L’AMICO IMMAGINARIO


Da piccola non l’ho mai avuto, ma sospetto di averne da adulta.
Parlo dell’amico immaginario.
Parlo anche di amori, situazioni, persone, emozioni, immaginarie.

Me lo sto chiedendo in questi giorni. Avendo io una fervida fantasia, mondi miei, universi miei, credi miei, quanti amici e amori immaginari ho avuto? Ho? Quanti film mai trasmessi ho visto?

Da piccola guardavo le arance e vedendole tonde e arancioni mi domandavo se quello che per me era tondo e arancione per un altro fosse quadrato e giallo, solo che ormai ci comprendevamo lo stesso avendo stabilito un codice per identificare l’arancia. (*)

Ho un sospetto in questi giorni, forte, che in fondo non voglio sapere. Ho degli amici immaginari. Amici con cui parlo, mi apro e credo vicino al cuore. Persone, emozioni che ho fatto entrare anni fa nella mia vita, ma non esistono, sono solo nella mia immaginazione.

Non riesco a trovare risposta, ma forse non voglio, forse dovrei parlarne con te amico immaginario, ma se lo facessi tu, mi diresti che sei reale e vero ed io ti crederei, anche se non lo sei.

Con la frutta è semplice. Con le persone meno.

(*) Si, segaiola mentale fin dalla più tenera età.

FRAMMENTO ROSSO


L’aria fuori è fredda, pungente. Il sole non riesce a scaldarla di prima mattina, eppure io qui, sono immersa in un caldo campo di spighe mosse dal vento.

Il sole è alto, il vento avvolge come amante bollente, se chiudo gli occhi, lo sento parlare e sussurrare parole d’amore alle spighe, si piegano e mi accarezzano la pelle mentre cammino tra loro.

Ritorno, guardo fuori dalla finestra, l’ho sempre avuta questa capacità di viaggiare nei sogni e nelle emozioni, nel bene e nel male.
Ricordo parole dettemi: “Vivi su un altro pianeta, ti parlo ma non ci sei, dove sei ora? Il tuo corpo è qui ma tu non ci sei”.
Andavo via, io qua non ci vivevo bene. Poi sono cresciuta, non potevo più andarmene tutte le volte che avrei voluto. Da allora ho imparato a portare pezzi del mio mondo in questo mondo. Ora un piccolo frammento è qui.

Oggi fuori il cielo è azzurro, l’aria è calda, l’estate è nel suo fulgore, i grilli mi cantano serenate mentre vado incontro a quel papavero rosso in mezzo al campo di grano.

NUMB3RS


Io sono l’essere umano vivo n. 3.111.801.457, ma se vogliamo proprio farla fuori dal vaso io sono l’essere umano n. 76.830.743.752 vissuto da quando è iniziata la storia.

Questo secondo questo link della BBC.
Il quale tra il serio e il faceto, fa un pò di conteggi, te li personalizza ad hoc per farti sapere tu che numerino sei. Personalmente ho tirato un sospiro di sollievo sapere che questo numerino non era quello della fila alla posta. Già quando ho il n. 10 passo almeno 40 minuti di inutile attesa.

Comunque andando oltre, sappiate che in Italia, mediamente ogni ora ci sono: 64 nascite, 66 morti e arrivano 46 immigrati.
Io quale donna italiana, ho un’aspettativa di vita di 84 anni. Ma me ne frego della loro statistica, perché guardo alle donne della mia famiglia; le mie ave mi permettono di aggiungere a tale cifra una decina d’anni in più. Insomma qua facciamo parte della serie dure a morire!

MY LITTLE PONY


Io ci ho provato. Per ben due giorni ho postato cose serie, con phatos, piene di cuore e emozioni, cose serie da signora. Nel frattenpo l’universo cospirava contro di me per (ri)portarmi sulla via della cazzoneria. Così tramite amici mi portava a dei link, stuzzicava il prurito pruriginoso delle mie dita a scrivere. Ma io stoica facevo finta di non vedere nulla.

Io ci ho provato. Poi oggi, prima un gattone mi ha tirato per la coda (forse non dovrei usare questo termine in questo post) con discorsi del tipo “Si vabbè bello bellissimo, ma a quando i tuoi post cazzari?” e infine su un social mi hanno definitivamente fatto crollare con questa

Una bellissima coda vero? (En Joy la coda con le farfalle è stata scelta volutamente in tuo onore)

Poi ho compreso che non è un accessorio tipo parrucca, poi ho capito che si parlava dei teneri e dolci mini pony, ed infine mi son resa conto che non potrò mai più guardare i cartoni animati dei mini pony come prima.

A quel punto con miti infantili distrutti, per sbaglio, si si proprio per sbaglio, son andata sul loro sito, e l’ultimo mio candore è stato spazzato via.
Bug Bunny, Hello kitty, un mondo di coniglietti rosa candidi distrutti in pochi interessantissimi clic.

PS: anche metter la cipria con il piumino sarà difficile ora

CONSAPEVOLEZZA


Spuntava l’alba. Di quella mattina ricordo il mio guidare pigro, l’odore di lui sulla pelle, la luce che lentamente colorava tutto come un pennello dai mille colori, la mente piena di pensieri che si attorcigliavano come serpenti e il cuore appoggiato lì sopra. Poi quello squarcio interiore.

Una marea emotiva, una sensazione di pienezza e comunione. Un pensiero su tutti che si innalza da quel groviglio annullando tutti gli altri:  “Sento. Sento così tanto da espandermi in ogni cosa.  Amo così tanto, da riempire ogni cosa dentro e fuori me, così tanto da bastarmi. Dio, ho la fortuna di essere capace di amare in questo modo.”
Mentre pensavo a questo mi sentivo stupida, piangevo e ridevo insieme. Un frammento di gioia allo stato puro. Un minuscolo frammento di consapevolezza, che avrebbe fatto la differenza sul capire molte cose nel futuro, anche la consapevolezza che avrei pagato ogni singola lacrima di gioia che stava scendendo in quel momento. Pochi minuti.

Non pensate a misticismo vario e assortito o a Dio che apre le nuvole e mi parla, oppure a una delle mie personalità, quella pazza, abbia preso il sopravvento. Solo la sensazione di essere un tutt’uno con il mondo e l’aver pensato che “Non aver mai amato veramente è come essere uno zombie emotivo, ed io non lo sono. Non lo sono mai stata. Controllata si, spaventata si, nascosta si, timorosa si, prigioniera si, ma sempre viva e vera”.

In quello squarcio, in quella esplosione, in quel minuscolo frammento di capacità, sentivo il collegamento con l’universo fuori e il mio universo dentro, quella sensazione di esser capace di amore, di quell’amore che basta a se stesso. Quell’attimo nessuno avrebbe mai più potuto togliermelo.
Nello stesso momento in cui provavo questo, sapevo già, che in questo mondo, ogni cosa ha il suo alter ego opposto. In quella stessa scheggia di tempo in cui piangevo così intensamente di gioia, sapevo che avrei pianto con la stessa intensità, di dolore.
E cosi fu.

La consapevolezza non è riuscire ad evitare il dolore, ma avere la capacità di affrontarlo.

UN SILENZIO ASSORDANTE


Scrivo poco nel blog perché ho tanto da dire. Ossimoro veritiero.

Parole che sfrecciano nella mente ed emozioni che navigano placidamente.
Pensieri che in fila si accalcano per uscire dalle dita e facendolo ingolfano l’uscita.
Il cuore trabocca, tento inutilmente di sorvegliarlo, mentre cerco un contenitore in cui versare.
Silenzi rumorosi mi assordano l’anima.

Mi manca il tempo manca per scrivere delle mie parole, delle emozioni, dei pensieri e di questo cuore che ogni volta pensa di non farcela più e ogni volta risorge.

VI LOVVO


Ho poco tempo e sarò breve. Scrivo perché non posso contenere il piacere di avervi conosciuto dal “vero”, scrivo per ringraziare  il cielo, il periodo, il momento, il mondo, di esser stata con voi sabato a Bologna . Si lo so, paio un pò zuccherosa, al limite del diabete, ma oggi va così.

Conoscere le persone non è facile, conoscerle davvero in rete ancora meno, non sai mai chi aspettarti. Infatti, anche con voi, la sorpresa c’è stata. Siete diversi (un pò) dall’immagine data dalle parole del vostro blog, siete decisamente meglio. Le parole che usate per dipingervi in rete non rendono tutto ciò siete: veri, ironici, intensi, sorridenti e ricchi di calore.

Ok ok anche le mie son parole di blog e di conseguenza non rendono.  Chi c’è stato sa cosa intendo, chi non c’è stato potrà la prossima volta che organizzeremo, perché lo faremo!
Sappiate che già mi mancate. VI LOVVO.

In stretto ordine alfabetico….
Baol
BriCciole Di Te
Elena
En Joy
Gio
Mirko
Olivia
Un uomo in cammino

IL NUOVO ORACOLO DIAMELFI


Nell’ultima settimana mi è esplosa la passione del fare il pane in casa. Quello vero vero, quello con la pasta madre.  Non so quando durerà questa passione, ma in questo momento per me far il pane è fonte di piacere, impastarlo, cuocerlo e infine mangiarlo. Inoltre, il pane mi fa pensare, e a suo modo mi parla. (del resto quando son predisposta, tutto mi parla e mi fa pensare)
Cosa mi ha detto il pane questa domenica?

Fatto veloce e breve: nel mentre cerco di far il pane, Moka e Athena (due dei miei cinque gatti) cercano di darmi una zampa a farlo. Accade così che per tener lontani loro faccio le cose di fretta e… sbaglio totalmente il tipo di farina, la grammatura dell’acqua per la farina, conseguentemente devo aggiungere più farina e la pasta madre non è sufficiente. Insomma un disastro. Sto per disperarmi quando mi dico: “Ma provaci, che ti costa, ormai sei qua, impasta, butta dentro energia, male che vada butti via tutto, magari invece viene decente”. E così impasto e impasto, metto energia, giro e rigiro la pagnotta, nel mentre penso e ripenso che bisogna provare.
Risultato? Questo:

Il pane sbagliato, che più giusto di così non si può
Il pane sbagliato, che più giusto di così non si può

Dei quattro pani che ho fatto in tre giorni (ve l’ho appena detto che mi è presa la passione), questo è in assoluto il più buono, fragrante, meglio lievitato e bello. Insomma il migliore

Cosa mi ha detto il mio pane? Mi ha ricordato di non arrendersi mai, perché nel momento esatto in cui ci arrendiamo, quello il momento esatto in cui avveriamo la profezia negativa di un sogno, di un progetto o di un’idea. Provarci non vuol dire riuscirci, ma rinunciare vuol dire fallire a priori.
Chissà la prossima volta che impasto che mi dirà?

VAJAZZLING


Giuro giuro giuro non è colpa mia. Alzo gli occhi dalla tastiera ed eccole lì le notizie strane. Esse mi perseguitano. Lo so che per oggi avrei già dato, ma come posso non dire nulla di nulla. Dopo le mutandine tattiche (post precedente) ecco a voi lo Swarovski patatoso. Per una vagina più aggraziata e luminosa.

Di cosa sto parlando? Ma dello vajazzling. Sento già l’eco del “Che minchia è?!”. No, non è una minchia. Parliamo dell’esatto opposto. Anzi dell’esatta opposta.

Il vajazzling non è altro che decorarsi con perline e Swarovski il monte di Venere. Gli swarovski vengono applicati uno a uno con le pinzette e la colla. Chiaramente dovete far una depilazione per cui il monte di venere, diventa una duna del deserto liscia liscia. Per un giorno dovrete far astinenza, ma poi…. stupite con giochi di luce il partners.

L’importante, e lo dico per voi maschietti, e che non spunti un raggio laser quando meno te lo aspetti.

MUTANDINE TATTICHE


Oddio per me strumento di difesa in questi casi è una jappo katana affilatissima per affettare il loro cetriolo in fettine dello spessore di 0,5 mm o in alternativa un lanciafiamme per abbrustolire il loro wurstel, così senza se e senza ma.
Questi son strumenti di difesa per me, ma quanto pare i thailandesi che son un popolo pacifico optano per altro, cioè un finto pene a dissuasione visiva.

In pratica non son altro che degli slip cui è stato in qualche modo agganciato, incollato o cucito un finto pene. In tal guisa si vuole scoraggiare l’aggredire fisicamente una donna (con l’incognita del magari incontri un aggressore cui piacciono gli uomini…). L’azienda garantisce la serietà del prodotto e lo pubblicizza e commercializza.

Ora io non so in Thailandia, ma qua da noi questa cosa così tanto sicura non la vedo. Non so voi, ma io continuo a pensare che come arma di dissuasione la katana sia migliore.