COMUNQUE


… e comunque il tuo “ti odio” è uno dei più bei ti amo che mi sono stati detti.
Photo by Aleksandra Seget

ATTRAZIONE FATALE


A me questa cosa che in qualche modo attraggo uomini impegnati (o in alternativa che non vogliono impegnarsi) comincia a stancarmi.

Oh dico, mica parlo degli ultimi anni, è iniziata che di anni ne avevo sedici e perdura a tuttoggi che di anni ne ho diciotto, ok non mento, ad oggi che né ho venti. Non mi credete? Vabbè, la verità, ho venticinque anni.

A parte il motivo per cui è scaturito questo scritto (che fa parte di altre mie eiaculazioni mentali nel frattempo), negli anni mi son domandata: ma per come, ma che cazzo, ma si può, maddai! Sono io che non capisco? Mando messaggi sbagliati?

Non che non abbia attirato uomini liberi, ma quelli facevano parte della categoria citata sopra alla prima parentesi.
Anche in quel caso ripartiva: ma per come, ma che cazzo, ma si può, maddai! Sono io che non capisco? Mando messaggi sbagliati?

Poi un giorno, grazie al tentativo “amorosogodereccio” di un giovane amico, ho finalmente compreso. Una grossa fetta di uomini è confusa.
Molti uomini confondono “libera” con “sessualmente disponibile”.

Se volete sapere come andò con il mio amico ai tempi, gli dissi: “Sono talmente libera da poter dire di no”. Tra l’altro, da quando io ho imparato a dir di no, non ho quasi più smesso. Per ogni si detto, ci son almeno 100 no in agguato.

Comunque, averlo scoperto, non ha risposto del tutto alla domanda, ma perchè attiro uomini impegnati?

PS: In altro momento vi parlerò, invece, di quelli che per rafforzare la tua amicizia con loro, vogliono venire a letto con te, perchè così (si sa) poi si diventa amici veri, profondi e vicini.

PPS: Sappiate che a questi ho sempre risposto “Quando andrai a letto con i tuoi amici maschi per rafforzare il legame con loro, io comincerò a pensarci (solo a pensarci) di rafforzare il mio con te”.

PPPS: che fatica esser donna a volte.
Bolshoi ballet - junior class warm up

MA CHI TE SE INCULA


La verità? Non ho voglia.

Non ho voglia di parlare a lungo di questi due giorni. Belli così. Gustati. Mangiati. Divorati. Scriverne è faticoso e mi assale la pigrizia. Ecco, da questa pigrizia che lambisce, l’ho capito. Sono stata contaminata da un pò di romanità.

Questo è un gabbiano romano “geneticamente modificato” e siamo simili. A parte che la vita ha geneticamente modificato pure me, ma questo gabbiano che parla senza aprir becco, immobile, anche se ti avvicini, con lo sguardo te lo dice:

Ma chi te se incula
Ciccio

Eccola lì la verità, l’ho scoperta con lui, Ma chi te se incula, posso volare via quando voglio e librarmi nell’aria, mentre te rimani qua nel guano.

Si, Ma chi te se incula, la vita è questo. Gustatela, non rompere i coglioni a chi hai intorno, e se qualcuno li rompe a te, vola via con altri gabbiani come te.

Ma chi te se incula, è l’evoluzione del fanculizzare, la versione 8.1 migliorata, il salto darwiniano della specie spirituale, il gradino che ti permette di vedere più in là.

Persone di guano, vigliacchi, indecisi, egocentrici, incattiviti, opportunisti (aggiungete aggettivi e situazioni a vostro piacimento), insomma quelli che la vita te la rendono etichettabile sotto la voce “Vita de merda”, bè sai che c’è?
Ma chi te se incula, io son capace di librarmi in alto.

DONNA FALLACE


Io vorrei esser più brava.

Vorrei essere una di quelle donne che hanno solo emozioni belle, pulite, cristalline, bianche come il latte e candite come le nuvole. Quelle che paiono madonne e hanno lo sguardo sempre pieno di sorrisi e amore. E invece no.

Invece spesso mi circolano nelle vene emozioni che muovono maree di energia in maniera catastrofica.

Io so cosa è la rabbia, so cosa è il rancore, so cosa è l’arroganza, so cosa è l’istinto alla vendetta, so cosa è la gelosia, so cosa è l’invidia. So un sacco di emozioni.

Spesso le metto sotto a un riflettore, perché la luce le esorcizza. Ma attenzione, non è che scompaiono per sempre, solo si rintanano in profondità, in attesa della prossima volta che mi cattureranno l’anima per qualche istante.

E se il problema fosse quello? Se i nostri demoni avessero la forza della stessa intensità dei nostri angeli?

Photo by Anka Zhuravleva

Respiro, sospiro, insomma butto fuori l’aria, si lo so, l’equilibrio non è facile ed io sono una donna fallace.

PALLONCINI


Io le avrei un po’ di cose da dire scrivere. Son tutte galleggianti all’imboccatura del terzo chakra, si proprio quello del sogno del post precedente.

Son lì le parole, fluttuano come palloncini dalle tinte pastello, rosa chiaro e verde acqua.  Svolazzano libere, come le risate squillanti dei bambini. Difficile raggrupparle in un senso compiuto, del resto è difficile tener in fila ordinata i bambini che giocano.

Questo rollare alla bocca dello stomaco è come un’attesa piacevole, quando sai che il dopo sarà meglio del prima, e allora mi godo questo momento, tanto lo so, all’improvviso si chetano e da sole risalgono a cercar l’uscita.

Nel frattempo voi non dite in giro che ho palloncini color pastello alla bocca dello stomaco che mi friccicano l’anima, son una persona serissima e mi rovino la reputazione.
shhhhh

ONIRICONAUTA


Quelle tre dita premute con forza sulla bocca dello stomaco mi spingono “oltre”.

L’ignoto mi congloba, ma quella mano che mi ha spinto non è nemica.
Quei tre o forse quattro punti bianchi luminosi che vedo poco sopra me, son solo l’apertura di qualcosa che mi è benevolo, ma la paura trattiene come tela di ragno.
Poi mi lascio andare.
water

Al risveglio non ricordo molto.
La memoria è cubetto di ghiaccio sulla sabbia rovente a mezzogiorno.
La sensazione rimane lo stesso, forte.
Il peggior nemico che ho, che abbiamo, è la paura di ciò che non conosciamo.

Noi cerchiamo di costruire castelli sulla terra, quando dovremmo ricordarci che la vita è un mare in movimento. Le acque possono esser pericolose vero, ma anche cullare come braccia di madre.

Lo scrivo qui per ricordarlo, perché non so voi, ma io lo dimentico troppo spesso.

INNAMORATA


Tra il runner in palestra e il divano (copertina annessa), Coelho dopo molto è tornato a far parte del mio spazio.

Mentre leggevo il suo ultimo libro, la domanda che continuava a infilarsi tra una pagina e l’altra e che mi riproponevo di fargli era “Ma perché lo hai scritto?”.

E’ uno dei miei autori preferiti. Il mio amore per lui credo sia dipeso dal primo libro che mi arrivò tra le mani. Letto in pochissimo tempo, con una grande illuminazione sulla mia vita alla fine.

Lo ammetto, io quello scrittore più che leggerlo, lo uso. Lo uso per leggere me stessa.

In fondo la domanda vera, ora lo so, è “Ma perché l’ho letto io?”

Nel frattempo che mi do una risposta, che credo già in parte di sapere, sappiate che ieri mi hanno domandato: “Ma che bel sorriso! Ma sei innamorato di un uomo o della vita?”.

Qui la mia risposta è stata senza esitazione: “Della vita”.

bike

SLIDING DOORS


Ci son momenti della tua vita che ti fanno pensare a Sliding Doors.
Quelle porte che si aprono e chiudono. Quelle che non sei riuscito a prendere perché la vita ti ha distratto.

A ritroso li riconosci quei momenti temporali in cui ti sei trovato davanti a una “sliding doors”. Ti domandi “Come sarebbe stato se”. Domande che sprecano il tempo presente, di alcune non avrai mai risposta, ma sai che alcune porte ti hanno salvato.

Sospetti (ne hai la certezza) che i tuoi due angeli custodi, ti abbiano dato un paio di spinte forti (talmente forti da perdere l’equilibrio), per farti prendere dei treni e non ti si chiudessero le porte davanti al naso. E pensare che al momento ti lamentavi per lo scossone ricevuto, invece ti avevano salvato.

Sospiri. La vita è una scelta continua, un dedalo di incroci e biforcazione, ma l’ignoto non ti spaventa più.

door

VESTITI E LINGERIE


Progenie in piedi dirige le operazioni e fa il lavoro fisico. Io da generale seduto nelle retrovie, osservo e decido che fare dei miei vestiti senza muovere un dito. Lei mostra ed io verbalmente, quale novello Miccio di un casalingo “Ma come ti vesti?”, dico “Via” “Regalo” “Tengo” e il capo finisce a terra a formare colline.

Progenie mi para davanti agli occhi il vestito, lo osservavo e penso, ma non solo per capire che farci. Mentre lo guardo ricordo il momento in cui l’ho usato, che è accaduto, ho riso, ho pianto, ho ballato, ho chiacchierato con quel vestito adagiato sulla pelle.

E mentre la mia vita degli ultimi quindici anni in formato abito mi passa nuovamente davanti, mi rendo conto che non riesco a eliminare alcune vesti (per esempio una camicetta buttata nel “regalo”, dopo un paio di ore, è stata trasferita nel “tengo in attesa di poterla rimettere”).
E così oltre al “cose che uso”, “cose che userò appena torno in forma”, ancora una volta si forma anche “cose che non userò mai più, ma tengo”.

Quei vestiti che mettevo la sera, fasciavano me e illuminavano quel lato sensuale con cui giocavo a far la grande e non lo ero, nonostante l’età.

Quel jeans al ginocchio, tutto cerniere e laccetti.

Quel vestito nero finta pelle, che fa tanto ambiente Mad Max

Quell’abito rosso fuoco, con i lacci, gli strappi e quella scollatura che anela a ritornar alla madre terra.

La minigonna che fa tanto bimba cattiva.

Quella mise che lascia la schiena nuda perché tu possa immaginare percorrendo la spina dorsale.

E così via fino a scivolare alla lingerie, perché una volta non avevo “mutande e reggiseno”, avevo solo ed esclusivamente lingerie, e lì il tempo si è stringe in una morsa allo stomaco e un colpo al cuore. Un decennio più o meno.
photo by Rodney Smith

Ti ho amato così tanto e tu mi hai amato così poco. No, non è vero, non mi hai amato poco, mi hai amato come potevi, era per me che era poco.

E poi quella scoperta nel tempo, “ero troppo” per te. Quella notte, in quel prato, piangendo mi hai detto “Lasciami, sei troppo in alto per me, non riesco a proteggerti da me” e io che ti scongiuravo di vedermi per quello che ero, al tuo fianco, non più in alto, sempre e comunque al tuo fianco.
Non c’è stato niente da fare, hai continuato a vedermi in alto e non mi hai mai perdonato per questo tuo vedermi, cercando rivalsa e conferme appena una parte di te si distraeva.
Ma infine che cambia? Niente, alla fine ti ho lasciato e quella lingerie me l’hai fatta odiare, insieme a quei vestiti che mettevo quando mi dirigevi instancabile nel gioco di ruolo che più ti piaceva.

Ma stavamo parlando di vestiti. Ecco alla fine i sacchi li ho fatti, alcuni pezzi di stoffa li ho tenuti, alcuni li userò ancora, altri li butterò più avanti e altri ancora mi seguiranno nella notte dei tempi.

Però, nel frattempo ho fatto due sacchi “regalo” e un sacco “butto”, consapevole che non puoi far posto al nuovo se conservi il vecchio, anche nell’armadio.

ANGOLI


Sonnecchio nella vita e mi parlo attraverso gli specchi delle immagini.
Photo by Noni Panayotov

Scruto e ricerco chi possa andare oltre, e vedere aldilà della piccolezza di questa vita.

Andare verso i cent’anni fa percorrere strade poco frequentate, e con il tempo apprezzi anche la solitudine di certi percorsi, ma ogni tanto vorresti spartire angoli di strada.