TRENI


Ci son treni che abbiamo perso e non torneranno più e quelli che son passati e non abbiamo voluto prendere.
Ci son treni di cui ci hanno parlato e che avremmo voluto prendere, ma non avevamo il biglietto.
Ci son treni che son passati in anticipo e quelli che son passati in ritardo.
Ci son treni che avevamo preso, ma dai quali siamo scesi.
Ci son treni che ripassano, ma noi continuiamo a non prendere, e quelli che guardiamo pensando che prima o poi quel treno lo prenderemo.

I treni passano, sfilano e toccano la nostra vita in ogni momento.

L’incognita è quando aspetti a un binario morto. Anzi quando TI aspetti a un binario morto, perché tanta voglia di viaggiare non l’hai più.

ROSA ANTICO


Eccomi qua, in mezzo alla stanchezza del corpo e della mente.

Se cercate senso nelle mie parole, non ne troverete, escono da sole e usano la punta delle dita sulla tastiera.

Avrei voluto essere una principessa, un carattere sovrano me lo ha impedito.
Ho cercato d’essere regina di cuori, i re di guerra mi hanno distrutto il trono, a niente è valsa la mia difesa.
Mi sono rincorsa una vita e molte volte ho creduto di trovarmi per poi capire che erano copie sbiadite dei miei pensieri.

Ondeggio su questa lama di rasoio, chiamata vita, tra rosa antico e nero denso.

FACCIA DI CUBO


Io lo leggo spesso. Come me fa un sacco di domande, ma non da risposte, quelle te le devi trovare tu. Quando lo leggo mi vien sempre da pensare, ma comé che in italia le cose più intelligenti e morali le dicono i comici?

Di solito nel mio blog non metto parole altrui, ma quando son così simili a quelle che avrei scritto io, solo esposte meglio, ci stà che le metta.
Lui è Natalino Balasso. Lo ha scritto oggi.


“Un paese che ha la faccia come il cubo.

La democrazia dovrebbe avere regole chiare. Può un partito che non ha vinto le elezioni stabilire un cambio di governo? Può per giunta mandare al governo un non eletto?
Intendiamoci, stiamo parlando di un governo “di servizio” quello di Letta e Alfano che doveva fare due cose e invece ne ha fatte 8 ma diverse da quelle due. Detto questo, per quale motivo questo colpo di mano, per evitare che con una legge elettorale decisa a tavolino possano vincere gli avversari? Questa torta non è forse marcia già negli ingredienti? Come si può pensare che a furia di mantecare possa uscirne qualcosa di buono?

Sembra che ci sia una sorta di congrega la quale ha stabilito che gli italiani non saranno capaci di cambiare le cose col voto e probabilmente la congrega ha ragione, ma non è una sorta di fascismo inconsapevole voler tentare un colpo di mano deciso fuori dalle sedi così dette istituzionali del Paese?

Questa volta il presidente ha detto “decida il PD”. Cioè fate un governo come più vi aggrada, tanto i numeri non ci sono più ma facciamo finta che ci siano e che il partito di governo siate voi (cioè noi), fate un rimpasto come se foste il partito di maggioranza assoluta.
Questo modo di operare non è forse quello che ha causato la disfatta di quella parte del parlamento che nella testa della gente sta a sinistra?
Stia dove stia quella parte di schieramento è una delle cause dell’aumento vertiginoso delle tasse e della spesa pubblica senza un reale vantaggio per i servizi, per il welfare e per la diffusione del benessere. Anzi, è sotto gli occhi di tutti che proprio quella politica è la causa dell’aumento del sommerso e della corruzione nel nostro paese. L’altra parte dello schieramento, intendiamoci, è Scherzi a parte, quindi è il gioco dell’illusionismo perfetto: due parti marce della stessa mela, una che illude i fessi con la fola della lotta al comunismo, l’altra che illude i fessi con la fola della lotta al berlusconismo. Due bugie fanno la verità degli ultimi decenni.

Ma c’è una terza forza, un terzo del parlamento. Il terzo mancante si dice indisponibile a qualsiasi dialogo (e come dargli torto con questi campioni di democrazia) ma dimostra una cosa sola: che in questo paese fai più bella figura a non fare un cazzo, in ogni caso vorrei proprio vedere al governo gente del calibro di quel Casalino che diceva che gli stranieri puzzano o quella Lombardi che riconosceva che, sì, in fondo Mussolini ha fatto anche cose buone. Non che la frase sia colpevole di per sé, anche Hitler avrà preso una doccia ogni tanto, ma non è questo il punto se vuoi essere una forza alternativa al vecchiume italico.

La parte meno malata del giornalismo italiano, parlo del Manifesto, ormai è in stallo da estasi mistica, ieri festeggiava l’anticostituzionalità della legge giovanarda col titolo Viva Maria, come a dire che l’unica via è quella della trasfigurazione della realtà, ma sì, sballiamo e fingiamo che se la marijuana fosse liberalizzata non sarebbe la Marlboro a venderla! D’altronde un giornale che si chiama comunista in Italia non può che essere impregnato di misticismo.

La leggenda dice che siamo una repubblica perché il referendum antimonarchico è stato truccato. Un giornale serio all’epoca avrebbe scritto “Cominciamo bene!”. Resta il fatto però che se avessimo fatto decidere al popolo, il famoso popolo, oggi avremmo un re, magari quel tizio che, stanco degli hotel a 7 stelle, ha partecipato a un reality in mezzo ai poveri, ora lui sarà tornato negli hotel a 7 stelle e i poveri saranno rimasti poveri.

Il vuoto a forma di Italia che riempie quest’ansa di mare ci ha insegnato a prendere la vita con la giusta dose di scetticismo, e questo non è sempre un male, ma talvolta è davvero scomodo abitarci. Non so se avete mai visto quei film horror psicologici di fantascienza come “Cube”, nei quali un gruppo di persone si trova in un luogo che ha leggi fisiche diverse da quelle terrestri, in cui si rischia la vita per un nonnulla e bisogna venire a capo di codici misteriosi che governano la struttura in cui ci si trova; ecco, quella roba lì è l’Italia: un cubo splatter dalle regole insondabili.

La vera rivoluzione oggi la può fare solo un maestro elementare, una professoressa, un docente universitario, i quali una mattina dicono ai propri allievi: – Io non potrò mai insegnarvi niente di buono, lasciate le vostre famiglie e inventatevi qualcosa. Ma inventarsi qualcosa è difficile con questo chiasso.”

Per il resto “noi speriamo che c’è la caviamo

SMAGLIATA


Smagliata.
Non è senza maglione.
Ma come vedo la mia vita.

Guardo le foto fatte dal Chiwaz a Progenie (bellissima fuori e intensa dentro), con i miei vestiti e le mie scarpe, o meglio quelli che furono i miei vestiti e le mie scarpe fino a un anno fa.
Guardo le foto che lui mi ha appena fatto a una cena pochi giorni fa, e poi ci si mette anche Mark Zuckerberg con il suo filmato regalo “degli ultimi anni della vostra vita”.
E il vaffanculo parte silenzioso e intenso come la notte dopo aver mangiato i fagioli a cena. Ma come ho potuto, in così poco tempo, farmi questo?!

I vestiti son i miei con quattro taglie in meno. Nel “filmato regalo” degli ultimi anni, ballo, sorrido e sono sempre circondata da persone e amici, dove c’è da fare, organizzare e ridere io ci sono e la vita è il mio palcoscenico.
Questo nonostante periodi cupi e non leggeri, nonostante abbia pianto e sofferto percorrendo gli anni, ma la mia soffusa tenace grinta era lì sottopelle che scorreva insieme al sangue. E ora no. E la forza manca.

Scelte sbagliate, persone sbagliate, stanchezza che copre, anni che corrono e sfiancano. Sono davvero un’ombra sbiadita di quello che ero, un ritratto di Dorian Gray al contrario.
Da qualche parte, dentro, io son lì che danzo e sorrido, ma fuori son grigia, ringhiosa, stretta tra doveri, responsabilità, penuria e sfiducia, un arrancar in salita. Ciò che è dentro è fuori, ed io son diventata vecchia in pochi mesi.

Niente suggerimenti di pensieri positivi. Se riuscissi a farli in questo momento, non scriverei questo post. Niente pacche sulle spalle, perché questo scritto non è una richiesta di aiuto, ma è uno specchio in cui rifletto e vedo.

Non me la prendo con gli altri, me la piglio con me stessa. Tutti questi anni sprecati, tutti questi anni a capire. Madre Terra non è mamma, è matrigna e ti alleva alla sopravvivenza. Ce la fai? Va bene. Non ce la fai? Soccombi.
Ma io non riesco, non mi rassegno alla sola sopravvivenza, io anelo alla vita, e da qui la sofferenza.

E in tutto questo grigiore e questa pesantezza, da un punto non preciso di me, sento la mia anima che danza, e mi sussurra: “C’è del buono anche in questo periodo. Hai potato rami secchi e falsi amici, hai visto chi sono “i ti voglio bene a parole” e chi “i ti voglio bene con i fatti e le parole”, hai smesso di aspettare, sei andata oltre perché chi aspetta non sarà mai raggiunto”.
Il problema è che io son andata oltre, ma non so dove.

Che fatica crescere, non si smette mai.

SENZA PELLE


Sentire il mondo senza pelle. Poi metti la corazza. E' sopravvivenza. Ma a volte la corazza diventa prigione.
Sentire il mondo senza pelle.
Poi metti la corazza. E’ sopravvivenza.
Ma a volte la corazza diventa prigione.

PUNTO DI NON RITORNO


E’ una di quelle giornate in cui non riesci a capire se l’aria ti opprime come un’incudine sopra i polmoni o se cerca una via d’uscita dagli stessi e nel farlo ti squarcia il petto in due.
Pensieri si attorcigliano tra di loro rimanendo distinti. Groviglio lineare di cui non trovi il capo per scioglierlo.

Vorrei tanto avere ancora quella fiducia. Quando pensavi a me, pensavi anche a quel lato sorridente. E invece no, invece basta.
Cé un punto di non ritorno anche da noi stessi.

Rientro nel mio pianeta, in cui ascolto e sto in disparte.
Al mondo non parlo più, ma ringhio soltanto.

La follia diviene culla in cui adagiarsi e farsi dondolare in un abbraccio consolatorio nell’attesa del nulla.

KAFKA E L’ORIGINE ITALIANA


Siamo ancora un popolo destinato ai politici che abbiamo. Lo dico con la stanchezza italiana, un misto di rassegnazione e rabbia. Quella stanchezza di chi ogni tanto si ferma ad osservare il mondo intorno a se, e davvero non sa come e cosa fare, schiacciato da un peso alla “Il castello” di Kafka  (io sospetto che Kafka fosse di origine italiana e abbia scritto il libro per quello).

Non parlo (solo) per l’assoluzione di Scajola e del suo aver “comprato un immobile a sua insaputa”.
Non parlo (solo) per lo schifo del circo mediatico politico, davvero nauseabondo, dove un leader di sinistra(?!) parla come un leader di centro destra.
Non parlo (solo) della mia amministrazione comunale dove a domande e problematiche di ordine pratico ti rispondono con editti politici sterili e fini a se stessi.
Non parlo (solo) della Prefettura dove a una email con richiesta: “Perfavore ci confermate il ricevimento”, non solo ti ignorano e non confermano neppure il ricevimento della email per ben due volte, ma sai che il giorno dopo hanno contattato “altri”, mentre noi siamo ancora in attesa.
Non parlo (solo) della neo FCA ex Fiat, che negli anni ha spalmato la cassa integrazione su tutti noi e gli utili sugli azionisti, e ora se ne va a “pagare le tasse a londra”, facendo un metaforico gesto a ombrello a chi rimane qui.

Ma secondo voi, a Marchionne è sfuggito, o è stato volutamente esplicito alla veneta?
(ve lo metto in mona)

No, non parlo solo di questo, o meglio parlo anche di questo attraverso una sciocchezza, una cosa effimera, che però mi ha fatto riflette e comprendere che se io, noi, voi, non cambieremo testa, avremo sempre la stessa tipologia di governanti, perché loro siamo noi alla fine.

Il fatto in se stesso è stupido, davvero molto stupido. Su un social, vi è un gruppo aperto, molto ampio di blogger, dove davvero trovi di tutto e di più e spesso trovo blogger che scrivono:
“Nuovo post! Cerco nuovi commenti e g+1, ricambio”
“mi servono follower, ricambio tutti”
“Ricambio tutto!”
e cosi via, e mi domando ma perché? I link dei blog portano a gente normale, come me (ok ammetto normale riferito alla mia persona a volte non è credibile), che parla al 90% di cagate (senza offesa), ma perchè questo follower di scambio? Poi ci lamentiamo dei voti di scambio…

Ecco questo piccolo fatto, stupido in se stesso, ha fatto si che pensassi alla fine “quelli al governo siamo noi”, loro sono noi, se ci prostituiamo per un follower, logico che a quei livelli ci spolpano vivi… e questo mi ha notevolmente depresso. Come possiamo avere speranza se noi siamo come e peggio di loro?

PS: Son blogger anche io e so che fa piacere avere i follower. Noi blogger siamo dei narcisi comunicatori (altrimenti scrivevamo sul vecchio e caro diario di carta chiuso a chiave nel cassetto). Ma che senso ha avere 1000 follower sulla carta e manco 10 che ti leggono?

ABITUDINI


E che mi son disabituata ad essere felice

Minchia che fatica la vita a volte. Tipo oggi un mal di testa che non lascia tregua, le spalle contratte, la pioggia continua, il distrarsi continuamente alla finestra, il mettere a posto pensieri disordinati e disubbidienti, la stanchezza, il mio oroscopo è confuso, non sa, non capisce se sarà un anno di guano o di spine, almeno fino a luglio. Poi probabilmente pure, ma non si sa.

Serve la bacchetta magica, però non ricordo dove lo messa dall’ultimo trasloco, probabilmente sarà in solaio come tutte le cose che non trovo negli ultimi due anni.

Sbuffo, si lo so devo esser propositiva, positiva, ridente, propedeutica allo smile e il mondo mi sorriderà.  Però… fateci caso quando sorridiamo, mostriamo i denti, se fossimo del tutto bestie (e in parte lo siamo) sarebbe un segnale di pericolo. Mostrare i denti è l’avviso di un prossimo attacco.  Vuoi vedere che il problema è questo, io pensavo che la vita mi sorridesse e invece si preparava a sbranarmi.
Non pensiate che sia triste o depressa, anzi in questo momento ho un ghigno sorriso sul viso, semplicemente credo di essermi disabituata ad esser felice.

Se vi domandate della foto, non so, così, mi piaceva, tutto quel nero spezzato dal rosso, gli occhi che osservano dalla maschera. Mi ha ricordato la prima poesia che ho scritto, era il 2004 i colori erano quelli e credevo ancora.

L’ANIMA COLOR NEBBIA


Sarà la nebbia, sarà l’età, sarà la stanchezza che prende, ma oggi vorrei vivere rimanendo collegata al mondo isolandomi fisicamente. Invece accade il contrario, facendomi così render conto dell’inutile tentativo di esser compresi e di comprendere.
Siamo isole.

Pensavo che avrei cambiato il mondo ed a un certo punto della mia vita invece ho ringraziato che lui non avesse cambiato me. Ora non son più neppur sicura che mi abbia risparmiato.

Se la nebbia oltre i rumori, attutisse anche i pensieri, sarebbe una bella cosa.
Respiro lentamente ed espiro ancor più piano come se con questo potessi cambiare le emozioni che girovagano perse dentro. Questo cercarle mi spossa e fa si che a volte sia cane rabbioso e a volte sperduta lupa.

Come dico sempre passerà. Passa sempre.  Passa, e come il mare, leviga e porta via parti di me.

LETTERA AD UN AMICO


Amico mio,

Non è che io devo o voglio mutare pelle…. ACCADE…

Nel nostro corpo, ogni giorno migliaia di cellule muoiono e al loro posto ne nascono delle altre simili. Simili non uguali.
E così nasciamo rosei e paffuti bimbi e moriamo da vecchi con le rughe, eppure siamo la stessa persona.

Giorno dopo giorno, nascono sempre nuove cellule simili a quelle precedenti, ma sempre più diverse da ciò che erano le cellule originali.

Ciò accade al nostro corpo.

A me accade anche “dentro”.

Purtroppo la maggior parte delle persone non riesce a vedere i mutamenti interiori come quelli esteriori, ti cristallizza in un’immagine, ti impacchetta in un contenitore e non ti guarda più, non ti ascolta più, non ti presta più quel minimo di attenzione, quel minino di interesse che per me è vitale se riferito alle persone che “decido” di tenermi accanto e a cui mi lego emotivamente.

Una volta che ti hanno cristallizzato non si preoccupano di osservare se sei cambiata, se il “taglio dei capelli” è diverso, se la tua “chioma” era nera ed ora è rossa.

Ti danno per scontata e per me è l’inizio della “morte”.

Tu parli, ma loro non ti ascoltano, pensano già a cosa risponderti ancora prima che tu finisca di parlare, perché dentro loro pensano di conoscerti e di sapere chi sei, come pensi, come vivi, come ami, solo perché è passato del tempo da quando ci si è incrociati la prima volta.

Eppure tu non sei più la stessa, ma loro ti vedono come lo fossi, e questo a volte ti fa male, a volte ti annoia e a volte ti insegna a rassegnarti all’umana stupidità.

Ecco la mutazione, il cambio della pelle, il cambio di vita, il cambio di persone accanto.
La mutazione non è altro che un grido di vita, come il primo vagito di un bimbo quando esce dall’utero di sua madre, contro la mummificazione della vita stessa.

In questa mia mutazione ho voluto portare anche te, non solo te, amico mio.
Non chiedermi perché, non saprei darti una spiegazione logica, solo una sensazione, un leggero friccicore interno, che mi ha fatto pensare “Si, forse sarà capace di vedermi per quello che sono ora, senza lasciarmi incatenata a ciò che pensava di me”. O forse è solo perché, a dispetto di tutto, accade che mi leghi emotivamente a delle persone in maniera particolare (No… non saprei neppure spiegarti perché mi sono legata in maniera particolare a te) e faccio fatica a non portarle con me.

Amico mio, credimi molti sono convinti che io sia legata a loro, ma io mi lego molto difficilmente, è ciò accade solo per la paura di soffrire.

Con alcune persone rischio, con te ho rischiato, con te rischio.

Ammetto, per un pò ho anche giocato, solo un pò però, quel tanto che serve alla mia parte bambina di ridere e di vivere con il sorriso, non certo per ingannarti.

Chiudo questa lettera con la speranza che tu riuscirai a vedermi per quello che sono ora e per quello che diverrò domani.

(scritto molto tempo fa ma sempre un evergreen)