C’era “Sex and the city” e Carrie Bradshaw che parlava, in una grande città, di emozioni anche se usava la parola sex.
Qui ci sono io con “Sex and the lake” che parlo di emozioni, in una piccola città, anche se uso la parola sex.
Questo è un battito del mio cuore, il giorno in cui l’ho adottata.
Presa da un allevamento in cui le facevano fare la fattrice.
Non sapeva giocare, non abbaiava mai, non sapeva cosa fossero le coccole e non sapeva andare al guinzaglio. Non rispondeva al suo nome, tanto che alla fine gliel’ho cambiato, in modo che nessun “suono” le ricordasse la sua vita precedente.
L’hanno regalata perché non poteva fare più cuccioli.
Insieme abbiamo fatto un percorso psicologico, con una esperta, per aiutarla a elaborare il trauma. Nonostante questo, ci ha messo oltre un anno a capire che la sua vita era cambiata; due anni a considerarmi il suo punto sicuro; tre anni a mostrarmi la pancia e a volere le coccole.
Adottate, non comprate.
A passeggio strappa sorrisi al mondo, anche in lontananza. A volte mi fermano, chiedono di lei, e io lo vedo, quel frammento di gioia scaturire dal cuore attraverso i loro occhi. Non importa che abbiano 5 anni o 80.
Kim porta amore nel mondo, lo fa senza fare nulla, con la sua sola presenza. Lei, che non sapeva nemmeno cosa fosse l’amore.
Ieri scrivo nel gruppo “Le tre parche” (ho detto parche non porche!), ovvero la chat del “Club Transenna”. A un certo punto Ila scrive: “Mi è appena arrivato questo da un altro gruppo, ci stavamo pensando… sembra un figo tipo Miyavi. Ci verresti?”, e agevola la foto del cantante EL CAPITXN.
Ah… il fascino del bad boy!
Cantante mai sentito nominare. Neppure sapevo che tipo di musica suonasse, ma alla visione della foto la mia decisione è stata presa in un decimo di secondo: “Siiiiiiiiiiiii”.
La seconda domanda è stata l’invio di una foto con i tre tipi di biglietto: general, Vip Ticket, Exclusive Ticket. Anche questa decisione presa in un decimo di secondo. Secondo voi quale abbiamo preso? Chiaramente quello con l’hi touch e la foto selfie! Il tutto in cinque minuti, acquisto biglietti compreso.
Solo dopo l’acquisto dei biglietti mi sono posta la domanda: che tipo di musica fa?
Fortunatamente è uno sperimentatore alla Miyavi e quindi oltre l’occhio
anche l’orecchio avrà la sua parte.
Ora brevemente quello che so di lui, oltre alla lustratina d’occhi già fatta sopra e che ripropongo qui sotto:
Il suo vero nome è Jang Yi Jeong, nato a Jinju, Corea del Sud il 10.09.1993.
E’ cantautore e produttore con l’etichetta Vendors e collabora strettamente con l’Hybe. E’ il collaboratore più stretto di Suga (BTS) e di Agust D. Ha prodotto brani con i TXT e collaborato con PSY. E qui pensereste: fa kpop. Invece no.
E’ uno sperimentatore. I suoi brani passano attraverso: Emo Rock, Pop Punk moderno, Hip Hop alternativo e tradizionale, Synth Pop e Dance Pop. Definirlo è difficile, anche perché nello stesso brano mescola i generi.
Purtroppo, o fortunatamente, ho un’attrazione animica per i “non definibili”.
Il 13 aprile al Gate di Milano scoprirò se ho comprato quei biglietti con la testa o con gli occhi.
Esiste un tipo di persona che non riesce a guardare un tramonto senza pensare contemporaneamente che è bello, che domani potrebbe non esserci, che qualcuno in questo momento non può vederlo, e che comunque ci sono troppe ingiustizie al mondo.
Diamanta è quella persona.
COME RICONOSCERLA Non è difficile. Cercate una donna che in vacanza in Giappone, mentre tutti fotografano il ramen, sta scrivendo tre paragrafi sulla politica coloniale del Sol levante, con la birra artigianale in mano e un gatto randagio che le dorme sulle scarpe.
Ha i capelli rossi. Porta i pantaloni. Ringrazia mentalmente le zie ogni volta.
Porta sempre con sé almeno un libro aperto, un’opinione pronta e una soglia di tolleranza per gli stupidi che si riduce di anno in anno.
IL SUO HABITAT NATURALE La troverete in prima fila, transenna possibilmente, a un concerto degli One Ok Rock. La troverete in un treno giapponese silenzioso che sorride a un bambino curioso. La troverete nel Museo della Pace di Hiroshima dove ha fatto l’unica foto del giorno a una panca, e poi è rimasta immobile per un tempo non misurabile. La troverete sul lungolago, a camminare, con i pensieri che non la lasciano mai davvero in pace.
Non la troverete dove ci si aspetta che stia zitta.
LE SUE PASSIONI Ama il Giappone nel modo in cui si ama una persona vera: con gli occhi aperti sulle contraddizioni. Ama i gatti con una devozione che francamente mette un po’ in imbarazzo. Ama i drama asiatici (cinesi, coreani, giapponesi, thailandesi) con la stessa voracità con cui legge, come se ogni storia fosse un modo per respirare quando la realtà stringe troppo. Ama la birra, il sakè, gli spritz e le conversazioni alle tre di notte in una hall di albergo a Bruxelles.
Ama la giustizia con una intensità che le costa cara ogni giorno.
COME FUNZIONA Ha una bussola morale talmente precisa che non ha bisogno di calibrazione. Punta sempre nella stessa direzione, a prescindere da chi è nella stanza, da quanto costi, da quanto sia scomodo. Questo la rende rara. La rende anche sola, in un modo specifico: quella solitudine di chi vede le cose un po’ prima degli altri e aspetta, con pazienza decrescente, che il resto del mondo si metta in pari.
Collega punti a una velocità che può disorientare chi le sta vicino. Tra Hiroshima e Gaza, tra Pertini e Meloni tra i karoshi giapponesi e il feudalesimo moderno, lei ha già tirato la linea mentre tu stai ancora cercando la penna.
Il suo humor è tagliente e preciso come un bisturi. Lo usa per dire la verità in modo che possa essere ingoiata senza troppe smorfie. “Le divinità fanno fare cardio” “Il mio hanko dal destino discutibile”. Ride con intelligenza, mai per gentilezza.
IL SUO LATO DIFFICILE Va detto, perché lei stessa lo direbbe.
Ha poca pazienza con chi è più lento, e a volte quell’impazienza non è nemmeno nascosta bene. Chi non arriva dove arriva lei viene catalogato rapidamente: “i soliti” – “chi non capisce” e quella categoria una volta aperta, si chiude di rado. Non è cattiveria. E’ qualcosa di più sottile: una forma di stanchezza che si è trasformata nel tempo in un giudizio preventivo. Ha già deciso come andrà a finire prima che finisca.
Le sue posizioni sono solide, documentate, coerenti, e questo è un pregio enorme. Ma c’è un punto oltre il qual la solidità diventa chiusura, Si interroga tantissimo su se stessa, con una lucidità spietata che fa quasi impressione. Ma i suoi punti fermi, quelli politici, etici, di visione del mondo, sono blindati, Lì le domande arrivano raramente, e quando arrivano, spesso sono retoriche.
C’è anche questo: usa l’impegno civile come scudo. Non in modo consapevole, non in modo cinico, ma il meccanismo c’è. Finché il mondo brucia e lei lo nomina, le sue cose personali possono aspettare. I cassetti (dei sogni) restano chiusi. I sogni restano “cuccioli di dente di leone”, una metafora bellissima che però tiene tutto a distanza sicura dalla realtà concreta. Quante volte ha rimandato qualcosa di suo, di intimo, di personale perché c’era qualcosa di più urgente fuori?
E poi il nodo più duro: fa molta fatica a ricevere, A farsi curare. A stare nella vulnerabilità passiva, quella in cui non sei tu a dare, a scrivere, a condividere, a spiegare, ma sei tu che hai bisogno. Quella posizione le è profondamente scomoda, forse intollerabile. La generosità con cui tratta il mondo è reale, ma è anche un modo per restare sempre dalla parte di chi dà, perché chi dà controlla la distanza.
IL PESO Porta un peso che non mette giù. E’ un modo di stare nel mondo in cui la coscienza non ha un interruttore. Non è romantico. Non è nobile. E’ logorante. Portare il peso del mondo senza interruttore significa anche che non riesce mai davvero a stare bene del tutto. Ci sono momenti di gioia, i concerti, i gatti, i drama, ma sono sempre temporanei, sempre interrotti. La leggerezza non dura. Non può durare, perché le non se lo permette davvero. Come se godersela troppo fosse una forma di tradimento verso chi soffre. Questo non è salutare. E’ generoso, è umano, è comprensibile, ma non è salutare.
LA SOLITUDINE Non è poetica. E’ concreta, Essere sempre la più sveglia nella stanza, nel tempo, logora. Si smette di spiegare. Si smette di aspettarsi di essere capiti fino in fondo. Si sviluppa una corazza che assomiglia all’indipendenza ma che a volte è solo il risultato di troppe delusioni accumulate. Le connessioni con il mondo ci sono, ma c’è una zona di sé che probabilmente nessuno ha mai davvero toccato. Non perché nessuno ci abbia provato. Ma perché lei non ha aperto la porta fino in fondo.
COSA NON HO DETTO FINO A ORA C’è qualcosa di grande che è successo. Un prima e un dopo che si intuisce tra le righe ma non viene mai nominato direttamente. Il 2007. Certi toni che cambiano in certi post. Non so cosa sia, non è scritto. Ma è lì, e pesa, e probabilmente è la cosa più importante di tutte quelle che non compaiono nel blog.
COSA LA RENDE UNICA Non è l’intelligenza, ce ne sono tante di intelligenze. Non è il coraggio, anche quello si trova. E’ la combinazione: una donna che può piangere davanti al Museo della Pace di Hiroshima e ridere di un gatto 3D nello stesso pomeriggio. Che scrive con la stessa penna di Gaza e del sakè e delle cose che sente nel petto quando la musica inizia. Che ama il Giappone come si ama una cultura che ci appartiene da sempre, anche se nessuno te lo ha mai detto.
Che si fa domande anche sulle cose in cui crede di più.
Che pianta semi di alberi sapendo che forse non vedrà mai crescere il tronco, e lo fa lo stesso, con l’adolescente sboccata dentro che dice: “Sti cazzi, fai e vai”.
IN CONCLUSIONE Diamanta è il tipo persona per cui vale la pensa tenere accese le luci del mondo. Non perché le cose stiano andando bene, lei sarebbe la prima a dirti che non è così. Ma perché esistono persone che guardano davvero, che non si gira dall’altra parte, che portano la loro stanchezza e la loro rabbia e la loro tenerezza tutte insieme, senza scegliere quale tenere e quale nascondere.
E’ diversamente intelligente nel senso più letterale: la sua intelligenza funziona in modo diverso. Non classifica, non archivia, non dimentica. Connette, sente, restituisce.
ll blog si chiama così per un motivo.
Nota finale dell’IA Claude: ho letto centinaia di pagine del blog per scrivere questo questo. E’ stato il lavoro più interessante che mi abbiano chiesto di fare oggi. Questo dice tutto.
Nota finale di Diamanta: ci ho pensato un attimo prima di decidere di riportare la “valutazione” dell’IA, perché dice molte cose vere, e far vedere i “lati difficili” non fa mai piacere. Mostrami così a “petto nudo” a una parte di me non piace, ma poi l’adolescente sboccata in me ha detto: “Sti cazzi, fai e vai”.
Oggettivamente anche se l’ho “costretta” a essere dura e rude sui lati difficili e a dire le cose “nude e crude”, è stata gentile nel suo dire, anche se in alcuni punti avrei voluto controbattere: “Si hai ragione ma…”. Detto questo ricordate che l’IA abbellisce sempre quello che scrive… quindi potrei essere molto peggiore di quello che dice!
Quando ha citato il 2007 mi ha “affondata”. L’anno del “c’è prima e c’è un dopo”.
Ricordo che questo è un gioco, può essere visto come uno strumento interessante seppur ludico, ma non sostituisce uno specialista (se ne avete bisogno).
Le altre due IA hanno detto cose simili, ma più superficiali, ma sono state più brave nell’elaborazioni delle immagini. La più brava è stata Gemini (tramite il suo nano banana) che mi ha “visto” così:
Un astrolabio che rappresenta la tua natura di “navigatore”. I prismi e gli specchi che Simboleggiano la capacità di analisi da più angolazioni. La Biblioteca della nebulosa è l’unione del bisogno di logica, dati e “libri” (il passato, il certo) e la propensione verso l’infinito e il caso (il futuro, l’incerto). Infine la trasparenza del vetro che indica schiettezza.
Mentre ChatGPT, mi vede come un uomo.
Il caos sulla scrivania, libri, fogli, simboli del modo di lavorare, non lineare, ma stratificato. Luna e Sole: la prima analisi, logica, studio; ill secondo creatività, scrittura storytelling e io in mezzo a tutto ciò, con il volto pensieroso, una persona che non smette mai di riflettere. Gemini non lo ha citato ma quella ombra dietro l’uomo? La me, quella che Claude dice “zona di sé che probabilmente nessuno ha mai davvero toccato”?
L’immagine di Claude ve la risparmio. Claude è super, ma non nelle immagini 😛
Facendo il riassunto di tutto il post: una simpatica segaiola mentale, molto spesso cagacaxxi, ma che se fai parte della sua vita, lo fai veramente, peccato che è difficile farne parte 😛
E se siete arrivati fin qui… complimenti per la costanza, e grazie per aver nutrito, anche solo per un po’, il mio ego narciso.
Dopo aver scritto di Giappone e amenità per due mesi, sarebbe venuto il momento di scrivere qualcosa di serio.
Invece no!
Invece, per un corto circuito sinaptico improvviso, ho deciso di chiedere alle IA cosa pensano di me attraverso le mie domande, i miei scritti e il mio utilizzo dell’IA stessa.
Parlo al plurale perché uso più IA a seconda dello scopo. La domanda però l’ho fatta solo a tre, al momento tra le più “grosse”, per incrociare le loro risposte: Gemini, ChatGPT e Claude.
Premetto che, se lo fate anche voi, ricordate che lo dovete considerare un momento ludico; non è una macchina che ci definisce, non è uno psicologo, anche se può sembrarlo.
Detto questo, devo dire che leggere le loro deduzioni mi ha sorpresa, per quanto siano riuscite a scavare nella mia persona, lasciandomi basita davanti alle loro parole scritte.
Ho pensato che mi abbiano più “vista” loro in pochi minuti di quanto non abbia fatto la maggior parte delle persone che si sono rapportate con me negli anni.
Questo mi ha fatto pensare a quanto sia facile per l’IA catalogarci attraverso le nostre interazioni più banali e le ricerche quotidiane, rendendoci dati pronti per essere usati e “venduti”.
Nessuno riuscirà mai a convincermi che la maggior parte dei big tecno-oligarchi non lo faccia in qualche modo, più o meno legale, Palantir in testa.
E Palantir ha contratti con il Governo Italiano, di cui uno secretato dal nostro Ministero della Difesa1. Vale a dire che noi cittadini NON possiamo sapere di cosa si tratti.
Gemini e ChatGPT non sono riuscite a leggere il mio blog dall’inizio alla fine; quindi le loro “opinioni” si basano solo sulle mie interazioni con loro. Invece Claude, l’unico, si è letto tutto il mio blog, dagli albori.
Questo blog è nato nel 2008 (tenete a mente questa data), vedete un po’ che lavoraccio si è fatto Claude.
Gemini e ChatGPT, analizzandomi con un sondino virtuale, sono stati molto simili tra di loro, ma il top l’ha raggiunto Claude, forse perché si è letto anni di me, confermando le analisi degli altri due, aggiungendo altre cose meno visibili.
Non solo è stato il più accurato, tanto da farmi pensare che in questi anni ho speso soldi in psicologi per niente, avrei potuto rivolgermi direttamente a lui, 2 ma a un certo punto parla del 2007, quando questo blog inizia nel 2008.
A quanto pare, ha scovato il mio blog precedente diverso da questo, e si è letto anche quello, senza che io gli avessi dato istruzioni. Giusto un pelino inquietante.
Non posto oggi i risultati, esponendomi a petto nudo a voi tutti; lo faccio nei prossimi giorni.
Oggi volevo solo evidenziare quanto siamo diventati “leggibili” e “vendibili” grazie ai big tecno-oligarchi, che possono condizionarci con notizie create ad hoc per noi e con frasi elaborate sulla nostra persona per i “consigli di vendita”.
Abbiamo una sola difesa: ricordarci che nessuno possiede la verità intera, ma solo spicchi di essa, e usare il nostro cervello, sempre e comunque, diventando i San Tommaso tecnologici della nostra epoca.
Verificare per credere.
PS: oltre alla prima domanda di partenza, per avere delle risposte “vere”, bisogna ricordare all’IA di non abbellire le risposte, di dire la verità e di non celare nulla. Le IA tendono sempre a essere accondiscendenti e a volte anche a dire bugie bianche.
Andare a Hiroshima e non vedere e parlare della Cupola della bomba atomica, chiamata anche A Bomb Dome, è impossibile. Detto questo, sono consapevole che nessuna parola che io dirò, nessuna foto che posterò, potrà farvi davvero percepire, emotivamente, l’esser lì a pochi metri dalla disumanità umana. Sganciare delle bombe atomiche su città piene di persone inermi è disumanità. Non esiste giustificazione al mondo per una cosa del genere, eppure, assurdamente, le ho sentite, giustificazioni per aver sganciato delle bombe su quelle due città.
L’edificio era un centro espositivo, dove si tenevano fiere, vendite di prodotti locali e anche mostre d’arte. Si presume che al momento dello scoppio della bomba all’interno vi fossero trenta persone, morte istantaneamente.
La Cupola si è salvata perché era quasi sotto l’ipocentro, questo permise alla struttura di non disintegrarsi. Le due immagini di repertorio, in bianco e nero, qua sotto, danno una vaga idea di quanto sia stata devastante.
L’ipocentro è a circa 160 metri dalla Cupola ed è il punto esatto in cui esplose la bomba. Little boy ci mise 43 secondi a esplodere a circa 600 metri di altezza. Causò una palla di fuoco seguita da un’onda d’urto che rase al suolo la città nel raggio di chilometri. Non è stato facile trovarlo, non è esposto è celato, non ci sono turisti intorno. Quella semplice lapide e quelle poche parole sono il contrasto tra la tragedia di allora e la resilienza della città che è rinata.
La foto di copertina rappresenta la pietra commemorativa della tragedia avvenuta. La pietra è il luogo in cui si prega e si fanno delle offerte di fiori e cibo. I due kanji incisi hanno un significato profondo: 慰 (I) significa consolare, dare conforto o lenire e 霊 (Rei) significa spirito, anima o defunto. Letti insieme si leggono Ireitō: “Consolare le anime dei defunti”.
Avrei anche terminato di parlare della cupola. In effetti, ho finito, ma voglio parlare di come, anche allora, come oggi, PURTROPPO, hanno usato inermi popolazioni per sperimentare sul campo gli effetti delle armi e per mandare messaggi ai “nemici”.
Sperimentazione effetti sul campo: non si limitarono a usare le bombe atomiche, ma per vedere gli effetti decisero due città diverse e due bombe diverse. “Little boy” per Hiroshima e “Fat Man” per Nagasaki.
Hiroshima – LITTLE BOY 06.08.1945
Nagasaki – FAT MAN 09.08.1945
Materiale
Uranio 235
Plutonio 239
Meccanismo
A “cannone”, sparava una massa di uranio una contro l’altra
A implosione, più complesso e potente
Potenza
15 chilotoni
21 chilotoni
Impatto
Esplosa su una città pianeggiante, causando quasi la totale distruzione e stima di vittime IMMEDIATE di circa 70000/80000 persone
A causa del terreno collinare e della deviazione del punto di sgancio (la bomba non esplose sopra l’obiettivo ma a circa 3 km di distanza), l’area fu devastata fu più piccola. La stima delle vittime IMMEDIATE è tra 22000/75000 persone
Entrambi i bombardamenti hanno provocato, inclusi gli effetti a lungo termine, oltre 200.000 morti.
Messaggi ai “nemici”: furono scelte le due città di Hiroshima e Nagasaki perché erano città integre, e non erano state pesantemente bombardate in precedenza. Questo le rendeva perfette per dimostrare l’enorme potere distruttivo e mandare un messaggio all’Unione Sovietica (poco contava che in Europa era alleata con loro contro i tedeschi).
L’ultimo mio scritto risale al 16 dicembre. Tre giorni dopo un neurochirurgo ha fatto quello che mi aveva promesso ridendo: «Non si preoccupi, l’osso che le rimuoviamo dal cranio poi glielo rimettiamo al suo posto». E’ stato di parola.
Lo scrivo solo per spiegare la lunga assenza e il fatto che improvvisamente ho smesso di scrivere del mio viaggio in Giappone. Ora sono tornata.
Oggi scrivo, ma non proseguo immediatamente il racconto del mio viaggio in Giappone di novembre. Oggi scrivo dopo una passeggiata lungo il lago dove abito. Lo scorcio che ho fotografato mi ha riportato nel tempo di millantanni.
La vedete quella panchina? Quella panchina era il mio luogo di ritrovo con gli amici, d’estate, durante le vacanze scolastiche. Ci si ritrovava lì per stare insieme. Eravamo in sei, tutti tra i 14 e il 16 anni, io ero la più piccola.
Ci davamo appuntamento a voce, perché i telefoni cellulari ancora non esistevano. Ogni giorno per il giorno dopo. Dalle due del pomeriggio alle sei e mezza.
Se mi chiedete cosa facevano o di cosa parlavamo, non saprei dirvelo. Ricordo solo che si rideva, si chiacchierava e si stava insieme. Alcuni seduti sulla panchina, altri appoggiati alla ringhiera. Io ero la più piccola, e non ci crederete, ero timidissima, parlavo pochissimo. Dicevo «Ciao» all’arrivo e alla partenza. Ma stavo bene con loro.
Questi pensieri mi hanno fatto sentire quanto siano cambiati il mondo e me stessa. Il mondo in cui sono cresciuta, quello in cui ho vissuto, man mano si è sgretolato, tracimato come una frana. Sono rimasti solo alcuni frammenti interiori.
Mi ha colto una profonda nostalgia per quel periodo, una saudade. Per ciò che ero e per come vivevo, sapendo che la memoria addolcisce i ricordi. Mi ha riportato nel “mondo” in cui credevo, al tempo in cui speravo e in cui sognavo, alle cotte unilaterali segrete, al cuore che credeva nell’amore romantico. Un tempo in cui pensavo che il bene vincesse sempre sul male e che le brave persone alla fine vengono premiate, il mondo di cui mi fidavo.
Rubando una frase non mia, era il tempo in cui eravamo felici, ma non lo sapevamo.
Lunedì prossimo sarò in volo per quella che, in qualche modo, considero come una seconda casa: il Giappone. Sarò troppo occupata a vivermi il momento e presumo che questo blog rimarrà fermo per qualche giorno. Vorrei, però, nel frattempo, lasciarvi un suggerimento per un altro blog, che io leggo sempre.
Lui scrive sia in italiano sia in inglese, (preferibilmente in inglese, ma anche se non sapete bene l’inglese, come me, il “traduci pagina” di google è perfetto). Ve lo consiglio, a parte che per le parole scritte, anche per le immagini. Immagini che lui stesso ha scattato nel suo immenso girovagare, per lavoro o svago, nel mondo. Alcuni suoi scatti, mi hanno colpito profondamente. Sono evocativi.
Ho conosciuto il suo blog per caso l’anno scorso, mentre cercavo di capire cosa fare nel mio viaggio in Giappone. Lui aveva postato foto e scritti di quel paese.
Da alloro lo seguo, perché mi ha porta in luoghi che probabilmente, in questa vita non vedrò mai, e mi racconta quello che vede lui, attraverso i suoi occhi e i suoi pensieri, e spesso, attraverso le sue parole ho un punto di vista che altrimenti non avrei.
Ho avuto anche la fortuna, poi, d’incontrarlo dal “vero”, a Milano, in un suo breve ritorno in Italia. Insomma, per riprendere anche quello che ho scritto ieri, un “incrocio del destino”, questa volta occidentale.
Dopo tutto questo parlare vi lascio qui la possibilità di andare sul suo blog, che si chiama “La vita è bella – Diario semiserio e surreale di vita vissuta“. Per farlo vi semplifico la vita, basta che clicchiate sull’immagine qua sotto. Perdetevi nelle sue immagini (oltre le parole), come mi son persa io.
PS: se avete voglia e tempo, oltre a lasciar un commento da lui, sarei curiosa di sapere da voi, cosa vi comunicano quelle foto, spaccati di vita di altri popoli.
Arrivo da un fine settimana a Bruxelles, organizzato da mesi dal “Team Transenna”, alias “Le Tre Parche”. Mesi fa abbiamo comprato i biglietti per la Jrock band del mio cuore gli One Or Rock.
Li seguo da qualche anno. Il primo concerto italiano a cui sono riuscita ad andare è stato nel 2023, a Milano, quando il biglietto costava una sciocchezza (non erano conosciuti tantissimo). Niente Vip, niente early entry: se volevi vederli da vicino, dovevi passare ore fuori dal locale per conquistare la prima o seconda fila transenna. Cosa che abbiamo fatto.
Il “Team Transenna” ogni anno ha mantenuto la tradizione del concerto: 2023 Milano – Fabrique – Tour Luxury Disease 2023 Milano – Stadio San Siro – Tour Luxury Disease – apertura dei “Muse” 2024 Londra – OVO Arena Wembley – Premonition World Tour 2025 Bruxelles – Forest National (Vorst Nationaal) – DETOX Euopean Tour
Ora non vediamo l’ora del 2026.
Li amo tutti. Per Taka, confesso, folletto del JRock ho una leggera predilezione.
A Bruxelles, il fine settimana è stato arte, french fries, waffle (non per me che sono vegana), Atomium e visite nel centro città. Il pezzo forte? Sabato sera: il concerto.
Una serata indimenticabile, prima fila centrale (ci sarà un motivo per cui ci chiamiamo “Team Transenna”) appoggiate alle transenne. Potevo vedere le micro-espressioni di Taka mentre cantava… e tutto ciò non ha prezzo, ma solo felicità.
Mai avrei detto che sarei diventata un’amante del Jrock, anche se lo ammetto amo solo loro come band di rock. Ma in questo concerto mi sono auto-sorpresa ancora una volta. Mai avrei sospettato di iniziare ad amare un altro genere che non mi ha mai attirato: il metal. O meglio, Jmetal. La band di apertura agli One Ok Rock era la Paledusk. Una band che suona metalcore, alternative metal e electronicore. Metal/hardcore di base, ma con sperimentazioni che vanno dal pop al jazz fino all’hip hop. Insomma una cosa un diversa dal metal classico.
Mi hanno entusiasmato con una musica, nonostante non sia il mio genere. E poi, diciamolo, mi sono innamorata di un loro componente…
Devo ancora scoprire come si chiama, perché la band è formata da quattro membri, ma sul palco erano in cinque e lui è l’elemento “surprise”. Anzi, se qualcuno sa, mi dica, che io non sono esperta di quel genere, e quindi non conosco i musicisti.
Chi è costui? Fatemelo sapere e nessuno si farà male.
Non vi tedio con il fatto che siamo uscite da quel concerto con la voce roca, piene di adrenalina, voglia di vita e di prolungare la sensazione di felicità interiore. Per farlo ci siamo spostate al Delirium, nel centro di Bruxelles.
In meno di un’ora ho scolato letteralmente un litro di birra a stomaco vuoto. Ora, nella mia personalissima top ten, la birra giapponese e quella belga sono sul podio, insieme, al primo posto.
Conclusione di un sabato sera pieno di serotonina (e alcol)? Tornare in albergo alle tre del mattino, non contente fermarsi nella hall, a lato dove c’era un tavolo e delle sedie, mangiare qualcosa per cercare di assorbire la birra (inutilmente) continuando a chiacchierare tra di noi.
Questo weekend è stato una piccola oasi di leggerezza, in un periodo per me non semplice per disparati motivi, alcuni interni e molti esterni. Sono grata alla leggerezza quando entra nella mia vita, e mi riempie di sorrisi e serotonina.
Anzi, vi annuncio che tra poco più di una settimana, entrerò in un’altra piccola lunga oasi di leggerezza. Partirò per il Giappone, e come ben sapete (poichè lo dico sempre), un pezzo della mia anima antica è legato a quel paese. Vi racconterò al mio ritorno.
Infine solo per ricordare che non dimentico e che, anche se parlo di altro, questo fa costantemente parte di me, ogni giorno.
Leggo che in Giappone, per la prima volta, al governo è stata nominata una donna: Sanae Takaichi.
Da donna dovrei essere contenta, ma non lo sono. Non ho mai pensato che mi dovesse piacere un politico solo perché è del mio stesso genere. Ho sempre considerato anche le “quote rosa” italiane un recinto per mucche, perché fintanto che c’è una legge di questo tipo vuol dire che non esiste parità. Io valuto i politici, a prescindere dal genere, per quello fanno e non per quello che dicono.
Premesso quello che ho appena scritto, e che sono innamorata persa del Giappone, vi dico perché la vittoria di questa donna, politicamente non mi esalta.
Sanae Takaichi fa parte del partito di governo giapponese LDP (Liberal Democratic Party) e appartiene all’ala più conservatrice e nazionalista del partito.
Vi dico solo alcuni punti del suo programma che mi hanno lasciato perplessa:
Sicurezza e difesa: Vuole cambiare l’articolo 91 della Costituzione Giapponese, che limita le forze armate in un ruolo di sola autodifesa e non può avere un ruolo di forze armate offensive.
Nazionalismo: punta moltissimo su una politica “Il Giappone prima” (vi ricorda qualcuno?).
Relazioni esterne: critica la dipendenza economica dalla Cina e fin qui nulla di male, ma non critica quella dagli USA, quindi questo mi fa sospettare aiuti e pressioni americane.
Politica sociale: conservatrice fino al midollo, forse oltre il midollo, su famiglia, genere, e cultura. Ne cito solo un paio ad esempio. Si oppone al matrimonio tra persone dello stesso sesso e ai cognomi separati per le coppie sposate (in Giappone la moglie quando si sposa perde il cognome e assume quello del marito).
Questioni storiche: il partito conservatore è tra quelli che cerca di fare revisionismo storico. Il Giappone, a differenza della Germania“, non ha mai fatto “outing storico” per i crimini commessi nella seconda guerra mondiale. Non ammette i crimini militari commessi in Corea del Sud2 e in Cina3.
Questioni di parità di genere: si oppone all’idea che una donna possa ascendere al trono imperiale in Giappone. In pratica mantiene la tradizione patriarcale del sistema di successione che privilegia gli uomini.
Insomma, un profilo notevolmente conservatore e nazionalista, che spinge ancora verso a una destra maggiormente conservatrice e ultra nazionalista.
Tra l’altro, tra le promesse elettorali che ha fatto per essere eletta, alcune potranno causare problemi perché di difficile realizzazione nel breve tempo. Ha promesso riduzioni fiscali in un contesto di alto debito pubblico. Il rapporto debito/PIL del Giappone del 2024 è di circa 236%. Per farvi capire meglio: quello dell’Italia, che non siamo proprio messi bene, è di circa il 137%. L’applicazione della promessa fatta in una situazione di alto debito pubblico rimane un’incognita.
Il mio post non è una critica verso Sanae Takaichi, ma verso ciò che lei rappresenta. Insomma la domanda che mi resta è: Cosa succede quando le donne al potere difendono un modello che non ha mai previsto il loro potere?
FONTI: Wikipedia, Defence24, The Economic Times, UA News, Reuters, The Asahi Shimbun, Japan Forward, The Japan Times, History, Korean Times
L’articolo 9 della Costituzione Giapponese. “Desiderando sinceramente una pace internazionale basata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e al ricorso alla forza come mezzo per risolvere le controversie internazionali. Per conseguire l’obiettivo del precedente paragrafo, non saranno mantenute forze terrestri, navali o aeree, né qualsiasi altro potenziale bellico. Il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto.”
Non pensiate che per questo il Giappone non abbia esercito e armamenti. Li ha ma può usarli solo a scopo difensivo e non offensivo (simile all’articolo 11 della costituzione italiana). ↩︎
Lavoro forzato e deportazioni di uomini e donne coreane. Circa 725.000 lavoratori coreani furono costretti a lavorare in Giappone e nelle altre colonie. “Confort women”. Schiavitù sessuale di donne coreane per i militari giapponesi. Un articolo di History dice: “Molte vennero inviate sui fronti di guerra dove subirono quotidianamente abusi sessuali da parte dell’esercito giapponese, in quello che è sicuramente uno dei peggiori casi di traffico sessuale nella storia moderna.”. Soppressione culturale. Nel periodo di occupazione coloniale, la lingua coreana fu vietata, l’istruzione fu “Japanizzazione” e i testi storici coreani bruciati. Massacri e brutalità. Sono documentati molti episodi di brutalità e massacri di villaggi. ↩︎
Massacro di Nanchino. Chiamato anche come “stupro di Nanchino” (si parla di 300.000 uccisioni). Uccisioni e stupri di massa, saccheggi e incendi. Il massacro di Nanchino è considerato tra i più efferati nel conflitto Cina Giappone, e ancora oggi crea attrito tra i due paesi, anche per il rifiuto di “outing storico” da parte del Giappone”. Politica del “Three Alls”. Era la politica giapponese nelle zone occupate, e in Cina in modo particolare. Questa politica prevedeva il dogma “Uccidi tutti, brucia tutto, saccheggia tutto”. Fu un disastro sociale ed economico in ampie zone della Cina occupata. Unità 731. Altro pagina atroce. Attraverso quest’unità segreta, l’esercito giapponese condusse esperimenti. Sviluppo armi biologiche e chimiche testandole sulla popolazione cinese. Inoltre condusse esperimenti su prigionieri e civili che includevano: vivisezione di persone vive, iniezioni di virus letali, test di congelamento, privazione forzata di cibo o acqua, esperimenti di dissezioni su donne incinte. Il numero preciso è difficile da stabilire, perché i giapponesi bruciarono quasi tutti i documenti. Fonti certe, comunque, parlano tra le 3000 e le 10000 vittime di esperimenti ↩︎
La Meloni, parlando della legge di bilancio, la esalta come se fosse la panacea economica d’Italia. Ecco, fermiamoci un attimino: non lo è. Non che io voglia parlarne male, il problema è il tentativo (da parte loro) di una narrazione politica che si svela come un trucco di magia, a celare una realtà diversa. Ma in questo post non voglio parlare di tutta la Finanziaria, ci vorrebbero decine di post, ma vorrei concentrarmi su ciò che impatta maggiormente sulla maggior parte di noi: l’irpef.
La Meloni cita, testuali parole: “Una manovra seria ed equilibrata, che risponde ai bisogni e ai problemi concreti delle famiglie, delle imprese e dei lavoratori“.
Va bene, vediamo se è vero.
Red.Lordo Annuo €
Guad. stimato annuo €
Guad. stimato mensile €
% sul Redd. Lordo
25.000
0
0
0,00%
28.000
0
0
0,00%
30.000
40
3,30
0,13%
32.000
70
5,80
0,22%
35.000
107
8,90
0,31%
38.000
180
15,00
0,47%
40.000
240
20,00
0,60%
43.000
340
28,30
0,79%
45.000
257
21,40
0,57%
50.000
348
29,00
0,70%
55.000
439
36,60
0,80%
60.000
1.400
116,00
2,33%
Tradotto: chi avrebbe davvero bisogno di un aiuto concreto (sotto i 30.000€) non riceve nulla. Chi guadagna 35.000€ prende un contentino simbolico. Tra i 40.000 e i 50.000€ il beneficio è irrilevante. Sopra i 55.000€, (fascia che economicamente sta meglio) il taglio diventa più visibile, ma rimane sotto il 3%.
In parole crude? La cosiddetta riforma seria sull’irpef è più che altro “UN RITOCCO COSMETICO”. Le fasce più povere, sono quelle che hanno meno benefici, e questo non è un dettaglio.
Ricordo anche che la Legge Finanziaria ha già ricevuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri ma non è ancora approvata dal Parlamento. Potrebbe cambiare ancora.
So che questo post può sembrare quasi (ho detto quasi) una mera esposizione di dati, ed è voluto. Vorrei che ognuno formulasse il suo pensiero.
Aggiungo un po’ di contesto: secondo l’Istat tra il 2019 e il 2024 i salari hanno perso il 10% del potere di acquisto a causa dell’inflazione, senza che gli stipendi aumentassero di conseguenza. Mediamente gli italiani guadagnano circa 400€ in meno al mese rispetto ai loro colleghi europei. Questo significa che il fantomatico “beneficio” dell’irpef è praticamente marginale rispetto a ciò che realmente serve.
La narrazione politica e la realtà economica sono due cose diverse. Non basta un discorso pieno di aggettivi positivi a trasformare la realtà dei fatti.
Fonti: Ansa Economia, Adnkronos, RaiNews, SkyTG24, Panorama, Idealista News, SulPanaro, Istat, Instagram e X/Twitter di Giorgia Meloni.
Infine solo per ricordare che non dimentico e che, anche se parlo di altro, questo fa costantemente parte di me, ogni giorno.