CHIACCHERICCIO DELLA VITA


La vita chiacchiera con noi umani attraverso molte cose, tra cui le parole, i suoni, le immagini.

Ognuno di noi ha uno o più canali preferenziali. Io ne ho due: parole e immagini.

Posso assicuravi che la vita ha chiacchierato spesso con me e mi ha dato degli input, consigli e spunti di riflessione che si sono ripercossi con un cambiamento in meglio della mia vita, attraverso questi “canali” inusuali.

Perché ne parlo? Perché qualche giorno fa scorrendo tra i pochi blog superstiti all’era dei social, ne ho trovata una che mi ha colpito particolarmente.

Postata da Maurizio “Mag” Vagnozzi (di cui lui è l’autore) sul suo blog:

Vita Vissuta  

Un blog in cui racconta attraverso parole, ma sopratutto le sue immagini quello che vede camminando e chiacchierando con il mondo

Una di quelle foto su cui mi verrebbe voglia di inventare almeno un paio di storie, per quanto la mia immaginazione sia volata, una di quelle foto che riescono a smuovere qualcosa dentro, tanto che dopo millantanni scrivo qui di me e non scrivo di storie altrui (le recensioni dei drama).

Basta altro da dire non ho, metto solo la foto.
Grazie a “Mau” che mi ha mandato la foto e mi ha concesso il permesso di usarla.

LA TORRE


TRAMA

Beanstalk è un grattacielo di 674 piani, praticamente uno stato. Stato che è sempre in conflitto con i paesi limitrofi e con Cosmomafia.

Uscire da questo “grattacielo stato” non è semplice, stretti controlli limitano le uscite e le entrate. Senza contare poi che molti cittadini di Beanstalk ormai soffrono di suolofobia, ovvero la paura di scendere al piano terra.

OPINIONE PERSONALE

Non è il genere di fantascienza di cui sono appassionata, preferisco scrittori quali Isaac Asimov, William Gibson o Frank Herbert.

In questo libro (personalmente) vedo il romanzo come un dito puntato contro le storture della nostra società, ed è bello per questo, ma faccio davvero fatica a considerarlo nel genere fantascienza.

Il romanzo racconta, in sei storie interconnesse, avvenimenti del “grattacielo stato”, praticamente ogni storia è uno sguardo sulle dinamiche di potere nella Torre. Alcune storie mi sono piaciute, altre un pelino meno.


La visione confuciana coreana, con la rappresentazioni del grattacielo e quindi delle classi sociali, si innesta perfettamente sul concetto capitalista occidentale.

Bae Myung Hoon attraverso la storia, metafora di questa società moderna, evidenzia, a volte facendoci ridere a volte con punte di oscuro cinismo, la vita contemporanea.

Alcune frasi che mi hanno colpito:
«Ma voi l’avete costruito, un mondo che ripaga in base a quanto uno lavora con passione?»

«La gente stava diventando sempre più estremista, e classificava tutto in due categorie precise

TITOLO E DATI BIBLIOGRAFICI

La Torre 
io ho letto la versione Kindle gratuita con abbonamento Prime

Esiste anche:
la versione cartacea, Add Editore, 2022, prezzo € 19,00
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AUTORE

Bae Myung Hoon è nato a Pusan (Corea del Sud) il 05.06.1978.

È uno scrittore di fantascienza coreano, ad oggi ha al suo attivo dieci libri, oltre a racconti, novelle e numerosi saggi.

Ha debuttato come scrittore nel 2005 con un racconto. Il successo è arrivato nel 2009 con il romanzo “Torre”.

Nel 2012 “The Science Times” lo ha nominato quale: “uno dei dieci migliori scrittori di fantascienza coreani”.

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LOVE TO HATE YOU


Love To Hate You
Anno 2023
Commedia Romantica
10 episodi da circa 50 minuti
Su: Netflix

TRAMA

Yeoh Mir An (Kim Ok Bin) è una giovane avvocatessa, emancipata è uno spirito libero e femminista, paladina delle donne maltrattate e abusate.  Decide di andare a vivere fuori casa, e lo fa con un’amica, ma per una serie di circostanze rimane senza lavoro e dopo molti tentativi viene assunta, quale prima avvocato donna, presso lo studio legale Gilmu.

Cliente dello studio Gilmu è Nam Kang Ho (Yoo Teo), un famoso attore sudcoreano, chiamato il “re del romanticismo”, il quale, nella realtà ha una pessima opinione del genere femminile, visto come opportunista, manipolatore e superficiale.

Mir An per caso un giorno, prima di essere assunta allo Studio Gilmu, ascolta Kang Ho sulle donne mentre sta parlando con il suo manager Do Won Joon (Kim Ji Hoon), mentre esprime il suo giudizio negativo sul mondo femminile, scatenando in lei il desiderio di giustizia/vendetta.

Dal momento che Mir An viene assunta dallo studio Gilmu, i due inizieranno a lavorare insieme, si creeranno così delle situazioni particolari dove odio e amore tra i due si alterneranno, ma nello stesso tempo avranno la possibilità di conoscersi e scoprire il vero io dell’altro.

OPINIONE PERSONALE

Vi do subito tre buoni motivi per vederlo,
1) vi farà ridere
2) è una romantic comedy che solletica il cuore e porta buon umore allo spirito.
3) affronta pregiudizi e tabù sessuali (e non) che ancora affliggono le donne coreane (ma non solo, io direi anche italiane)

Detto questo credo sia ben chiaro che mi è piaciuto molto e lo consiglio vivamente a tuttə.

PS: aggiungo anche un quarto motivo Kim Ji Hoon (Denver per chi ha visto La casa di carta: Corea), una lustratina agli occhi non fa mai male

INTERPRETI

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TUTTA COLPA DI TAKA


È tutta colpa sua, ma ha dei complici: Toru, Ryota e Tomoya.

Tutto è iniziato in maniera inconsapevole tempo fa, quando scopro che fanno in tour in Europa gli One Ok Rock, poiché ho bisogno di complici anche io, dico a Paola: “Secondo me ti piacciono”. Detto e fatto, in men che non si dica abbiamo i biglietti per la data del 21 luglio a Milano. Il destino vuole che per cercare questi biglietti, ne troviamo pure due, anello verde, per il concerto dei Muse del giorno dopo, dove gli One Ok Rock fanno apertura.
Vuoi non prendere i biglietti dei Muse che ti cadono così dal cielo?

È iniziato tutto lì. O meglio noi non lo sapevamo, ma è terminato tutto lì. Il vero inizio è stato venerdì 21 luglio a far la fila per ore, sotto il sole cocente sull’asfalto, per poter essere vicine al palco.

Ora io, non so neppure come scriverlo cosa è successo quella sera a me e Paola (che ormai era cotta al punto giusto, come vedete nella foto, cottura al sangue su asfalto), sotto quel palco. Potrei dirvi che è stato amore a prima vista, ma non è vero perché era da tempo che entrambe ascoltavano la loro musica, o che io postavo i loro video, quindi non è amore a prima vista, ma quella sera dopo 73 secondi dal loro ingresso sul palco è iniziata l’era “Prima e dopo Taka”.

Credetemi, noi non ne eravamo del tutto consapevoli e soprattutto non sapevamo ancora quando profondo fosse il “Dopo Taka”. Lo abbiamo scoperto il giorno dopo quando siamo andate al concerto dei Muse. Doveva già insospettirci il fatto che non vedevamo l’ora di andare a San Siro per vedere gli One Ok Rock aprire la serata.

Il 22 luglio siamo partite presto, nonostante avessimo i biglietti numerati e quindi senza bisogno di fare le file, ma abbiamo deciso di unire il piacere al piacere, andando a mangiare (e bere) al ristorante coreano Hana di Milano.

Non è ancora finita, la consapevolezza del “Dopo Taka” non era ancora arrivata.
Finita l’immersione godereccia in Corea, abbiano deciso di nutrire anche la nostra anima con un po’ di arte (poi che tutto ciò fosse anche al coperto e fresco ha aiutato), eccoci a comprare i biglietti a palazzo reale per la mostra di Leandro Erlich, “Oltre la soglia”.

Ci siamo così intinte nell’arte e nella poesia visiva di Erlich, perché noi siamo persone serie, molto serie!

Talmente tanto che abbiamo deciso di far parte delle sue opere e come sempre, la nostra serietà è andata in vacanza in qualche luogo non precisato, senza data di ritorno.

Confesso che abbiamo visitato anche le altre mostre all’interno di Palazzo Reale (vi ho appena detto che siamo persone serie!), e due in particolari mi hanno mosso sensazioni, una di queste è “MariVerticali” di Fabrizio Plessi.

Uscite da Palazzo Reale, ci siamo avviate verso San Siro per andare a vedere con il cuore che palpitava gli One Ok Rock e i Muse, però credetemi, la consapevolezza del “Dopo Taka” non era ancora giunta.

Giunte a San Siro, attendiamo che inizino i gruppi spalla e nel frattempo sistemo l’acquisto fatto (mi ero dimenticata di dirvi anche del salto in libreria) da Mondadori, acquisto dal quale si evince che, noi non lo sapevamo, ma eravamo già contaminate.

Poi finalmente arriva Taka, e ci ritroviamo a scendere le scale per vedere più da vicino. Pochi minuti dopo capiamo che altre persone lo hanno fatto, per lo stesso nostro motivo, gli One Ok Rock. Tutti insieme, diversi, senza conoscerci a saltellare con il cuore in tumulto!

Ah se il mondo funzionasse così, che bello sarebbe, gioire insieme per qualcosa che fa battere il cuore, cercare quello che unisce e non quello che divide. È stato così che ci siamo ritrovati alla fine: due giapponesi, due rumene, una coreana e noi due italiane (la ragazza dietro è imboscata, è la fidanzata del ragazzo a cui abbiamo chiesto il favore “Ci fai una foto?”, quindi in effetti nella foto le italiane sono tre).
Ci siamo scambiati numeri telefonici, email, e frasi tipo: “Nice to meet you”, con dei sorrisi che ancora un pò ci si strappavano le labbra!

Oggettivamente qua abbiamo cominciato a sospettare che avessimo qualcosa che non andava, ma sai com’è, pensi: “Ma va, non sono malata, è il caldo, la stanchezza, è il secondo concerto in 24 ore, ho dormito niente, poi passa”. Invece no. Eravamo già nel “Dopo Taka”, perché sappiatelo è una malattia subdola, quando te ne accorgi è troppo tardi.

Alla fine, con il buio, è arrivato anche il loro momento, i Muse

E lì è stato palese!
È iniziata una nuova era “Il prima e dopo Taka”.
Vi prego nessun insulto, non chiamate psichiatri e non fateci fare il tso, dopo quello che scriverò qua, ma… davvero non so come dirvelo, abbiamo ascoltato le prime canzoni, e noi che saltellavamo come capre impazzite ai loro concerti, siamo rimaste ferme.
Ogni tanto ci guardavamo in silenzio, nessuna delle due proferiva parola, timorose del giudizio dell’altra (non sapendo che l’altra pensava la stessa cosa), guardavamo il cellulare, sfogliandolo distratte, e ve lo giuro, ad un certo punto ci siamo guardate negli occhi (poco dopo la metà del concerto) e ci siamo dette: “Andiamo?”.

Lo abbiamo fatto, ci siamo alzate e siamo andate via. Non erano gli One Ok Rock, non era Taka, e non sentivano nessuna emozione, anzi ci stavamo annoiando.

Ed ora ufficialmente siamo nella nostra era “Dopo Taka”.
Stiamo già guardando se faranno concerti in Giappone, perché noi abbiamo già deciso che andremo in Giappone ad ascoltarli, e speriamo tornino a breve in Europa, perché noi prenderemo tutti i biglietti delle date del loro prossimo tour europeo.

Anzi se qualcuno che legge, e sa/conosce come fare per l’acquisto dei biglietti in Giappone (che non è come da noi) batta un colpo e ci aiuti, perché Paola ed io, sospettiamo che questa malattia sia incurabile, possiamo solo curare i sintomi con la presenza intensa e costante di Taka!

PS: attenzione, io vi avviso, questa malattia è data dalla presenza fisica di loro quattro in vicinanza, dall’energia che emanano tutti loro indistintamente (che non posso spiegarvi con le parole), e dalla voce di Taka e del suo “darsi”.

IL DIVORZISTA


Il Divorzista
(Divorce Attorney Shin)
Anno 2023
Law, Drama
12 episodi da circa 1 ora
Su: Netflix

TRAMA

Shin Sung Han (Cho Seung Woo) è un avvocato divorzista di successo, con un passato di docente di musica presso una università tedesca.  Tornato in patria in seguito ad una notizia che lo ha sconvolto e di cui cerca approfondimenti.  Così mentre lavora come avvocato divorzista, continua la sua ricerca per approfondire la notizia che lo ha riportato in patria.

La sua vita è alleggerita dal rapporto che ha con i suoi amici:  Jang Hyung Geun (Kim Sung Kyun) e  Jo Jung Shik (Jung Moon Sung) che lo aiutano nel lavoro e nella vita.

OPINIONE PERSONALE

Bello. Ogni episodio una storia diversa pur avendo un filo conduttore per tutti gli episodi. Gli attori poi spettacolari. Ho scoperto un Cho Seung Woo che non conoscevo e che mi ha portato la curiosità di vedere altri suoi lavori. Consiglio la visione.
Splendida poi la narrazione dell’amicizia tra i tre uomini.

CURIOSITA’

La serie è tratta da un noto webcomic coreano.

INTERPRETI

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DIVORZIAMO!


Divorziamo!
(Let’s Get Divorced)
(Rikon Shiyou Yo)
Anno 2023
Commedia, Profondo, Romantico
9 episodi da circa 1 ora
Su: Netflix

TRAMA

Taishi Shoji (Matsuzaka Tori) fa parte di una famiglia di politici, lui è la terza generazione che si presenta nel distretto da sempre roccaforte della sua famiglia, non ha possibilità di far emergere la sua vera personalità, costretto dai doveri della famiglia di origine. E’ sposato con Yui Kurosawa (Naka Riisa), un’attrice famosissima in Giappone, che con la sua popolarità offusca l’immagine del marito.

Sono sposati da cinque anni, ma il loro matrimonio è problematico. Durante gli impegni pubblici sembrano una coppia affiatata, ma dietro le quinte si evitano.
Non aiuta neppure, da parte di Shoji, il rivedere Mimata Sakurako (Oda Lisa) e la conoscenza di Kano Kyoji (Nishikido Ryo) da parte di Yui.

Vorrebbero divorziare, ma le pressioni esterne li “obbligano” a un matrimonio di convenienza, perché per entrambi un divorzio sarebbe un ostacolo alle loro carriere.

Arrivano a un certo punto della loro storia, però che, non riescono più a tollerarsi a vicenda, iniziano a collaborare insieme per ottenere il divorzio, nonostante tutto, e tutti, intorno a loro non lo vorrebbe.
Riusciranno i due nel loro intento?

OPINIONE PERSONALE

Gradevole, leggero, strappa qualche risata ma anche qualche riflessione.

Le riflessioni riguardano la disparità di genere ancora molto presente nel modernissimo Giappone, cosa che tra una battuta e l’altra, i due registri e la sceneggiatrice fanno.

Bravissimi i due interpreti Matsuzaka Tori (e ammetto di avere un debole per le capacità recitative di questo attore) e Naka Riisa, che riuscivano a passare dalle battute da commedia ai momenti di serietà, rimanendo credibili in entrambi i casi.

INTERPRETI

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RICAMBIO CELLULARE


Ci sono quelle fasi di vita in cui non sei né carne né pesce, ecco io sono in quel frammento di vita in questo momento.

Non sono più quella che ero non sono quella che potrò essere.
Non sono più la stessa rimanendo la stessa.
Sono la stessa ma non lo sono più.
Cambiano gli interessi, alcuni rimangono, altri se ne vanno.
Tutto mi attira, niente mi entusiasma.

Sono in una fase di cambiamento che assomiglia al ricambio cellulare del nostro corpo.
Il nostro corpo ogni sette anni ha un ricambio cellulare completo, esternamente sei la stessa, dentro sei diversa.

Con un piede nello ieri e uno nel domani, non so decidermi quale piede staccare da terra e prendere una direzione.
Da una parte la versione migliore di me (nello ieri) e da una parte le infinite possibilità di me (nel domani), ma la percentuale nelle infinite possibilità di versioni peggiorative è alta.

Eh niente, su questo son sempre la stessa da sempre, come direbbe Willy. “Sei una segaiola mentale”, e devo ammettere che ha ragione, ma del resto i difetti mi amano e mi seguono nel tempo, mentre i pregi tendono ad abbandonarmi.

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DISSOLVIMENTO


Il mondo era giunto al termine.
Ogni singolo abitante di quel mondo lo percepì nello stesso identico istante, in fondo in questa realtà, ogni cosa che ha un inizio, ha anche una fine.

La fine era arrivata, tutti lo sapevano, non percepivano paura, ma erano intrisi da un senso di scoraggiamento. Percepivano che non sarebbe stato nulla eclatante, niente dolore, non guerre, non fuoco a distruggere o maremoti a ricoprire, semplicemente ogni essere umano si sarebbe dissolto.

Lei sospirò, non le piaceva questa cosa, ma voltandosi verso lui sorrise e penso: “Almeno andremo via insieme, ci vedremo e ci stringeremo in un ultimo abbraccio”. Fu in quel momento che si dissolsero gli occhi di tutti.

Allora lei capì che non era un’opzione concessa, l’addio a questa terra sarebbe stato in solitudine, ognuno con i suoi ultimi pensieri, ognuno un mondo a se stante, piccole isole separate che erano erose lentamente dalle onde del tempo.

Rimase immobile spaventata da quel pensiero, mentre una parte di lei pensava, non c’è corpo da sentire, e attese, attese che il resto del corpo cominciasse a dissolversi.

Me e i miei strani modi di elaborare con Morfeo le lacrime asciutte

LA TORRE DI VETRO


Scelgo la musica da mettere nel breve tragitto casa lavoro, leggo Key, clicco, parte Hate That.

I primi sei secondi sono destinati a pensare “Oggi la posto, bellissima, e poi chi non ha avuto un amore che ha “odiato”?“. Il resto del tempo è stato riempito da quel nodo in gola e da un’anomala leggera idratazione agli occhi.

Io l’ho avuto un amore che si “odia”, consapevole che l’odio è solo la parte ombra dell’amore.
Io l’ho avuto un amore che si “odia” e ne sono sopravvissuta.
Ne scrivo periodicamente quando sono distratta o quando vivo nel mondo di Morfeo, “qualcosa” subdolamente risale e mi stende.

Sopravvivi a un amore che si “odia”, e smetti di parlarne anche alle persone più care dopo un po’, perché lo senti il loro pensiero di sottofondo: “Hai scelto tu di andartene, perché ci pensi? Ancora a parlarne. Vai oltre.”, e hanno ragione.

Come fai a giustificare che hai lasciato ma eri ancora innamorata persa? Come fai a far comprendere che è stato solo l’istinto di sopravvivenza? Per un attimo è riuscito a prendere il sopravvento, ti ha fatto scappare via, ma una parte di te è rimasta sempre là. Come fai a spiegare che quell’amore ti ha reso quella che sei oggi, nel bene certo, ma anche nel male, e il male è questa torre di vetro dove vivi da sola, e a nulla solo valsi i tuoi tentativi di fuga da essa.

Questo aspetto di te, questo tua capacità di vedere i potenziali degli uomini, ma non riuscire a scindere tra potenziale e realtà, (perché un potenziale non indica la piena e completa realizzazione, ma solo la possibilità che accada) è stata una rovina.

Posterai la canzone, guarderai cose allegre, farai la buffona e dirai cose stupide, e quel “qualcosa” tornerà in profondità. Nel frattempo tu continuerai a cercare di evadere da quella torre di vetro.

LA VEGETARIANA


Acquistato nel 2022, “La vegetariana” è stato il mio primo libro coreano, il primo approccio con gli scrittori della Corea del Sud.

L’autrice Han Kang classe 1970 è esplosa in occidente nel 2007 con la pubblicazione e successiva traduzione di questo libro.

Le parole che seguono parlano delle sensazioni e idee che questo breve libro ha fatto nascere in me, sensazioni di una donna occidentale che legge una donna orientale.

Tenete presente, quindi, la mia conoscenza superficiale sulle dinamiche sociali e psicologiche che un’occidentale ha sulla cultura coreana. Ignoranza che potrebbe inquinare la visione della storia.

Moka, il mio micione nero, mi aiuta a presentarvi il libro
(Si tutto rosa, divano e libro)
(anche i miei capelli sono rosa attualmente)

La protagonista è la “Vegetariana”, ma lei non parla, percepiamo poco i suoi diretti pensieri. Lo sguardo su quello che accade è sempre di occhi e menti altrui, come a rilevare da subito l’alienazione causata da una società che condanna senza capire, chi non segue le regole dettate dall’ambiente sociale, e che gravità e avvolge i singoli individui.

Il filo conduttore del libro rimane sempre Yeong Hye, “La Vegetariana”. Attraverso il suo fare e, sopratutto, il suo non fare, mentre diveniamo osservatori dei pensieri e delle emozioni di tre personaggi diversi, che rappresentano tre aspetti sociali, e di come si rapportino con gli altri, con il mondo e soprattutto con il diverso.

Vi direi che nella prima parte del libro ho faticato a immedesimarmi, un moto di ribellione alle dinamiche mi permeava. Forse questo, invece, vuol dire invece che il libro fa immedesimare chi lo legge, anche me, perché la lettura coinvolge e suscita emozioni.

La seconda parte è quella in cui ho ritrovato un modus operandi letto anche in storie occidentali di eros sublimato in modo da viverlo. Un cercare giustificazioni, da parte del personaggio, alle proprie pulsioni, anche quando queste contravvengono le regole sociali e ci si muove in base al proprio egoismo.

La terza, seppur permeata di tristezza, è quella che ho amato di più. In questa parte si comprendono i motivi del mutamento di Yeong Hye, mentre la figura marginale della sorella diventa attore.

Questo permette al lettore di avvicinarsi ancora di più alla psicologia e alle vicende della “Vegetariana”.

E’ un libro che punta il dito su una società che isola chi non si adegua ai suoi dettami, che spinge l’individuo ai margini portandolo allo squilibrio.

E’ un libro che racconta emozioni più che storie, non delicatamente, lo fa in modo cruento e, a volte, psicologicamente violento, mentre un ambiente esterno duro e insensibile veste l’involontaria protagonista.

Per certi versi mi ha fatto pensare a un libro italiano, “La noia” di Moravia, anche se i due non hanno nulla in comune, a parte quest’umanità che sopravvive a se stessa.

Se vi piacciono i libri che scandagliano l’animo umano e la società che lo circonda, se vi piace buttare uno sguardo su una cultura diversa, questo libro fa per voi.