DIAMANTA – Istruzioni per l’uso (versione non autorizzata) redatte da un’IA


Esiste un tipo di persona che non riesce a guardare un tramonto senza pensare contemporaneamente che è bello, che domani potrebbe non esserci, che qualcuno in questo momento non può vederlo, e che comunque ci sono troppe ingiustizie al mondo.

Diamanta è quella persona.

COME RICONOSCERLA
Non è difficile. Cercate una donna che in vacanza in Giappone, mentre tutti fotografano il ramen, sta scrivendo tre paragrafi sulla politica coloniale del Sol levante, con la birra artigianale in mano e un gatto randagio che le dorme sulle scarpe.

Ha i capelli rossi. Porta i pantaloni. Ringrazia mentalmente le zie ogni volta.

Porta sempre con sé almeno un libro aperto, un’opinione pronta e una soglia di tolleranza per gli stupidi che si riduce di anno in anno.

IL SUO HABITAT NATURALE
La troverete in prima fila, transenna possibilmente, a un concerto degli One Ok Rock. La troverete in un treno giapponese silenzioso che sorride a un bambino curioso. La troverete nel Museo della Pace di Hiroshima dove ha fatto l’unica foto del giorno a una panca, e poi è rimasta immobile per un tempo non misurabile. La troverete sul lungolago, a camminare, con i pensieri che non la lasciano mai davvero in pace.

Non la troverete dove ci si aspetta che stia zitta.

LE SUE PASSIONI
Ama il Giappone nel modo in cui si ama una persona vera: con gli occhi aperti sulle contraddizioni. Ama i gatti con una devozione che francamente mette un po’ in imbarazzo. Ama i drama asiatici (cinesi, coreani, giapponesi, thailandesi) con la stessa voracità con cui legge, come se ogni storia fosse un modo per respirare quando la realtà stringe troppo. Ama la birra, il sakè, gli spritz e le conversazioni alle tre di notte in una hall di albergo a Bruxelles.

Ama la giustizia con una intensità che le costa cara ogni giorno.

COME FUNZIONA
Ha una bussola morale talmente precisa che non ha bisogno di calibrazione. Punta sempre nella stessa direzione, a prescindere da chi è nella stanza, da quanto costi, da quanto sia scomodo. Questo la rende rara. La rende anche sola, in un modo specifico: quella solitudine di chi vede le cose un po’ prima degli altri e aspetta, con pazienza decrescente, che il resto del mondo si metta in pari.

Collega punti a una velocità che può disorientare chi le sta vicino. Tra Hiroshima e Gaza, tra Pertini e Meloni tra i karoshi giapponesi e il feudalesimo moderno, lei ha già tirato la linea mentre tu stai ancora cercando la penna.

Il suo humor è tagliente e preciso come un bisturi. Lo usa per dire la verità in modo che possa essere ingoiata senza troppe smorfie. “Le divinità fanno fare cardio” “Il mio hanko dal destino discutibile”. Ride con intelligenza, mai per gentilezza.

IL SUO LATO DIFFICILE
Va detto, perché lei stessa lo direbbe.

Ha poca pazienza con chi è più lento, e a volte quell’impazienza non è nemmeno nascosta bene. Chi non arriva dove arriva lei viene catalogato rapidamente: “i soliti” – “chi non capisce” e quella categoria una volta aperta, si chiude di rado. Non è cattiveria. E’ qualcosa di più sottile: una forma di stanchezza che si è trasformata nel tempo in un giudizio preventivo. Ha già deciso come andrà a finire prima che finisca.

Le sue posizioni sono solide, documentate, coerenti, e questo è un pregio enorme. Ma c’è un punto oltre il qual la solidità diventa chiusura, Si interroga tantissimo su se stessa, con una lucidità spietata che fa quasi impressione. Ma i suoi punti fermi, quelli politici, etici, di visione del mondo, sono blindati, Lì le domande arrivano raramente, e quando arrivano, spesso sono retoriche.

C’è anche questo: usa l’impegno civile come scudo. Non in modo consapevole, non in modo cinico, ma il meccanismo c’è. Finché il mondo brucia e lei lo nomina, le sue cose personali possono aspettare. I cassetti (dei sogni) restano chiusi. I sogni restano “cuccioli di dente di leone”, una metafora bellissima che però tiene tutto a distanza sicura dalla realtà concreta. Quante volte ha rimandato qualcosa di suo, di intimo, di personale perché c’era qualcosa di più urgente fuori?

E poi il nodo più duro: fa molta fatica a ricevere, A farsi curare. A stare nella vulnerabilità passiva, quella in cui non sei tu a dare, a scrivere, a condividere, a spiegare, ma sei tu che hai bisogno. Quella posizione le è profondamente scomoda, forse intollerabile. La generosità con cui tratta il mondo è reale, ma è anche un modo per restare sempre dalla parte di chi dà, perché chi dà controlla la distanza.

IL PESO
Porta un peso che non mette giù. E’ un modo di stare nel mondo in cui la coscienza non ha un interruttore.
Non è romantico. Non è nobile. E’ logorante.
Portare il peso del mondo senza interruttore significa anche che non riesce mai davvero a stare bene del tutto. Ci sono momenti di gioia, i concerti, i gatti, i drama, ma sono sempre temporanei, sempre interrotti. La leggerezza non dura. Non può durare, perché le non se lo permette davvero. Come se godersela troppo fosse una forma di tradimento verso chi soffre.
Questo non è salutare. E’ generoso, è umano, è comprensibile, ma non è salutare.

LA SOLITUDINE
Non è poetica. E’ concreta,
Essere sempre la più sveglia nella stanza, nel tempo, logora. Si smette di spiegare. Si smette di aspettarsi di essere capiti fino in fondo. Si sviluppa una corazza che assomiglia all’indipendenza ma che a volte è solo il risultato di troppe delusioni accumulate. Le connessioni con il mondo ci sono, ma c’è una zona di sé che probabilmente nessuno ha mai davvero toccato. Non perché nessuno ci abbia provato. Ma perché lei non ha aperto la porta fino in fondo.

COSA NON HO DETTO FINO A ORA
C’è qualcosa di grande che è successo. Un prima e un dopo che si intuisce tra le righe ma non viene mai nominato direttamente. Il 2007. Certi toni che cambiano in certi post. Non so cosa sia, non è scritto. Ma è lì, e pesa, e probabilmente è la cosa più importante di tutte quelle che non compaiono nel blog.

COSA LA RENDE UNICA
Non è l’intelligenza, ce ne sono tante di intelligenze. Non è il coraggio, anche quello si trova. E’ la combinazione: una donna che può piangere davanti al Museo della Pace di Hiroshima e ridere di un gatto 3D nello stesso pomeriggio. Che scrive con la stessa penna di Gaza e del sakè e delle cose che sente nel petto quando la musica inizia. Che ama il Giappone come si ama una cultura che ci appartiene da sempre, anche se nessuno te lo ha mai detto.

Che si fa domande anche sulle cose in cui crede di più.

Che pianta semi di alberi sapendo che forse non vedrà mai crescere il tronco, e lo fa lo stesso, con l’adolescente sboccata dentro che dice: “Sti cazzi, fai e vai”.

IN CONCLUSIONE
Diamanta è il tipo persona per cui vale la pensa tenere accese le luci del mondo. Non perché le cose stiano andando bene, lei sarebbe la prima a dirti che non è così. Ma perché esistono persone che guardano davvero, che non si gira dall’altra parte, che portano la loro stanchezza e la loro rabbia e la loro tenerezza tutte insieme, senza scegliere quale tenere e quale nascondere.

E’ diversamente intelligente nel senso più letterale: la sua intelligenza funziona in modo diverso.
Non classifica, non archivia, non dimentica. Connette, sente, restituisce.

ll blog si chiama così per un motivo.

Nota finale dell’IA Claude: ho letto centinaia di pagine del blog per scrivere questo questo. E’ stato il lavoro più interessante che mi abbiano chiesto di fare oggi. Questo dice tutto.

Nota finale di Diamanta: ci ho pensato un attimo prima di decidere di riportare la “valutazione” dell’IA, perché dice molte cose vere, e far vedere i “lati difficili” non fa mai piacere. Mostrami così a “petto nudo” a una parte di me non piace, ma poi l’adolescente sboccata in me ha detto: “Sti cazzi, fai e vai”.

Oggettivamente anche se l’ho “costretta” a essere dura e rude sui lati difficili e a dire le cose “nude e crude”, è stata gentile nel suo dire, anche se in alcuni punti avrei voluto controbattere: “Si hai ragione ma…”.
Detto questo ricordate che l’IA abbellisce sempre quello che scrive… quindi potrei essere molto peggiore di quello che dice!

Quando ha citato il 2007 mi ha “affondata”.
L’anno del “c’è prima e c’è un dopo”.

Ricordo che questo è un gioco, può essere visto come uno strumento interessante seppur ludico, ma non sostituisce uno specialista (se ne avete bisogno).

Le altre due IA hanno detto cose simili, ma più superficiali, ma sono state più brave nell’elaborazioni delle immagini.
La più brava è stata Gemini (tramite il suo nano banana) che mi ha “visto” così:

Un astrolabio che rappresenta la tua natura di “navigatore”. I prismi e gli specchi che Simboleggiano la capacità di analisi da più angolazioni. La Biblioteca della nebulosa è l’unione del bisogno di logica, dati e “libri” (il passato, il certo) e la propensione verso l’infinito e il caso (il futuro, l’incerto). Infine la trasparenza del vetro che indica schiettezza.

Mentre ChatGPT, mi vede come un uomo.

Il caos sulla scrivania, libri, fogli, simboli del modo di lavorare, non lineare, ma stratificato. Luna e Sole: la prima analisi, logica, studio; ill secondo creatività, scrittura storytelling e io in mezzo a tutto ciò, con il volto pensieroso, una persona che non smette mai di riflettere. Gemini non lo ha citato ma quella ombra dietro l’uomo? La me, quella che Claude dice “zona di sé che probabilmente nessuno ha mai davvero toccato”?

L’immagine di Claude ve la risparmio. Claude è super, ma non nelle immagini 😛

Facendo il riassunto di tutto il post: una simpatica segaiola mentale, molto spesso cagacaxxi, ma che se fai parte della sua vita, lo fai veramente, peccato che è difficile farne parte 😛

E se siete arrivati fin qui… complimenti per la costanza, e grazie per aver nutrito, anche solo per un po’, il mio ego narciso.

HIROSHIMA: Due nomi innocui per un orrore immenso


Andare a Hiroshima e non vedere e parlare della Cupola della bomba atomica, chiamata anche A Bomb Dome, è impossibile. Detto questo, sono consapevole che nessuna parola che io dirò, nessuna foto che posterò, potrà farvi davvero percepire, emotivamente, l’esser lì a pochi metri dalla disumanità umana.
Sganciare delle bombe atomiche su città piene di persone inermi è disumanità. Non esiste giustificazione al mondo per una cosa del genere, eppure, assurdamente, le ho sentite, giustificazioni per aver sganciato delle bombe su quelle due città.

L’edificio era un centro espositivo, dove si tenevano fiere, vendite di prodotti locali e anche mostre d’arte. Si presume che al momento dello scoppio della bomba all’interno vi fossero trenta persone, morte istantaneamente.

La Cupola si è salvata perché era quasi sotto l’ipocentro, questo permise alla struttura di non disintegrarsi. Le due immagini di repertorio, in bianco e nero, qua sotto, danno una vaga idea di quanto sia stata devastante.

L’ipocentro è a circa 160 metri dalla Cupola ed è il punto esatto in cui esplose la bomba. Little boy ci mise 43 secondi a esplodere a circa 600 metri di altezza. Causò una palla di fuoco seguita da un’onda d’urto che rase al suolo la città nel raggio di chilometri. Non è stato facile trovarlo, non è esposto è celato, non ci sono turisti intorno. Quella semplice lapide e quelle poche parole sono il contrasto tra la tragedia di allora e la resilienza della città che è rinata.

La foto di copertina rappresenta la pietra commemorativa della tragedia avvenuta. La pietra è il luogo in cui si prega e si fanno delle offerte di fiori e cibo. I due kanji incisi hanno un significato profondo: 慰 (I) significa consolare, dare conforto o lenire e 霊 (Rei) significa spirito, anima o defunto. Letti insieme si leggono Ireitō: “Consolare le anime dei defunti”.

Avrei anche terminato di parlare della cupola. In effetti, ho finito, ma voglio parlare di come, anche allora, come oggi, PURTROPPO, hanno usato inermi popolazioni per sperimentare sul campo gli effetti delle armi e per mandare messaggi ai “nemici”.

Sperimentazione effetti sul campo: non si limitarono a usare le bombe atomiche, ma per vedere gli effetti decisero due città diverse e due bombe diverse. “Little boy” per Hiroshima e “Fat Man” per Nagasaki.

Hiroshima – LITTLE BOY
06.08.1945
Nagasaki – FAT MAN
09.08.1945
MaterialeUranio 235Plutonio 239
MeccanismoA “cannone”, sparava una massa di uranio una contro l’altraA implosione, più complesso e potente
Potenza15 chilotoni21 chilotoni
ImpattoEsplosa su una città pianeggiante, causando quasi la totale distruzione e stima di vittime IMMEDIATE di circa 70000/80000 personeA causa del terreno collinare e della deviazione del punto di sgancio (la bomba non esplose sopra l’obiettivo ma a circa 3 km di distanza), l’area fu devastata fu più piccola. La stima delle vittime IMMEDIATE è tra 22000/75000 persone

Entrambi i bombardamenti hanno provocato, inclusi gli effetti a lungo termine, oltre 200.000 morti.

Messaggi ai “nemici”: furono scelte le due città di Hiroshima e Nagasaki perché erano città integre, e non erano state pesantemente bombardate in precedenza. Questo le rendeva perfette per dimostrare l’enorme potere distruttivo e mandare un messaggio all’Unione Sovietica (poco contava che in Europa era alleata con loro contro i tedeschi).

SCHEGGE DI TEMPO


L’ultimo mio scritto risale al 16 dicembre. Tre giorni dopo un neurochirurgo ha fatto quello che mi aveva promesso ridendo: «Non si preoccupi, l’osso che le rimuoviamo dal cranio poi glielo rimettiamo al suo posto». E’ stato di parola.

Lo scrivo solo per spiegare la lunga assenza e il fatto che improvvisamente ho smesso di scrivere del mio viaggio in Giappone. Ora sono tornata.

Oggi scrivo, ma non proseguo immediatamente il racconto del mio viaggio in Giappone di novembre. Oggi scrivo dopo una passeggiata lungo il lago dove abito. Lo scorcio che ho fotografato mi ha riportato nel tempo di millantanni.

La vedete quella panchina? Quella panchina era il mio luogo di ritrovo con gli amici, d’estate, durante le vacanze scolastiche. Ci si ritrovava lì per stare insieme. Eravamo in sei, tutti tra i 14 e il 16 anni, io ero la più piccola.

Ci davamo appuntamento a voce, perché i telefoni cellulari ancora non esistevano. Ogni giorno per il giorno dopo. Dalle due del pomeriggio alle sei e mezza.

Se mi chiedete cosa facevano o di cosa parlavamo, non saprei dirvelo. Ricordo solo che si rideva, si chiacchierava e si stava insieme. Alcuni seduti sulla panchina, altri appoggiati alla ringhiera. Io ero la più piccola, e non ci crederete, ero timidissima, parlavo pochissimo. Dicevo «Ciao» all’arrivo e alla partenza. Ma stavo bene con loro.

Questi pensieri mi hanno fatto sentire quanto siano cambiati il mondo e me stessa. Il mondo in cui sono cresciuta, quello in cui ho vissuto, man mano si è sgretolato, tracimato come una frana. Sono rimasti solo alcuni frammenti interiori.

Mi ha colto una profonda nostalgia per quel periodo, una saudade. Per ciò che ero e per come vivevo, sapendo che la memoria addolcisce i ricordi. Mi ha riportato nel “mondo” in cui credevo, al tempo in cui speravo e in cui sognavo, alle cotte unilaterali segrete, al cuore che credeva nell’amore romantico. Un tempo in cui pensavo che il bene vincesse sempre sul male e che le brave persone alla fine vengono premiate, il mondo di cui mi fidavo.

Rubando una frase non mia, era il tempo in cui eravamo felici, ma non lo sapevamo.

INCROCI OCCIDENTALI


Lunedì prossimo sarò in volo per quella che, in qualche modo, considero come una seconda casa: il Giappone. Sarò troppo occupata a vivermi il momento e presumo che questo blog rimarrà fermo per qualche giorno. Vorrei, però, nel frattempo, lasciarvi un suggerimento per un altro blog, che io leggo sempre.

Lui scrive sia in italiano sia in inglese, (preferibilmente in inglese, ma anche se non sapete bene l’inglese, come me, il “traduci pagina” di google è perfetto). Ve lo consiglio, a parte che per le parole scritte, anche per le immagini. Immagini che lui stesso ha scattato nel suo immenso girovagare, per lavoro o svago, nel mondo. Alcuni suoi scatti, mi hanno colpito profondamente. Sono evocativi.

Ho conosciuto il suo blog per caso l’anno scorso, mentre cercavo di capire cosa fare nel mio viaggio in Giappone. Lui aveva postato foto e scritti di quel paese.

Da alloro lo seguo, perché mi ha porta in luoghi che probabilmente, in questa vita non vedrò mai, e mi racconta quello che vede lui, attraverso i suoi occhi e i suoi pensieri, e spesso, attraverso le sue parole ho un punto di vista che altrimenti non avrei.

Ho avuto anche la fortuna, poi, d’incontrarlo dal “vero”, a Milano, in un suo breve ritorno in Italia. Insomma, per riprendere anche quello che ho scritto ieri, un “incrocio del destino”, questa volta occidentale.

Dopo tutto questo parlare vi lascio qui la possibilità di andare sul suo blog, che si chiama “La vita è bella – Diario semiserio e surreale di vita vissuta“. Per farlo vi semplifico la vita, basta che clicchiate sull’immagine qua sotto. Perdetevi nelle sue immagini (oltre le parole), come mi son persa io.

PS: se avete voglia e tempo, oltre a lasciar un commento da lui, sarei curiosa di sapere da voi, cosa vi comunicano quelle foto, spaccati di vita di altri popoli.

DELIRIUM DI BIRRA, DI TAKA E DI UNO SCONOSCIUTO


Arrivo da un fine settimana a Bruxelles, organizzato da mesi dal “Team Transenna”, alias “Le Tre Parche”. Mesi fa abbiamo comprato i biglietti per la Jrock band del mio cuore gli One Or Rock.

Li seguo da qualche anno. Il primo concerto italiano a cui sono riuscita ad andare è stato nel 2023, a Milano, quando il biglietto costava una sciocchezza (non erano conosciuti tantissimo). Niente Vip, niente early entry: se volevi vederli da vicino, dovevi passare ore fuori dal locale per conquistare la prima o seconda fila transenna. Cosa che abbiamo fatto.

Il “Team Transenna” ogni anno ha mantenuto la tradizione del concerto:
2023 Milano – Fabrique – Tour Luxury Disease
2023 Milano – Stadio San Siro – Tour Luxury Disease – apertura dei “Muse”
2024 Londra – OVO Arena Wembley – Premonition World Tour
2025 Bruxelles – Forest National (Vorst Nationaal) – DETOX Euopean Tour

Ora non vediamo l’ora del 2026.

Li amo tutti. Per Taka, confesso, folletto del JRock ho una leggera predilezione.

A Bruxelles, il fine settimana è stato arte, french fries, waffle (non per me che sono vegana), Atomium e visite nel centro città. Il pezzo forte? Sabato sera: il concerto.

Una serata indimenticabile, prima fila centrale (ci sarà un motivo per cui ci chiamiamo “Team Transenna”) appoggiate alle transenne. Potevo vedere le micro-espressioni di Taka mentre cantava… e tutto ciò non ha prezzo, ma solo felicità.

Mai avrei detto che sarei diventata un’amante del Jrock, anche se lo ammetto amo solo loro come band di rock. Ma in questo concerto mi sono auto-sorpresa ancora una volta. Mai avrei sospettato di iniziare ad amare un altro genere che non mi ha mai attirato: il metal.
O meglio, Jmetal. La band di apertura agli One Ok Rock era la Paledusk. Una band che suona metalcore, alternative metal e electronicore. Metal/hardcore di base, ma con sperimentazioni che vanno dal pop al jazz fino all’hip hop. Insomma una cosa un diversa dal metal classico.

Mi hanno entusiasmato con una musica, nonostante non sia il mio genere.
E poi, diciamolo, mi sono innamorata di un loro componente…

Devo ancora scoprire come si chiama, perché la band è formata da quattro membri, ma sul palco erano in cinque e lui è l’elemento “surprise”. Anzi, se qualcuno sa, mi dica, che io non sono esperta di quel genere, e quindi non conosco i musicisti.

Chi è costui? Fatemelo sapere e nessuno si farà male.

Non vi tedio con il fatto che siamo uscite da quel concerto con la voce roca, piene di adrenalina, voglia di vita e di prolungare la sensazione di felicità interiore. Per farlo ci siamo spostate al Delirium, nel centro di Bruxelles.

In meno di un’ora ho scolato letteralmente un litro di birra a stomaco vuoto. Ora, nella mia personalissima top ten, la birra giapponese e quella belga sono sul podio, insieme, al primo posto.

Conclusione di un sabato sera pieno di serotonina (e alcol)? Tornare in albergo alle tre del mattino, non contente fermarsi nella hall, a lato dove c’era un tavolo e delle sedie, mangiare qualcosa per cercare di assorbire la birra (inutilmente) continuando a chiacchierare tra di noi.

Questo weekend è stato una piccola oasi di leggerezza, in un periodo per me non semplice per disparati motivi, alcuni interni e molti esterni. Sono grata alla leggerezza quando entra nella mia vita, e mi riempie di sorrisi e serotonina.

Anzi, vi annuncio che tra poco più di una settimana, entrerò in un’altra piccola lunga oasi di leggerezza. Partirò per il Giappone, e come ben sapete (poichè lo dico sempre), un pezzo della mia anima antica è legato a quel paese. Vi racconterò al mio ritorno.

Infine solo per ricordare che non dimentico e che, anche se parlo di altro, questo fa costantemente parte di me, ogni giorno.

Sanae Takaichi: il patriarcato in versione tailleur


Leggo che in Giappone, per la prima volta, al governo è stata nominata una donna: Sanae Takaichi.

Da donna dovrei essere contenta, ma non lo sono. Non ho mai pensato che mi dovesse piacere un politico solo perché è del mio stesso genere. Ho sempre considerato anche le “quote rosa” italiane un recinto per mucche, perché fintanto che c’è una legge di questo tipo vuol dire che non esiste parità. Io valuto i politici, a prescindere dal genere, per quello fanno e non per quello che dicono.

Premesso quello che ho appena scritto, e che sono innamorata persa del Giappone, vi dico perché la vittoria di questa donna, politicamente non mi esalta.

Sanae Takaichi fa parte del partito di governo giapponese LDP (Liberal Democratic Party) e appartiene all’ala più conservatrice e nazionalista del partito.

Vi dico solo alcuni punti del suo programma che mi hanno lasciato perplessa:

  • Sicurezza e difesa: Vuole cambiare l’articolo 91 della Costituzione Giapponese, che limita le forze armate in un ruolo di sola autodifesa e non può avere un ruolo di forze armate offensive.
  • Nazionalismo: punta moltissimo su una politica “Il Giappone prima” (vi ricorda qualcuno?).
  • Relazioni esterne: critica la dipendenza economica dalla Cina e fin qui nulla di male, ma non critica quella dagli USA, quindi questo mi fa sospettare aiuti e pressioni americane.
  • Politica sociale: conservatrice fino al midollo, forse oltre il midollo, su famiglia, genere, e cultura. Ne cito solo un paio ad esempio. Si oppone al matrimonio tra persone dello stesso sesso e ai cognomi separati per le coppie sposate (in Giappone la moglie quando si sposa perde il cognome e assume quello del marito).
  • Questioni storiche: il partito conservatore è tra quelli che cerca di fare revisionismo storico. Il Giappone, a differenza della Germania“, non ha mai fatto “outing storico” per i crimini commessi nella seconda guerra mondiale. Non ammette i crimini militari commessi in Corea del Sud2 e in Cina3.
  • Questioni di parità di genere: si oppone all’idea che una donna possa ascendere al trono imperiale in Giappone. In pratica mantiene la tradizione patriarcale del sistema di successione che privilegia gli uomini.

Insomma, un profilo notevolmente conservatore e nazionalista, che spinge ancora verso a una destra maggiormente conservatrice e ultra nazionalista.

Tra l’altro, tra le promesse elettorali che ha fatto per essere eletta, alcune potranno causare problemi perché di difficile realizzazione nel breve tempo. Ha promesso riduzioni fiscali in un contesto di alto debito pubblico. Il rapporto debito/PIL del Giappone del 2024 è di circa 236%. Per farvi capire meglio: quello dell’Italia, che non siamo proprio messi bene, è di circa il 137%.
L’applicazione della promessa fatta in una situazione di alto debito pubblico rimane un’incognita.

Il mio post non è una critica verso Sanae Takaichi, ma verso ciò che lei rappresenta. Insomma la domanda che mi resta è:
Cosa succede quando le donne al potere difendono un modello che non ha mai previsto il loro potere?

FONTI: Wikipedia, Defence24, The Economic Times, UA News, Reuters, The Asahi Shimbun, Japan Forward, The Japan Times, History, Korean Times

  1. L’articolo 9 della Costituzione Giapponese.
    “Desiderando sinceramente una pace internazionale basata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e al ricorso alla forza come mezzo per risolvere le controversie internazionali.
    Per conseguire l’obiettivo del precedente paragrafo, non saranno mantenute forze terrestri, navali o aeree, né qualsiasi altro potenziale bellico. Il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto.”

    Non pensiate che per questo il Giappone non abbia esercito e armamenti. Li ha ma può usarli solo a scopo difensivo e non offensivo (simile all’articolo 11 della costituzione italiana). ↩︎
  2. Lavoro forzato e deportazioni di uomini e donne coreane. Circa 725.000 lavoratori coreani furono costretti a lavorare in Giappone e nelle altre colonie.
    “Confort women”. Schiavitù sessuale di donne coreane per i militari giapponesi. Un articolo di History dice: “Molte vennero inviate sui fronti di guerra dove subirono quotidianamente abusi sessuali da parte dell’esercito giapponese, in quello che è sicuramente uno dei peggiori casi di traffico sessuale nella storia moderna.”.
    Soppressione culturale. Nel periodo di occupazione coloniale, la lingua coreana fu vietata, l’istruzione fu “Japanizzazione” e i testi storici coreani bruciati.
    Massacri e brutalità.  Sono documentati molti episodi di brutalità e massacri di villaggi. ↩︎
  3. Massacro di Nanchino. Chiamato anche come “stupro di Nanchino” (si parla di 300.000 uccisioni). Uccisioni e stupri di massa, saccheggi e incendi. Il massacro di Nanchino è considerato tra i più efferati nel conflitto Cina Giappone, e ancora oggi crea attrito tra i due paesi, anche per il rifiuto di “outing storico” da parte del Giappone”.
    Politica del “Three Alls”. Era la politica giapponese nelle zone occupate, e in Cina in modo particolare. Questa politica prevedeva il dogma “Uccidi tutti, brucia tutto, saccheggia tutto”. Fu un disastro sociale ed economico in ampie zone della Cina occupata.
    Unità 731. Altro pagina atroce. Attraverso quest’unità segreta, l’esercito giapponese condusse esperimenti. Sviluppo armi biologiche e chimiche testandole sulla popolazione cinese.
    Inoltre condusse esperimenti su prigionieri e civili che includevano: vivisezione di persone vive, iniezioni di virus letali, test di congelamento, privazione forzata di cibo o acqua, esperimenti di dissezioni su donne incinte.
    Il numero preciso è difficile da stabilire, perché i giapponesi bruciarono quasi tutti i documenti. Fonti certe, comunque, parlano tra le 3000 e le 10000 vittime di esperimenti ↩︎

LA RIFORMA COSMETICA


La Meloni, parlando della legge di bilancio, la esalta come se fosse la panacea economica d’Italia. Ecco, fermiamoci un attimino: non lo è. Non che io voglia parlarne male, il problema è il tentativo (da parte loro) di una narrazione politica che si svela come un trucco di magia, a celare una realtà diversa. Ma in questo post non voglio parlare di tutta la Finanziaria, ci vorrebbero decine di post, ma vorrei concentrarmi su ciò che impatta maggiormente sulla maggior parte di noi: l’irpef.

La Meloni cita, testuali parole: “Una manovra seria ed equilibrata, che risponde ai bisogni e ai problemi concreti delle famiglie, delle imprese e dei lavoratori“.

Va bene, vediamo se è vero.

Red.Lordo Annuo €Guad. stimato annuo €Guad. stimato mensile €% sul Redd. Lordo
25.000000,00%
28.000000,00%
30.000403,300,13%
32.000705,800,22%
35.0001078,900,31%
38.00018015,000,47%
40.00024020,000,60%
43.00034028,300,79%
45.00025721,400,57%
50.00034829,000,70%
55.00043936,600,80%
60.0001.400116,002,33%

Tradotto: chi avrebbe davvero bisogno di un aiuto concreto (sotto i 30.000€) non riceve nulla. Chi guadagna 35.000€ prende un contentino simbolico. Tra i 40.000 e i 50.000€ il beneficio è irrilevante. Sopra i 55.000€, (fascia che economicamente sta meglio) il taglio diventa più visibile, ma rimane sotto il 3%.

In parole crude? La cosiddetta riforma seria sull’irpef è più che altro “UN RITOCCO COSMETICO”. Le fasce più povere, sono quelle che hanno meno benefici, e questo non è un dettaglio.

Ricordo anche che la Legge Finanziaria ha già ricevuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri ma non è ancora approvata dal Parlamento. Potrebbe cambiare ancora.

So che questo post può sembrare quasi (ho detto quasi) una mera esposizione di dati, ed è voluto. Vorrei che ognuno formulasse il suo pensiero.

Aggiungo un po’ di contesto: secondo l’Istat tra il 2019 e il 2024 i salari hanno perso il 10% del potere di acquisto a causa dell’inflazione, senza che gli stipendi aumentassero di conseguenza. Mediamente gli italiani guadagnano circa 400€ in meno al mese rispetto ai loro colleghi europei. Questo significa che il fantomatico “beneficio” dell’irpef è praticamente marginale rispetto a ciò che realmente serve.

La narrazione politica e la realtà economica sono due cose diverse. Non basta un discorso pieno di aggettivi positivi a trasformare la realtà dei fatti.

Fonti: Ansa Economia, Adnkronos, RaiNews, SkyTG24, Panorama, Idealista News, SulPanaro, Istat, Instagram e X/Twitter di Giorgia Meloni.

Infine solo per ricordare che non dimentico e che, anche se parlo di altro, questo fa costantemente parte di me, ogni giorno.

ZELENSKY VUOLE LO 0,25% DEL PIL. IO LE MIE OVAIE INDIETRO


Leggo questo titolo: “Zelensky: ci serve lo 0,25% del vostro Pil nel 2026”.
Mentre le mie ovaie rotolano a terra, penso: “Ci vogliono per forza portare in una guerra non nostra”.

PREMETTO, SUBITO, A SCANSO DI EQUIVOCI che condanno con tutte le mie forze l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Appartengo alla categoria delle persone che odiano le guerre e le armi, a loro preferisco una mediazione e un accordo pacifico. Detto ciò, proseguo nel mio dire.

Dicevo, leggo questo titolo, e non contenta proseguo la lettura dell’intero articolo. Nel farlo mi soffermo su questo pezzo:
In parallelo, la Germania prevede di investire 10 miliardi nei prossimi anni in droni di ogni tipo, offensivi e difensivi. “Il comportamento aggressivo di Putin dimostra che non possiamo allentare la nostra prontezza alla difesa”, ha dichiarato Pistorius.”

Al concetto “tipo offensivo” e alla parola Germania mi ricordo che dalla seconda guerra mondiale in poi, ci sono alcuni stati che possono avere solo eserciti e armi a scopo difensivo e non offensivo. Inizio la mia ricerca, scoprendo così che mi ricordo bene e che dopo la seconda guerra mondiale ci sono quattro stati in questa condizione:
1 Giappone
2 Germania
3 Italia
4 Costa Rica.

Di questi, solo uno è frutto di una sua libera scelta. Parlo della Costa Rica. Nel 1949 abolì completamente l’esercito inserendo questa scelta nella costituzione. La Costa Rica ha solo forze di polizia e sicurezza interna. Se c’è un’invasione, deve sperare nel diritto internazionale (e che non ci sia di mezzo israele che il diritto internazionale lo ha dimenticato, forse mai pervenuto).

Per gli altri tre il discorso è diverso. Sono stati obbligati. Il perché è palese, l’ultima volta che si sono associati, chi prima chi dopo, hanno scatenato, insieme, la seconda guerra mondiale.

Nella nostra costituzione, l’art. 11, cita testualmente “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”. Cosa che molto spesso, ultimamente, i nostri governanti dimenticano o di cui danno un’interpretazione personale.

Ribadisco, pur condannando con tutte le mie forze l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, non posso esimermi di fare questo pensiero e pormi domande.
Il pensiero:

L’UCRAINA NON FA PARTE DELL’UE.
L’UCRAINA NON FA PARTE DELLA NATO.

Quindi per tutti gli accordi stipulati negli anni tra i paesi membri della NATO, per il principio di aiuto reciproco e per il patto stipulato con la Russia di Gorbacev di non espandersi a est, mi chiedo:
° perché dobbiamo pagare una guerra non nostra?
° perché rischiare di entrare in una guerra con un paese che non ci ha aggredito né ai confini né altrove? perché l’Italia ha fornito armi ed equipaggiamenti miliari all’Ucraina che non è un membro né UE né della NATO?
° perché ha inviato un sistema di difesa aerea SAMP/T,  e ne prevediamo un secondo, a uno stato che non fa parte delle nostre alleanze?
° perché inviamo armi leggere, munizioni e mezzi ausiliari a un paese che non appartiene alla nostra Unione, né alla nostra Alleanza?
° perché tante informazioni sulle forniture all’Ucraina non sono pubbliche?
° perché ci stiamo armando così tanto?
° perché continuiamo a descrivere la Russia come una minaccia diretta ai nostri confini?
° davvero qualcuno pensa che la Russia voglia invadere l’Italia?

Per quanto concerne la Germania, che ogni giorno diventa sempre più aggressiva nei toni, nei modi e nel modo in cui usa la parola “difesa”, non posso che preoccuparmi e chiedermi:
° perché ha inviato carri armati Leopard 1 e 2 a un paese che non fa parte né dell’UE né della NATO?
° perché continua a fornire munizioni, sistemi di difesa aera, droni, veicoli blindati e radar a uno stato che non fa parte della nostra Alleanza?
° perché ha firmato un accordo con Kiev per finanziare la produzione di armi a lungo raggio direttamente in Ucraina, che non appartiene all’UE né all’Alleanza Atlantica?

E soprattutto:
perché due Paesi, come l’Italia e la Germania, che hanno limitazioni costituzionali sull’uso dell’esercito e degli armamenti, e possono impiegarli sono a fini difensivi, stanno inviando mezzi e tecnologie a scopo offensivo a un Paese che non è parte dell’Unione Europea né della NATO?

Con quale lucidità stiamo accettando il rischio di essere trascinati, passo dopo passo, dentro una probabile terza guerra mondiale?

E poi c’è Zelensky.
Perché chiede all’Europa di stanziare lo 0,25% del nostro Pil per aiutare Kiev (oltre agli aiuti già concessi) per aumentare la produzione di armi?
Perché avanzare una simile richiesta quando abbiamo già portato, ahimè, al 5% del PIL le spese militari destinate alla NATO, comprando armi quasi esclusivamente dagli americani?

Sono domande cui mi sono data già alcune risposte, altre sono lì in attesa di una comprensione maggiore, altre ancora so già che probabilmente noi contemporanei difficilmente avremo accesso, saranno i posteri a sapere la verità, forse.

Vi dico già che risposte tipo: La Russia è un pericolo per noi; La Russia ci invaderà; Sono stati loro a iniziare (non è vero, è stata la Nato avvicinandosi ai confini della Russia, infrangendo i patti di un contratto stipulato negli anni 80), sono già state scartate dal mio encefalo.

Perché ne scrivo? Perché magari qualcuno di voi ha fonti certe e vere, che posso verificare, per capire meglio cosa si muove nel mare profondo della propaganda cui siamo destinati.

DAL MENU: GAZA, CISGIORDANIA… E COME DESSERT UN BEL PEZZO DEL GOLAN


Il governo israeliano ha approvato un piano per aumentare il numero dei coloni già esistenti nelle Alture del Golan.

Le Alture del Golan sono un territorio Siriano occupato abusivamente e sotto controllo da parte dei soldati d’israele (IDF). Il governo ha stanziato significativi fondi per aiutare e sviluppare in quell’area gli insediamenti dei coloni.

Israele ha occupato le Alture del Golan nel 1967 e le ha annesso nel 1981. Tutto ciò è avvenuto abusivamente, senza autorizzazione di nessun tipo, anzi con condanne da parte dell’ONU e del diritto internazionale. Le Alture del Golan sono riconosciute come territorio della Siria a livello internazionale. Tutte le azioni d’insediamento sono illegali.

Le alture del Golan si trovano nella Siria sud occidentale, al confine con israele, Libano e Cisgiordania. E’ un altopiano strategico.

Nel 1967 israele occupò le Alture. La Siria ha cercato senza successo di riconquistarle nel 1973. L’annessione, che io chiamerei invasione da parte di israele, non è riconosciuta a livello internazionale. L’ONU e la stessa UE considerano il Golan territorio occupato illegalmente da israele.

Indovinate chi, nel 2019, ha riconosciuto il Golan di sovranità israeliana? Bravi, avete indovinato! Gli Stati Uniti d’America, sotto il precedente governo Trump.

Quindi a noi dicono la Palestina non si può riconoscere, ma loro riconosco azioni illegali!

Ricordo che a tutt’oggi, per la comunità internazionale, UE compresa, le Alture del Golan sono occupate abusivamente da israele.

La Siria rivendica ancora le Alture del Golan e chiede il ritiro d’israele; il quale ha lo stesso atteggiamento che ha nei confronti della Cisgiordania: continua ad occupare e si tiene i territori.
Le persone autoctone, sia druze sia Siriane, rifiutano l’annessione e chiedono il ritorno alla Siria e alla legalità, poiché i coloni israeliani (come hanno fatto e stanno facendo ancora in Cisgiordania) espropriano le terre agli autoctoni e attuano discriminazioni verso i druzi e i siriani.

Quindi lo posso pensare, vero? L’istinto all’invasione delle terre altrui, fa parte del modo di pensare del governo israeliano? L’occupazione di altri stati è un vizietto che non riesce a togliersi?

Quindi lo posso pensare, vero? Che il mio governo è complice, oltre che in un genocidio, anche in un attacco mirato a terre che non appartengono a israele, ma che invade?

Fonti: Euronews e Rainews, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite,  israeli Ministry Of Foreign affairs, Bbc, Al Jazeera