PELLE


Diciamo sempre che le sentiamo nell’aria, ma la verità è che le novità sono dentro noi. Noi assaggiamo l’aria come piccole lumachine, pensiamo di sentirle lì come brezza che lambisce, invece stanno scorrendo sotto pelle. Le percepiamo quando risalgono e si avvicinano alla pelle per uscire.

Ecco, ora io le sento lì, sotto pelle, vicino alla bocca dello stomaco, scalciano e scalpitano per uscire. Alcune sono fuggite in gola, mi fanno inspirare profondamente l’aria per poi lentamente farla uscire in un lungo respiro.

Si sono vicine, pronte a svolazzare tra la linea della spalla e la linea del collo.

TROPPO FIGA


Nell’ultimo anno, in ordine strettamente cronologico:
ho smesso di fumare
ho smesso un’amicizia
ho smesso di soffrire di spm
ho smesso di mangiare carne
ho smesso di aspettare.

In effetti, a pensarci bene, l’ultimo anno è stato un anno di grandi cambiamenti.
Cinque righe. Sembrano niente, ma nel pratico, alcune hanno stravolto la mia vita, altre l’hanno migliorata. E sono ancora in piedi. Sono troppo figa.

ARABESCHI COGLION ZEN


Ragione, che te ne fai? Non vorresti avere ragione, quando senti quella palla che si espande nel tuo diaframma, sino ad uscire con un sospiro dalle labbra.

E si, è la speranza di sbagliare, speri che la percezione del cuore sia errata. Così dai una, cento, mille possibilità fino a che la bolla di sapone scoppia davanti ai tuoi occhi. Scopri che era fatta di ghiaccio. Schegge gelide di cristalli ti graffiano l’anima.

Sorridi lieve, e ti domandi come fai a sentire calore anche ora. Sorridi più forte, scopri che il caldo sei tu, e quel timore della profezia del destino autoavverante è un pò meno forte.

Se vi domandate che cazzo scrive questa, sappiate che avete ragione. Solo che ogni tanto, io seguo con la punta delle dita i pensieri nei loro arabeschi, senza inizio e senza fine, vanno solo a pescare quello che è già stato, ciò che è e forse ciò che sarà.

Poi però torno e so che va bene così, anche perchè in ogni caso io son una coglion zen.

Nelle trombe di Eustachio nel frattempo passa questo.

PAROLE ALTRUI


Io penso che le persone non si dimenticano. Non puoi dimenticare chi un giorno ti faceva sorridere, chi ti faceva battere il cuore, chi ti faceva piangere per ore intere. Le persone non si dimenticano. Cambia il modo in cui noi le vediamo, cambia il posto che occupano nel cuore, il posto che occupano nella nostra vita. Ci sono persone che hanno tirato fuori il meglio di me, eppure adesso tra noi, c’è solamente un semplice ‘ciao’. Ci sono persone che hanno preso il mio cuore e lo hanno ridotto in mille pezzi, senza nemmeno pensarci due volte. Ci sono persone che sono entrate nella mia vita in punta di piedi e ne sono uscite esattamente nello stesso modo. Ci sono persone che hanno creato un gran casino, che hanno sconvolto i miei piani, che hanno confuso le mie idee. Ci sono persone che nonostante tutto, sono ancora parte della mia vita. Ci sono persone che sono arrivate e non sono più andate via. Ci sono persone che, anche se io non le ho mai sentite, ci sono sempre state. E poi ci sono persone che non fanno ancora parte della mia vita, ma che tra qualche anno forse, saranno le persone più importanti per me. Ci sono persone che: nonostante mi abbiano fatto versare lacrime, mi abbiano stravolto la vita, mi hanno insegnato a vivere. Mi hanno insegnato a diventare quello che sono. E, anche se oggi tra noi resta solamente un sorriso o un semplice ‘ciao’, faranno per sempre parte della mia vita. Io non dimentico nessuno. Non dimentico chi ha toccato con mano, almeno per una volta, la mia vita. Perché se lo hanno fatto, significa che il destino ha voluto che mi scontrassi anche con loro prima di andare avanti.”

Luciano Ligabue

Oggi va cosi, oggi uso parole altrui e non le mie. Oggi è così perché queste parole avrei voluto scriverle io, così come sono, punti, virgole e due punti compresi. Nemmeno se lui mi avesse conosciuto e davanti a un bicchiere di lambrusco (quello amabile) avessimo parlato con la filosofia del nostro cuore per tutta la notte.

IL LAGO SALATO


E poi ci sono musiche che ti entrano vicino al cuore. Proprio lì, dove ci sono le lacrime mai nate. Quelle che si son perse e non hanno mai trovato la strada per l’uscita.

Ecco quelle musiche, arrivano all’improvviso, penetrano in te e ti afferrano il cuore, lo stringono in una morsa e nel farlo, tracimano le lacrime in gola.
Lago salato dove galleggiano emozioni antiche.

NIENTE DI MENO


Parlo d’arte, come intendo io l’arte, intrisa nell’amore e nelle emozioni. Uno spettacolo del 2010 di Marina Abramović al MoMa di New York. Lo spettacolo si chiamava “The Artist is Present”.

Durante questa spettacolo Marina rimaneva immobile su una sedia ogni giorno per sette ore, guardava negli occhi, senza parlare, chiunque volesse sedersi davanti a lei e comunicare con lo sguardo.

Prima di scrivere altro, come ho detto sopra si tratta (anche) d’amore. Di un amore, quello tra Marina e Ulay. Una storia nata, vissuta per 12 anni e poi finita, ma in modo particolare. Entrambi partirono a piedi, da due estremi opposti della grande muraglia cinese, si incontrarono a metà strada dopo 90 giorni e lì si dissero addio.
Da allora, non si sono più rivisti. Lui a sorpresa si è presentato a questo suo spettacolo e si è seduto davanti a lei.

Cliccate qui, per vedere, dal minuto da 1.17 in poi.

Tanti problemi nella mia vita sono dovuti al fatto che io non voglio niente di meno di questo.

BACIAMI IL CULO


Post dedicato. Non perché sia accaduto qualcosa, semplicemente anche stamattina ho osservato “la gente”.

Lo dedico a quelle persone che si svegliano la mattina e soffrendo di profondi sensi e disagi d’inferiorità, non riuscendo ad uscire dal loro guano cercano di trascinare con loro le persone.

Il loro guano è costruito da insinuazioni suggerite e non dette, da denigrazioni anche sulle piccolezze e sciocchezze, sull’istigare il sospetto sulla persona.
Il loro motto è “Poiché non riesco a risplendere io, offusco te“.

Son quelle persone che escono da casa, t’incrociano e solo perché tu sorridi, si riempiono di ira dentro.

Se potessero, quel sorriso, te lo strapperebbero dal volto. Sai che c’è? Io sorrido e voi….

TENSIONE EVOLUTIVA


Venerdì, mi è stato detta una cosa che già sapevo, ma sentirla dire a voce, da quella voce, è stata come l’ultima onda di uno tzunami, quella che si porta via tutto ciò che era vivo e dietro se lascia morte e macerie.
Ho guardato quello spettacolo di vuoto da ripulire, non è cosa da poco.
Del resto funziona così, per far arrivare il nuovo bisogna spazzare il vecchio, o almeno così dicono. Saperlo, in ogni caso, non mi ha fatto sentire meno amaro in bocca, per due giorni il pensiero tornava, mi lambiva la mente, anche di notte.  L’amaro è un sapore che resiste in bocca.

Sabato pranzo fuori, vetrata vista lago. Il cielo grigio, la pioggia, le nuvole cariche e il vento che fa muovere l’acqua del lago in piccole onde rabbiose. Osservo quel mondo freddo dal caldo del locale. Guardo quel paesaggio che conosco così bene, è casa, ma sento anche quella fitta che trapassa, è il tempo veloce che passa e che non è ben speso. Quella fitta ha un nome, rimpianto. Rimpianto di un tempo senza tempo, speso in sogni e progetti.

Cresce questa necessità di cambiare. Dovremmo ogni tot anni cambiare luogo, paese, abitudini, gente, lavoro. Perchè dove viviamo conosciamo, pian piano, tutto alla fine.  Questo ci toglie il piacere della scoperta, del tempo, del viver, del posto e delle persone.
In questo pezzo di terra, ci abito da una vita, so a memoria la pianta della città, so dietro ogni via cosa si cela, non c’è più vita e vivacità nel mio girare qui, tutto visto e rivisto. Ogni luogo ha un ricordo e una sua memoria che affiora, non lascia spazio a che se ne creino di nuovi.
Dovrei, vorrei andarmene, questo posto ormai mi consuma senza darmi niente in cambio. Mi blocca la paura, come sempre. Io e il mio bisogno di certezze, pur sapendo ormai, che di certezze la vita non da.

Sospiro, il mio oroscopo dice di portare pazienza, che arriverà l’estate. Non ho pazienza, ma so che nel mio mondo non ci sono solo splendidi papaveri rossi, ma anche giornate di pioggia che accompagnano e fanno scivolare in profondità.
Devo solo ricordarmi di aprire l’ombrello, quando la pioggia è troppo forte, se poi lo trovo del colore dei papaveri, ancora meglio.

Per ascoltare “Tensione evolutiva” clicca qui

L’AMICO IMMAGINARIO


Da piccola non l’ho mai avuto, ma sospetto di averne da adulta.
Parlo dell’amico immaginario.
Parlo anche di amori, situazioni, persone, emozioni, immaginarie.

Me lo sto chiedendo in questi giorni. Avendo io una fervida fantasia, mondi miei, universi miei, credi miei, quanti amici e amori immaginari ho avuto? Ho? Quanti film mai trasmessi ho visto?

Da piccola guardavo le arance e vedendole tonde e arancioni mi domandavo se quello che per me era tondo e arancione per un altro fosse quadrato e giallo, solo che ormai ci comprendevamo lo stesso avendo stabilito un codice per identificare l’arancia. (*)

Ho un sospetto in questi giorni, forte, che in fondo non voglio sapere. Ho degli amici immaginari. Amici con cui parlo, mi apro e credo vicino al cuore. Persone, emozioni che ho fatto entrare anni fa nella mia vita, ma non esistono, sono solo nella mia immaginazione.

Non riesco a trovare risposta, ma forse non voglio, forse dovrei parlarne con te amico immaginario, ma se lo facessi tu, mi diresti che sei reale e vero ed io ti crederei, anche se non lo sei.

Con la frutta è semplice. Con le persone meno.

(*) Si, segaiola mentale fin dalla più tenera età.

FRAMMENTO ROSSO


L’aria fuori è fredda, pungente. Il sole non riesce a scaldarla di prima mattina, eppure io qui, sono immersa in un caldo campo di spighe mosse dal vento.

Il sole è alto, il vento avvolge come amante bollente, se chiudo gli occhi, lo sento parlare e sussurrare parole d’amore alle spighe, si piegano e mi accarezzano la pelle mentre cammino tra loro.

Ritorno, guardo fuori dalla finestra, l’ho sempre avuta questa capacità di viaggiare nei sogni e nelle emozioni, nel bene e nel male.
Ricordo parole dettemi: “Vivi su un altro pianeta, ti parlo ma non ci sei, dove sei ora? Il tuo corpo è qui ma tu non ci sei”.
Andavo via, io qua non ci vivevo bene. Poi sono cresciuta, non potevo più andarmene tutte le volte che avrei voluto. Da allora ho imparato a portare pezzi del mio mondo in questo mondo. Ora un piccolo frammento è qui.

Oggi fuori il cielo è azzurro, l’aria è calda, l’estate è nel suo fulgore, i grilli mi cantano serenate mentre vado incontro a quel papavero rosso in mezzo al campo di grano.