SQUARCI DI VERITA’


Sono le sette. “Uozzap” mi consegna il buongiorno di Largen.
Guardo fuori. Buongiorno? Il buio è così denso da potersi tagliarsi, come la nebbia milanese una volta.
Click è il rumore che fa il mio cellulare, l’invio dei pixel a Largen è un attimo, voglio farle vedere quando poco giorno è da me. Lei, di rimando, fotografa il suo, dove la luce ha già preso possesso, anche se non del tutto, del cielo.

Poche centinaia di chilometri e il mondo cambia così tanto.
La realtà diventa così diversa nello stesso esatto momento.

E da questo comprendo come possiamo pensare di capirci se non abbiano volontà di farlo? Pensiamo che tutto il mondo sia paese, ma basta spostarsi di pochi centimetri per avere visioni diverse della stessa cosa.

Ognuno convinto di aver la verità in mano, pronto a combattere la verità altrui.

Sono convinta che la verità, nella sua completezza sia una.
Non possono esistere più verità. Siamo noi che vediamo di lei solo squarci. Come cavalli con i paraocchi vediamo solo davanti e non tutto intorno a noi.

Ah se riuscissi anche io ad avere quella capacità di ascoltare con il cuore e la mente tutti quanti, senza giudizio, senza arrabbiarmi, senza pensare “ioppperò”. Ci provo, ma son così umana, così fallace.

Forse un giorno ci arriveremo tutti a vederla nella sua interezza.
Forse oggi il non vederla mi salva da un peso che non potrei reggere.
Photo by Jati Putra Pratama

PROGETTI


Questo vortice di vita mi strappa radici e terreno.

Nel tempo ho appreso, non oppongo resistenza. Mi lascio trasportare e mentre lo faccio raccolgo il meglio che trovo sul cammino. Nel mio crescere ho capito di esser quercia, ma ho compreso anche che esser giunco a volte è l’unico modo per continuare ad esser quercia.

Il cambiamento spaventa sempre e comunque, rimaner su strade battute e conosciute, seppur piene di pietre aguzze e rovi, ci rassicura più di un sentiero ignoto ai cui i bordi vedi il grano.

Sono pronta? No, non lo sono quasi mai. Ma ho imparato anche questo, la bellezza sta anche nel mettere un piede nelle nostre insicurezze e vincerle.

Sono spaventata? Sì, lo sono sempre quando inizio qualcosa di nuovo, ma quel respiro veloce, quel battito del cuore un pò asimmetrico, quel timore porta con se anche il respiro stesso della vita.

Io non lo so dove vado questa volta, ma so che vado. Arriverò da qualche parte? Non so neppure questo. Cambierò direzione mentre cammino? Può essere.

Ho grandi progetti per me stessa.

Photo by John Wilhelm

ALLENAMENTI


Tu sei una persona solare.
Tu sei forte.
Tu hai coraggio.
Per te è facile.

Sono alcune delle frasi che ogni tanto mi sento ripetere. Quando accade, io osservo chi ho di fronte, silenziosa. Cerco di capire cosa vedete di me che io non vedo. Cerco di comprendere cosa i miei occhi (che scrutano lo so), lascino davvero passare di me.

La verità è che ogni sorriso che mi vedete ha le sue radici in un’ora buia, ogni forma del mio coraggio affonda nelle mie debolezze e quello che voi chiamate coraggio è paura messa in un angolo, ma non vinta.

Non ho nulla di diverso da nessuno.

Ci son movimenti nella vita che vediamo fare, movimenti che paiono fatti di aria e grazia, movimenti che ci fanno desiderare il farli. Dietro però vi sono tenacia e allenamento, con loro ti fai la muscolatura per poter volare.
feet

Poi sta a ognuno di noi.

DIAPASON


Ci sono persone che me lo fanno udire con il tatto. Il cuore. Il mio.

Toccano senza sfiorare. Dentro, un pò a sinistra, il cuore vibra tangibile, come un diapason.

Percepisco l’onda materiale di questo, si espande nel corpo, a metà tra il dolore e la gioia.

Anima antica mi domando perché.
Un cerchio intorno al fuoco, ci vediamo, occhi negli occhi, ma le fiamme che ci illuminano, ci separano.

Quale lezione in questa vita? Cosa apprendiamo dal non poterci sfiorare se non con l’anima? Dal separarci e come elastici tornare?

Io la vestale che recide legami al suo dio, mi prostro esausta davanti alla mia debolezza.

Lo so che cosa pensate. No, non è amore. Non come lo intendete voi.

Photo by Christina Ramsey
Lo so cosa pensi. O forse no… non lo so.

WHAT EVER


E’ il tempo che mi manca.

Mi manca tantissimo tempo. E in questi giorni, in cui davvero, mi sembra che esso sia sabbia tra le dita in questi giorni mi rendo conto di quanto ne ho sprecato.

Perso, buttato, sciupato, sperperato, dilapidato, dissipato, scialacquato in amori inesistenti, in persone stupide, in credo fasulli, in gente vuota, in obiettivi superflui.

Lo dico senza indice accusatorio puntato su nessuno, se non su me stessa. Io ho sprecato, inutilizzato, sciupato nel nulla.

Mea culpa e della mia testardaggine. Mea culpa e del mio procrastinare. Mea culpa e della mia pigrizia, Mea culpa e delle mie insicurezze. Mea culpa delle mie paure.

Sbuffo. Vorrei aver la certezza di aver appreso da me stessa, di aver capito la perversione del tempo buttato, in modo che non accada più. Però questa certezza non l’ho.  Anche se ora sto attenta, anche se ora provo ad esser allieva diligente, temo sempre le mie debolezze.

Si dice che dei se e dei ma son lastricate le strade, o forse quelle erano le buone intenzioni, chissà.

So che in questi giorni, i “se” e i “ma” mi volteggiano sopra la testa come avvoltoi in attesa del morto.

Alzo lo sguardo li osservo.
Lentamente sale il dito mediano al cielo.
Non avete capito morirò vecchissima, perfettamente funzionante di testa, sanissima nel fisico. Ho ancora troppe cose da fare.
What ever

I BELIEVE


Ho creduto così tanto in noi, da farci credere anche voi.
Ma era un barbatrucco.
Voi credevate in me, non in noi.

Ma io avrei voluto che noi avessimo creduto, così che se io inciampavo, cadevo e mi frantumavo, noi saremmo stati comunque.
Poi io sono inciampata, aspettavo noi. Noi non è arrivato, perché era caduto con il mio credere.
Non credendo più io, noi non esisteva più.

Per questo per un lungo periodo ho smesso di credere a tutto.
Perché credevo così intensamente da farci credere gli altri.

Ora ho ripreso a credere, perché non importa se una cosa esiste solo perché ci credo io, non mi importa di noi, perché già io sono noi, e se ci credo, esiste. Punto.

Sto solo più attenta a cosa credere.
I BELIEVE

SEMI


Volevo parlarvi di disgusto e grettezza e invece vi parlerò di una parte dei miei sogni d’oggi.

Sogno una casina piccola, un pezzettino di giardino, io e le mie bestie, boschi colorati di oro e rosso in alcuni momenti e multicolori in altri, passeggiate con code ritte e code che scodinzolano.

Sogno risate colorate di vino rosso, un camino, parole che scivolano tra uno sguardo e una castagna, mentre i fiocchi di neve si corteggiano tra loro.

Sogno di pensieri caldi. Chiacchiere che avvolgono, fatte con chi i sorrisi e l’amore, te li strappa, anche se non vuoi, senza neppure che te ne accorga.

Sogno le mie anime antiche, fatte carne, qui con me, sorseggiano te e caffè, qualcuna di loro si accende una sigaretta, qualcuna una canna. Io sorseggio spritz amaro che di dolce son già io.

Voi lo sapete vero, che i sogni, son i semi della realtà?
Sognate tantissimo, sognate intensamente, sognate allo sfinimento, più sogni piantate più la vostra vita sarà piena di colori.
colorful

DUST


Tu non l’hai mai fatto?

Non hai messo le mani in mezzo a milioni di frammenti colpiti della luce? Non hai mai mosso l’aria per vederli danzare come ballerine impazzite? Fuggivano sparpagliandosi a mille per poi, insieme, tornar indietro come nulla fosse accaduto.
Magia.

Non hai mai osservato le mani, le tue mani stagliate lì in mezzo? La luce dietro, da fartele sembrare quasi trasparenti, da farti domandare ma io di che colore sono davvero? Rossa? Rosa? Trasparente? Di cosa sono fatta? Di carne? Di luce?
Magia.

Mentre ti ponevi tutte queste domande, milioni di frammenti ti distraevano e ricominciando a giocare davanti ai tuoi occhi, tu ricominciavi a giocar con loro.
Magia.

Milioni di granelli e non li sento? Non percepisco il loro adagiarsi su me? Non li sento entrare nel mio corpo?

dust

Allungo le mani, stringo nella luce i pugni per afferrarli, quando li riapro sotto gli occhi, non vedo più niente.
Forse anche l’amore è così. Non puoi vederlo se non quando è inondato di luce. Ma esiste, anche se non lo vedi.

Ho smesso d’interrogarmi sulla polvere, l’esser adulta ha dilatato le mie membra ma ha accorciato la mia fantasia. Però non ho mai smesso di pormi domande. Le più faticose son state quelle, ancora oggi, senza risposta. Girovagano in attesa del loro turno. Non ho il coraggio di dir loro che difficilmente l’avranno in questa vita.

Non gioco più con la polvere, ma la luce mi affascina ancora, e con essa vivono le domande perchè la curiosità si nutre di loro.
La curiosità è stata una delle molle della mia vita, in essa vivo e cresco. Grazie a lei ho fatto entrare persone di rara bellezza, che a loro volta mi hanno regalato le loro domande con le loro risposte e attraverso loro, con loro, sono cresciuta.

Chissà, forse mi sbaglio, forse gioco ancora con la polvere nella luce, la polvere di noi.

2015


E mi porto avanti.
Del resto abito in una regione che così ragiona, portarsi avanti. Quindi, anche se non ancora finito, di questo 2015 rammenterò…

… un obiettivo raggiunto, anzi due, anzi tre, anzi… la consapevolezza che non ho obiettivi, ma solo voglia di viver bene questo mio cammino, passo dopo passo.

… il mio aver compreso quanto amore avessi tenuto nascosto a me stessa per me stessa. Ora venuto alla luce. Ora so. Ora mi amo con le mie imperfezioni e i miei tentennamenti. Certo come ogni amante, ogni tanti ci litigo con me stessa, ma poi mi perdono sempre.

… l’aver compreso “mai dire mai” che tra un “dire” e un “mai” c’è sempre quello spazio di tempo e luogo che ti frega.

… le volte che avrei voluto aprire bocca e non l’ho fatto. Sto facendo mio (non che mi riesca sempre) un proverbio arabo. Ogni parola, prima di essere pronunciata, dovrebbe passare da tre domande:
“E’ vero?”
“E’ necessario?”
“E’ gentile?”

… le volte che ho aperto la bocca perché era vero e necessario anche se non gentile.

… le persone nuove che amo, quelle vecchie che amo, quelle che tengo lontane ma che amo, quelle che amo e che ho cacciato nel tempo e quelle che non amo ma che ho visto dibattersi per crescere (sappiate che avete lo stesso in qualche modo il mio amore).

… che amo le persone in genere, ma questo non vuol dire che amo tutti, qualcuno mi sta proprio suoi coglioni.

… che difendo me stessa e chi amo, siano umani o no, di conseguenza sono per la pace, ma all’occorrenza son un ottimo guerriero e non ho rimorso per chi lascio a terra.

… che le persone non le divido in età, lavoro, soldi, intelletto, ma solo in anime luminose, in anime belle e anime ancora in crescita. E che con alcune anime continuiamo a ritrovarci nonostante le differenze.

… questo lento scivolare verso il 2016. Un nuovo inizio in molti sensi, che a volte un pò mi spaventa, ma è foriero, lo sento, di un nuovo particolare. Non saprei dire di preciso cosa, ma so che è lì, in attesa di me e odora di pane appena sfornato.

Lascio dietro alle mie spalle questo 2015 che mi ha regalato nuovamente la capacità di camminare nel mondo a testa alta, con passo deciso e sorriso pieno.
spalle

Capiterà che non mi ricordi di questo post, se volete, vi autorizzo ora a ricordarmelo, se e quando nel 2016 avrò qualche giornata buia che mi farà dimenticare lo splendore di cui sono proprietaria ora. Me.

SILENZIO


A volte il silenzio è il miglior modo di parlare.

Chi mi ama conosce i miei silenzi, sa le sfumature che essi hanno. Non si preoccupa di loro, anche se profondi, ma si preoccupa quando hanno una certa densità.

Chi pensa di conoscermi, dei miei silenzi fa mille congetture, mentre la loro coscienza fa il resto.

Chi non mi conosce a volte si spaventa da loro e a volte neppure si accorge, ma la cosa non mi sfiora.

Amo il silenzio, che mi fa specchiare e vedere le imperfezioni della mia anima come in uno specchio le rughe, cosicché io possa progredire. Amo il silenzio, lascia spazio alla crescita, briglia sciolta dei miei pensieri, fucina della mia mente, dove accoccolo il mio cuore come nel dondolio di una culla.

Sono in prossimità di un altro bivio, chi mi conosce attraverso i miei silenzi, sa già dove sto andando.
Jeans – ©Diamanta