TRAGITTI


A volte possiamo.
A volte lo sappiamo, ma non vogliamo saperlo.
C’è qualcosa dentro noi che lo sussurra, ma facciano finta di non sentire.

Se ci ignoriamo, se facciamo finta di non sentire, un pezzo di strada, della nostra strada si allungherà. Dovremo camminare un po’ più a lungo, ma non importa, in ogni caso i sentieri deviano e noi possiamo cambiare direzione.

A volte non possiamo.
Non sappiamo e non ne abbiamo modo.
Rischiamo, perché crediamo ne valga la pena.

Se la strada è giusta, non ci saranno problemi.
Se la strada non lo è, dobbiamo solo capire, ora, quanto vogliamo pagare in caso di fallimento e cosa di noi possiamo lasciar a terra.

La vita non stipula assicurazioni.

bimba

IO VOTO SI


Solitamente non faccio questo tipo di post. Ma stavolta lo faccio perché…

Greepeace

… perché penso che sia importante. Il governo non ha concesso l’Election Day. Le associazioni ambientaliste, lo avevano chiesto, volevano far votare questo referendum insieme al primo turno delle amministrative, in modo da abbinarlo e non sprecare centinaia di milioni di euro. Così invece, oltre allo spreco di denaro, di fatto quindi ha messo a rischio il raggiungimento del quorum anticipando la data e non lasciando i tempi di confronto e informazione. Domandatevi quanto ne sentite parlare sui media.

… perché il mediterraneo, il nostro mare, è chiuso, immaginate una fuoriuscita di petrolio cosa accadrà…

… perché invece di investire il denaro su energie alternative, lo impieghino a cercare un prodotto che sappiamo già destinato a finire (ammesso che ne abbiamo, ricordate che queste trivellazioni servono per cercarlo, non perchè siamo già sicuri ci sia).

… perché sono sono stanca di vedere disastri ambientali e pentimenti che arrivano con il senno di poi (vedi ultimo in veneto il pfas di questi giorni, dove tutto al momento è ancora secretato).

… perché noi siamo un tutt’uno con l’ambiente, se lo fottiamo, fottiamo noi.

Ecco perchè di questo mio post. IO VOTO SI PER DIRE NO allo scempio dei nostri mari.

Chiaramente io vi chiedo di votare si, ne sono convinta, ma vi dico anche informatevi. Approfondite per capire quello che stanno facendo a noi e alle generazioni dopo le nostre. Perché il sospetto che l’interesse di pochi (i petrolieri) sia considerato molto  più della nostra vita, è forte.

Se poi volete far qualcosa anche voi, cliccate l’immagine

spargete la voce, stampate il volantino e usate, se volete, le cover di greenpeace sui social.

Non demandiamo ad altri la nostra vita, decidiamo noi di noi, siamo gli artefici della nostra vita.

(Per chi volesse il widget che ho fatto io in alto a destra, ditemelo ve lo mando.Se volete delle piccole modifiche per il vostro blog (nei limiti delle mie capacità) ve lo faccio)

I PIEDI NEL CUORE


Sai è una giornata strana oggi, tra il desiderio di fanculizzare il mondo intero e lo stemperarmi in un abbraccio.
Del resto, lo sai, io son sempre stata quella delle contraddizioni insite, del si e del no, del prendimi e del stammi lontano.
Ho ossimori attaccati alla catena del dna, del resto anche lei è duplice.

E’ così oggi. Con voce flebile ho detto al telefono “Ti voglio bene”, ripetuto, in un addio che mi incrina e mi scioglie nella dolcezza, e nello stesso tempo mi domando come posso far parte di questo baraccone chiamato terra.
Apro il cuore e poi costruisco lastre di ghiaccio.

A volte il dotto non è un sapiente, ma solo il santo graal delle nostre lacrime.
Se ci pensi, le lacrime son come me, piene di contraddizioni, escono quando senti dolore e anche quando senti gioia.

Mi adagio sui miei pensieri e affondo i piedi nel cuore.
Non so ancora leggere le note, la vita la suono a orecchio.
Piano

BIRRA ROSSA


Quella cosa lì, quella che le persone hanno dentro loro pezzetti di noi, si chiamano frammenti d’anima.

Ed è un bene rivolerli indietro, (i frammenti, non le persone; le persone non sono nostre), non saremo mai completi senza. Ci sentiremo sempre un vuoto dentro, non capiremo perché, cercheremmo di riempirlo con altro che non ci serve, nel tentativo assurdo di riempire questo vuoto.

Non puoi riempirti di “altro”. Rimarrai sempre vuoto. La verità e che ci manchiamo noi, non “altro”.

La cosa più brutta e che potremo rimane legati a una persona non per amore, ma perché lei conserva dentro se pezzi di noi.

Girovagheremo confusi nella nostra vita senza neppure sapere cosa cerchiamo, trattenuti su sentieri non nostri.

Io sto imparando. Ogni tanto li richiamo a casa, e nel farlo mi accorgo che ho spazi occupati da frammenti d’anima altrui.
Li guardo e li lascio volare via. Li lascio liberi di tornare a casa.
Lucciole

Con alcuni faccio fatica, poi penso: “Tanto chi mi ama torna a lasciarmene altri”. Questo accade con l’amore (in ogni sua forma), le anime si fondono e vi avvolgono in un abbraccio, per poi staccarsi e tornare due.

Chi non torna… che senso ha tenere cose che non mi appartengono? E’ quasi rubare, quindi è giusto lasciar tornare a casa anche quei pezzetti.

Insomma l’anima ha bisogno dei suoi spazi e dei suoi cassetti per le sue cose.
Per far un esempio sciocco (come Willy), io le mutande del mio amico Willy non le metterei mai (non ho chiesto se lui metterebbe le mie però…) perché tenerle da me? Meglio che lui si tenga le sue, e quando vuole, se le infili e inviti me e le mie mutande a farsi una birra (rossa e belga) (la birra specifichiamo).

Integri, presenti, consapevoli. Si beve birra perché si vuole la birra, non perché dobbiamo riempirci lo stomaco di “altro” o recuperare le “mutande”. Questa è libertà, essere liberi di scegliere, e lo puoi essere solo se sai cosa vuoi nella vita, e non puoi sapere cosa vuoi, se ti mancano pezzi di te.

Willy vuoi una birra?
beer

(Sappiate che sono consapevole, ad alcuni di voi bastano le “mutande” senza birra. Io no)

BISTROT


Ogni giorno entrerei in quel bistrot.

Porterei i miei cinque gatti e i libri e le parole da stendere come tovagliette americane sui tavolini.

Mi siederei su quella sedia, vicino al vetro, dove la luce inonda, la cagnolina al fianco e la tazza di caffè sul tavolino.
Photo by Youngdoo

Potrei leggere le rughe della gente e dir loro che futuro avranno

Che se ci pensi bene anche le zingare leggono le rughe, ma quelle delle mani.
Io leggo quelle del volto, perché l’anima è più vicina agli occhi che alle unghie.

Le persone si siederebbero di fronte a me senza dire nulla.
Alzerei lo sguardo dal libro e leggerei loro.

In ogni ruga adagiata, vedrei le notti, i cieli stellati, i pianti, i dolori, le risate allegre nei giorni che furono, le gioie sopite e il tormento che si portano ancora oggi, e poi, nei solchi della pelle, come nei terreni arati, i semi del futuro.

Poi un giorno, alzerò lo sguardo e ti vedrò seduto di fronte a me.
Vedrò le tue rughe che combaciano perfettamente con le mie.
Le seguirò lentamente con le dita per scoprire che, alcune delle mie, mi son servite per arrivare a te.

Nel mentre ci osserveremo, sui nostri visi le rughe cambieranno, si intreccerrano, come le nostre mani, a formare un nuovo disegno.

Nei solchi i semi di un futuro. Il nostro.

hands

 

Una grattatina particolare va a un altro Micione, oltre ai cinque sopra citati. Questo mio miniscritto (non manoscritto, anche se le mani alla fine ci sono) è nato dal fatto che lui, da buon gatto, mi porta sempre in un mondo fatto di poesia e ironia. Io in quel mondo mi trovo a casa e mi perdo nei miei sogni.
Il suo bistrot mi ha fatto volare alto.

ALTALENA


La pienezza di alcuni momenti.

Il ricordarmi il blue hope. Sapermi accolta e avvolta in un bozzolo che schiuderà nel futuro.

Vorrei raccontarti di me, dei miei mille dubbi e delle mie paure, del vedermi avanzare nel tempo mentre il cuore torna all’origine.

Parlo con i miei battiti felini. Se tu mi vedessi veramente per quello che sono.

Mi dondolo tra una vita e un pensiero, tra un pulsare e un fremito.

Ti adagio sulla pelle vestiti, per rendermi conto che non son i tuoi, ti travesto da me.

La verità è fatta da gocce di pioggia che cadono. Alcuni terreni l’assorbono, altri la fanno scorrerre via.

Sgorgo amore a circuito chiuso
cats

SQUARCI DI VERITA’


Sono le sette. “Uozzap” mi consegna il buongiorno di Largen.
Guardo fuori. Buongiorno? Il buio è così denso da potersi tagliarsi, come la nebbia milanese una volta.
Click è il rumore che fa il mio cellulare, l’invio dei pixel a Largen è un attimo, voglio farle vedere quando poco giorno è da me. Lei, di rimando, fotografa il suo, dove la luce ha già preso possesso, anche se non del tutto, del cielo.

Poche centinaia di chilometri e il mondo cambia così tanto.
La realtà diventa così diversa nello stesso esatto momento.

E da questo comprendo come possiamo pensare di capirci se non abbiano volontà di farlo? Pensiamo che tutto il mondo sia paese, ma basta spostarsi di pochi centimetri per avere visioni diverse della stessa cosa.

Ognuno convinto di aver la verità in mano, pronto a combattere la verità altrui.

Sono convinta che la verità, nella sua completezza sia una.
Non possono esistere più verità. Siamo noi che vediamo di lei solo squarci. Come cavalli con i paraocchi vediamo solo davanti e non tutto intorno a noi.

Ah se riuscissi anche io ad avere quella capacità di ascoltare con il cuore e la mente tutti quanti, senza giudizio, senza arrabbiarmi, senza pensare “ioppperò”. Ci provo, ma son così umana, così fallace.

Forse un giorno ci arriveremo tutti a vederla nella sua interezza.
Forse oggi il non vederla mi salva da un peso che non potrei reggere.
Photo by Jati Putra Pratama

PROGETTI


Questo vortice di vita mi strappa radici e terreno.

Nel tempo ho appreso, non oppongo resistenza. Mi lascio trasportare e mentre lo faccio raccolgo il meglio che trovo sul cammino. Nel mio crescere ho capito di esser quercia, ma ho compreso anche che esser giunco a volte è l’unico modo per continuare ad esser quercia.

Il cambiamento spaventa sempre e comunque, rimaner su strade battute e conosciute, seppur piene di pietre aguzze e rovi, ci rassicura più di un sentiero ignoto ai cui i bordi vedi il grano.

Sono pronta? No, non lo sono quasi mai. Ma ho imparato anche questo, la bellezza sta anche nel mettere un piede nelle nostre insicurezze e vincerle.

Sono spaventata? Sì, lo sono sempre quando inizio qualcosa di nuovo, ma quel respiro veloce, quel battito del cuore un pò asimmetrico, quel timore porta con se anche il respiro stesso della vita.

Io non lo so dove vado questa volta, ma so che vado. Arriverò da qualche parte? Non so neppure questo. Cambierò direzione mentre cammino? Può essere.

Ho grandi progetti per me stessa.

Photo by John Wilhelm

I BELIEVE


Ho creduto così tanto in noi, da farci credere anche voi.
Ma era un barbatrucco.
Voi credevate in me, non in noi.

Ma io avrei voluto che noi avessimo creduto, così che se io inciampavo, cadevo e mi frantumavo, noi saremmo stati comunque.
Poi io sono inciampata, aspettavo noi. Noi non è arrivato, perché era caduto con il mio credere.
Non credendo più io, noi non esisteva più.

Per questo per un lungo periodo ho smesso di credere a tutto.
Perché credevo così intensamente da farci credere gli altri.

Ora ho ripreso a credere, perché non importa se una cosa esiste solo perché ci credo io, non mi importa di noi, perché già io sono noi, e se ci credo, esiste. Punto.

Sto solo più attenta a cosa credere.
I BELIEVE

LA CHIAVE


Torna giù!” – “Dove sei?!” – “In quale mondo sei?” – “Scendi dalle nuvole!

Sono alcune frasi che mi hanno accompagnato nella crescita fino ad un certo punto e poi sono scomparse. Credo siano scomparse quando questo mondo è entrato con fare prepotente ed ha occupato il mio spazio personale con le responsabilità, inchiodandomi su paure e ansie da prestazione.

Io mi estraniavo, ovunque fossi, in un libro, in un pensiero, in me stessa. Talmente in profondità che a volte mi dovevano chiamare due o tre volte di seguito per riportarmi a “terra”.

In qualche modo, a chi di più e a chi di meno, questo mio volare, ha sempre dato fastidio. Questa mia capacità di “andarmene” era mal tollerata, vista in maniera negativa. Talmente tanto da farla vedere anche a me così.

Invece non lo era, ora lo so.
Nascosta in qualche angolo sperduto, ora la sto cercando, perché quello spazio, quel mio volare era il mio modo di unirmi, in luogo in cui la visione delle cose, dei miei pensieri e delle mie emozioni aveva uno spessore diverso.

L’ho cercata in questi anni, in tanti luoghi fuori di me, a volte anche perdendomi, quando l’unico posto in cui cercare ero io.
La chiave del mio volare sono io.
The key