cui dice: “Non ho mai smesso di sapere che facevi parte di me, non smettere tu di pensarlo”. Quando ciò accade io piango e rido insieme. Grata del dono.

Questo scritto è dedicato a una persona.
Io non ho bacchette magiche, non ho soluzioni. Sono più le volte che inciampo e mi sbuccio le ginocchia che il resto, vado avanti anche io a tentoni, senza libretto delle istruzioni di questa vita. Ma una cosa ho imparato in tutti questi anni, ed è che se permettiano allo sconforto di prenderci troppo a lungo, egli ci terrà prigioniere insieme alle nostre paure.
Vorrei passarti in un attimo tutto quello che ho appreso negli anni, non è possibile e se anche lo fosse sarebbero solo l’esperienza del mio “cammino” non del tuo. Questo non vuol dire che sei sola. Vuol solo dire che possiamo camminare sulla stessa strada insieme, solo che vedremo cose diverse.
La nostra ricchezza sarà proprio quella raccontare all’altra quello che lei non vede.


nell’aria nel frattempo volano queste note

PERSONE


Che non ho soldi che avanzano (anche) in questo periodo di vita non è un segreto. Che per questo ho dovuto, e sto “dovendo” rinunciare a tantissime cose neppure. Eppure… eppure sto scoprendo un periodo così ricco, che per certi versi penso che la vita faccia apposta a farmi stì scherzetti con il denaro, in modo che possa riequilibrare il tutto e far si che l’universo mi mandi un altro tipo di ricchezza, le persone.

Persone. Persone che son entrate nella mia vita, nonostante io fossi chiusa e restia.

Persone con cui ho diviso tempo, una pizza, la mia casa, telefonate, messaggi, pensieri, anche solo ogni tanto.

Persone con cui condivido quotidianamente parole scritte e parlate, con cui “uozzappo” i buongiorno, le buonanotti, le immagini di vita, un fotogramma di un qualsiasi momento della nostra giornata.

Persone che mi hanno aperto casa, che mi riapriranno casa, che mi chiedono quando vieni e sbuffano perché devo centellinare gli euro per i chilometri che mi dividono da loro.

Persone con cui condividerò, un brunch una domenica mattina o più avanti una città che mi manca.
Persone che non mi chiedono cosa mi dai, mi danno loro, il loro tempo.

E’ un post così, nato dal niente, da un pensiero partito da un’idea e terminato in modo che non pensavo, ma spesso i miei post son così, mi parlo attraverso le mie stesse parole. Oggi me lo son proprio detto, sono una persona ricca.

I QUADRI DI MATRIX


Mi scopro sempre più a pensare che la realtà non esista, ma esiste la proiezione di noi in un’immagine che noi chiamiamo realtà e la percezione che noi abbiamo della realtà altrui.

Così mi immagino la realtà come una stanza con pareti vuote e bianche. Crescendo ho appeso alle pareti foto, quadri e dipinti che rappresentavano la mia realtà. A scrutar ieri, lo ammetto ero brava a dipingere, ho rappresentato colori e vite di una intensità tutta loro, creativa e onirica a volte.
Ho usato colori tenui, gialli intesi, blu rilassanti, un rosso passione che degradava nel nero, ogni tanto quel tocco di rosa fantasy che rischiara, quello l’ho usato soprattutto con i coniglietti però.

Poi qualcuno è entrato, quando mi son distratta, ha usato bombolette spray nere, ha spruzzato le mie tele coprendo le mie foto e i miei colori. Son riuscita a buttarlo fuori, ma ho dovuto togliere quei quadri dalle pareti.
Poi qualcun altro è entrato e con l’inganno ha usato un taglierino, sfregiando le mie tele con squarci. Ho dovuto eliminare anche quei quadri.
Poi ho chiuso la porta.
Non è bastato. Dall’esterno terremoti hanno fatto vibrare le pareti. Le ultime foto e gli ultimi quadri son caduti.

Ora guardo le pareti spoglie consapevole che la realtà è quella. Pareti bianche che ognuno di noi riempie di quadri e foto.
Non ho più quadri, ma da qualche parte, non so di preciso dove, ho ancora pennelli e colori.

Il corpo si blocca e si domanda se vuole davvero dipingere un’altra volta una realtà che non esiste e far finta di viver una vita che non c’è o accettare che la vita son pareti bianche.

Matrix incombe sempre su noi.
È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.”

Son pensieri del lunedì mattina lo so, quelli dopo un fine settimana, dove progressivamente i miei sintomi psicosomatici hanno cercato di bloccare totalmente la mia muscolatura posteriore, dal collo alle caviglie.
Ancora ora mentre sto scrivendo lo stesso deglutire mi lancia piccole fitte di dolore tra la nuca e le spalle.

Ah…. da quando la mia mente ha appreso che comprendo il suo parlare attraverso il corpo, non rinuncia mai a farlo.

TU COSA HAI SCELTO?


Vi capita mai di osservare pezzi di mondo?

A me sì, osservo qualche pozzanghera, acquitrini in cui brulicano e sguazzano anime pusillanimi. Si dibattono nel fango e nel guano, sputando veleno, tirano fuori punteruoli aguzzi appena vedono le spalle di qualcuno, senza distinzione di sorta, anche tra loro stessi. Io vedo e sale la nausea.

Inferiscono sui deboli, che dei forti hanno paura, vomitano frasi ad effetto mentre merda gli fuoriesce dalla bocca. Non riuscendo a uscire dalla pozza, cercano di tirare in mezzo a loro chi capita a tiro.

Ci son mattine come queste, in cui il loro gracidare (mi scuso con le rane per averle paragonate a loro) attira la mia attenzione e lo sguardo si posa su una pozza specifica. Vedo e scatta il vomito.

Si lo so dovrei esser più comprensiva. So che alcune persone hanno una vita interiore talmente vuota e deludente che per riempirla si tuffano in quella altrui, invece di crearsene una propria. Ma ci son giornate in cui la mia comprensione scema in proporzione al loro veleno.

Sia ben chiaro, non penso di vivere in un posto diverso, so anche io di vivere in una pozza, credo che la differenza sia una frase di Oscar Wilde: “Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle”.

Vivo nel fango e son sporca, ma cerco di guardare le stelle e gli occhi di chi come me le cerca, perché in quegli occhi io vedo ancora le stelle. Tutto il resto mi nausea.

Son umana e rimango in una pozza, so di non essere candida come le nuvole nel cielo, ma so anche che la differenza sta nel sentiero che NOI scegliamo.
Tu cosa hai scelto?

LA COPERTINA


La sensazione è quella di avere una coperta larga due metri e lunga un metro, ma avere un letto tre metri per tre. Per quanto tu tiri, giri, sposti, metti in un modo o nell’altro, non riesci a coprire l’intero letto con quella coperta.

Questo ho fatto oggi con i numeri.  Li ho girati sottosopra, ho spostato, allungato, mischiato e poi ridistribuito. Ma niente. Questo letto non riesco a coprirlo interamente.

La stanchezza che sento è quella di chi da sempre combatte non per guadagnare ma per pareggiare.

Ogni spesa imprevista, anche di poco fuori dall’ordinario, è un incubo da cui partono i mea culpa per la gestione del denaro, per poi comprendermi e dirmi che poi tutta la colpa non è mia. Lo stipendio è uno, le spese di vita tante, le tasse nuove si sommano a quelle vecchie, gli aumenti sono costanti ci sono nuovi obblighi, solo lo stipendio rimane immutato. Peccato che strisciante mi rimanga sempre quel “si, ma se fossi stata più brava…”

Oggi, tutto il pomeriggio ho tirato la copertina, ma a meno che non arrivi l’eredità di uno zio d’america,  nei prossimi sei mesi qualche pezzo del letto rimarra scoperto.

UNA RISATA CI RISVEGLIERA’


Mi sono sentita ridere.
Oh lo so, sembra una cosa scontata e normale, ma non lo è. Parlo di quella risata che nasce da una parte profonda di se stessi, sale e mentre scoppia ci isola da tutte le brutture del mondo, facendole scomparire per un po’.
Avete presente quella risata che facevamo da bambini? Quella che poi, lentamente, è morta man mano che ci hanno portato via pezzi di noi. Ecco quella.

Ieri sera ho riso così, da sola sul divano, guardando la prima serie di “New Girl”. Nulla di che, una commedia, niente cose complicate o concetti filosofici, vita comune  (non italiana). Non so perché io rida così tanto,  così di gusto, forse perché in qualche modo quello che accade nella serie è capitato qualche volta nella mia vita, forse perché in alcune situazioni assurde, ma possibili, io avrei fatto la stessa identica faccia, o forse perché la protagonista femminile a volte è così testardamente ingenua, come me in alcuni momenti.  Non importa il perché, importa che mi son sentita ridere come una volta, come anni fa.
Niente sorrisi, niente labbra tirate in un forse lontano ridere, ma proprio quello scoppio che scuote l’anima e la apre.
Io sospetto che il vero amore sia lì, tra un paio di occhi che brillano allegri e una risata.

Mi son sentita ridere. Ed è stato bello.

METAMORFOSI


La sensazione è quella d’aria che si espande, i polmoni non riescono a contenerla e per questo devo sospirare nel cercare di compensare questo eccesso d’aria. Ogni respiro è un sollievo e nel farlo la percezione è quella del cambiamento che si avvicina.

Willy una volta mi disse che io continuavo a dirgli che stavo cambiando, l’intenzione era di dirmi che le mie in fondo erano parole accompagnate dalle mie solite seghe mentali, che in fondo io non cambiavo mai, o meglio, non così spesso.
Provai a fargli comprendere che la verità era che io cambiavo e mutavo in ogni secondo. Mi adattavo alla vita come pianta che cresce, ogni giorno ero diversa dal giorno prima. Un millimetro in altezza, una radice un po’ più in profonda, una nuova foglia a sinistra, un bocciolo sulla destra.
Piccole mutazioni che non percepisci ma che alla fine mi trasformano. Poi un giorno mi guardi e all’improvviso mi vedi diversa o non mi vedi più.
Willy non credo abbia mai capito davvero, altrimenti si sarebbe accorto di non vedermi più
.

Io il mio mutamento lo sento, mi attraversa, più s’avvicina alla pelle più i miei respiri-sospiri si fanno lunghi e profondi. Per questo l’eccesso d’aria nei polmoni. Il sospiro nasconde l’impazienza, la curiosità e il timore poiché la metamorfosi non è sinonimo di miglioramento, può esserlo, ma dipende dalle scelte che hai fatto. Non so mai se la muta andrà a buon fine, né cosa uscirà dalla pelle che lascio alle mie spalle.

Oggi sospiro.