DUO


Onestà intellettuale e onestà emotiva. Duo così raro da trovare insieme.

Le cerco negli occhi di chi mi guarda, nelle righe di uno scritto, tra un bit e l’altro. Alzo lo sguardo mi osservo allo specchio, le cerco anche lì. A volte, per un attimo, le vedo entrambe che di rimando mi osservano. Altre volte no. Riconosco la presenza di una o dell’altra.

Duo è la mia vita e in mancanza divento uno, ma sento la mancanza. Se fossi più arrogante, vi direi che comprendo “dio uno” mentre sente la mancanza di “due gli uomini”.
Gli mancano, spera che al più presto tutte le anime tornino a casa, nel frattempo aspetta e spera che “due gli uomini” si evolvano fino a lui. Prima non è possibile s’incontrino, lui attende.
Ecco se fossi più arrogante, pensando di esser empatica con Dio, vi direi proprio così.

Duo è il mio pensiero, un solo pensiero alla volta mi è difficile, perché mentre penso a bianco, penso subito a nero, se penso a destra eccola là la sinistra, se immagino piccolo ecco grande che sorge.

Duo io sono, eppure ormai cammino nell’uno, come eremita in attesa. Cerco in ogni cosa e dove, sapendo che in quell’unico punto, dove le due onestà s’intrecciano in un balletto amoroso, ecco lì è la completezza.

photo by Annie Leibovitz

Uno sono e spero sempre di alzare gli occhi e incrociare prima o poi uno negli occhi di fronte a me.

POST IT


Ora io non vorrei esser pesante, sto anche dimagrendo di brutto sappiatelo, ancora pochi mesi ed avrò un fisico abbestia, ma questa cosa devo dirla, e lì che mi solletica i polpastrelli.

Mai obbligato nessuno a frequentarmi, mai costretto nessuno a esser diverso da quello che è e mai obbligato nessuno a far niente che non volesse fare.

Ok da questo discorso escludiamo Progenie, bè a lei qualche cosa l’ho obbligata a fare, tipo andare a scuola quando era piccola o a non lasciare (anche ora) i piatti sporchi nel lavello la sera. Altrimenti appena sveglia, me li ritrovo sotto gli occhi e divento un bufalo in spm.

Sto divagando, dicevo mai obbligato nessuno a frequentarmi, mai costretto nessuno a esser diverso da quello che è. Ogni cosa per quanto mi riguarda deve essere frutto di una scelta e come tale gestita e assunta a propria responsabilità.

Chiaramente se mi frequenti per scelta, ci son delle regole. Io viaggio con il foglietto delle regole appuntato sul seno, cosicché non puoi sbagliare (baby in senso metaforico smettila di fissarmi le tette).

post itSe non ti piacciono, se le reputi stupide, se non ci riesci o semplicemente non hai voglia di leggerle, davvero non ci son problemi. Siamo diversi. Diversi non significa che esiste una parte giusta e una sbagliata. Diversi significa che siamo distinti, ma ci son “distintività” che non son assimilabili tra loro. Guarda l’olio e l’acqua per esempio. Se rimani le regole le conosci. Ti stanno strette le mie regole… ebbè capita, sai a me quante regole son state strette e me ne son andata?

Questo solo per sottolineare, con un sorriso ma con fermezza bada bene, che non sono nell’elenco dei farmaci salvavita mutuabili e non sono prescritta da nessun dottore, mica sei obbligato a prendermi.

PENSIERI DISORDINATI DI VITA CON DEDICA


Ho un problema (più di uno qualcuno dirà). Alcune emozioni mi attraversano e i pensieri che le accompagnano, sebbene voglia fermarli, sfuggono dalla mia mente. Se in quel momento non ho un pezzo di carta e una penna, quelle parole se ne vanno. Mi abbandonano lasciandomi la sensazione, ma non le parole con cui esprimerla.

hand

La verità è che a me quando i pensieri son profondi, sfuggono come fossero sabbia tra le dita che ricade sulla spiaggia.

Vai a ritrovarla quella sabbia dopo. Certo è lì tutta intorno a te, ma quella che avevi in mano il quel preciso istante, non la ritrovi più.

Alcuni pensieri però son così grossi da essere conchiglie, quelli li intravedo sempre e qualche volta riesco a riprenderli.

Queste conchiglie le ho trovate in questo fine settimana, camminando nella sabbia di un venerdì sera e di un sabato mattina.

E’ l’allenamento che ti rende forte, per questo alcune persone son più forti di altre, son quelle con cui la vita ha giocato di ruolo con loro, il gioco si chiama “survivors”.”

Loro mi regalano la cosa più preziosa che hanno, il loro tempo. Il tempo di una persona è vita. Loro mi regalano pezzi della loro vita. Esiste regalo più prezioso?

time

Altri ti regalano i “ti voglio bene”, i loro “sei una bella persona”, ma sono solo parole che cadono a terra ancora prima che giungano a te. Sono come vapore acqueo d’inverno, fiato, non sopravvive fuori dalle loro bocche più di pochi secondi.
Poi ci son persone che non ti dicono i ti voglio bene, ma il loro bene e tangibile e denso ogni singolo giorno.”

A quelle pazze persone che si son fatte centinaia di chilometri per mangiare “solo” una pizza con me dedico questo post e non un pezzo del mio cuore. Quello lo avete già. Fate parte di me, quella me migliore, quella che grazie a voi esiste ancora.

EDUCAZIONE DELLA VALVOLA MITRALICA


E lo sento quel fastidio alla valvola mitralica quando mette in comunicazione le due parti del cuore. Respiro profondo e l’aria che ne esce porta con sé pezzi di quel fastidio. Peggio sarebbe non sentire niente.

Io ci parlo con il mio cuore e lui mi risponde, del resto l’ho ben educato in tutti questi anni: “Fai il bravo, non far rumore, non far casino, non farti vedere e non infastidire gli altri. Che poi ti dicono che sei incontrollabile e invasivo. Ecco bravo stai lì buon buonino, che se esci poi corri, cadi e ti fai male“.

Ho un cuore educato, solo ogni tanto quel fastidio alla valvola mitralica si fa sentire, a ricordare che ancora c’è e funziona. Si fa intravedere in quella piccola smorfia, quando storco verso l’alto le labbra. Se mi guardi nelle foto da bimba, già vedi che lo facevo, perché già da allora provavo ad educare il cuore.
baby me

Ho un cuore educato e obbediente, solo ogni tanto quel fastidio e la consapevolezza che quello è il solo momento pericoloso, quello in cui, tra quello sfarfallio e il respiro profondo per farlo andar via, prima o poi, qualcuno ci si infila.

SALISBURGO


Haffner mi consiglia Salisburgo e i suoi concerti a giugno. Leggere Salisburgo e far un salto nel tempo sono la stessa cosa.

Eccolo lì lo squarcio temporale e Salisburgo, era giugno anche allora, e lì in mezzo allo squarcio appari anche tu. Spunti tra il treno che mi ha condotto a Trento e l’aspettarti fuori dalla stazione su una panchina chiacchierando per due ore con un predicatore, perché la tua barchetta aveva dato forfait. Il lento muoversi attraverso l’austria e l’arrivo in germania ai confini con Salisburgo.

L’alberghetto tedesco con le tende giallo chiaro, i copriletti giallo chiaro, gli arredamenti giallo chiaro. Il balconcino della camera con il posacenere dove andavo a fumare quando facevi la doccia. Sentivo come sottofondo lo scrosciare dell’acqua mentre creavo giochi con la bocca e il fumo. Si lo so che della mia bocca ti ricordi.

Salisburgo, la roccaforte e la visita alla chiesa, per poi trovarci al suo interno, per caso, ad ascoltar musica attraverso i didgeridoo fatti di legno, di vetro o di bamboo.

La cena greca, la scoperta della salsa tzatziki, la karamalz, il ritorno nell’alberghetto giallo bimbo, le saune, il nuotar nella piscina, il leggere i libri uno accanto all’altro, il parlar di me, di te e i risvegli.

Il giro insieme allo sexy shop, il tuo volermi regalar qualcosa e il mio rifiuto, perché solo il mio uomo poteva farmi regali di quel genere. La fortezza vista da fuori e il ristorante nella piazza a Salisburgo. Le doppie colazioni, dolce e salata, perché che fai? Rinunci a una delle due?!

Il mio non parlare tedesco e neppure inglese, che mi regalò il piacere di viver isolata per tre giorni. Tu che parlavi inglese e tedesco eri il mio ponte con il mondo, ponte che non volevo attraversare e lasciavo che tu mi proteggessi da esso.

I sorrisi anche quando non sorridevo ma che nascondevano i pensieri. Le battute che mi facevi, le domande che mi_ti ponevo, le mie bugie e le tue bugie, dette un pò a tutela e un pò scudo. Quel tuo guardarmi e quel tuo rispondermi quasi a farmi sentire nuda. Le cose che dicevi e quelle che celavi, ma che comunque vedevo come fossero sotto un riflettore. Chissà se ti ho fatto sentire nudo anche io.

Riesci a tenermi testa (al momento, non ti allargare, potresti non riuscirci più, sai comè invecchi) rispettandomi e amandomi per quello che ero, che sono. Altri no, altri si arrabbiavano, cercavano di dominarmi, e se non ci riuscivano, in qualche modo, dovevano farmela pagare o perdevano interesse se non ottenevano quello che volevano.

Uno dei pochi uomini che mi abbia insegnato due cose importanti della vita senza farmi soffrire. Non che tu non mi abbia ferito, anzi lo hai fatto è più di una volta, ma sei stato capace di ammettere che tanto bene (forse) non ti eri comportato a volte e hai cercato di non ferirmi più (non che ti riesca sempre bene eh! Diciamolo che poi fai il figo con me dicendo che sei bravo)

I miei no e i tuoi si, i miei si e i tuoi i no. Il mio farti incazzare e il tuo farmi incazzare. I tuoi amori e i miei amori. I nostri “Ci sei ancora?” e i “Si ci sono ancora”. I miei “Tu che ne pensi?” e i tuoi “Ti prende per il culo”. I tuoi raccontarmi “Non so che far con lei” e miei “E’ una stronza”.

Il mio cercar di collocarti, il tuo sgusciarne fuori, il mio incazzarmi e il ribadire e il tuo prendermi in giro fino a farmi scoppiare in risate e sciogliermi l’incazzatura. Il tempo che passa e tu che cerchi di collocarmi, io che sguscio, il tuo esser insofferente e il mio prenderti in giro con te che mi dici che son insopportabile, ma lo dici sorridendo. Capaci di parlare per giorni e ore o di non sentirsi per mesi.

Ecco tu sei questa cosa, io son questa cosa, parti a parlar di Salisburgo e ti ritrovi a parlare di cene, di libri, di anime, di amori, di forgiatori di ferro, di crescita, di vite precedenti, di amicizia, di emozioni e i pensieri diventano mulinelli che smuovono il tutto e ricordano libri con parti evidenziate in giallo. L’amor che cosa è? E’ anche questo, ma non è questo, ma che importa, tanto poi son tutti a pensar male, e a come intendono loro l’amore. Pensate quello che volete. Noi abbiamo smesso di collocarci.

PS: non ti montar la testa, ricorda che son io la talebana dei due, oggi scrivo questa cosa carina di te e domani potrei fanculizzarti (perchè farai qualcosa che mi farà arrabbiare tantissimo) e decidere di non parlarti per tutta la vita (ovvero fino a quando non mi passa).

PASSI E NOTE


Il mio primo concerto fu strappato con ostinazione a una madre che doveva per forza farmi anche da padre. Concesso solo perché era nello stadio della mia piccola città. Un coprifuoco per cui avrei dovuto trasformarmi in superman e tornare a casa volando appena finito. Avevo poco più di quindici anni.
Lui era Edoardo Bennato.
Fu bello, ma non scattò l’amore per i concerti dal vivo. Forse la pressione materna ne rubò l’entusiasmo, il dover subito correre a casa, il dovermi rinchiudere nelle quattro mura e non poter condividere con gli amici dopo, in qualche modo spense il piacere.

Il mio secondo concerto fu un dono. Pochi anni fa. Un’amica mi scrisse “Dai vieni al concerto con me, è vicino a te, San Siro, ho un biglietto in più, dai te lo regalo”. Io non avevo voglia, casino, gente, confusione, si parlava del terzo anello. Ma volevo veder l’amica che abitava a Roma e che non vedevo da anni. Tutto questo mentre la gente cercava disperatamente i loro biglietti, le chiesi “Chi sono?”. Lei mi rispose e io le domandai ancora “Chi cazzo sono?”.
Loro erano i Muse.
Ci son persone che mi detestano ancora oggi per aver trovato un biglietto dei Muse a una settimana dal concerto, di non averlo neppure pagato, mentre domandavo “Chi cazzo sono?” .

Il mio terzo concerto è una scelta. Sister me lo ha proposto, io ho nicchiato (il solito ci sarà casino, è lontano, un sacco di gente, sarà la musica che piace a quella rocchettara ecc ecc).  Sister mi ha mandato un paio di link di youtube. A Sister piace tanto. A me ispira, soprattutto cambiar modo di “passeggiare” nella vita e far cose che non faccio mai. Sai che c’è? Io scelgo di andarci.
Lui sarà Damien Rice.

Nella vita bisogna camminare, ma in direzioni nuove, se si vogliono commettere nuovi errori e non ripetere quelli vecchi.
Che poi, dico errori, ma forse son solo opportunità mancate o prese dalla parte sbagliata. Cambiando strada cambi anche visione del mondo intorno a te e di conseguenza puoi prender l’opportunità dalla parte giusta.

passi

Nel frattempo aspetto luglio e son felice che in questo sentiero ora ci siano Sister e Ciccio con me. Devo a loro tanti passi nuovi della mia vita.

MICROMILLESIMI


Son attimi, micromillesimi che scivolano e non danno il tempo di fissarli nella mente, ma qualcosa nel cuore rimane impigliato. La verità è lì in poche righe, ma non sai ancora come ancorarla a te.

Riesci solo a fissare il pensiero su un pezzo di carta sperando che con esso rimanga la consapevolezza. La pienezza di attimi, le fecondità di qualcosa di non tangibile e la ricchezza di certe persone hanno origine da lì.
photo by Christine Ellger

E’ l’amare che far sta bene, non l’essere amati.

IO POSTO GATTINI


Io posto gattini.

Ma parlo di campi. Parlo dei campi di sabra e chatila, dei campi di sterminio tedeschi, dei ghetti in sud africa o dei campi di rieducazione cambogiani. Mi fermo, ma potrei citarne ancora a decine. Sono tutti uguali. L’unica cosa che cambia son la longitudine e la latitudine.

Se solo uscissi dai campi troverei le stragi. Piomberei nella tratta degli schiavi, mi troverei nel genocidio dei nativi americani e mi piegherei davanti alla decimazione degli aborigeni australiani.

Se solo finisse qui. L’orrore spesso abita accanto alla nostra porta. Non si limita davanti a nulla e sceglie sempre le prede inermi.
Guantanamo e i suoi crimini sui prigionieri doveva esser chiusa ma è li ancora aperta a ricordarci che accadrà ancora. Nelle nostre prigioni si muore di botte, senza contare cosa hanno fatto nel luogo atto ad educare al meglio noi.

Non ho postato nel giorno della memoria, posto oggi, un giorno “normale”, perché la mia memoria è ogni volta che vedo qualcosa che mi porta a tutti quegli orrori. Come oggi.

Perché di essere umana mi vergogno così spesso e così tanto, da domandarmi come posso farne parte. Anche se so che dentro me, da qualche parte, esiste il seme di quel male. Non dimentico neppure questo.

Se pensate che chi posti gattini sia fuori dal mondo, sbagliate. Siamo così coinvolti, lo percepiamo così tanto, da doverne fuggire ogni tanto per poter sopravvivere. Il dolore del mondo ha un suono insopportabile.

Io posto gattini, ma non dimentico niente.

kitten

BIZEN


Neve a Bizen
Ferro e fuoco
Forgi acciaio e il mio cuore
L’uomo che io sono scompare.

Petali di pesco.
L’anima mi hai forgiato.
La forma è quella del tuo cuore
L’uomo che io ero non è più.

Nespole color oro
Le labbra tue son la mia dimora.
Del mondo farò la tua.
Tu farai di me l’uomo che sarò.

L’acero ci avvolge.
Premonizione di sangue le sue foglie.
Per salvare te, devo morire io.
Tu farai di me l’uomo che non sarò più.

clan

Liberamente tratto dalla mia memoria antica. Da un giappone che non esiste più. Storia di un clan, di acciaio, di lame affilate, di vita, di fuoco, di morte e di due uomini che si amavano.

TAROT


Tra una tisana allo zenzero liquirizia e due chiacchere con un’amica, ci si son infilati anche loro dopo tanto tempo. I tarocchi.
Il mio problema e che non avevo niente da chiedere, perché ho smesso di chiedere, e questo è un problema. Se niente chiedi, niente avrai.

E così mentre la tipa mi chiedeva: “Argomento?” il vuoto assoluto si impadroniva di me. Alla fine ho farfugliato qualcosa su star bene, emozioni, benessere. Lei, mischiando le carte, mi ha fregato intimandomi pensa alla domanda.
Quale domanda?! Dove?! Come?! Quando?! Perché?! Che cosa è una domanda?! Vabbè ho detto emozioni, ma non intendo solo uomini, star bene, progetti, benessere… oddio come si dice quando vivi la vita bene? Stavo dicendo? Ah sì, non mi ricordo più la domanda. Che significa domanda poi?!
Però lei ha buttato le carte è ha iniziato ha parlare.

Sappiate che a mia insaputa, ho (attualmente) un paio di persone che mi filano (solo che io non me ne accorgo, così mi è stato detto, ma è una costante nella mia vita questa). Una è più giovane di me.
Tarocchi woman mi dice “Ma davvero non vuoi dar una possibilità a questo?”. Oddio io gliela darei anche (la possibilità intendo) sapessi solo chi è…

Visto che non mi vede molto interessata ai miei spasimanti del presente, butta un occhio nel futuro. Dice che ho delle carte bellissime, ma qualcosa blocca la parte fortuna, non capisce cosa, forse son io che son chiusa (Ma và?! Io chiusa agli uomini?! Non avrei mai detto..). Mi incita (ancora) ad aprirmi a lasciarmi andare a far entrate la fortuna (ha detto fortuna, non altro!) e vede nel mio futuro un uomo.
Un uomo benestante (e finalmente una buona notizia), certo ha i suoi difetti e il suo carattere (lo sapevo che c’era la fregatura) ma è intelligente, acuto, interessante. Però con questo vai piano, mi avvisa, all’inizio. Non aprirti troppo (ma se fino a cinque secondi fa mi hai detto apriti apriti), anche perché ne vedo un’altro, normale(*) questo, ma più affidabile.

Ora a parte che di uomini affidabili…. secondo voi tra un tipo intelligente, acuto, interessante e uno normale (*) il cui unico pregio pare sia quello di essere affidabile, dicevo ma secondo voi di chi potrei perdermi perdutamente?!

Fatto sta che stanotte ho sognato che conoscevo un tipo sul lavoro, un pò stronzo, alto, non magro, ma ben tenuto anche se con un pò di pancetta, interessante e benestante. All’inizio mi dicevo “Non mi piace” ma più andavo avanti nel sogno più lo trovavo interessante, meno male che poi mi son svegliata perché alla fine cominciavo pure un pò a innamorarmi.

Ho deciso prossimo mercoledì torno. Però questa volta devo avere la domanda ben precisa in testa. Ecco alla parola domanda, ho il vuoto, aiutatemi che domanda potrei fare!? Datemi una mano.

PS: Stamattina nel cercare immagini per il post ho digitato “tarot”. Mi son balzate agli occhi (nell’ordine in cui son messe) queste, ecco ora interpretatemele voi ‘ste due carte per me, che seppur bella la prima, la seconda un pò mi inquieta.

(*) qualcuno mi spieghi cosa è un uomo normale