INTOLLERO


Oggi è il terzo giorno che io “intollero” la gente.

Davvero non so dirvi perché. Il primo giorno pensavo “Vabbè dai è lunedì è normale”. Il secondo mi son detta “Dai a volte capita un prolungamento del lunedì”, ma oggi al terzo, niente da fare. Intollero pesantemente la gente.
Non che sia peggiorata, la gente intendo, la gente è sempre quella. Son io che ho una soglia di sopportazione pari allo zero assoluto ormai.

Certo l’aver parlato ieri con l’ipocrisia razzista e beghina, quella che va sempre in chiesa, prega la madonna, dio i santi tutti per poi vomitare il livore di una vita vuota contro gli immigrati, questo non aiuta. I loro insulti a chi lavora regolarmente, con il liquame sotto forma di parole “Loro sporcano, loro approfittano, loro depredano lavoro, loro rubano case, loro loro loro… “. Guardati te, quando sporco hai dentro, solo per la rabbia con cui lo sputi fuori.
Accanto a questa ipocrisia perbenista io ci vivo. E questo non aiuta.
Attacca i più deboli perché i deboli son loro. Sperano di non esser mangiati spostando l’attenzione, dimenticando che tutti siamo a sud di qualcuno.
Ecco io intollero gente così.

Certo che l’aver avuto a che fare con i “politici” del mio comune, ripetere ancora dopo due anni, cazzo cazzo aggiungete un’asse a quella panchina dove vanno gli anziani in modo che possano sedersi. Sentire il peso che sei tu la rompicoglioni e non loro un pò “lenti” a far le cose. Questo non aiuta.
Ecco io intollero gente così.

Certo che anche io son un pò scassamaroni quando scrivo, sempre melanconica, sempre questa vena varicosa di sottofondo. Lì a scrutare, analizzare, verificare, concordare e ravanare fino al midollo gli aspetti emotivi della vita e dell’anima.
Ecco io mi intollero così.

E pensare che invidio (dico sul serio) tanto quei blogger che d’istinto scrivono con ironia le cose. Quelli che fanno risaltare il ridicolo e l’assurdo della vita, togliendo potere così alle cose negative.
Io invece no cazzo! Quando appoggio le dita sulla tastiera ecco che mi si apre la voragine della “segaiola mentale”, ci cado dentro come una pera cotta, eppure vorrei tanto esser come loro, strappare sorrisi alleggerendo cuori.

E sarà che questo tempo grigio non aiuta. Queste nubi ricoprono tutto da sembrare quasi nebbia, nebbia non è, ma avvolge lo stesso.

E non mi aiuta neppure questo tempo che vivo. Tutto è ridotto al minimo: il tempo proprio, i denari, il desiderio, la luce, il cuore, la voglia, l’entusiasmo, le emozioni, le novità, gli stimoli. Questo tempo in cui la “quotidianità obbligata” copre sotto una spessa coltre di piombo la vita e tutto ciò che la rende degna di questo nome.

Ecco, forse alla fine, è solo questo ultimo pensiero che racchiude la verità.

Io intollero sprecare la vita.

Photo by Hossein Zare

COLORI


Intingo in me.
Colori con cui parlare e quelli con cui plasmarmi.
Respiro lieve in questo mondo concitato.
Strattonarmi è inutile.
Il mio passo è discorde.

D&D


Mi rebloggo da sola.

D&D

Voi cliccate sulla foto e portate pazienza, ma avendo (come sempre detto) personalità multiple, alcune di loro hanno deciso di aprire un blog per conto loro.

Abbiamo un pò discusso prima, io non volevo doppioni, e alla fine siamo giunte tutte felicemente alla conclusione che loro avrebbero parlato con gli occhi e non con la tastiera.

Come sempre alla fine con (le molte) me stessa vado d’amore e d’accordo. Del resto da quando ho iniziato ad amarmi, non ho mai smesso (a parte qualche litigio).

PS: Si si, insomma è proprio quella cosa lì, mi “pubblicizziamo” da sole.
Una volta che siete sull’altro blog, per seguirmi basta cliccare sull’apposita casella in alto sulla barra per i wordpressiani. Se non wordpressiani e/o inoltre se interessati all’avviso direttamente e comodamente nella “casella email”, cliccate dentro una foto qualsiasi e in alto a destra compilate. Le vanità delle mie personalità multiple gongoleranno molto.

MONDI PARALLELI


Ora lo so.
Ho vissuto in un mondo a parte.
Un mondo parallelo al vostro, me ne rendo conto solo ora.

Non era ingenuità la mia, neppure stupidità, certe cose nel mio mondo non esistevano. Non potevo intuirle prima, né immaginarle, non potevo pensare esistessero. Ogni volta che le incrociavo, mi colpivano come martello sui denti.

Non che il mio mondo sia fatto di sola luce, anzi, proprio dove la luce è più forte, si crean ombre così dense e nere che gli stessi mostri del buio fan fatica a muoversi.

Però nel mio mondo non ci son mostri che si chiamano luce, e neppure luce fatta di ombre. Nel mio mondo puoi morire, ma vedi sempre la mano che ti colpisce. Nel mio mondo puoi perderti, ma quando lo fai, è solo per affrontare un nuovo viaggio.

Ora lo so.
Vivo in un mondo a parte.
Un mondo parallelo che s’intreccia con il vostro.

photo by Jernej Lasic

MAX AILOVIU


Di lui parlo, spesso. Ho un debole per lui. Quando lo vedo, in foto o in carne, il suo sorriso apre il mio. Attraverso il suo vedo i sorrisi dei bambini che ha aiutato che aiuta; vedo i sorrisi dei bambini che ora son adulti, ma dentro erano rimasti nascosti paurosi.

Quando lo leggo, lo seguo, lo sento, mi dico sempre che è stato messo sulla mia strada per ricordarmi che sì, si può fare la differenza, e lui MAX, la differenza la fa davvero e ogni giorno.

Per questo scrivo di lui e porto al suo blog, perché mi piace essere una freccia indicatrice che porta a lui e all’Associazione Prometeo. Questa volta però non vi parlo di “orchi”, questa volta vi parlo di portare anche voi un sorriso a dei bambini, se potete.
Uso le sue parole:

CI AIUTATE?
Ed anche per quest’anno ci mettiamo all’opera per organizzare una festa per i piccoli del reparto di oncologia pediatrica del Budimex di Bucarest. La festa sarà in occasione di San Nicolaus il loro Babbo Natale e si terrà la prima settimana di dicembre. Pertanto da adesso a metà novembre (data ultima il 18 novembre) raccoglieremo presso la sede di “Prometeo – a Pisogne (Bs) in via Piero Corna Pellegrini 10 Tel. 0364 880593” – giocattoli, abiti pesanti e cibo.”

Ma per saperne di più, cliccate sulla foto qua sotto della piccola Maria,  arriverete direttamente da lui, nel post in cui parla dei cuccioli del reparto di oncologia pediatrica del Budimex di Bucarest.

UNA VESTAGLIA DI TULLE ROSA


“Si arrampica sulla vetrata, indossa la mia vestaglia di tulle rosa confetto, getta nel vuoto i miei peluches dall’apertura in alto.

Mi ha rubato le coperte e le lenzuola, lasciandomi un letto spoglio. Non contento subito dopo si è preso tutto ciò che avevo sopra il comodino, anche le creme. Un feroce litigio (un occhio ai miei gatti perché temo faccia loro del male) e ho recuperato tutto. Basta però, basta tra di noi non è possibile, è finita.

Tiro il lembo della mia vestaglia rosa confetto per distrarlo, per impedirgli di lanciare nel vuoto ancora i peluches, lui continua imperterrito. Lo fa per lo stesso motivo per cui prima ha rubato lenzuola, coperte e creme. Ferirmi.
Tiro sempre più forte per farlo scendere. Poi accade, la vestaglia di tulle rosa confetto comincia a rompersi lentamente. Vedo il tulle lacerarsi, ma continuo, fino a quando si strappa in due.

Su di lui pezzi di tulle, sulle braccia e sulle spalle. Il resto è tra le mie mani. Non ho più modo di fermarlo. Osservo le sue caviglie, sono all’altezza dei miei occhi, dei miei denti. Si! Le morderò a sangue.
Lui lo percepisce, si ferma per dirmi, così mi farai cadere nel vuoto. Solo un attimo di esitazione. Si, cadrai nel vuoto, ma ti fermerò, non getterai i miei peluches.”

Mi sveglio di colpo, il cuore a mille. Non riesco a capire se ora sono nel sogno e quella appena lasciata è la realtà, o questa è la realtà e mi sto svegliando in questo momento.
Millesimi di secondo lunghi come minuti, il timore che la realtà sia una vestaglia di tulle rosa confetto lacerato, impregna l’aria.

Infine lo strappo dalle braccia di Morfeo. Capisco il sogno ma mi rimane la sensazione d’inquietudine, l’esser rimasta impigliata tra due realtà per una manciata di tempo indefinito, è la cosa peggiore. Quella che mi tiene sveglia.

La vestaglia di tulle rosa confetto io so cosè, non fa paura averla strappata, il lupo si morde la zampa fino a staccarsela pur di fuggire alla tagliola, per questo a volte si zoppica nella vita, la libertà non sopporta catene siano esse fatte di ferro o da fili di tulle. Vivere ha un prezzo.

Crescendo so di esser diventata meno “rosa”, ma ci sono altre tinte, ed io ho acquistato colori inaspettati.

Però devo smettere di addormentarmi al suono delle campane tibetane.

SPSP E LA CICCIA MENTALE


Cosa è la SPSP?

Io ogni tanto la SPSP la uso quando scrivo.
Se a qualcuno di voi ispira l’idea di partecipare, sappiate che non ci guadagnerete un euro, ma anche che non spenderete un centesimo. Vi va di sperimentare qualcosa di diverso, o semplicemente di giocare con le parole? Si? Allora cliccate sull’immagine qua sotto e vi ritroverete da loro, con ogni informazione necessaria, il bando, gli esempi e da chi è composta la giuria.

Sperimentare con la scrittura è un modo di nutrire la mente, ed io amo la “ciccia” mentale.

PERCORSI


Ci arrivo, quasi per caso, youtube mi suggerisce quel video. Rimango lì ad osservare. E li vedo. Lì in mezzo a quei sorrisi, ci sono i miei amici. Alcuni suonano altri ballano. Vi guardo. Mi si apre il cuore e le labbra si stendono leggere. Mi mancate spesso, più di quello che vorrei.

Mi mancano. Mi manca danzare con loro, mi manca attraversare la notte e arrivare al sorgere del sole mentre danzo, mi manca la condivisione di una visione del mondo, mi manca la parola amore che abbraccia non solo le relazioni, mi manca osservare il mondo con attrazione, mi manca vederlo a 360 gradi attraverso i miei e i vostri occhi.

Mi manca tutto ciò, con la consapevolezza che è una parte di me, lo è e lo sarà sempre, ma che il mio cammino ha dovuto intraprendere un nuovo sentiero.

Dicono che la strada la scegliamo “prima” di tornare. Di molti sentieri intrapresi o lasciati alle spalle, io mi chiedo quali scelte ho fatto “prima” e dove mi voglio condurre. Me lo domando anche oggi, guardandovi, chissà cosa ho scelto per non percorrere tutta la strada con voi.

TIREMM INNANZ


Ci sono andata da semplice cittadina. Avete presente quelle persone che possono sedersi, ascoltare quello che dicono, ma non aver diritto di dire nulla? Appunto direte voi “semplice cittadina”. Appunto dico io, da semplice cittadina sono andata ancora una volta al consiglio comunale di dove abito.

E ho la nausea. Di chi parla del bene della comunità, ma la comunità gli serve da trampolino di lancio per la propria crescita politica. Di chi di mestiere fa il politico, vive con lo stipendio da politico, se manca quello non ha lavoro e non ha lo stipendio. E si sa in questi tempi di crisi chi ha il lavoro se lo tiene stretto vero?

Torno a casa. Questa è la gente che programmerà il futuro di Progenie?
Questa gente cambia colore alla stessa velocità con cui io mi mangio una porzione di profitterol. Questa gente entra nei comuni nelle liste civiche sfruttando i non politici della lista che si danno da fare per il loro comune, blandendoli. Questa gente ha alle spalle un partito e un colore che fuori dalle comunali li porta alla scalata. La cupezza mi avvolge per trasformarsi in nausea dopo una notte di decantazione.

Ho la nausea e non so più se per loro o per chi li vota e li appoggia o di chi li contrasta con le stesse identiche armi. Chi ha più colpe? Chi sfrutta le situazioni o chi per pigrizia mentale demanda e si fa usare?
Del resto non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, non c’è maggior sostenitore di chi ha bisogno di rassicurazioni psicologiche. Chiudiamo gli occhi al baratro davanti, l’importante e non vederlo e aver ansietà. Mi viene in mente la favola del Pifferaio Magico. Sento che questa generazione è senza salvezza.

Mi domando se alla fine davvero abbiamo ciò che meritiamo?
Eppure io non credo di meritarmi quel tipo di politico. Arrogante, non guarda mai negli occhi le persone che rappresenta, ma guarda adorante il potere sopra di lui sperando di raggiungerlo. Noi siamo solo un male necessario, siamo solo una rogna fastidiosa ma invisibile.

Ho la nausea, per davvero in questo momento, talmente tanta da doverne scrivere per farla fuoriuscire in qualche modo.
Mi passerà, sospiro, alzo le spalle, dico “tiremm innanz”, andrò anche al prossimo consiglio, non potrò parlare, ma vi guarderò sappiatelo.

Tiremm innanz, che in questa mattina devo attraversare questa cupezza e questa nausea che mi avvolge.
Tiremm innanz, ma spero che mia figlia se ne vada da questo paese, in cui lei da sempre vive male, o che abbia la forza di cambiarlo senza che questo paese ferisca o cambi lei.
Tiremm innanz, chi si ferma è perduto.
Tiremm innanz che dell’utopia vorrei farne a meno, ma ancora oggi non riesco a togliermela da dentro.

BABY DOLL


Fino a quattordici anni ci ho giocato. Susanna ed io, tra i 12 e i 14, abbiamo passato interi pomeriggi insieme a lei.

Forse per questo a quindici anni, nonostante avessi il mio primo ragazzo, per me l’amore era passeggiare mano nella mano al chiaro di luna e null’altro. Questo con grande disappunto di lui chiaramente, che di anni ne aveva 19, e avrebbe preferito giocare alla Barbie con me.

Nel 2008 Clem la portò al Modular Dimension e con lei fotografammo scorci di danze e sorrisi.

Pochi anni fa, invece, mi imbattei in “Barbie Crime”. Fu amore un’altra volta per l’ironia delle foto, per la cura dei particolari e dei dettagli. Se avessi avuto soldi “in avanzo,” mi sarei cimentata anche io (peccato che non ho mai avuto il brivido della sensazione “mi avanzano soldi”).

ops
ops
Aveva chiesto. “Mai sei ingrassata?”
Fai il bravo bambino, metti bene lo smalto o sarò costretta a punirti

Infine in questi giorni, lei torna, “modella” di un progetto artistico di due argentini “Pool&Marianela”.  Lo sapete già vero? Io passo dal profano al sacro e viceversa, lo faccio spesso perché per me tutto è profano e tutto è sacro.

Oh
Oh
mio
mio
dio
dio

Si mi è tornata la voglia di giocare, ora voglio comprami Barbie e Ken e poi vi inondo con un fotoromanzoblog.
In fondo rimaniamo sempre un pò cucciolotti dentro. Dategli un appiglio e appena possibile, il patuffolo dentro noi, risalirà attraverso la serietà per sbucare fuori con un sorriso.