PANE E GENTILEZZA


Il pezzetto che manca è stato il primo boccone che ho mangiato del MIO pane. Pane da me impastato, strapazzato, coccolato, accudito e infine assaggiato.

Cotto stanotte, tagliato a mezzogiorno pensando solo un pezzetto (quello che manca nella foto), un quarto d’ora dopo ne avevo fatto fuori un quarto.
Dopodiché ne ho tagliati altri due quarti li ho divisi a metà, li ho messi con cura in un paio di sacchettini e li ho portati in ufficio. Dal mio ingresso in ufficio allo spazzolamento dei due quarti, circa 9,36 minuti.

Ciò mi piace, non solo perché è il MIO pane, fatto con le mie mani e la mia energia, ma perché mi piace condividere. E mi piace farlo dando e ricevendo.

Uno degli spazzolatori è un mio boss, che ultimamente mi ha dato delle uova di oca, delle sue oche. Un giorno arriva in ufficio, le pulisce, le lava e con gentilezza mi chiede se le voglio. Nello stesso tempo, mi spiegava come e perché delle sue oche, che ocheggiavano libere per i prati e deponevano uova a caso in giro.

Ecco cosa mi piace della condivisione, una settimana fa tu hai regalato a me gentilezza e uova, e una settimana dopo io dono a te pane e gentilezza.

La vita dovrei imparare a prenderla sempre così, mangiando pane e gentilezza.

PIOGGIA


Certo aver un continuo mal di testa al lato sinistro da due giorni, notte compresa non aiuta. E non aiuta neppure sentire la carne delle gambe e delle braccia dolente. Sentire i lombari pesanti e sofferenti men che meno.
Lo so che come stai dentro stai fuori. Solo che non riesco più a capire se è il mio corpo che influenza il mio “dentro” o è il mio dentro che influenza il mio corpo.

Poi ci son giornate come questa. Sento solo la testa che batte, il cuoio capelluto ipersensibile, le gambe stanche e sospiro. Mi domandando se i giorni di pioggia cesseranno mai.

E’ una domanda retorica, non la faccio a voi, la faccio a me, sapendo che mi risponderò “Non può piovere per sempre“. Peccato che in giornate come questa, sinuoso parte il dubbio “E se vivo in un posto dove piove 350 giorni all’anno?

Shhhhhhh zitte tutte (sto parlando alle mie personalità), silenzio! Decido io per tutte! Proseguiamo il cammino, vediamo che accade quando passa il mal di testa, su su tiremm innanz.

FARFALLE E ALTRE AMENITA’


Questo scritto nasce per colpa di “En”.
En è innamorata.
En è innamorata e ricambiata con la stessa intensità.
En è un dispenser di energia verde, e me ne regala a profusione.
En ha farfalle ovunque non solo nello stomaco.
En mi scrive: “Non smetterò mai ..MAI.. di pensare che sei prossima alla conversione al romanticismo”.

Ed io dovrei spiegarle che son stata una grande romantica, di quelle un po’ da prender in giro tanto ci credono, di quelle per cui “una delle mie amicasorella” cercava di tutelare perché tutto quel romanticismo a volte offusca la visione sulla realtà, di quelle per cui l’amore è vita e senza non vivi, la giustizia vince su tutto, i bravi vincono, i cattivi perdono, l’amicizia è sempre vera, chi ti vuole bene non ti ferirà mai, chi ti ama sarà sincerò. E invece no. E invece non va sempre così. E invece raramente accade così.

En non posso convertirmi. Io son già romantica. Questo mi ha portato al cinismo. Solo i romantici possono esserlo. Solo chi è stato così tanto deluso, può vedere il mondo attraverso l’opposto di quello che era.  Il romanticismo scende sempre più in profondità, il crederci affonda insieme e il cinismo prende il suo posto.

Ma io son romantica, una farfalla celata dietro il cinismo esiste, solo che questa non è l’epoca dei romantici.

NUVOLE CONTRAFFATTE


Osservo le verità modificarsi, intrecciarsi e confondersi tra omissioni e bugie. Mi domando chissà quante volte pensavo fosse vero e non lo era, chissà quante volte quello che ho tra le mani è la verità o solo un pezzo di nuvola contraffatta.

Non che abbia importanza a questo punto della vita, ormai bado al sodo, sono qui, sono viva, sono tra i sopravvissuti il resto è aleatorio.

E come quando stai male, ma veramente male con il corpo, ti rendi conto che tutti i discorsi filosofici e le seghe mentali del mondo non servono a niente, eppure non son stata e non sono materiale, ma ho compreso l’importanza della carne legata allo spirito.

E nulla… solo questo, un pensiero fissato con un sorriso e un sospiro in questo mondo, la rete, fatto di niente e allo stesso tempo fatto di materia.

TRENI


Ci son treni che abbiamo perso e non torneranno più e quelli che son passati e non abbiamo voluto prendere.
Ci son treni di cui ci hanno parlato e che avremmo voluto prendere, ma non avevamo il biglietto.
Ci son treni che son passati in anticipo e quelli che son passati in ritardo.
Ci son treni che avevamo preso, ma dai quali siamo scesi.
Ci son treni che ripassano, ma noi continuiamo a non prendere, e quelli che guardiamo pensando che prima o poi quel treno lo prenderemo.

I treni passano, sfilano e toccano la nostra vita in ogni momento.

L’incognita è quando aspetti a un binario morto. Anzi quando TI aspetti a un binario morto, perché tanta voglia di viaggiare non l’hai più.

SMAGLIATA


Smagliata.
Non è senza maglione.
Ma come vedo la mia vita.

Guardo le foto fatte dal Chiwaz a Progenie (bellissima fuori e intensa dentro), con i miei vestiti e le mie scarpe, o meglio quelli che furono i miei vestiti e le mie scarpe fino a un anno fa.
Guardo le foto che lui mi ha appena fatto a una cena pochi giorni fa, e poi ci si mette anche Mark Zuckerberg con il suo filmato regalo “degli ultimi anni della vostra vita”.
E il vaffanculo parte silenzioso e intenso come la notte dopo aver mangiato i fagioli a cena. Ma come ho potuto, in così poco tempo, farmi questo?!

I vestiti son i miei con quattro taglie in meno. Nel “filmato regalo” degli ultimi anni, ballo, sorrido e sono sempre circondata da persone e amici, dove c’è da fare, organizzare e ridere io ci sono e la vita è il mio palcoscenico.
Questo nonostante periodi cupi e non leggeri, nonostante abbia pianto e sofferto percorrendo gli anni, ma la mia soffusa tenace grinta era lì sottopelle che scorreva insieme al sangue. E ora no. E la forza manca.

Scelte sbagliate, persone sbagliate, stanchezza che copre, anni che corrono e sfiancano. Sono davvero un’ombra sbiadita di quello che ero, un ritratto di Dorian Gray al contrario.
Da qualche parte, dentro, io son lì che danzo e sorrido, ma fuori son grigia, ringhiosa, stretta tra doveri, responsabilità, penuria e sfiducia, un arrancar in salita. Ciò che è dentro è fuori, ed io son diventata vecchia in pochi mesi.

Niente suggerimenti di pensieri positivi. Se riuscissi a farli in questo momento, non scriverei questo post. Niente pacche sulle spalle, perché questo scritto non è una richiesta di aiuto, ma è uno specchio in cui rifletto e vedo.

Non me la prendo con gli altri, me la piglio con me stessa. Tutti questi anni sprecati, tutti questi anni a capire. Madre Terra non è mamma, è matrigna e ti alleva alla sopravvivenza. Ce la fai? Va bene. Non ce la fai? Soccombi.
Ma io non riesco, non mi rassegno alla sola sopravvivenza, io anelo alla vita, e da qui la sofferenza.

E in tutto questo grigiore e questa pesantezza, da un punto non preciso di me, sento la mia anima che danza, e mi sussurra: “C’è del buono anche in questo periodo. Hai potato rami secchi e falsi amici, hai visto chi sono “i ti voglio bene a parole” e chi “i ti voglio bene con i fatti e le parole”, hai smesso di aspettare, sei andata oltre perché chi aspetta non sarà mai raggiunto”.
Il problema è che io son andata oltre, ma non so dove.

Che fatica crescere, non si smette mai.

LA PERCEZIONE SOTTILE


Avrei potuto prevedere anche il mio futuro, ma è stato un bene non averlo fatto, non lo avrei mai affrontato.

Lo son sempre stata fin da piccola, attenta agli altri, ai loro bisogni e alle loro esigenze. Era il mio modo di dire “ti voglio bene”. Mi riusciva bene perché ero una bambina che il mondo lo osserva e lo ascoltava. E’ stato così che ho iniziato a sviluppare “l’empatia”, anche se a onor del vero, ad un certo punto sviluppare i sensi della percezione sottile è stata più una questione di sopravvivenza. Ma questo è un altro discorso. Stavo dicendo che il mio dimostrare amore erano la mia attenzione e il mio tempo su te, e mi aspettavo qualcosa di simile. Errato. Avrei dovuto capirlo da subito. E invece cominciai a pensare di non meritare di essere amata.

Il problema e che cominciai a pensarlo in maniera inconscia, mentre in maniera conscia cercavo di sopperire. Dovevo essere più brava, dovevo essere più obbediente, dovevo dare di più, dovevo amare di più, dovevo guadagnarmi l’amore. Ma l’amore non si guadagna e non si vende. L’amore è un regalo che accetti o doni.

Più crescevo più il problema affondava dentro di me, meno era visibile, più dovevo meritare di essere amata. Più cadevo in questa dinamica più le persone di guano mi cercavano. Come un predatore annusa il sangue nell’aria della sua preda, ci son merde che sentono questa vibrazione. Io li chiamo i vampiri energetici. Più hai energia e più sei disposta a condividerla più si attaccano come sanguisughe, ma anche questo è un altro discorso.

Il discorso di oggi è un non discorso. E un post non post e non è “tristo”. Mi son solo scoperta ad osservarmi nella foto qui sopra. Vedermi e ricordare perfettamente i pensieri di allora e scrivere a getto. Otto anni e quello sguardo, otto anni e già seria, otto anni e gli altri bambini giocavano ed io affrontavo cose più grandi di me. Lì ho sviluppato la percezione sottile del futuro. Avrei potuto prevedere anche il mio futuro, ma è stato un bene non averlo fatto, non lo avrei mai affrontato.

GIORNI DI CELLOPHANE


Dio o chi per lui in genere è buono con me.
Ogni tanto però si diverte a mettermi alla prova (o si diverte alle mie spalle) in modo abbastanza pesante. Ogni volta un po di più. In compenso a parziale compensazione mi ha dato un angelo custode con i controcoglioni.
Insomma dio o chi per lui, ha con me un rapporto del tipo ti farò del male ma ti darò protezione, che detta così più che un dio sembra un capo mafioso.
E così accade che lui o chi per lui, periodicamente mi fa vivere i giorni di cellophane per farmi capire l’importanza del respirare a pieni polmoni questa vita.

I giorni di cellophane, sono quelli in cui vivi e osservi il mondo come se ti avessero avvolto il corpo, il volto, gli occhi, la bocca con trenta metri di pellicola. Non vedi bene, ti muovi male e più vai avanti più ti manca il respiro, boccheggi, ti sbatti, non respiri non respiri, e in quel momento devi scegliere che fare. Lasciarti andare o lottare per togliere il cellophane?

Dio o chi per lui in genere è buono con me.
Questa volta, in questi miei giorni di cellophane, si è reso conto che ho lottato, ma che sono esausta (sarà l’età che avanza?). Che questa volta togliere dalla bocca quella fottuta pellicola non è stato facile, mi sa che si è reso conto però questa volta forse un pò ha esagerato. Per questo ha permesso al mio angelo custode di fare un paio di buchini in corrispondenza degli occhi, così mentre respiro e mi tolgo il resto della pellicola dalla pelle posso vedere. E a dir la verità, ho visto…. che dirti dio o chi per lui, esisti e ora ho le prove. Grazie, avevo bisogno di un piccolo incentivo, seppur bastardo.

E tu mio caro angelo custode, compagno di tante avventure, che a volte pensi “Ma una meno impegnativa no?!” e mentre lo pensi mi abbracci con un sorriso, si tu batti il cinque! Cé l’abbiamo fatta ancora una volta. La trasmutazione è avvenuta, non son più quella di prima, non so ancora chi sono ora, ma so che sono qui.

LA TELA DELLE ANIME


Come gocce di rugiada, siamo anime posate sulla ragnatela della vita, quando un’anima freme, quelle intorno a lei vibrano insieme.

Ieri scorrazzando per un attimo sulla pagina di un noto social, mi soffermo su uno stato postato dalla mia amica Laura.
Leggo, rileggo, leggo ancora e cerco il nome dell’autore di quelle parole. Lo trovo, anzi la trovo e così mi ritrovo a cercare e leggere i pensieri sparsi di Susanna Casciani.

Ho trovato parole mie che non sono mie, eppure mi appartengono come la mia pelle e fanno parte di me come il respiro che mi sostiene per vivere. Scopro che una parte di me vive in un altro viso, in un altro corpo, con un altro nome Susanna.

Leggo quello che ha scritto, che scrive, quello che dice di se. Ne ho la sicurezza, non so quando e come, ma mi è entrata “dentro”. Nella notte ha rovistato nel mio cuore, aperto la mente e copiato quello che avevo celato. Sì, ha fatto un copia e incolla di una parte della mia anima.
Mi sento come denudata, qualcuno vede queste parti di me e le descrive. La sensazione è la stessa del sognarsi nudi in mezzo alla folla.

Ho letto molte parole di Susanna, ma queste sono quelle che ho letto da Laura:

Non ci credere a quelli che ti dicono che un giorno ti alzi e non ci pensi più.
Non è vero, ti stanno prendendo in giro, ti stanno tenendo nascosto che è faticoso uscirne e iniziare a stare meglio.
Ti stanno tenendo nascosto che c’è da perdere ogni energia, da sforzarsi di fare cose che si odiano, da cercare di piangere quando non ci riesce farlo e da cercare di smettere di piangere quando non ci riesce farlo.
C’è da ingrassare e da dimagrire e da rovinarsi un po’, e da distruggersi e da ricostruirsi e si suda, e si va a letto stremati, e ci si trasforma e si diventa freddi e poi ci si inizia a mancare e allora ci si rincorre e si ricomincia a fare quello che si è sempre fatto per non perderci del tutto, anche se continua a fare male.
Non ci credere a quelli che ti dicono che è una cosa automatica, che passa da sé, che l’amore è così.
No.
Sei tu, ti vedi?
Tu devi darti da fare, devi impegnarti, perché rimanere soli non è un gioco da ragazzi, non è una di quelle cose che “poi passa”.
Devi farti il culo per fartela passare.

Laura e io siamo diverse, di età, di scopi, di intenti, di frequentazioni. Ogni tanto incocciamo nella vita dell’altra, quando ciò accade, ci comprendiamo subito. L’anima parla la stessa lingua per quello lei ha postato quello scritto, per quello io l’ho letto, per quello entrambe ci siamo ritrovate nell’anima di Susanna.

SOGNI VAMPIRI E ISOLE GALLEGGIANTI


Poi ti rendi conto che è solo colpa tua. Tua e dei tuoi bisogni.

Tu hai bisogno di una “famiglia”, tu hai bisogno di certezze emotive, tu hai bisogno di calore, di amore, di sorelle e fratelli, quelli che non hai mai avuto.

E’ accaduto così. Te le sei create, le hai nutrite della tua stessa energia, le hai fatte nascere, le hai cresciute per averle con te, perché ti avvolgessero e dessero sicurezza. Non ti sei resa conto che la loro esistenza era legata al tuo crederci; esistevano solo perché tu pensavi esistessero e davi parti di te per tenerle in vita.
Quando hai tu hai smesso di crederci, si sono dissolte come bolle. Così hai scoperto che non tutti i sogni sono uguali, ci son sogni che si nutrono di te come vampiri. Rammentalo per il futuro.

Sarà per questo che hai smesso di desiderare qualsiasi cosa. Ciò che non vuoi, ciò che non desideri non ti può deludere e ferire.

Siamo isole galleggianti, ci illudiamo di trovare un luogo in cui attraccare, ma la verità e che solo le più fortunate intrecciano le loro radici tra loro e continuano a vagare in questo mare chiamato vita.