MORGANA


Ghirighoro lettere per trasformale in parole
Occulto le mille me in parole che celano l’anima disarmata
Nella sbavatura vedrai la tana del bianconiglio

Morgana

METTI DEI MUSE A CENA


Un sacco di prime volte ieri.
Prima volta che vado ad Assago.
Prima volta che vado al forum di Assago.
Prima volta che esco con Syl.

Un sacco di seconde volte ieri.
Seconda volta che vado a un concerto dei Muse.
Seconda volta che mi domando perchè fanno posti con una capienza di 12700 anime e 2 bagni 2 in croce .
Seconda volta che bevo una birra rossa trappista, adoro le rosse (Dite che son di parte?).

E in mezzo a tutti questi primo e secondo c’è stato uno spettacolo bellissimo, musica formato pelle d’oca, mani che a furia di battere dolgono, piedi e gambe che non riescono a star ferme.

E in mezzo a tutti questi secondo e primo c’è stata una prima cena fatta di m&m’s, acqua e birra, una seconda cena notturna fatta di panini, piadine, birra e parole.

E in mezzo, sopra, sotto (che sembra quasi una cosa porno) le parole, le mie (tante quanto parlo eh!?) e le sue. Il mio dire “Guarda ti dico subito tutte (quasi… perchè diciamolo ci si può nascondere nel silenzio o nel rumore) le cose brutte di me”. In questo modo una persona o mi ama o mi odia.

Ma diciamolo, puoi non adorarmi?

Io un pochino ti ho adorato nell’esser vero in quello che hai mostrato.

E in mezzo, sopra, sotto, a destra, a sinistra, un pò più in fondo dopo la rotonda, poi a destra prosegui dritto, al semaforo a sinistra, insomma ovunque, loro… i miei tre fidanzati
Muse

DIMENSIONI


Il mondo è un fondale bidimensionale ed io ci vivo da essere tridimensionale.

A volte mi capita di pensarlo, lo percepisco sulla pelle, quasi fosse una verità nascosta che affiora dalle mie profondità e risale verso l’alto. Mentre lo fa, la sensazione della diversità si fa densa.
E’ un camminare con l’acqua alle ginocchia, mentre si trasforma in gelatina. Rallento i miei pensieri, i movimenti, mi assale la voglia di essere altrove.

Risale anche il ricordo di quando ero bimba in un mondo di adulti. Il sospetto che noi, umani, fossimo bambole nelle mani di giganti invisibili. Un mondo in cui i loro bambini giocassero con noi, come noi facevano con le nostre bambole.
Loro, come noi, creavano amore, dolore, situazioni, case, sensazioni. Un falso mondo per preparasi a diventar adulti.

Ci si prepara con il falso per viver una vita vera. Capita così che alcuni, tanti, dimenticano lo scopo e anche da adulti continuano la falsità per vivere.

Vero che neppure a pochi anni ero normale? La differenza tra oggi e ieri, e che questi pensieri li tenevo per me, li cullavo nel silenzio e continuavo ad osservare il mondo e gli adulti.

Il mondo è un fondale bidimensionale e io ancora non so se son caduta qua da un pianeta o se sto vivendo in un novello ” The Truman Show”.

Photo by Lonely Pierot

AMICI MASCHI


Che poi a uscire solo con amici maschi a bere, poi finisci a parlare di donne. Edwige Fenech, Scarlett Johansson, Serena Grandi, Anne Hathaway e un sacco di altri nomi che manco ti ricordi più.
Meno male che poi mossi a pietà ti nominano Robert Redford, Robert Downey Jr, Keanu Reeves e Johnny Depp (ok ok gli ultimi due li nomini tu) ma sopra tutti sta lui
Paul Newman

Che poi a uscire con amici maschi non cucchi mai

Che poi a uscire con amici maschi finisci col bere sempre un po’ di più

Che poi con gli amici maschi finisci la serata ad abbracci e a ti voglio bene e scrivi post che aspetti a pubblicare, che non si sa mai che cosa scrivi

Che poi a uscire con amici maschi ti domandi com’è che con i maschi amici azzecchi sempre e con i maschi amori mai?

Che poi lo sai. Sei un’ottima amica ma una compagna disagevole. Ma chissenefrega, son anche serate come queste, fatte di amici, di vino rosso e di risate che rendono la tua vita speciale.
Poi, chissà, forse, un domani tra un sorso di rosso, una risata e una mano che porta il bicchiere alla bocca, troverai l’amore che alle labbra porterà un bacio.

RIDO QUINDI SONO


Mi adagio sulle risate, le mie.
Distesa sul divano.
Ascolto la vita.
Osservo i rumori.
Sorrido di me.

E’ stata la giornata della risata, quelle fatte da sola a casa poi, son le più vere.
Propagano benessere come cerchi concentrici nell’acqua.

Parlo con i gatti, che son la mia famiglia, e sanno come me, comunicare nel silenzio.
Quel silenzio rotto solo dalle mie risate e dalle loro fusa.

Rido nel ritrovarmi e nel rendermi conto che ho iniziato solo ora a crescere, e nel farlo, crescere diventa essere.
cat

PANE E JEALOUSY


Non sono una persona gelosa, bada bene che non vuol dire che non so cosa sia, ma solo che non ne soffro in maniera patologica.

Non cerco di spiarti il cellulare, se digiti la password del tuo pc davanti a me, volgo lo sguardo altrove. Se mi dici che esci con i tuoi amici dico va bene, non ti seguo di nascosto. Del resto se ti ho scelto come persona che senso ha non fidarsi? Per me sarebbe impossibile stare insieme con qualcuno di cui non ho fiducia. E’ la base di ogni rapporto.

Certo se ti scopro che limoni duro con un’altra, o se i miei due angeli custodi mi sbattono sotto il naso la verità, ebbè lì il discorso è diverso.  In quel caso, lì la gelosia si trasforma in dolore, alla stessa velocità in cui il lampo segue il suono di un tuono. Quindi, no, non soffro di gelosia, soffro di delusione.

Eppure c’è stato un tempo che lo sono stata con una persona.

Ci son uomini(*) che ti fanno sentire così tanto una merda, insignificante, stupida, brutta, che qualsiasi cosa abbia sembianze umane femminili, fosse pure una statua di paglia, ti sembra migliore di te. Se lui ti fa sentire così, tu che lo ami così tanto, è perché tu non sei all’altezza.

Da allora ho capito che un uomo così non è l’uomo giusto per te, ma per nessuno, un uomo così si ciba di te.

Perché un uomo che si nutre delle tue insicurezze lo fa solo per nutrire il suo ego.

Photo by Tim Walker

(*) Scrivo uomini solo perché son femmina etero (per il momento), ma al suo posto a vostro piacimento potete inserire quello che più vi aggrada

MARTEDI’ SERA


Vivere la sera come un episodio di una situation comedy. Rider con gli amici per nascondere i pensieri. Prosciugare insieme bocce di vino, due valpolicella è un chianti. Stipulare un patto con il barista e far la tessera come per il caffè, ogni dieci uno in omaggio, ma per le bottiglie di vino. Perderla subito, la tessera, perché un po’ brilla lo sei e chiedere un duplicato. Parlare di donne. Far figure di pesce (perché cazzo non si può dire, ma forse si, siamo sul mio blog) e rider di se stessi. Far del martedì una tradizione. Mandar una buona notte e pensare che la vita, quando la costruisci tu, sì, è bella, sì, anche se quello spazio attende ancora il suo proprietario.

Ed è solo martedì sera.
Glass

I MIEI AMICI


Sono stata il copridivano domenicale del mio divano. Io e lui. La copertina e il pc sopra me. Netflix aperto e la quarta serie di “The new girl” che scorre davanti agli occhi.

Rido e penso.
Sarà che riconosco tanti discorsi, tanti “personaggi” seppur estremizzati fanno parte del mio vissuto. Rido di me, dei miei amici, rido di cuore, delle nostre imperfezioni, dei nostri “bisogni” d’amore, delle nostre paure e dei nostri difetti, i nostri lati fragili, del nostro cercar di vincere l’egoismo innato, del riuscirci a volte e a volte un po’ meno.
Rido e penso.

Penso a C. e ai “dai cinque minuti” su skype sabato pomeriggio che son diventati tre ore.

Ripenso alla pizza con le cipolle di sabato. Ricordo un barcollare ubriachi di una sera di luglio per le vie della città con l’ultimo bicchiere di mojito che passeggiava in mano nostra. Alle chiacchiere davanti a un tavolino, una candelina al centro, e tante parole in mezzo. All’abbraccio dato o preso per lenire un dolore. Alle risate, tante, per sconfiggere una vita che a volte ci vuole un po’ tristi.

Penso a D.E. che mi chiama alla dieci di sera per dirmi “Solo a confermarti di quello che dicevamo” ed io a rispondergli “Sì, ma te, solo psicopatiche”.

Amo questa serie perché amo i miei amici
The new girl

CICATRICI


Giuro, non lo faccio con cattiveria, è un mio istinto atavico. Penso che quando ero un semplice prebiotico e sguazzavo felice nel brodo primordiale, senza tante seghe mentali, già l’avessi.

Io non dimentico. Con calma, piego con delicatezza il momento, lo archivio in ordine cronologico, forse anche alfabetico, e conservo.

Questo non vuol dire che “non perdono”, che poi chi io son io per perdonare, mica dio, quindi perdonati da solo, io non devo perdonare niente e nessuno, posso solo o accettare o andar oltre.
Voglio solo dire che, anche a distanza di tempo, se tu fai una cosa, anzi la rifai e mi dici “scusa”, io tiro fuori la lista “scusa” e ti dico, per quello stesso identico “scusa” o similare, quante volte me lo hai detto, dove, come e che ora era.

Certo l’aver questa lista, se tu me la fai tirar fuori ogni tanto, fa si che ogni io mi domandi “Ma tu, nella mia vita, che ci stai a fare?”
Bada bene, non lo dico con orgoglio, vorrei esser più zen e portata alla comprensione e all’accettazione della crescita altrui. Ma parlando di crescita, son in crescita anche io e quindi non son perfetta, anzi.

La verità è che anche a distanza di parecchi lustri, ogni carezza ricevuta io la rammenti, ma anche ogni schiaffo. Mi ricordo la pelle sfiorata e quella tagliata. La frase che mi ha coccolata e quella che mi ha sfregiata.
L’oblio non fa per me, sarà per quello che ferite aperte non ne ho, ma cicatrici si. Credo che lì si conservino le mie liste.

La verità è che io non cancello niente
La verità è che io archivio

Painting by Salvador Dali

RAM


C’è stato un tempo che fumavo. Mi piaceva. Poi ho smesso.
Potrei dire che l’ho fatto perché farsi del male da soli è stupido, ma mi prenderei in giro, non l’ho fatto per questo, o meglio non solo per questo.
Mi son sempre fatta molto male da sola, forse una predisposizione genetica, o forse una tara mentale. Però alla fine ho smesso.
O forse solo cambiato modo di farmi male.

A volte, nonostante sia passato qualche anno, il desiderio di far un tiro mi prende, specialmente dopo un bicchiere. L’idea di aspirare e riempirmi di quel fumo, mi seduce come le sirene Ulisse. Ho il ricordo, bellissimo della sensazione, e sospiro. Qualche mese fa l’ho fatto. E li ho capito. Accesa. Aspirato quel fumo agognato e pensare subito “Che è sta merda” è stata una sola cosa.

La memoria cambia i ricordi come un’adolescente vestiti al suo primo appuntamento. Ciò che ci rese schiavi addolcisce ciò che fu, per tornare ad esser ciò che è.

Le ore che corrono sono scatti di foto che sbiadiscono contorni e ricordi nella fretta di abbracciare un futuro che vorremmo migliore.

Il tempo che passa addolcisce tutto, ciò che era lama diventa carezza, ciò che era tossina diventa ambrosio. Il tempo è un galantuomo che soffre di alzheimer.

Ed io ho un sacco di ram nella testa aggredita dal tempo. L’unica è resettare e inserire nuove esperienze di vita.

Ram