Vero son una cazzara di prima categoria. Vero non riesco a star seria più di cinque minuti. Vero parlo di vagine e pistilli. Vero parlo spesso in francesismo. Tutto vero ma….. ohhhhh vogliamo parlare di Modena, che io sento parlare solo di Renzi, di Letta, di Berlusconi, ma non sento parlare della gente che dopo un terremoto ora si trova a combattere un’alluvione.
Ho letto che vogliono dar la colpa alle nutrie invece che a decenni di mancata e corretta manutenzione degli argini (diciamo che le nutrie non possono neppure difendersi, son ottime scaricabarili di responsabilità).
Ho letto poco a dir il vero, pare l’alluvione non faccia notizia.
Mille sfollati, campagne e paesi invasi dall’acqua, non so quanti feriti ma ho scoperto quasi per caso quello che succede un paio di giorni fa, e ancora ora, se non cerchi, non sai e non noti.
Ed io mi domando come mai tutta questa indifferenza.
Non potevo non fare questo post, nell’arco di un paio di giorni, sono stata nominata più di una volta (e questo ha fatto spuntare un momento puffoso di commozione in me, ecco il motivo di questo post). Non sono brava nel far queste cose, ma ci provo. Ordunque…
Ringrazio i blogger qua sotto per avermi nominata per lo Shine on Award, grazie, non so dire altro.
Regole:
– Inserire il logo dell’Award sul front del post (fatto)
– Riportare il nome del blog che ti ha nominato all’ inizio del post (fatto in stretto ordine alfabetico)
– Indicare 7 cose su noi stessi; (che fatica, ma fatto)
– Nominare 15 bloggers per questo premio e riportare il link del loro blog; (Fatto. Difficile scegliere solo 15, non me ne vogliamo chi non ho messo, è solo una questione di spazio)
– Notificare a questi blogger la nomination (lo farò, forse, non so, probabilmente no per non “obbligarvi” a nulla)
7 cose su di me
1. Perché hai iniziato questo blog?
Per psicoanalizzarmi, per comunicare, per pensare, per ridere. Ma ci deve esser per forza un motivo?
2. Qual è la cosa più importante nella tua vita?
Mi avvalgo della facoltà di non comprendere la domanda.
3. Il cibo di cui non puoi fare a meno?
Tutto quello buono.
4. Il tuo posto del cuore?
Dove sto bene.
5. Come ti vedi nei prossimi 10 anni?
Non so neppure che mangio stasera a cena, figuratevi se so dove sono tra 10 anni.
6. Tre cose senza le quali non esci di casa?
Telefono, soldi, chiavi.
7.Una citazione che ti caratterizza?
Sono due in verità, entrambe di Ghandi:
Un individuo non può agire rettamente in un settore della vita e comportarsi in modo scorretto in un altro settore. La vita è un tutto indivisibile.
e
Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
Non trovo altra ragione per cui mi fa trovare stranezze in rete, quando non le trovo, mi fa mandare da amici in privato il nome di Casey Jenkins (vedi post precedente), e non contento da un altro amico (ciao Chiwaz) mi butta là, nei commenti, a mo’ di bomba un altro nome femminile. Kim Anami.
Ora nonostante io e l’inglese abbiamo dei grossi problemi caratteriali d’incomprensione, credetemi ho cercato di comprendere, perché voglio diventare anch’io “super hero” e salvare (solo) tutti gli uomini pheeghi del mondo!
Ultimamente io, Progenie e Costy ci siamo appassionate e dedicate al lavoro a maglia. Spesso una accanto all’altra, la sera, ci sediamo sul divano e mentre la televisione fa da sottofondo auditivo, sferruzziamo e chiacchieriamo.
Avendo una pacifica convivenza con cinque gatti, abbiamo però il “problema gomitoli”. I gomitoli hanno per i micioni di casa la stessa attrazione di una torta di profitteroles per me. Li vedono, li puntano, li vogliono ASSOLUTAMENTE.
Ed ora Casey Jenkins mi da l’idea per risolvere tale problema alla radice o meglio alla vaginite.
Abbiate pazienza, non è colpa mia, se non ci inciampo per caso in rete, qualcuno mi scrive in privato e mi butta là un nome Casey Jenkins. Insomma è un destino che mi trovi sempre di fronte a notizie “Ma perché?!”
In ogni caso sappiate che Casey Jenkins è una donna australiana che ha deciso di creare una performance artistica dal nome “Casting Off My Womb”.
Nella durata totale di 28 giorni la donna ha lavorato a maglia con il gomitolo di lana inserito nella sua vagina. Questa performance artistica è nata per “… denunciare i soprusi che le donne sono costrette a subire ogni giorno…”.
Lungi da me a questo punto esternare se ciò e davvero artistico o no, l’arte per ognuno di noi è qualcosa di diverso. Le motivazioni di questa performance son giuste, anche se un gomitolo nella vagina a me già di suo sembra un sopruso. Solo mi sorprende sempre l’umana fantasia, seppur in questo caso mi ha risolto il problema dei gatti che vogliono giocare con i gomitoli.
Erano i primi anni del 2000, era estate, frequentavamo lo stesso bar, gli stessi amici. Non so perché quella sera fu diverso, perché decise di venire a ballare con noi e perché rimase sempre vicino a me. Non so neppure come ci trovammo, incuranti di tutti gli altri, in quella notte estiva sul lago a baciarci.
Ho ancora la sensazione da “film”. Era più giovane di me, ed io non volevo più storie con uomini più giovani. Scavalcò le mie parole di difesa con le sue “Fidati” e “Credici”.
Ci trovavamo al bar, stavamo con gli amici, ridevamo, scherzavamo. Verso mezzanotte andavamo via e finivamo sempre per far l’amore in macchina. Rimanevamo lì, abbracciati, e lui, sempre, con voce bassa e calda mi cantava all’orecchio questa canzone.
Ed io ero felice. Non so se ero innamorata o no, ma sapevo di essere felice, non ricordo di essere mai stata più felice di quel periodo con un uomo.
Non so se fu per colpa delle mie paure che ripreso a salire in superficie o della sua che cominciò a paventarsi, ma finì. Non fu un bel periodo per me.
Un paio di anni dopo, ci ritrovammo con gli amici, una grigliata “chiusa”, ovvero fatta in casa su un camino. Non so spiegarvi, chi mi comprende mi comprende, dico solo elettricità da temporale, tangibile nell’aria. Lui che aspetta, fa in modo, prima di andar via di trovarci da soli perché deve parlarmi, e andiamo in un bar a farlo. E lui che mi dice delle cose così belle, e che sì, lo sa che con me non si era comportato proprio bene, e che chissà, magari, tra noi, si può vedere, provare ancora.
Io lo guardo, la tentazione c’è, la chimica c’è, stavo così bene con lui, ero così felice e lui era concreto, terreno, serio. Il problema è che nel frattempo un “amore cannibale” mi ha ghermita, son diventata prigioniera e carceriera di me stessa. Con lui non sapevo se ero stata innamorata, ma so che ero stata felice; ora ero innamorata, di un altro, ma non ero felice.
Io con gli uomini ho sempre fatto scelte sbagliate.
Ogni volta che sento questa canzone, lo penso. Penso a quelle sere in cui cantava solo per me alla luce delle stelle.
Ne scrivo oggi perché questa canzone è passata in televisione e in un attimo io son stata catapultata nelle tiepide notti estive. Sorrido. Ci sono momenti che sei contenta di aver vissuto, anche se poi non son stati indolori. Son momenti che ti hanno fatto conoscere delle persone per cui valeva la pena, in ogni caso.
Oggi lui ha famiglia e spero davvero sia felice. A volte mi domando se lui cantando “ovunque tu andrai”, già sapeva che negli anni sarebbe rimasto con me, come un ricordo che strappa un sorriso e un’emozione.
Settimana scorsa il mio corpo ha stabilito che avrei passato una nottata alternativa e fuori dagli schemi. Così mi son ritrovata al grand hotel “Pronto Soccorso”. Quella notte ho fatto delle scoperte su me stessa.
FATTO: Piegata in due dal dolore. Progenie mi sorregge e mi aiuta a camminare. Davanti all’unico ingresso pedonale del pronto soccorso ci sono due persone che incuranti “aifondano” a gogò. Progenie chiede: “Per favore dobbiamo entrare”. Persona a destra si sposta e imbecille a sinistra (d’ora in poi chiamato IS) non si sposta continuando tranquillante ad “aifonare”. Progenie chiede un’altra volta “Perfavore” e finalmente IS si sposta blaterando qualcosa indispettita.
A quel punto, sempre piegata in due, mentre cammino con la velocità di una lumaca artritica, lasciando alle mie spalle IS, sento il tono alto della mia voce esprimersi in un soave e femminile francesismo: “Ma vaffanculo“. IS, credo sorpresa, risponde contrariata alla mia pronuncia francesista e a quel punto allora gli lancio la maledizione “Ti venisse quello che ho io”. SCOPERTA: Ormai ho in Vaffa tutelativo incorporato, parte il pilota automatico, quando la sottoscritta è fuoriuso.
FATTO: Al pronto soccorso mi danno il codice giallo e un bicchierino vuoto del tè dei distributori, mi dicono: “Vada in bagno se riesce a far un pò di pipì qua dentro”. Progenie mi accompagna al bagno, nel mentre io penso “Alla faccia dei contenitori sterili”. Faccio, esco e nel mentre leggo “Si prega di chiudere la porta”.
Senza forza e sotto attacco di colica, cerco disperatamente di chiudere senza riuscirci. Progenie dice lascia perdere. Io penso e dico “Non si può, devo chiudere”. Progenie INSISTE, “Lascia perdere, ci penso io, lascia perdere”. SCOPERTA: Il dolore non cambia come sei fatta dentro.
FATTO: Il codice giallo mi fa saltare tutta la fila del pronto soccorso (per una volta sono prima!), oltre una ventina di persone, mi osservano scrisciare verso le porte del paradiso, dove il dolore sparirà. Entro, breve colloquio con una dottoressa e poco dopo puntura su natica sinistra. SCOPERTA: “V come Voltaren” altro che “V come Vendetta”
FATTO: L’antidolorifico molto lentamente si dipana nel corpo, piano piano diminuisce il dolore e quando questo accade penso “qualche giorno fa scrivevo che son disabituata alla felicità, col cazzo basta così poco, una puntura e sono felice”. SCOPERTA: La felicità è un punto di vista variabile anche all’interno dello stesso soggetto.
FATTO: Alle tre del mattino decidono che devo far anche una visita ginecolica. Al reparto di ginecologica mi visita un dottore molto carino, sembra abbia 25 anni, ma i capelli grigi fanno capire che 15 in più deve averli. Ecografia interna con gel (non scendo nel dettaglio). SCOPERTA: Quando hai il pane non hai i denti e quando hai i denti non hai il pane.
FATTO: Mi trattengono dentro il pronto soccorso fino alla mattina dopo. Stordita, dolorante continuo ad ascoltare e vedere cosa accade intorno a me, fino a che spossata per un paio d’ore crollo. SCOPERTA: la mia mente non si ferma mai e coglie aspetti del mondo esterno e li raffronta con quello personale interno. Detto in parole povere, neppure il dolore fisico mi fa smettere di essere una segaiola mentale.
Se ve lo state domandando, ve lo dico, ora sto bene. Non sarei qui altrimenti a scrivere di me più o meno seriamente e nel contempo pensare che non tutto il dolor vien per nuocere.
Non so neppure come ci son capitata, per caso come sempre nelle cose che mi colpiscono. Scopro così un esperimento fotografico, più precisamente l’idea del fotografo Lalage Snow di imprimere nella “pellicola digitale” i volti degli uomini prima di partire per la guerra e dopo otto mesi di conflitto. Attraverso le sue foto, il linguaggio non verbale, dice molto di più di mille parole. Il suo progetto si chiama ” We are the not dead”, se cliccate sulla foto qua sotto, vi porta al suo sito, le foto rappresentano prima, durante e dopo la guerra.
Io ho solo pensato che siamo pagine su cui la vita scrive e sui nostri volti leggiamo la storia che ci accompagna.
Minchia che fatica la vita a volte. Tipo oggi un mal di testa che non lascia tregua, le spalle contratte, la pioggia continua, il distrarsi continuamente alla finestra, il mettere a posto pensieri disordinati e disubbidienti, la stanchezza, il mio oroscopo è confuso, non sa, non capisce se sarà un anno di guano o di spine, almeno fino a luglio. Poi probabilmente pure, ma non si sa.
Serve la bacchetta magica, però non ricordo dove lo messa dall’ultimo trasloco, probabilmente sarà in solaio come tutte le cose che non trovo negli ultimi due anni.
Sbuffo, si lo so devo esser propositiva, positiva, ridente, propedeutica allo smile e il mondo mi sorriderà. Però… fateci caso quando sorridiamo, mostriamo i denti, se fossimo del tutto bestie (e in parte lo siamo) sarebbe un segnale di pericolo. Mostrare i denti è l’avviso di un prossimo attacco. Vuoi vedere che il problema è questo, io pensavo che la vita mi sorridesse e invece si preparava a sbranarmi.
Non pensiate che sia triste o depressa, anzi in questo momento ho un ghigno sorriso sul viso, semplicemente credo di essermi disabituata ad esser felice.
Se vi domandate della foto, non so, così, mi piaceva, tutto quel nero spezzato dal rosso, gli occhi che osservano dalla maschera. Mi ha ricordato la prima poesia che ho scritto, era il 2004 i colori erano quelli e credevo ancora.
Sarà la nebbia, sarà l’età, sarà la stanchezza che prende, ma oggi vorrei vivere rimanendo collegata al mondo isolandomi fisicamente. Invece accade il contrario, facendomi così render conto dell’inutile tentativo di esser compresi e di comprendere.
Siamo isole.
Pensavo che avrei cambiato il mondo ed a un certo punto della mia vita invece ho ringraziato che lui non avesse cambiato me. Ora non son più neppur sicura che mi abbia risparmiato.
Se la nebbia oltre i rumori, attutisse anche i pensieri, sarebbe una bella cosa.
Respiro lentamente ed espiro ancor più piano come se con questo potessi cambiare le emozioni che girovagano perse dentro. Questo cercarle mi spossa e fa si che a volte sia cane rabbioso e a volte sperduta lupa.
Come dico sempre passerà. Passa sempre. Passa, e come il mare, leviga e porta via parti di me.
Stavo cercando un video su youtube, quando per quella strana dinamica che accade su questo canale, ovvero che cerchi un video del Liga e ti ritrovi a vedere ubriachi russi che guidano, mi son scoperta a vedere video di ENORMI comedoni e ENORMI cisti di grasso (brufoloni a casa mia).
Non so spiegarvi, ma la poesia di scrivere il post che volevo scrivere e sparita e nel contempo quale tossica in astinenza non son riuscita a staccarmi dall’osservare questi enormi brufoloni schiacciati da amorevoli mani e nel contempo pensare: ” Si dai.. dai… spingi.. dai.. si si si ancora di più, si… ora esce…. si si siiiiiiiiiiiii”.
Ci son puelle che con i punti neri e bruffoli sulla schiena del malcapitato boyfriend del momento hanno un rapporto sadomaso. Io son una di quelle. Divento una mistress e col cazzo che tu ti muovi e te ne vai prima che io abbia TOTALMENTE ripulito la tua schiena.
A difesa dirò che non è proprio colpa nostra, ma ataviche e scimmiesche azioni insite nel nostro dna ci costringono a ciò.
Detto questo, ora due video (giusto per farvi capire di che parlo) li metto qua sotto. La visione, poichè son altamente XXX, è sconsigliata ai minori di anni 18, ai portatori di peacemaker e alle persone deboli di stomaco. Buona visione
PS: Vi dirò.. quando ero poco meno di una adolescente uno dei miei sogni proibiti e perversi era quello di schiacchiare un piccolissimo brufolo sulla parte esterna della coscia e da quel punto tutti i miei chili di ciccia uscivano, risolvendo così il problema del grasso superfluo.