PREZZEMOLO


Stamattina leggo sull’Ansa che “Trump non ha ancora deciso se attaccare l’Iran o no”, mentre su Reuters leggo “Trump chiede la “Resa Incondizionata” di Teheran”.

Personalmente trovo che il mondo, ultimamente, stia scivolando sempre di più verso una china infernale.

Io son donna “stagionata”. Ho memoria di molte guerre, guerriglie, invasioni e infiltrazioni dei servizi segreti in vari stati, e da che ho memoria gli Stati Uniti d’America ci sono quasi sempre, come il prezzemolo. Mi è sorta la curiosità di capire se la mia memoria mi stesse ingannando o se veramente, per un motivo o l’altro, fossero il prezzemolo delle guerre.

Ho cercato solo da dopo la seconda guerra mondiale, quindi forse (a parte l’aver decimato i nativi d’America, gli indiani) hanno fatto altro. A memoria mi ricordo quella con il Messico, quella con la Spagna e quella con le Filippine, ma potrebbero essercene altre.

Per amore di verità alcuni conflitti qui sotto, sono dovuti a richieste della NATO o dell’ONU.
Considerate però che gli Stati Uniti, sebbene non abbiano ufficialmente un potere superiore agli altri stati nella NATO, nella pratica lo hanno. Gli USA sono lo stato più influente.
Sappiate, inoltre, che le decisioni di intervento prese non obbligano nessun paese a partecipare all’azione militare decisa, è una libera scelta.

PAESEANNI (inizio-fine)Note
Cina1950-1953Guerra di Corea. La Cina non è stata bombardata a tappeto, ma ha subito incursioni e bombardamenti mirati
Corea del Nord 1950-1953Guerra di Corea
Guatemala1954Colpo di stato supportato dagli USA
Indonesia1958Supporto ai ribelli
Cuba1959-1961Invasione della Baia dei Porci, bombardamenti e operazioni segrete
Guatemala1960Interventi post 1954
Vietnam1961-1973Guerra del Vietnam
Congo1964Operazioni militari di supporto
Laos1964-1973Campagna massiccia
Repubblica Domenicana1965-1966Intervento militare con supporto aereo
Cambogia1965-1973Operazione 1969 (anno intensificazione)
Perù1965Aiuto per rafforzare il governo
Cipro1965Operazioni militari durante la crisi di Cipro
Cambogia1969-1970Bombardamenti durante la guerra del Vietnam
Guatemala1967-1969Supporto al governo controinsurrezione
Grenada1983Invasione
Libano1983-1984Colpiti obiettivi in Libano e Siria
Libia1986Operazione El Dorado Canyon
Iran (golfo)1987, 1998, 2020 (?)Prima guerra navale nel golfo
El SalvadorAnni 1980Supporto militare durante la guerra civile, con anche attacchi aerei e operazioni sul campo
NicaraguaAnni 1980Supporto ai Contras
Iran1987Operazione Praying Mantis- attacchi navali e bombardamenti aerei non estesi
Panama1989-1990Operazione Just Cause – Invasione
Iraq1991Guerra del Golfo
Kuwait1991Parte della Guerra del Golfo
Somalia1993,2007-08,2011Operazione Restore Hope, interventi multipli
Haiti1994-1995Intervento via ONU
Bosnia ed Erzegovina1994-1995Operazione NATO
Sudan1998Attacco missilistico a una fabbrica farmaceutica
Afghanistan1998, 2001-2015Attacchi missilistici e invasione
Serbia e Montenegro1999Operazioni NATO
Kosovo1998Operazioni NATO
Yemen2002,2009,2011,
IN CORSO
Attacchi principalmente con aerei e droni
Iraq1991-2003Operazione No-Fly Zone, attacchi mirati Congiuntamente con UK
Pakistan2004 IN CORSO
(con interruzioni)
Operazioni con droni contro gruppi terroristici, sebbene sempre meno frequenti
Iraq2003-2011Invasione e
Iraq2014 IN CORSOOperazione Inherent Resolve – operazioni in corso in supporto alle forze irachene contro ISIS
Afghanistan2001-2021Invasione e successiva Operazione Enduring Freedom – Freedom’s Sentinel
Somalia2007 IN CORSO
 (con interruzioni)
Operazioni antiterrorismo contro Al-Shabaab
Yemen2009,2011 IN CORSOOperazioni, principalmente con droni e supporto alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita
Libia2011,2015 IN CORSO
(con interruzioni)
Intervento NATO nel 2011 e operazioni contro ISIS
Siria2014 IN CORSOOperazione Inhherenet Resolve contro ISIS – Operazioni in corso contro l’ISIS

Fonti: History.com, Wikipedia, History.state.go, Revcom, Maurer.ca, Amnesty International, Human Rights Watch, Bureau of Investigation Journalism, The New York Times, The Washington Post, BBC, Reuters, Associated Press, Al Jazeera.

E poi come sempre, perché con il “problema Iran” se ne parla molto meno, io voglio sempre ricordarlo, Gaza

CONFINI


L’ho anticipato ieri, QUI, che di questo ne avrei parlato oggi.

Iniziamo. L’istituto di inglese ha organizzato un “evento speciale” per la mattina di sabato. Ritrovo in sede, partenza e camminata di gruppo verso il punto designato. Nel mezzo del tragitto, uno degli insegnanti consegnava delle “requests” e, in coppie, si chiacchierava in inglese della domanda assegnata. Ogni cinque minuti cambiavamo la domanda assegnata e il compagno.

La camminata si è conclusa sulle sponde del lago, in una zona fornita di tavoli e panchine, dove avremmo preso pennelli e tele per dipingere ciò che ispiravano una serie di domande (in inglese chiaramente).

Sei allievi e due insegnanti. Sono sincera, tutto molto bello e carino, nonostante capissi lo 0,5% dell’inglese parlato dall’insegnante madrelingua. Ma il mio rapporto problematico con l’inglese già lo conoscete.

Seduti allo stesso tavolo, uno di fronte all’altro, condividevamo una tela per disegnare con i pennelli e i colori. La tela era divisa a metà da una riga, tu disegni nella tua parte e io nella mia.

Ho iniziato a disegnare (non ho la capacità di dipingere direttamente con il pennello) un mare, le onde, una spiaggia, la risacca, un sole, una sdraio, un ombrellone, due nuvole, un gabbiano in lontananza e un micetto in un angolo.
Abbozzato il disegno, inizio a dipingere con i colori acrilici. Nonostante la mia incapacità, non era brutto, tanto che i due insegnanti mi hanno chiesto se amavo dipingere.

Detto tra me e voi, non amo particolarmente dipingere, a differenza di Progenie che è molto brava, io non lo sono. Però, se lo faccio, anche con le matite colorate, questo fa sì che mi estranei dal mondo circostante. Anche se in quella circostanza era difficile farlo, nonostante ciò, ogni tanto per quindici secondi “cadevo” nel mio universo fatto di silenzio.

Questo mio estraniarmi ha fatto sì che non mi accorgessi che la persona davanti a me, quella con cui condividevo metà della tela, senza chiedere, mentre ero persa nei miei quindici secondi, con il suo pennello è entrata nella mia metà di tela. Ha colorato le nuvole che avevo disegnato nella mia parte e, con un altro pennello, ha fatto degli scarabocchi, che presumo volessero essere degli uccelli in lontananza (probabilmente in un mondo astratto). Tutto questo in quei quindici secondi in cui io ero nel mio mondo e in altri cinque, in cui ero troppo stupita per reagire.

Sono rimasta davvero senza parole per alcuni secondi, con la domanda in testa “Ma che sta facendo!?”. La guardo, ritrovo pensieri e voce e, gentilmente le chiedo: “Ma perché sei nella mia metà tela e dipingi il mio disegno?”. Lei alza le spallucce e torna nella sua metà.

Stiamo parlando di persone adulte, non di bambini dell’asilo.

Ora non è per il disegno, mica son Picasso che mi rovini un’opera, ma è per aver superato i limiti e (i miei) confini senza avermi chiesto assolutamente nulla. Mi sono sentita “aggredita” e invasa, in una situazione in cui, se avessi cercato di capire e insistere (vista la mancata spiegazione), sarei pure passata per quella “pesante”.

Sono una fautrice del superare limiti e confini, ma i propri, non quelli altrui.

Questo avvenimento mi ha portato a molte riflessioni (come se non fossi già abbastanza segaiola mentale di mio). Molte persone non rispettano i confini altrui e i limiti posti dalla convivenza con gli altri, che dovresti avere, ancor di più se non li conosci (era la prima volta che la vedevo in vita mia).

Perché quella tipa lo ha fatto? Ma in generale, le persone che si comportano così perché lo fanno? E’ un atto intenzionale e voluto? O è solo l’incapacità mentale di comprendere che non sei il solo al mondo?
Perché quando si tratta dei loro confini sono invece così integralisti?

E perdonate il volo pindarico, ma perché Israele supera il limite bombardando l’Iran, ma si lamenta se questo fa la stessa cosa a loro? Credetemi, son imparziale in questa domanda, nessuno dei due governi mi piace.

Ritorno al fatto. Quello che mi è successo è una cosa piccola lo so, sciocca, nessuno si è fatto male, nessuno ha perso qualcosa. Eppure… questa cosa mi ha davvero disturbato, e mi dispiace di non aver avuto la prontezza di reagire, dando uno spintone (metaforico e verbale) a quelle spallucce, per non aver avuto una risposta al suo dipingere nel mio spazio, limitandosi all’alzare le spallucce.

Ma secondo voi perché?

Poi un mio amico mi prende in giro quando dico della gente “Se la conosci la eviti”.

Ma a voi cose simili sono mai accadute? Vi siete mai sentiti “invasi” e “aggrediti” quando stavate per i fatti vostri? E se sì, come avete reagito? Vi siete mai sentiti in situazioni in cui, pur essendo dalla parte della “ragione” avete dovuto starvene zitti per non passare dalla parte del torto?

Questo lo metto alla fine perché in questi giorni l’attenzione mediatica si è spostata su altre notizie, ma io, le persone laggiù, continuo ad averle nel cuore.

Iu spick Inglish?


Facendo parte di quelle rare mosche bianche che a scuola hanno studiato francese e non inglese (ai tempi è capitato così: nelle sezioni dove mi avevano iscritta, quella era la lingua straniera da studiare. Sempre dalla parte sbagliata della fila io…), ad agosto 2023 mi ero iscritta ad un famoso istituto internazionale, una delle sedi italiane, per apprenderlo.

Sono sincera, nonostante siano passati quasi due anni, ho ottenuto scarsi, scarsissimi, risultati. In compenso il mio senso di frustrazione e di inadeguatezza è aumentato in maniera esponenziale.

Vuoi che non amo il suono di questa lingua, vuoi perché la studio non per “amore” ma perché è la lingua di interscambio mondiale attuale, vuoi che ti dicono che la grammatica è facile ma poi ci sono millanta eccezioni, vuoi perché è infarcita di frasi già precostituite che, a leggerle, sembrano astruse, ma hanno un significato ben preciso, vuoi perché c’è l’inglese inglese, l’inglese americano, l’inglese canadese e l’inglese australiano, vuoi perché studiare a vent’anni è un conto, e quando sei negli “anta” è tutta un’altra storia (o meglio: lo fai nello stesso modo, ma non funziona più).

Forse non sono portata per le lingue, forse è il metodo usato da questa istituto che non è confacente alle mie sinapsi. Sta di fatto che dopo due anni, se prima l’inglese mi era indifferente, ora lo odio.

Il metodo consiste nello studiare da soli a casa con i video che preparano loro, fare un paio di “conversation” al mese in sede con altri studenti (ogni tanto anche un evento speciale), dove si parla solo in inglese, e ogni due o tre settimane fare un “encounter”, sempre in sede o, volendo, online, con un madrelingua (a volte inglese, a volte americano, a volte irlandese, a volte canadese ecc ), per vedere se puoi passare al livello successivo.

Io sono “passata” ad ogni livello, ma sospetto che il fatto che io sia uno studente pagante aiuti… perché se io fossi la persona che mi fa l’encounter, non mi farei passare.

Secondo me quel metodo è molto efficace se tu, quando lo studi, hai studiato inglese a scuola (del resto quante cariatidi sono rimaste che hanno studiato francese a scuola?!) e successivamente vivi immerso nella lingua inglese, perché vivi in un luogo dove si parla o perché, per lavoro lo usi quotidianamente.

Confesso: sto valutando di abbandonare, almeno questo metodo di insegnamento che (secondo me) non è adatto a chi, a scuola, non ha già appreso (per alcuni anni) le basi dell’inglese.

Ho fatto tutto questo lunghissimo prologo perché volevo raccontarvi di un fatto che mi è capitato sabato, durante un “evento speciale” organizzato da questo istituto.

Una iniziativa carinissima e che mi è piaciuta, infatti, il fatto non riguarda la lingua inglese (nonostante, fino ad ora ne abbia detto di peste e corna), né l’istituto, ma una delle altre cinque persone che erano con me a questo evento speciale, e al concetto di “confini e limiti”.

E’ accaduto qualcosa che mi ha irritato moltissimo, altrimenti non avrei iniziato a fare questo post… Ma ormai, come al solito, il post ha preso una piega (sospetto che non sono io che uso i post, ma i post che usino me), e quindi viro con delle domande all’etere.
Il post sulla tipa che mi irritata e mi ha fatto riflettere sull’umana capacità di non rispetto, lo scrivo domani.

Le domande, per mera curiosità sono:
° Quale è il vostro rapporto con l’inglese? Lo amate? Lo odiate? Vi è indifferente?
° Quale è la vostra lingua preferita?
° Credete che ci debba essere una predisposizione alle lingue oppure basta impegnarsi?

Ps: anche se non parlo di Gaza (attualmente nei media oscurata dal conflitto che Israele ha innescato con l’Iran), il mio pensiero è sempre lì, alle persone.

RIEPILOGHI CHE NON VORREI MAI FARE


Giusto un riepilogo perché sto perdendo il conto…

IRAN
13.06.2025
Israele lancia un attacco aereo contro infrastrutture nucleari e militari. Colpisce anche zone di Tehran ed edifici civili, perché ha mirato anche ai vertici militari e scienziati. L’attacco è stato confermato anche dagli Stati Uniti e da altri paesi, che hanno dichiarato si sia trattato di una condotta unilaterale da parte di Israele.

SIRIA
12.06.2025 e giorni antecedenti.
Raid aerei israeliani nella zona di Beit Jin, attacchi a Damasco e nella valle di Beeka.
Il 12 giugno attacco a un villaggio.

LIBANO
06.06.2025
Raid aerei israeliani presso Beirut sud, successivamente si sono estesi nella valle della Beeka.

GAZA
Qui è lunga. Faccio un riepilogo nel riepilogo, molto succinto.
1917
Il governo britannico dichiara (dichiarazione Balfour) il suo supporto alla creazione di un “focolare per il popolo ebraico in Palestina”.
(Mi domando perché non l’abbiano creato nel Regno Unito e invece spinge verso “case” altrui).

1947
L’Onu approva il “piano di ripartizione della Palestina” che prevede la creazione di due due stati: uno ebraico e uno arano. Gli ebrei accettano il piano, gli arabi LO RIFIUTANO. (Mi domando a che titolo dei paesi occidentali vanno a dettare legge in “casa” altrui).

09.04.1948
Massacro di Deir Yassin. Degli israeliani sionisti attaccano e massacrano dei civili palestinesi, prima ancora della nascita dello stato di Israele.
(Ricordo che gli arabi non hanno approvato la spartizione delle terre, ufficiale o non).

14.05.1948
Israele dichiara la sua indipendenza e lo stato di Israele, consapevole che gli arabi non hanno accettato la spartizione della loro terra.
(Ma noi occidentali a che titolo ci siamo arrogati di farlo, con il loro voto contrario?)

15.05.1948 Egitto, Giordania, Siria, Libano e Iraq attaccano israele.
Israele vince e amplia i territori oltre i confini stabiliti dall’ONU.
(Sta’ cosa di invadere l’hanno avuta da sempre)

1956 L’Egitto nazionalizza il canale di Suez e quindi Israele, Regno UNito e Francia decidono di attaccarlo. Visto che c’era, Israele, decide di occupare la striscia di Gaza e il Sinai, ma deve ritirasi a causa delle pressioni internazionali.
(Oh guarda i paesi occidentali che fanno guerra agli arabi per qualcosa che appartiene agli arabi e oh guarda Israele che punta alla Striscia di Gaza)

1967 Israele lancia un attacco PREVENTIVO contro Egitto, Siria e Giordania. Visto che c’è, decide di prendersi anche la Cisgiordania, Gaza (oh ci prova sempre!) Gerusalemme est, il Golan e il Sinai. Un’occupazione (ripeto o c c u p a z i o n e) che perdura a tutt’oggi per la maggior parte dei territori, questo nonostante l’ONU abbia chiesto il ritiro
(Ma si sa: a Israele piace solo la prima risoluzione del 1947 tutte le altre le snobba).

1982 Israele invade uno stato stato: il Libano, esce quindi dai suoi confini per colpire l’OLP. In seguito dell’invasione, il Libano cade in una guerra “interna”
(Sarebbe stato come se l’Italia avesse invaso e bombardato la Francia quando dava asilo politico ai brigatisti rossi).

1987-1993
La prima Intifada, i palestinesi si rivoltano contro l’occupazione israeliana. Centinaia di morti. Inizia la repressione militare israeliana. In questo contesto emerge Hamas.

2000-2005
Seconda Intifada. Intenso uso di della forza militare israeliana: 3000 palestinesi e 1000 israeliani vengono uccisi.

2008-2009
La cosidetta “operazione piombo fuso”. Gli Israeliani lanciano un’offensiva nella striscia di Gaza per fermare i razzi di Hamas. 1400 palestinesi uccisi.

2014
E’ l’anno de “operazione margine protettivo”. Conflitto tra Israele e Hamas (nota bene: Hamas non Palestina). Vendono uccisi oltre 2200 palestinesi (di cui 500 bambini) e 73 israeliani uccisi.

2021 Proteste per gli sfratti palestinesi da Sheikh Jarrah. Hamas lancia dei razzi, Israele bombarda Gaza. 260 palestinesi e 13 israeliani uccisi.

2023 ad oggi
Il 07.10.2023 ,Hamas attacca Israele: 1100 civili israeliani uccisi, altri presi in ostaggio. Segue una devastante offensiva israeliana su Gaza: sfollamento di massa, Gaza praticamente rasa al suolo.

Ad oggi oltre 50000 civili uccisi di cui quasi la metà bambini.
Lo stato di Israele impedisce ogni aiuto umanitario, creando così a Gaza un enorme campo di concentramento, dove, oltre a bombe, droni e soldati israeliani che la occupano, si muore di fame, di sete, di malattia, di inedia.
Un campo dove sono stati sistematicamente bombardati TUTTI gli ospedali e dove sistematicamente vengono uccisi medici, operatori sanitari, giornalisti, civili e bambini.

Questo è un riepilogo promemoria per me. Ma dopo averlo scritto, lo notate anche voi che il problema nasce tra il 1917 e il 1948? Quando noi occidentali, senza averne diritto, abbiamo spartito terre non nostre? (Ah la mentalità colonialista…)
Avete notato anche come, Israele, con l’appoggio molti paesi occidentali (con armi, supporto e silenzio), da allora ad oggi abbia occupato territori abusivamente?

E oggi attacca anche l‘Iran (dopo la Siria, il Libano e lo Yemen che non ho citato sopra).
Io non amo particolarmente i regimi di Iran e Siria (di Libano e Yemen so poco e non mi pronuncio), ma non amo neppure che Israele dia la colpa a quei paesi terzi, senza guardare alle proprie responsabilità.

Se siete arrivati a leggere fin qua, spero davvero abbiate voglia di approfondire per farvi una vostra opinione.
Io ho cercato di essere imparziale citando anche quando Israele è stata attaccata, perché so che non ci sono i buoni solo da una parte.
Però, personalmente, ho notato che il primo attacco risale all’aprile del 1948, quando ancora lo stato israeliano non esisteva, e a farlo furono gli israeliani contro i palestinesi.

Fonti: The guardian, vatican news, apnews, il sole 24 ore, BBC. Al Jazeera, Human Rights Watch, Amnesty International, B’TSelem, ONU, The lancet, Un Ocha, Jewish Virtual Library

MA TU SEI FORTE


Ma tu sei forte” è una frase che mi perseguita da anni nei discorsi, nei dibattimenti (pacati), ogni volta che, in una discussione, si arriva al punto di “fare qualcosa”.

Ogni volta io lo dico: “Mica sono nata così!“.
Il sottotitolo che non dico, ma che traspare, è che questa “forza” è frutto di ferite, errori di valutazione, errori di visione, di perdite a volte reali e a volte metaforiche e di “cicatrici” che mi sono rimaste sia nel cuore sia nell’anima.
Sono nata “debole” e devo alla mia caparbietà (o stupidità), alla mia coscienza e allo scopo della mia anima (a me sconosciuto, sono sincera), l’aver allenato i “muscoli”.

La cosa che mi dà più fastidio, però, è che che quando qualcuno mi dice “Ma tu sei forte”, in pratica mi sta dicendo “Non fatto niente, non sto non sto facendo niente e non ho intenzione di fare qualcosa“, usando la “debolezza” come scudo e non cercando, nel dialogo, di farmi capire le falle del mio pensiero.
Spesso poi questa frase è abbinata, all’interno del discorso, al benaltrismo.

Va bene, ognuno della sua vita fa quello che gli pare, e ognuno di noi ha i suoi tempi. Solo che non devi usare (con me) questa scusa.

Ultimamente poi si è aggiunta un’altra frase: “Sei una persona sensibile” o “Sei troppo sensibile“.

La prima serve a dirmi “Si, mi rendo conto che hai molte ragione, ma io non voglio sapere“. La seconda mi viene detta per lo stesso motivo del “Ma tu sei forte“.

E pensare, invece, che io non credo di essere sensibile. Non più della media, anzi a vedere molte persone che conosco, mi reputo (su alcuni argomenti) meno sensibile della media.

Però credo di avere dei valori cosiddetti “umani”, di averli da che ricordo (forse non tutti eh!), ma alcuni ci sono da che ho memoria, e non sono mai andati via.

Quindi sappiate che quando mi dite:
“Ma tu sei una persona forte”,
“Sei una persona sensibile”,
“Sei troppo sensibile”,
mi state solo isolando dalla vostra vita.

I semi degli alberi


Da sempre penso che i tempi della storia non siano i tempi umani.
Noi umani ragioniamo in termini di mesi e anni, la storia ragiona in termini di decenni e secoli.

Ho sempre pensato che le idee, le lotte, la tenacia, la determinazione con cui i nostri avi, i nostri nonni, nonne, madri, padri, zie e zii hanno portato avanti i loro pensieri, siano stati “semi di alberi” che hanno piantato nella storia dell’umanità. “Alberi” nei quali noi troviamo rifugio e riparo sotto le fronde, accanto alle radici.

Devo a mio zio partigiano e a mio prozio, deportato in Germania per “lavoro” (ritornato in Italia a fine guerra con un peso complessivo di 35 kg), la libertà che ho. Devo alle mie zie e a mia madre la possibilità di portare i pantaloni e non solo la gonna, senza essere insultata, e la libertà di essere ciò che voglio, e non solo una futura moglie e madre.

Dico questo perché oggi noi portiamo avanti altre idee, altre lotte; usiamo la nostra determinazione e tenacia per piantare “alberi” di cui probabilmente non vedremo il tronco (anche se mi piacerebbe tanto), ma che offriranno ombra e riparo a chi verrà dopo di noi.

Ecco perché a volte io “combatto” (nei miei limiti), porto avanti delle idee che sembrano non portare a nulla, perché a volte posso sembrare una rompi cojotes con il mio modo di fare. Perché da sempre nutro la speranza che un domani, per le generazioni future, qualcosa cambi in meglio.

Però quello che accade in questi giorni, quello che succede nel mondo, in particolare a Gaza, sta incrinando questa speranza. Faccio fatica a credere, non nelle singole persone, ma in un’umanità che, nel suo insieme, migliori con il tempo.

Ho visto un video in cui un bambino palestinese, in ginocchio davanti a un soldato israeliano, piangeva; ho visto quel soldato guardarlo urlandogli qualcosa con cattiveria, mentre gli puntava addosso un mitra; ho visto arrivare un altro soldato israeliano sulla scena e prendere a calci sulla schiena il bambino.

Ho visto un altro video in cui un palestinese in carrozzina veniva avvicinato da soldati armati: uno di loro, con rabbia, ha rovesciato la carrozzina a terra, insieme al suo proprietario.

Ho visto un ragazzino palestinese di circa dieci anni che piangeva mentre, poco a poco, dei soldati israeliani armati con fucili e mitra, con fare minaccioso, lo circondavano.

Ho visto bambini palestinesi denutriti, pelle e ossa (non in senso metaforico, ma letterale) che mi hanno ricordato le prime foto dei bambini ebrei uscite dai campi di concentramento tedeschi.

Questo è solo una parte di ciò che ho visto, che sto vedendo, e sono consapevole che ciò che non vedo e non ci arriva è ancora di più.

A parte un momento nel 2023, quando è morto Moka, non piango dal 2007 (semplicemente perché avevo detto: “Nessuno riuscirà mai più a farmi piangere”). Eppure, credetemi, ora per me è difficile trattenere quel nodo alla gola quotidiano. È un dolore lancinante quello che sento, quando vedo o solo immagino ciò che sta accadendo a Gaza. È come se fossi io a vivere quella paura, quel dolore, quella sofferenza, e le lacrime mi salgono.

Non voglio apparire patetica, non credo di essere una donna patetica. Credo di essere semplicemente umana, fatta di emozioni. Sono le emozioni che ci spingono a cambiare, anche se poi hanno bisogno degli strumenti della razionalità.

A volte è così insopportabile che cerco di distrarmi facendo altro. A volte guardo i drama. Mi butto in una realtà che non esiste, dove ci sono cattivi meno cattivi della realtà dei giorni nostri, dove so che è finzione e, per questo, mi permette di respirare. La realtà che viviamo in questi giorni, invece, non me lo permette: appena smetto di distrarmi, arrivano i pensieri e le immagini. Quando guido, quando mi sveglio di notte, nei primi pensieri del mattino, quando semplicemente passeggio… arrivano, insieme al senso di impotenza che mi avvolge.

Ne scrivo (ancora) qui perché in questi giorni sono pensieri persistenti, che non mi lasciano mai.
Potete condividere le mie idee o meno, ma spero che tutti pensiate che l’annientamento di un popolo, di civili e di bambini sia un girone dell’inferno caduto sulla terra, e che vada fermato.

P.S.: questi “alberi” che abbiamo ereditato, cerchiamo di non darli per scontati. Basta un attimo perché muoiano. “Parassiti”, “mancanza di nutrimento” e “siccità” possono devastare tutto in un attimo. Gli “alberi” e i “nuovi semi” vanno curati.

Se questo è un uomo Ver. 2.0


È un argomento spinoso, questo, perché da sempre nella storia umana il bene e il male si mescolano tra loro: un confine netto non esiste.

Parto dal presupposto che il conflitto affonda le radici nel tempo, e stabilire chi prima, chi dopo, come e quando, è difficile. Anche gli storici sono discordi tra loro.
Entrambi i popoli hanno commesso atrocità l’uno contro l’altro, e non giustifico MAI la violenza, MAI.

Però quello che vedo in questi “tempi moderni bui” è che un intero Stato, allo scopo di conquistare terreno (cosa che fa da anni), massacra un’intera popolazione civile.

Israel Zangwill, uno dei più famosi scrittori ebrei dell’inizio del Novecento, nel 1904 pronunciò un discorso a New York, argomentando la necessità che il popolo ebraico, popolo che (secondo visione sionista) sparpagliato nei vari Paesi europei, occupasse con la forza la Palestina.

Questo “personaggio” riteneva che fosse necessario conquistare la Palestina con la violenza, “per cacciare con la spada le tribù che la posseggono, come hanno fatto i nostri padri”.

Israel Zangwill era un esponente del movimento sionista; per queste parole fu espulso, per poi essere riammesso, nonostante continuasse a mantenere le stesse posizioni.
Ed era solo il 1904. Il seme del male era già stato piantato.

Scrivo questo per fare distinzione tra ebrei e sionisti.
I primi scendono in strada con manifestazioni contro il loro stesso governo per il massacro che sta compiendo; i secondi (sionisti) esultano a ogni bambino palestinese ucciso con i droni, o organizzano tour turistici per vedere il bombardamento su Gaza.

Non lo sapete? Uccidono dall’alto con i droni la popolazione, cecchini che mirano principalmente ai più piccoli, ai bambini, e contro cui la popolazione civile non può nulla.

Lo stesso esercito israeliano ha pubblicato video in cui documenta l’uso di questo tipo di droni mentre sganciano granate su gruppi di persone civili e sulle case di Gaza. Vengono anche usati per infiltrarsi direttamente dentro le case stesse (quelle poche rimaste in piedi) e nei vicoli stretti.

Se cercate in rete, troverete filmati, interviste di medici, di volontari delle onlus, di sopravvissuti, su quanto ho appena scritto.

Ad oggi, 20.000 (forse anche di più) bambini uccisi. Esiste un elenco dei nomi dei bambini uccisi. Se dovessimo leggere questi nomi, uno a uno, servirebbero giorni per completare la lettura.

Perché ne scrivo ancora? Non lo so.
So solo che non riesco a restare in silenzio su quello che accade a Gaza.
So solo che non posso non pensare che questo eccesso di reazione verso i palestinesi sia il male.
So solo che questo massacro scatenerà un’altra ondata di odio verso gli ebrei stessi, perché la maggior parte delle persone non fa distinzione tra sionisti ed ebrei. Vedo una catena di odio e violenza che si autoalimenta.
So solo che non riesco a darmi pace per quello che accade e per quello che accadrà in futuro.

Quando ero bambina leggevo di ciò che era accaduto nei campi di concentramento in Germania e in Polonia. Vedevo immagini e parole che documentavano l’orrore. Scoprivo che i campi di concentramento erano vicini ai paesi, dove abitavano le persone, e mi domandavo:
“Ma com’è potuto accadere che nessuno facesse niente, che nessuno protestasse, che nessuno denunciasse, che nessuno aiutasse? Come è stato possibile tutto questo silenzio?”.

Ero convinta che, grazie all’insegnamento che la storia ci lasciava, non sarebbe più potuto accadere nulla di simile.
Invece… invece avrei dovuto già capire ai tempi di Sabra e Shatila.

Ecco, forse questo post è solo il mio piccolo (forse insignificante) fare qualcosa, perché dentro me, quella bambina che davanti a quelle immagini rimase sconvolta, esiste ancora ed è viva e forte, e non può stare in silenzio.

Davvero, se siete giunti a leggere fino a qui, vi chiedo di leggere, di informarvi e di far sentire la vostra voce, il vostro pensiero, per la stessa tutela degli ebrei e dei palestinesi.

Disegno di Francesco Chiacchio – @chiacchio

SHOAH PALESTINESE


Non so davvero come cominciare.

Qua di solito non scrivo mai di politica, di quello che accade nel mondo. Non lo faccio, ma questo non vuol dire che non sia attenta o che non abbia opinioni. Solo che questo angolo lo lasciavo come un’oasi, un momento intimo, un momento in cui abbassare la tensione che il mondo ci riversa addosso.

Questa volta non ci riesco. Questa volta devo parlarne. Anche se non risolvo nulla, anche se io, da sola, non posso nulla, reputo comunque che il silenzio sia complicità.

Parlo di Gaza.
Parlo del massacro di civili: uomini, donne e bambini, uccisi sistematicamente e con intenzionalità. Parlo di operatori sanitari, locali e internazionali, che hanno subito la stessa sorte. Parlo di un secondo olocausto, dove le vittime di ieri sono diventate i carnefici di oggi.

Parlo di 20.000 V E N T I M I L A  bambini uccisi.
Parlo di 25.000 V E N T I C I N Q U E M I L A bambini feriti.
Parlo di 17.000 D I C I A S E T T E M I L A minori rimasti senza famiglia.
A Gaza il 44% delle persone uccise, sono bambini. Il più piccolo aveva un giorno.

Assistiamo a un olocausto a cielo aperto.
Un intero popolo attualmente sotto le bombe, senza possibilità di aiuti, senza acqua, cibo, cure mediche. Questo perché l’esercito israeliano ha bombardato sistematicamente TUTTI gli ospedali, sia mai che quelli che stanno uccidendo si salvino.

Assistiamo a quello che Benjamin Netanyahu, il gemello cattivo di Adolf Hitler, e il suo governo stanno perpetrando senza timor di dio (parlo del loro dio), senza scrupolo, con sistematica programmazione. Cosa che non solo non gli riuscirà, ma che spargerà milioni di semi d’odio verso di loro.

Vorrei però che non confondeste il popolo israeliano con Netanyahu e i suoi accoliti, perché nella stessa israele molti cittadini (anche alcuni ortodossi, ex soldati, ex ufficiali ed ex agenti del Mossad) contestano questo abominio.

Non confondete le persone con chi le governa e con quella parte che appoggia quel governo. Lo specifico perché non voglio innescare un odio verso altri uomini, cosa che temo comunque accadrà, a prescindere da me e dalle mie parole.
Un’ondata di antisemitismo, pesante per quello che sta accadendo, è già nell’aria. (*)

Scrivo qua, e altrove, solo perché non voglio rimanere “complice” con un silenzio assordante. Lo stesso silenzio che, quasi novant’anni fa, accompagnò i campi di sterminio tedeschi.

A Gaza è in atto una shoah palestinese, e la sta perpetrando chi dovrebbe avere memoria di averla subita.

 (*) Quanto sta accadendo rafforzerà la figura mitologica del “popolo errante” (o “ebreo errante”), figura nata nelle varie tradizioni cristiane. Gli ebrei sarebbero stati condannati a vagare senza riposo per aver insultato e colpito Gesù durante il suo cammino verso il Calvario, e poi per averlo ucciso e per questo, maledetti da dio.

LA NUOVA OSSEZIA


OSSEZIA

Malsane anime
spengono grida di bimbi.
Lacrime di sangue.

 

Tre righe buttate giù d’impeto nel settembre 2004, quando lessi di quello che accade in Ossezia, durante la strage di Beslan.

Tre righe che mi ritornano in mente in questi giorni, con quello che accade lontano da qua, ma così estremamente vicino, poiché siamo un tutt’uno. Uomini con gli stessi geni, uno contro l’altro, in una striscia di terra.

Il bombardamento di un orfanotrofio deve aver fatto scattare nella mia mente il collegamento con quello accaduto dieci anni prima in Ossezia. No, non mi meraviglio di ciò che è accaduto ieri e di quello che accade oggi. Non esiste guerra pulita, non c’è una guerra eticamente corretta. La guerra è sporca, scorretta, non ci sono regole, è sangue e merda.
Chi vi dice il contrario vi mente sapendo di farlo.
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Sento il sangue scorrere sulla pelle, scivola e imbratta, ma faccio altro. Mi distraggo, sparo scemenze, rido e guardo altrove. Poi appena tolgo la concentrazione dal non pensarci, la mente si riempie di foto che raccontano una tragedia, da volti deturpati da smorfie di dolore, visi pieni di lacrime, polvere e sangue.

Volgo lo sguardo altrove, penso che posso far io, e mi rispondo con un nulla. Non sono migliore di nessuno lo so, scriverci un post sopra non mi rende tale, avvertire il dolore altrui non evita a chi lo prova di star male. La consapevolezza di avere anche io Caino che scorre nel sangue, di esser capace a mia volta di uccidere, mi lascia la sensazione che quel sangue mi scivoli sulla pelle.

Negli anni hanno provato dirmi che il nemico, il cattivo era sempre quello di fronte e troppo spesso mi son accorta di averlo al fianco. I popoli non si suddividono in razze, in bianchi, neri, gialli o rossi e neppure si frammentano in italiani, americani, palestinesi o israeliani o si segmentano in credo religioso. I popoli si suddividono in persone che coltivano l’anima e persone che non lo fanno.

Non fatemi dei distinguo di sangue, di popolo, di ragazzi, di bimbi, di uomini, di torto o ragione. Non esiste ragione in questi casi. Solo follia.