DIRITTI UMANI? PER ORA NO, GRAZIE


Vi ricordate della mia diffidenza verso il Governo Meloni, sulla vicenda della sua “uscita” dall’accordo sul memorandum di difesa con Israele, perché non era una revoca ma una sospensione? A causa di ciò non mi fidavo di questa nuova, apparente posizione del mio governo sul il rispetto dei diritti.

Come volevasi dimostrare.
(Se volete rileggere “Le chiavi sotto lo zerbino” cliccate qui)

Ve lo ricordo perché oggi, in Lussemburgo, l’Italia dirà no alla sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele; non lo dico io, lo confermano fonti diplomatiche e Farnesina.

Non basta, l’Italia dirà no anche alla sospensione della parte commerciale. Questo accordo promuove la cooperazione economica, scientifica e culturale, PONENDO IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI E DEI PRINCIPI DEMOCRATICI come elemento essenziale, senza il quale l’accordo salta.

Orbene, ditemi cosa altro deve fare Israele perché l’Italia riconosca che questo punto, essenziale per la cooperazione, sia da molto tempo infranto più e più volte? Deve sganciare una bomba atomica?

Riprendo una parte delle parole dette da Pedro Sánchez: “Non abbiamo nulla contro il popolo israeliano, anzi il contrario. Ma un governo che viola il diritto internazionale e, di conseguenza, i principi e i valori dell’UE non può essere nostro partner”.

A onor di verità, l’Italia si è detta orientata a sanzionare i coloni violenti in Cisgiordania.

Secondo voi chi può mai mettere in pratica queste sanzioni? I coloni sono supportati dal governo netanyahu e l’IDF osserva e spesso non interviene con i coloni quando attaccano i contadini in Cisgiordania?

Non vi sentite presi un po’ per i fondelli da queste dichiarazioni, che non portano a nulla e non condannano chi invece spinge queste violenze?

Questo governo NON mi rappresenta.
Questo governo NON spesso cela la verità nella confusione.
Questo governo NON fa gli interessi degli italiani.

Ed io mi domando cosa altro deve succedere perché le persone, nella loro maggioranza, smettano di fare il tifo da stadio e guardino cosa succede?

Sospetto che accadrà solo quando le deficitarie politiche economiche di questo governo, legate alla nostra sudditanza agli Usa, arriveranno in maniera consistente al portafoglio di chi lo sostiene, a prescindere dalle porcherie che fa. Se continua così, manca poco.

Sto parlando di gente comune, non certo di quelli che problemi di denaro non ne hanno, e anzi da questo governo hanno avuto sempre aiuti. Cito solo due esempi. La mancata tassazione sugli Extra-Profitti, diventata praticamente “tassazione volontaria” per banche e società energetiche, e la cosidetta “Web Tax”: un 3% sui profitti dei giganti online come Amazon.

Il 3%.
Non è una battuta. E’ davvero così.

Basta guardare i dati per capire dove stiamo andando: l’1% delle persone possiede il 37% delle ricchezze mondiali. E se non basta il 10% possiede il 75% delle ricchezze mondiali.

Lo ammetto, stamattina scrivo un po’ da scoraggiata. Mi sento come un Don Chisciotte che combatte contro mulini a vento che macinano uomini mentre producono soldi.


Fonti: Reuters, Il sole 24 ore, Il Fatto Quotidiano, Businnes People, Il Post, Il Manifesto, World Inequality Report 2026, Oxfam, World Inequality Database

Magyar: vino nuovo, bottiglia vecchia


A scanso di equivoci, premetto che personalmente il governo di Orbán a me non piaceva per nulla: troppi diritti civili elusi e libertà negate e calpestate.

Detto questo, a differenza di molti, ho molti dubbi sul neoeletto Peter Magyar. Perché?

La prima pulce nell’orecchio è data dal fatto che lui è una costola di Orbán e del suo partito. Dal 2002 al 2024 non solo ha fatto parte dello stesso partito, ma è stato uno dei suoi più stretti collaboratori. Insomma, i principi di base sono gli stessi. Cambia solo quanto vengono spinti.

Nel 2024 annunciò l’uscita dal partito e ne creò uno suo. Poi però si è presentato alle elezioni con un altro partito ancora. E questo, sinceramente, vorrei capirlo.
 
La seconda pulce nell’orecchio riguarda il suo appoggio a Netanyahu: immediato, senza ambiguità, con tanto di invito ufficiale in Ungheria per le celebrazioni del 1956.

Piccolo dettaglio: su Netanyahu pende un mandato di cattura della Corte Internazionale dell’Aia per crimini di guerra. La domanda è semplice: lo fanno entrare è basta? Nessun arresto? Perché ogni visita ufficiale senza conseguenze manda un messaggio chiarissimo: i crimini di guerra, a certi livelli, di certi schieramenti, non si pagano.
 
La terza e ultima pulce nell’orecchio
è notizia di pochi giorni fa: Magyar ha annunciato che spegnerà le radio e i telegiornali di stato non appena formerà il governo. Lui dice che non si tratta di censura, ma di disintossicazione…

L’ha dichiarato in maniera esplicita, tra il 14 e il 15 aprile, durante le interviste rese proprio negli studi della radio e televisione di stato, affermando che questa misura rimarrà in vigore finché non sarà garantito il ritorno a un vero servizio pubblico imparziale.

Chi stabilirà quando è un “servizio imparziale” non è dato saperlo…

Ora, anche ammettendo che le televisioni di stato abbiano appoggiato Orbán per anni, resta una domanda: è giusto zittire i giornalisti invece di creare regole eque per tutti e un sistema di controllo?

Che le televisioni di stato siano controllate (o ci provino) dai governi che mettono al loro interno i loro “pupilli” è vero, accade anche in Italia (seppur in regimi diversi). Solo per fare degli esempi recenti: guardate Raiuno e Vespa o quello che è accaduto nelle televisioni di stato nell’ultimo referendum italiano, dove il “SI” appoggiato dal governo era come prezzemolo, mentre il “No” aveva spazi “compressi”.

Qualcuno ha impedito a Vespa di parlare? Qualcuno ha chiesto di chiudere le televisioni di stato a causa della disparità di visibilità tra fautori del “Si” e quelli del “No”?

No. Si punta il dito su quello che accade. Se ne parla, si evidenzia la disparità, si discute in altri network, se ne scrive sui giornali e in rete, anche tra le persone comuni. Sarà a cura di chi ascolta farsi un’opinione.

Tutto ciò, dal mio punto di vista, dimostra solo che il nuovo governo ungherese cambia solo il tono, lo stile, la confezione, ma ha solo corretto l’eredità di Orbán, non l’ha abiurata. L’ha resa più presentabile e per questo più efficace.

Non sono un’esperta di politica ungherese e non pretendo di esserlo. La mia non è un’analisi, è una serie di domande che mi sono venute leggendo le notizie di questi giorni. Domande che, a mio avvivo, meritano risposta.

E’ arrivato il nuovo o il nuovo ha solo cambiato vestito?

Fonti: Reuters, The Guardian, SkyTG24, Internazionale, Telex.hu (versione inglese), Wikipedia

Complici per altri 5 anni


Oggi il governo Meloni aveva la possibilità di uscire dalla complicità in un genocidio e dalle aggressioni ai civili, effettuate in più stati, dal duo “Trumpnyahu Alliance” (chiamata anche “Epstein coalition”).
INVECE NO.

Oggi, 13.04.2026, scadeva il termine per la disdetta del Memorandum di collaborazione nel settore difesa tra Israele e Italia. Bastava presentare una revoca formale di recesso.
INVECE NO.

Il governo Meloni NON HA ESERCITATO IL DIRITTO DI RECESSO, di conseguenza il trattato si è rinnovato per il quinquennio 2026-2031.

Non solo continuiamo a vendere e acquistare armi con uno stato colpevole di genocidio e aggressioni ad altri stati, ma l’accordo prevede anche:

Ricerca e sviluppo tecnologico in ambito militare. Avete presente quei droni che sparavano al cuore o alla testa dei bambini a Gaza? Ecco, quella è tecnologia militare;

Scambio di informazioni e addestramento tra le forze armate. Avete presente l’IDF, quelli che vengono in Italia in vacanza a scaricare lo stress dopo aver ucciso bambini, uomini e donne disarmati? Quelli che il nostro governo, quando erano qui in Italia, hanno anche mandato in alcune scuole a parlare?

Cooperazione industriale nel settore della difesa, ovvero affari con loro e per loro nel settore “guerra”.

Ricordo che sul primo ministro israeliano, pende già una condanna a livello internazionale e ha processi che continua a rimandare in patria.1

A nulla sono servite le proteste delle opposizioni in parlamento o del parere contrario della gente alla partecipazione a questo abominio, con manifestazioni di piazza. Contrarietà riconfermata anche nel 2026 dai sondaggi effettuati, in cui la maggior parte delle persone vuole staccarsi da questi criminali.

Un gruppo di dieci giuristi italiani ha presentato anche una diffida formale al governo, sostenendo che l’accordo rischia di violare numerosi articoli della Costituzione Italiana. Vale la pena ricordare che da tempo molti giuristi chiedono di fare un passo indietro da un rapporto con uno stato (israele) che commette crimini internazionali.

Il Governo Meloni ha risposto “picche” anzi ha esplicitamente dichiarato che non intende revocare l’accordo. Nonostante che in questi giorni le forze israeliane dell’IDF abbiano colpito più volte militari italiani dell’Unifil (leggasi ONU).

Il patto è stato confermato per altri cinque anni, fino al 2031: hanno lasciato che l’accordo si rinnovasse automaticamente, forse sperando che la cosa passasse in sordina.

Come mi sento io dopo aver letto e verificato la notizia? Come dovrebbero sentirsi loro: come lo scarico organico che produce il nostro corpo dai cibi, quello che fuoriesce dalla parte mediana posteriore del nostro corpo. Chiaramente loro non si sentono così.

Sono anche infuriata, imbestialita, incazzata, rabbiosa, irritata, furibonda.
Lo so, sono sinonimi che dicono la stessa cosa e quindi superflui, ma non lo sono. Una sola parola non può contenere il mio pensiero e il mio stato d’animo di fronte a questa notizia.

Mai mi era successo di essere imbarazzata nel dire di essere italiana. Ok… lo ammetto, forse un pochetto ai tempi del bunga bunga, ma allora era imbarazzo ora è vergogna.

Non in mio nome, questo è certo.
Chi appoggia questo governo e questi personaggi (per cui il diritto internazionale è carta igienica da usare a seconda di chi lo infrange), chi appoggia queste amebe che urlano “Via gli stupratori e i delinquenti dal nostro paese”, e poi ne mettono uno su un aereo di stato, un delinquente stupratore anche di bambini, con un mandato internazionale di cattura pendente (Caso Almastri) per riportarlo a casa sua e salvarlo dalla giustizia: ricordate che quando li appoggiate anche le vostre mani si macchiano di rosso, si chiama complicità.

Fonti: Camera dei Deputati (dossier NV5592 e ES0376), Senato della Repubblica, Euronews, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale d’Italia, Notizie Geopolitiche, L’indipendente, Borsa Italiana, Il Manifesto, SkyTG24, YouTrend, SWG

Aggiornamento del 14.03.2026 ore 13.00 – Il governo Meloni dice che viste le attuali condizioni e a seguito delle proteste globali contro la guerra israelio-americana, annuncia la sospensione dell’accordo. Devo verificare.
Credo che la raccolta firme europea per sospendere l’accordo con israele, che ha superato il milione di firme, ne sia in parte complice.

Aggiornamento del 15.03.2026 ore 09.00 – Ho verificato e non è proprio come sembra. Ne ho scritto qua:

  1. Netanyahu ha un mandato di arresto internazionale dal 2024. La Corte Penale Internazionale dell’Aia ha emesso un mandato di arresto. E’ accusato di crimini di guerra e contro l’umanità. Le accuse includono l’uso della fame come metodo di guerra, la privazione di beni essenziali (cibo, acqua, medicinali) e attacchi diretti contro i civili.
    Inoltre, in patria, è sotto processo dal 2020 con accuse di frode e corruzione in tre casi. Processi che continua a rimandare con la scusa della guerra in corso (o al volte con certificati di malattia)
    . ↩︎

GENOCIDIO IN DIRETTA STREAMING


“E’ un genocidio in diretta streaming”, così lo ha definito Amnesty International, e la cosa più assurda è che il nostro civile e cristiano mondo occidentale non fa, ANCORA, assolutamente nulla.

Leggo poi, stamattina, che due tra le più importanti organizzazioni israeliane per i diritti umani, B’Tselem e Physicians for Human Rights-Israel, hanno pubblicato due rapporti distinti, e che entrambi giungono alle stesse conclusioni: ISRAELE STA COMMETTENDO UN GENOCIDIO NELLA STRISCIA DI GAZA.

I rapporti delle due organizzazioni israeliane per i diritti umani scrivono che è una: “Conclusione inequivocabile: Israele sta intraprendendo un’azione coordinata per distruggere intenzionalmente la società palestinese nella Striscia di Gaza”.
Proseguono dicendo: “Ma come israeliani e palestinesi che viviamo qui e siamo testimoni di questa realtà ogni giorno, abbiamo il dovere di dire la verità il più chiaramente possibile: Israele sta commettendo un genocidio contro i palestinesi”.

Vorrei anche ricordare che israele inizia, tramite i coloni israeliani con il beneplacido dell’IDF presente nella zona, ad attaccare i Palestinesi in Cisgiordania.

L’Europa condanna a parole, mentre abbassa i pantaloni commerciali con Taco1 alias Trump e gli porge il deretano, ma nella pratica rimane immobile, non fa nulla. Neppure una sanzione, neppure il blocco delle armi. Continua, tramite i suoi paesi membri (a parte un’eccezione) a fornire anche armamenti e componenti relativi. Ma ormai sappiamo già che ha due pesi e due misure a seconda che si tratti di Russia o israele.

Poi, essendo io italiana, parlo di chi mi governa, governo che ogni giorno di più mi fa vergognare di esserlo. L’Italia tramite il governo della Meloni e i suoi ministri, davanti al genocidio si trincerano dietro alle parole “Ha il diritto di difendersi” e altre scuse politiche simili, oppure prendono “premi” di amicizia con israele. Tutto questo per dar manforte a Taco e ai suoi finanziatori americani.
Volendo ben vedere questa non è solo ipocrisia, è complicità attiva.

Detto questo, queste mie parole non cambiano il mio modo di vedere, non basta denunciare i complici, bisogna disinnescare il problema alla radice: netanyahu,  un’estrema destra sionista religiosa integralista israeliana e la collusione degli interessi commerciali delle aziende occidentali, già denunciata da Francesca Albanese all’ONU.

Tutto ciò mentre in israele, netanyahu afferma: “Non c’è fame a Gaza”.

Se esiste un dio, perché comincio davvero a dubitare di ciò, già in questa vita, spero insegni loro, sulla loro pelle, quello che hanno inferto agli altri.

A parte i criminali diretti, ricordate che anche i complici lo sono, e che l’assuefazione a queste atrocità ci rende tutti complici. Si chiama banalizzazione del male.

Nell’immagine la città di Jabalia a Gaza, prima e dopo l’attacco di israele.
E’ un pò sgranata ma sono immagini di google maps prima e dopo, non hanno l’alta definizione.

  1. Taco è un acronimo di  “Trump Always Chickens Out” che lui detesta a dir poco, ma che a me piace molto e quindi lo uso. ↩︎

Gaza: l’urlo ignorato dall’umanità


I palestinesi non esistono, lo dicevano già prima dell’ottobre 2023.
Internazionale- articolo del 21.03.2023

E’ del 21 marzo 2023, mesi prima del 7 ottobre 2023, data da cui israele si sente in diritto di STERMINARE un popolo.

Tra le tante parole dette da questo ministro del governo israeliano, tale Bezalel Smotrich: “Il popolo palestinese è un’invenzione che ha meno di cent’anni di vita. Hanno una storia o una cultura? No, non le hanno. I palestinesi non esistono, esistono solo gli Arabi1”.

E lo dicono loro, quelli nati da una risoluzione ONU del 1948 che ha “inventato” a forza lo stato di israele, risoluzione mai accettata dagli stati arabi?

La frase giusta sarebbe: “Lo stato di israele è un’invenzione che ha meno di cent’anni di vita, creata nel 1948 dall’Onu”.

Non ho iniziato questo scritto per dire questo, mi sono persa nella rabbia che ogni giorno mi sale sempre di più nel vedere e leggere, quello che succede a Gaza e nell’immobilismo dei governi europei (a parte la Spagna che si muove in direzione contraria).

Avevo iniziato per far risaltare l’immensa ipocrisia degli stati europei, Italia in prima linea, e per sottolineare:
Era il 2023 è condannavano a parole, permettendo quello che accade oggi.
E’ il 2025 e pochi giorni fa hanno condannato (una parte della UE, neppure tutti) a parole ma ANCORA NEI FATTI NIENTE.

Sono tutti complici, siamo tutti complici, sono tutti collusi, siamo tutti collusi. Anche noi quelli che gridano in questo immenso mare di dati, noi che non siamo rappresentati dai nostri governi, e nel petto ogni giorno ci grava una sensazione di oppressione. Noi quelli che il nostro cuore è diventato osmio da quanto pesa. Saremo giudicati dalla storia come se fossimo complici anche noi, solo perché apparteniamo a uno stato che è stato complice di questo genocidio, di questo sterminio.

Stamattina ho il cuore gonfio di dolore, rabbia, incredulità anche per un altro motivo: la ministra israeliana (dell’innovazione!?) Gila Gamilie, ha pubblicato su X un video (lo trovate anche su altre piattaforme), in cui mostra la striscia di Gaza dalle cui macerie nasce una lussuosa riviera con yacht, spiagge da sogno, resort, locali, uno skyline in cui spicca una Trump Tower. Mentre sul lungomare si vedono passeggiare sorridenti netanyahu e Taco alias trump con la moglie Melania, prima del finale con i fuochi d’artificio.
Sapete che scrive la tipa, come ciliegina sulla torta? Scrive: “La migrazione volontaria dei Gazawi può avvenire solo con netanyahu e trump”.

Sapete quella sensazione da groppo in gola e rabbia nascente che sale? Questa è quella che ho stamattina. Non hanno più neppure il timore di far vedere apertamente quello che vogliono, tanto sanno che rimarranno impuniti, che nessuno muove un dito contro di loro, grazie al supporto di Taco alias trump che ci guadagna sopra vendendo loro armi.

Questo non è un post, come cerco di fare di solito, che valuta i fatti, cita le fonti e cerca di essere obiettivo, questo è un post che nasce dal profondo di me, non solo dal cuore, ma dalla mia anima.
Scrivo come “salgono” le cose, saltello da un fatto a un altro, perché non riesco più a contenerli.

Non penso ventiquattro ore al giorno a Gaza (per la mia salute mentale), anche se basta poco a riportarmi lì. Cerco di “distrarmi” anche io, ma rimango comunque ferita dal fatto che se mi guardo attorno, vedo che nella vita di tutti i giorni, la maggior parte dei miei connazionali, non ci pensa praticamente mai. Pensa solo alle ferie, alla serata, al divertimento, al fine settimana. Come il nostro governo, condanna a parole, ma poi non fa nulla, neppure una riga in rete in modo da far arrivare la voce a “quelli sopra di noi” che magari si muovono, non per empatia, ma per timore di perdere la posizione e il consenso.

L’ho premesso: è un post di emozioni questo, perché mai avrei creduto di vedere ancora in vita situazioni come lo sterminio degli ebrei, come i campi di concentramento di Cambogia e Serbia, i campi di “rieducazione” vietnamiti o le stragi come Chatila e Sabra.

Mentre ne scrivo, mi rendo conto che cito solo nomi e fatti che sono la punta di un iceberg di un’umanità portata all’autodistruzione e che questo mondo, non è il mio mondo.

  1. Arabi è un parola che raggruppa molti popoli. Non esiste un unico paese arabo, ma molti stati tra cui l’Egitto, la Giordania, l’Iraq, il Kuwait, la Libia. Il Marocco, il Qatar, la Siria (che israele ha appena bombardato) e molti altri. ↩︎

DA PIL A PIRLA E’ UN ATTIMO


Oggi faccio un post nato dalle parole di Barbara Lezzi, che riporto qua sotto:

Quest’uomo, Bezalel Smotrich(*), è uno dei ministri del governo israeliano. Ha minacciato le dimissioni perché sono entrati a Gaza alcuni generi alimentari e qualche sacca di sangue. Netanyahu lo ha accontentato e ha chiuso tutto di nuovo. Devono morire tutti i palestinesi, grandi e piccoli, uomini e donne, anziani e ragazzi.
Intanto, il mondo supporta solo Israele e dimentica Gaza.
Il mondo asseconda Trump che è nelle mani di Netanyahu.
In Italia, invece, abbiamo problemi più importanti, ad esempio il terzo mandato per i presidenti di regione e l’aumento dei consiglieri regionali anche nelle regioni in cui la popolazione diminuisce
.”

Potrei fermarmi qui, perché già queste parole scatenano una marea di emozioni, e nessuna positiva, ma poiché mi voglio del male, aggiungo qualcosa sull’Italia, anzi meglio: sul governo attualmente in carica (che non mi rappresenta) sulla sua decisione meloniana di concedere a Trump un aumento considerevole della percentuale sul PIL da destinare agli armamenti della Nato.

Diciamo prima un po’ di percentuali:
1,5% percentuale che destiniamo attualmente alla Nato.
2% percentuale cui dobbiamo arrivare man mano (decisioni prese da governi precedenti).
5% percentuale promessa da questo governo meloniano alla Nato. (Rammento che la percentuale degli USA invece è il 3,5%, così giusto per fare un’ulteriore raffronto)

Trasformiamo le percentuali in numeri, premesso che il nostro PIL ora si aggira intorno ai 2 trilioni di euro (ve li metto anche in “forma estesa” per farvi capire meglio quanti sono due milioni di milioni: 2.000.000.000.000), quindi, più o meno:

30 miliardi di euroè quello che diamo ora agli armamenti/Nato ogni anno
40 miliardi di euro è l’accordo secondo gli accordi fatti dai precedenti governi
100 miliardi di euroè quello promesso alla Nato dal nostro attuale governo

Se la matematica non è un’opinione, dobbiamo trovare altri 70 miliardi di euro da qualche parte.

Approfondiamo ancora un paio di numeri? Giusto per far capire le proporzioni, che con “numeri” di questo genere, fuori dalla portata di gente comune come noi, ci si perde.
Attualmente in percentuale sul nostro PIL destiniamo:

130 miliardi di eurocosto della sanità pubblica
50 miliardi di eurocosto della scuola pubblica

Destinando il 5% del nostro PIL alla Nato noi daremmo

100 miliardi di eurocosto spese militari

Ora, visti i tagli che questo governo ha fatto e continua a fare, sulla scuola e sanità in primis, perché “non ci stiamo dentro” con i costi, mi dite dove trova, 70 miliardi di euro in più da destinare ad armamenti?

Le possibilità che mi vengono in mente sono tre (magari a voi vengono in mente altre, in tal caso ditemelo nei commenti):

AUMENTO DELLE TASSESiete pronti? Attualmente tra tasse dirette e indirette abbiamo una pressione fiscale intorno al 42/43%
(ISTAT)
TAGLI SANITA’ E SCUOLA% PIL Sanità ante 6,6 attuale 6,2
% PIL Scuola ante 4,1 attuale 3,5
(ISTAT)
SCOSTAMENTO DI BILANCIOvuol dire semplicemente indebitare le generazioni future a un debito sempre maggiore, di anno in anno

Focalizzato? Avete visto che alla scuola, quella che forma i nostri cittadini, i nostri figli e la nostra “patria” diamo meno del 4% e agli armamenti diamo il 5%.

Anche a voi non sembra strano che il governo attualmente in carica, quello sovranista i cui slogan erano “Prima gli italiani”, “La sovranità nazionale è sacra”, “L’Europa ci toglie libertà”, metta gli italiani in coda a Trump e alla Nato? Cosa è cambiato?
Non ci sono più certezze
(ah… per chi non capisse, quest’ultima, è una battuta ironica).

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(*) Leader del Partito Nazionale Religioso-Sionismo Religioso. Un partito di estrema destra nato dalla fusione tra il Partito Sionista Religioso e La Casa Ebraica.
° Membro della Knesset dal 2015.
° Ministro dei trasporti e della sicurezza stradale nel quarto governo Netanyahu tra il 2019 e il 2020.
° Ministro delle finanze nel sesto governo Netanyahu dal 29 dicembre 2022, attualmente in carica.

TUTTI VINCITORI, NESSUN SCONFITTO


Tutti vincitori, nessun sconfitto.
Questo almeno è quanto riportano i giornali citando le parole dei tre “giocatori” nella guerra dei 12 giorni: Trump, Netanyahu e Ali Khamenei.

Trump: “Fordow come Hiroshima e Nagasaki, abbiamo fatto finire la guerra”.
Ora, a parte il personale vomito davanti a una frase come questa, tu ti vanti di esser l’unico stato al mondo che ha sganciato delle bombe nucleari su città piene di civili?
Dicevo a parte ciò, nei fatti racconti di aver fatto finire la guerra, ma dimentichi di ricordare che hai bombardato tu per primo l’Iran?

Netanyahu: “Vittoria storica, durerà per generazioni”.
Io, invece, sospetto che con quello che sta facendo a Gaza TUTTORA, la guerra in modi diversi, durerà per generazioni. Altro non dico, perché solo il pronunciare o scrivere il suo nome, mi procura conati di vomito superiori a quelli che mi procura Trump.

Ali Khamenei: Sue testuali parole sui giornali e siti (a mia disposizione) non ne ho trovate. Trovo solo la frase che “reclama la vittoria”, ma una frase detta dai giornalisti, non testuali parole sue. In compenso dopo l’attacco degli USA, mentre prima l’Iran collaborava con la IAEA (International Atomic Energy Agency), a differenza di Israele che non lo fa, ora, in data 25 giugno 2025 il parlamento iraniano ha approvato una legge, con 222 voti a favore e nessuno contrario, per sospendere la cooperazione con la IAEA.
Ottimo risultato per “noi occidentali” che avevamo paura delle “sue bombe” e lo “tenevamo sotto controllo”.

L’Iran si è adeguato a Israele, che insieme a India, Pakistan e Corea del Nord, sono gli unici stati con ordigni nucleari che non permettono all’IAEA il controllo.

Direi che siamo stati bravissimi a ottenere risultati positivi per noi…..
(Ah se non si è capito, la frase è fortemente ironica)

fonti: english.news.cn, iranwire.com/en/news, iaea.org,

E chiudo con quello che tutti questi avvenimenti mettono in seconda e terza posizione, ma che per me dovrebbe stare in pole position, Gaza.